Scuola Italiana del Greenwich Village

Scuola Italiana del Greenwich Village

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Founded in 1987. Our thousands of alumni have learned Italy's language and have entered its remarkable culture. Keep an eye on our discussion boards!

04/21/2026

PAROLE, PAROLE e PAROLE.

𝐒𝐛𝐫𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐨 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢, che significa perdere completamente il controllo o perdere la testa, ma questo verbo aveva tutt'altro significato in passato, come apprendiamo dal "Novo dizionario universale della lingua italiana", pubblicato a Milano dal pistoiese 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐩𝐨 𝐏𝐞𝐭𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢 (𝟏𝟖𝟓𝟐 - 𝟏𝟗𝟎𝟐) fra il 1884 e il 1890 e ristampato fino al 1931, data la sua grande diffusione.
Significava ripulire la seta dai "brocchi", dal latino "broccus", con punte sporgenti, che erano delle imperfezioni, dei piccoli rilievi, chiamate all'epoca anche "ricci". La con queste imperfezioni si chiamava infatti "seta broccosa".
🖋️"𝐒𝐛𝐫𝐨𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞: ripulir la seta con ago o altro ferretto dai brocchi o simili della trattura".
📷 Matassa di seta grezza, Cremona (CR), Museo Civico della Civiltà Contadina

From: Seta, silk, serico on FB

03/25/2026

“Amor mi mosse, che mi fa parlare.”

- Dante Alighieri
1300

l 25 marzo si celebra il Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri.
Una data simbolica: secondo gli studiosi, è proprio il 25 marzo del 1300 che ha inizio il viaggio della Divina Commedia, il cammino che attraversa Inferno, Purgatorio e Paradiso e che ha cambiato per sempre la storia della letteratura.
“Amor mi mosse, che mi fa parlare.” - Dante Alighieri
Una frase che sentiamo profondamente nostra.
Perché è l’amore per la cultura che ci muove ogni giorno: quello che ci spinge a scrivere, raccontare e condividere storie, parole e idee che aiutano a vivere meglio, con maggiore consapevolezza.
È questa la missione di Libreriamo: trasformare la cultura in uno strumento quotidiano, capace di parlare al presente e di accompagnarci, passo dopo passo, nel nostro personale viaggio di crescita.
Buon Dantedì. 📚✨

11/25/2025

Frasi famose

"Piove, governo ladro!". (It doesn't translate: literally – it's raining, government thief! Implies that the government is guilty of all bad things, like a thief.) Questa frase nasce da una manifestazione contro le imposizioni fiscali del governo a fine Ottocento, fallita per l'abbondante pioggia. "Governo ladro" era scritto sui cartelli che i manifestanti portavano. (This sentence came during a protest against late 19th century government taxes: the protest failed due to the rain and some carried posters bearing this saying!)

07/19/2025

L'estate e il lungo cammino delle infradito.
Summer and the long journey of flip-flops.

🩴 𝗗𝘂𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗿𝗮𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗺𝗼𝘀𝗮𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗔𝗿𝗺𝗲𝗿𝗶𝗻𝗮

🔎 Scoperte archeologiche – 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝗲 𝗩𝗶𝗮𝗲

Sono comparse così, nel cuore di un mosaico tardoantico: due infradito romane, perfettamente stilizzate, come se l’artigiano del IV secolo d.C. avesse voluto immortalare nel pavimento le orme del presente.

Il ritrovamento è avvenuto nella Villa del Casale di Piazza Armerina, durante la quarta edizione della Summer School ArchLabs, diretta da Isabella Baldini, con oltre 40 studenti e ricercatori da 11 paesi.
L’immagine dei sandali, inserita in un nuovo tratto di mosaico nella sezione termale meridionale, si accompagna al rinvenimento di un’iscrizione musiva e di tre colonne con capitelli.

📖 𝗙𝗼𝗰𝘂𝘀 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼
La Villa romana del Casale, residenza aristocratica di età tardoimperiale, è celebre per i suoi straordinari mosaici figurati.
Realizzata tra III e IV secolo d.C., la villa testimonia un modello abitativo raffinato, simbolo di prestigio e potere.
La scoperta dei sandali musivi rappresenta un raro esempio di dettaglio quotidiano immortalato nell’arte pavimentale, e offre uno spaccato vivo della cultura materiale dell’epoca.

📸 Giornale di Sicilia

07/07/2025

FARE, il verbo tuttofare!

:

[…] L’espressione è formata dal verbo FARE e dall’avverbio SÌ con valore modale (‘così’). Il verbo all’infinito può essere apocopato (FAR SÌ è anzi più frequente di FARE SÌ), l’avverbio va sempre accentato (SÌ, non SI, grafia del pronome riflessivo di terza persona, che non entra in questa espressione). Quando il SÌ è seguito dalla congiunzione CHE, la grafia corretta è dunque FAR(E) SÌ CHE, non FA SI CHE e tantomeno FARSI CHE. […]
Il verbo FARE è un verbo “tuttofare”, che si presta a entrare in molte locuzioni verbali a carattere idiomatico […]. In queste combinazioni, FARE funziona spesso come “supporto” a un nome (es. fare colpo, fare finta ecc.), o come verbo accompagnatore di un altro verbo, con valore causativo (far ridere, far pesare), oppure è unito a un modificatore avverbiale (es. fare bene, fare fuori ecc.).
L’espressione che ci interessa, FARE SÌ CHE, è registrata nel dizionario Sabatini-Coletti come antecedente di una frase consecutiva-finale con il verbo al congiuntivo (“la sua presenza ha fatto sì che si raggiungesse l’accordo”)… (per continuare a leggere la risposta di Cristiana De Santis → https://bit.ly/fareche_Crusca)

Photos from Scuola Italiana del Greenwich Village's post 05/11/2025

Gita scolastica

Scuola Day Trip to Magazzino Italiano

A day of language and art to explore together with our students and a wonderful teacher.

Photos from Film Forum's post 04/25/2025

8 1/2
at Film Forum!

04/24/2025

80 anni di libertà
25 aprile 2025

04/04/2025

Please!

"Please do not order a cappuccino after noon" is the message that a girl wrote on her sign, proudly showing it to the many foreign tourists visiting the most famous monuments in Rome. An idea that has found the applause of many, both some foreigners and, above all, Romans, such as waiters and bartenders smiling and applauding the young woman.

Photos from Scuola Italiana del Greenwich Village's post 04/03/2025

Would you like to know the secret of what makes a great Scuola great?
Its great students, full of passion for the Italian language, they arrive like great explorers, full of enthusiasm and desire to discover all the culture at 360 degrees.

..and some also become an excellent translator of an extraordinary author like Luigi Natoli.

Le pale della Crusca 12/15/2024

La dolcezza che suona e il piacere dell'anticipazione.



La pala di Benedetto Buommattei (accademico dal 17 marzo 1627), ha motto "Che la dolcezza ancor dentro mi suona" (Dante, Purgatorio, II) e raffigura lo strumento con cui venivano fatte le cialde.

La pala documenta una strumento già largamente in uso nella pratica culinaria dei secoli XVI e XVII; si vedano le forme raffigurate nell'Opera di B. Scappi (Venezia 1570). Il manoscritto C dà una spiegazione della pala più precisa: la forma da cialde è raffigurata in atto di lavorare, come indicano il fuoco e il motto suggerisce il lieve rumore della pasta che sfrigola, in base al quale l'impresa acquista il suo significato.

La pala fu presentata il 4 aprile 1641, con la seguente "diceria": «Del nome, Signori, non c'è dubbio ch'io lo porto meco, perché io non servo d'altro che di ripieno, come le cialde in tempo di nozze. Questa voce ripieno, come sapete, contiene in sé un equivoco molto acconcio a queste materie; perché egli sta talora per aggiuntivo e vale: non voto, occupato dal contenuto. Talora si piglia per sustantivo, e sta per cosa che solo serve a far numero. ma noi, qui, pigliandola nel primo significato, lasciam collo scherzo dell'equivoco, che altri nel secondo possa intendere. Il corpo, che si dice pittura dell'impresa, mi sono figurato un pezzo di quelle forme, che altro non servono in tutto l'anno, che a far le cialde; cibo, come s'è detto, che si mette sulle tavole per un ripieno. Queste appariscono sopra il fuoco dove, se non fossero piene, non si porrebbero. La cialda, mentre si cuoce, suol mandare fuori un certo romore, come d'un minutissimo fil di vena. Dal qual romore, piglio occasion d'applicargli un motto, cavato dal 2 del Purgat., ed è questo: Che la dolcezza ancor dentro mi suona; e il concetto è tale: Per le forme, intendo me stesso, per la cialda l'Accademia, per lo fuoco le operazioni accademiche, e l'applicazione va così: Io, simile alle forme, son per natura freddissimo e altrettanto duro, e di poca limatura contento; né a veruno esercizio sarò mai buono, s'io non son ripieno di quella pasta che mantiene il mondo. Che allora, essendo sopra il fuoco posto, al calor dei vostri dottissimi insegnamenti mi riscalderò, di maniera ch'io mi renderò forse abile a produrre e perfezionar qualche parto, onde gli intelletti nobili e spiritosi possan cibarsi non per nutrimento o sazietà, ma per un passatempo, per uno scherzo, per un frammesso, perché si trova talor alcuno, come disse il Toscan Iuvenale "Che aver sempre d'un cibo par gli annoi". E sì come le forme imprimono nella cialda alcuni caratteri, che l'adornano tanto o quanto, chi sa ch'io non sia buono una volta a ornar anch'io l'Accademia, se non con opere scientifiche profonde e speculative, almeno con semplici linee di basso componimento. E questa speranza mi rallegra tanto, ch'io non posso non darne segni e non palesare "Che la dolcezza ancora dentro mi suona"» (cfr. Carte card. Leopoldo, Classe I, 5). Il 24 maggio del 1641, «si mandò a partito la cialda del Ripieno segretario e fu approvata con tutte fave nere».

Le pale nel sito dell'Accademia
https://accademiadellacrusca.it/it/pale

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