01/05/2021
[407] ἀγείρω: tra le tantissime parole moderne collegate con ἀγείρω /aghèirō/ = riunisco, raccolgo - ricordiamo: AGORAFOBIA, ALLEGORIA, CATEGORIA, PANEGIRICO .
AGORAFOBIA: comp. di ἀγορά = piazza e –fobia, da –φοβία, dal tema di φοβέομαι, “temere”, d. “timore delle piazze”: in psicologia, timore ossessivo per l’attraversamento degli spazî aperti;
ALLEGORIA: dal lat. t. allegorĭa < ἄλληγορία, comp. di ἄλλος, “altro” e tema di ἀγορεύω (= parlo in pubblico): figura retorica, per la quale si affida a un messaggio un senso riposto e allusivo, diverso da quello che è il contenuto logico delle parole, ad es. la nave che attraversa il mare in tempesta allegoria della vita umana;
CATEGORIA: da κατηγορία, “imputazione, predicato, attributo”: nella logica aristotelica, ciascuno dei predicati ultimi e più generali che si possono attribuire a qualsivoglia cosa, e sotto i quali si può comprendere ogni realtà; il termine ha quindi assunto il sign. di “classe generale”;
PANEGIRICO: dal lat. panegyrĭcus < πανηγυρικός (sott. λόγος, “discorso”), der. di πανήγυρις, comp. di παν–, da πᾶς, “tutto” e ἄγυρις, “assembramento”, d. “adunanza di tutti, assemblea generale, festa”: discorso a carattere encomiastico che si pronunciava nelle adunanze festive del popolo (famoso il Panegirico di Traiano, l'orazione di ringraziamento dell'imperatore pronunciata al Senato il 1º settembre del 100 da Plinio il Giovane).
Dalla stessa rad. ie. *ger–/*gere– “riunire” (cfr. POKORNY, I,p. 382 s.): GREGGE, CONGREGAZIONE, EGREGIO, GREGARIO, GREMBO, GREMBIULE
Immagini: L'Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo, Lorenzetti, 1338-1339
Nota: le Agorà dell'antichità (a cominciare da quella di Atene) avevano varie funzioni: politiche, giudiziarie, religiose (ad Atene si proibì l'accesso alle persone che avevano in corso un processo per omicidio; nei giorni di festa venivano posti dei vasi pieni di acqua agli ingressi, nei quali i cittadini dovevano purificarsi prima di entrare), "agonali": gare di ogni tipo, ginniche, ippiche, musicali... e commerciali.
Parafrasando la famosa espressione del sociologo Thorstein Veblen, al 'conspicuous consumption', "consumo vistoso", tipico della nostra società consumistica, si contrapponeva la "produzione vistosa", con l'esibizione delle merci prodotte.
Questa inclinazione all'esibizione è strettamente connessa con la "propensione a trafficare, barattare e scambiare una cosa per un'altra", che, secondo Adam Smith, distingue l'uomo dall'animale: "nessuno mai vide un cane fare deliberatamente lo scambio di un osso con un altro cane" (Wealth of Nations).