06/02/2024
Non so cosa si dica di fronte alla più grande paura. La paura è proprio l’indicibile. La paura è qualcosa che si sente, non che si capisce. Se trovi un bordo da cui iniziarla a comprendere, descrivere, piano piano smette di essere paura. La addomestichi. Chiaramente non volevo e non voglio “addomesticare” le montagne. Non mi permetterei mai. Chiaramente sono “troppo sensibile”, ipersensibile direbbero alcuni. Sento cose che gli altri non sentono. Per fortuna. Questa cosa porta con sé un grande peso. Eppure penso ci sia anche un tema di gioia che ci si può concedere. Un’allegria tutta sensibile, data da un salto o da un respiro profondo che ci sposta. Come un’onda. Vedere tutta quella neve come un mare più solido. L’arroganza e la presunzione di un superamento di campo. L’umiltà di riconoscere la parzialità della vista, e quindi la svista. Sentire il suolo coi piedi. Accettare il disequilibrio, 9816252 volte al secondo, registrarlo, sistemarlo, proporzionarlo. Scampare a se stessi. Sciare è un po’ come danzare. È molto più semplice, è molto più difficile. I punti fondamentali sono gli stessi. Il peso, la forza di gravità. Alla fine non è altro che il nostro rapporto con la terra. Ci può far scoprire qualcosa sul nostro modo di vivere nel mondo, e quindi di noi stessi. Mi sono arresa diverse volte. In mezzo alla pista, col rischio di essere investita. Non potevo muovermi. Mi sono rialzata. Mi sono mossa. Sono scesa. Qualcosa dentro di me è morto diverse volte, qualcosa è rinato. Non so se senza Nora, questo piccolo nano a cui in parte ho dato la forza per scendere senza paura da una pista nera, avrei trovato la forza per superarmi, rigenerarmi, riscoprirmi, adattarmi, cadere senza paura. A un certo punto ho ritrovato qualcosa di simile al mio ritmo.
01/02/2024
Gennaio e i suoi 365 giorni 🥁🎱🐺❄️🥨🍿☕️🍷🎿⛸️🛷🩰🎫🎼🎹
29/01/2024
Ho sempre amato i giacinti. Il loro profumo che perfora l’aria d’inverno insieme ai calicantus. I giacinti erano nel giardino dei nonni. Sbocciavano ogni anno, senza bisogno di chissà quali cure particolari. I giacinti prima, e poi i narcisi. Buttavano su. A Milano li vendono in tazza, ma hanno sempre lo stesso profumo, anche nei supermercati, con le luci artificiali. Ne ho comprato uno rotto. Nei momenti di crisi mi affido sempre agli odori. Sulla sua tazzina c’era scritto che qualsiasi sorriso è nella stessa lingua. Stanotte, prima di addormentarti, mi hai detto che eri tanto felice, emozionata all’idea che arrivasse domani, per il solo fatto di andargli incontro, di viverlo. Mi hai fatto ricordare immediatamente ciò che sentivo da bambina. Non potrei desiderare altro per te, mi vida. Sono grata di ogni momento che passiamo insieme, perché ogni istante è cura. Grazie per avermelo insegnato e avermi messa alla prova ogni giorno, da quando sei nata.
16/01/2024
È strano stare senza specchi in casa. Dopo un anno inizio a sentire la differenza. Non so più che forma ho. E che forma mi danno i vestiti. Cioè, chiaro che lo so e lo intuisco, ma in maniera diversa, meno esatta. Non so se è correlato ma sono piena rasa di chi si finge qualcosa che non è. Lo farò anche io, mi dico. Involontariamente. Ma almeno in questo periodo me ne sto zitta, non pontifico, non insegno niente a nessuno, al massimo stretching. Non mi piace ostentare quello che so, quindi la maggior parte delle persone pensano che non sappia niente. Mi piace questa strada. Gioco con questa immagine, mi sta molto simpatica. Non sono mai d’accordo con nessuno. Non del tutto. Odio smascherare le figure, i fantasmi. È più forte di me. Ho questa sfortuna. Stato di perenne dissonanza. Sul violino – ma non solo, certo – succede una cosa simile. Si chiamano battimenti. Due note quasi identiche suonate insieme, diventano un solo suono che però pulsa. Io non so se pulso, forse sto ancora cercando di far incontrare da qualche parte quelle due onde.
08/01/2024
Da quando ho iniziato a sciare danzo meglio. Vorrei dire più cose ma qui non c’è tempo. 🧊🐭 (sullo sfondo normalize normal home)
29/12/2023
Ho sempre scritto per arrivare agli altri. Ma mi sa che non sono ancora arrivata da nessuna parte. La soluzione però non è il silenzio. La soluzione è continuare a scavare. Dig, Seamus Heaney, che poi alla fine è stata la cosa, letta, detta, ripetuta, e da cui si sono irradiate numerose coincidenze (proprio nel senso armonico del termine), che mi ha fatto credere fosse possibile: scrivere. In portoghese si dice falta general il modo in cui ogni tanto si sente il mio cuore, che pare pompare una risacca di mancanze invece del sangue, una conchiglia vuota lasciata dal mare sulla spiaggia. In questi casi torna la poesia, se ci avvicini l’orecchio di solito la senti, fioca fioca ma esatta. Perché ne parlo, perché la scrittura m non è mai qualcosa di personale, perché questa mancanza mi pare si stia allargando a macchia d’olio, simile al nulla, rischiando di cancellarci i connotati, di modificarci i tratti, di non farci riconoscere più.