Ho un debole per le persone
che cantano da sole in macchina
a squarciagola
come se dentro quelle note
ci fosse tutta la loro storia.
C’è la rabbia che non hanno urlato
la felicità che non hanno confessato
e quella forza segreta
che solo il vento fuori dal finestrino
sa ascoltare.
Cantano come se il mondo non ci fosse
come se il semaforo fosse un palco
e in quel momento sono libere
più vere di quanto il giorno
gli permetta mai di essere.
Ho un debole per quelle persone
che piangono da sole in macchina
con le mani sul volante
e il cuore che trabocca.
Le amo perché affrontano
quel dolore spietato
senza nasconderlo
perché ogni lacrima che scende
è una resa e una vittoria insieme.
E in quell’auto che diventa rifugio
si lasciano morire un po’
per poi rinascere
come se ogni singhiozzo
avesse in sé la promessa di un domani.
Ho un debole per quelli
che mangiano da soli in macchina
mentre tornano dal lavoro
con la stanchezza nei muscoli
e una pausa rubata alla corsa del mondo.
Quelli che addentano un panino
e nel sapore sentono casa
o forse sentono soltanto
che va bene così
che in quel momento sono vivi
con le mani unte e un po’ di briciole
cadute sul sedile.
Io li amo tutti
quelli che cantano
quelli che piangono
quelli che si fermano a respirare
sul ciglio della strada
o si perdono nel tramonto
che si riflette nello specchietto.
Li amo perché nelle loro macchine
non c’è solo strada
c’è un pezzo di verità che esplode
un frammento di anima
che si lascia vedere.
E forse è proprio lì
in quella solitudine rumorosa
profumata di vita
che capisci che siamo belli così:
un po’ spezzati
un po’ eterni
un po’ tutto quello
che non ci raccontiamo mai.
Andrew Faber
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Viaggiate che sennò poi diventate razzisti
E finite per credere
Che la vostra pelle sia l'unica ad aver ragione
Che la vostra lingua è la più romantica
E che siete stati i primi ad essere i primi
Viaggiate che se non viaggiate
Poi non vi si fortificano i pensieri
Non vi riempite di idee
Vi nascono i sogni con le gambe fragili
E poi finite per credere alle televisioni
E a quelli che inventano nemici
Che calzano a pennello con i vostri incubi
Per farvi vivere di terrore, senza più saluti
Né grazie né prego né si figuri
Viaggiate che viaggiare insegna a dare il buongiorno a tutti
A prescindere da quale sole proveniamo
Viaggiate che viaggiare insegna a dare la buonanotte a tutti
A prescindere dalle tenebre che ci portiamo dentro
Viaggiate che viaggiare insegna a resistere, a non dipendere
Ad accettare gli altri non solo per quello che sono
Ma anche per quello che non potranno mai essere
A conoscere di cosa siamo capaci
A sentirsi parte di una famiglia
Oltre frontiere, oltre confini
Oltre tradizioni e cultura
Viaggiare insegna a essere oltre
Viaggiate che sennò poi finite per credere
Che siete fatti solo per un panorama
E invece dentro di voi
Esistono paesaggi meravigliosi
Ancora da visitare
“Viaggiate” by Gio Evan
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