11/09/2025
The New Humanism
My Head Is My Only House Unless It Rains ... We, We got the feeling of mystery, We got the touch of humanity, I know, we can live forever. The messenger
We, We got the voice of the melody, We got the choice of the harmony, I know, we can live together. This page has been created for posting about social housing, emergency and ethics in urban, architecture and interior design, focusing on sustainable, humanitarian design and real people needs with or without disaster on our planet earth affected by global warming. We need to take care of our planet
11/09/2025
31/08/2025
Franco Battiato
Fetus
Bla Bla, 1971
Approda alla nuova etichetta Bla Bla e pubblica il suo primo album. Questo disco presenta in copertina un’immagine che all’epoca fece piuttosto scalpore: la fotografia di un feto umano. E’ uno dei primi dischi italiani “elettronici” con un notevole uso del sintetizzatore, della batteria elettrica, dell’ organo VCS3. Iniziano gli anni della sperimentazione pura, dell’avanguardia. Ad ispirare questo disco le letture di quegli anni: Yogananda, (sul senso della vita), lo scrittore inglese Aldous Huxley, (al quale questo disco è dedicato).
Tracce: Fetus, Una cellula, Cariocinesi, Energia, Fenomenologia, Meccanica, Anafase, Mutazione.
Fonte:
Fetus - Franco Battiato Questo disco presenta in copertina un’immagine che all’epoca fece piuttosto scalpore: la fotografia di un feto umano. E’ uno dei primi dischi italiani “elettronici” con un notevole uso del sintetizzatore, della batteria elettrica, dell’ organo VCS3.
16/05/2025
Scorribande Filosofiche - Canale didattico
In questa lezione analizziamo un denso passo di Herbert Marcuse tratto da L’uomo a una dimensione, nel quale il filosofo smaschera l’irrazionalità nascosta sotto la facciata razionale della società industriale avanzata. Approfondiamo la critica marcusiana alla razionalità tecnologica, al consenso manipolato e alla repressione sistemica dei bisogni autentici. L’apparente pace dell’Occidente contemporaneo viene decostruita come una forma di dominio sostenuto dall’equilibrio del terrore e da un’ideologia della produttività. A partire da questa diagnosi, apriamo anche uno spazio di riflessione sulle possibilità di una “pace attiva”, ispirandoci al pensiero di Johan Galtung. Buon ascolto! Segnalate il vostro apprezzamento con un "mi piace" su YouTube, iscrivetevi al canale attivando la campanellina e condividete con amici e persone care, se di vostro interesse.
Premi, guarda e ascolta qui https://youtu.be/FoVWlJ6qB7M
Marcuse - È Razionale un Sistema basato sull’Ideologia del Nucleare e del Riarmo per la Pace?
Scorribande Filosofiche - Canale didattico - Premiered Dec 1, 2024.
Una lezione filosofica per comprendere come la razionalità moderna possa diventare uno strumento di dominio e perché la pace, per essere autentica, deve passare attraverso una profonda trasformazione delle coscienze e delle strutture sociali.
Audio-lezione di storia/filosofia per le classi quinte dei licei e delle scuole superiori.
Una lezione filosofica per comprendere come la razionalità moderna possa diventare strumento di dominio e perché la pace, per essere autentica, debba passare per una trasformazione profonda della coscienza e delle strutture sociali.
Herbert Marcuse, società industriale avanzata, razionalità strumentale, critica sociale, pensiero critico, repressione, tecnologia e potere, pace positiva, Johan Galtung, alienazione, equilibrio del terrore, Scuola di Francoforte, filosofia politica, teoria critica
La paralisi della critica: la società senza opposizione
La minaccia di una catastrofe atomica, che potrebbe spazzar via la razza umana, non serve nel medesimo tempo a proteggere le stesse forze che perpetuano tale pericolo? Gli sforzi per preve**re una simile catastrofe pongono in ombra la ricerca delle sue cause potenziali nella società industriale contemporanea. Queste cause rimangono non identificate, non chiarite, non soggette ad attacchi del pubblico, poiché si trovano spinte in secondo piano dinanzi alla troppo ovvia minaccia dall’esterno – l’Ovest minacciato dall’Est, l’Est minacciato dall’Ovest. Egualmente ovvio è il bisogno di essere preparati, di vivere sull’orlo della guerra, di far fronte alla sfida. Ci si sottomette alla produzione in tempo di pace dei mezzi di distruzione, al perfezionamento dello spreco, ad essere educati per una difesa che deforma i difensori e ciò che essi difendono.
Se si tenta di porre in relazione le cause del pericolo con il modo in cui la società è organizzata e organizza i suoi membri, ci troviamo immediatamente dinanzi al fatto che la società industriale avanzata diventa più ricca, più grande e migliore a mano a mano che perpetua il pericolo. La struttura della difesa rende la vita più facile ad un numero crescente di persone ed estende il dominio dell’uomo sulla natura; in queste circostanze, i nostri mezzi di comunicazione di massa trovano poche difficoltà nel vendere interessi particolari come fossero quelli di tutti gli uomini ragionevoli. I bisogni politici della società diventano bisogni e aspirazioni individuali, la loro soddisfazione favorisce lo sviluppo degli affari e del bene comune, e ambedue appaiono come la personificazione stessa della ragione.
E tuttavia questa società è, nell’insieme, irrazionale. La sua produttività tende a distruggere il libero sviluppo di facoltà e bisogni umani, la sua pace è mantenuta da una costante minaccia di guerra, la sua crescita si fonda sulla repressione delle possibilità più vere per rendere pacifica la lotta per l’esistenza – individuale, nazionale e internazionale.
Questa repressione, così differente da quella che caratterizzava gli stadi precedenti, meno sviluppati, della nostra società, opera oggi non da una posizione di immaturità naturale e tecnica, ma piuttosto da una posizione di forza. Le capacità (intellettuali e materiali) della società contemporanea sono smisuratamente più grandi di quanto siano mai state, e ciò significa che la portata del dominio della società sull’individuo è smisuratamente più grande di quanto sia mai stata. La nostra società si distingue in quanto sa domare le forze sociali centrifughe a mezzo della Tecnologia piuttosto che a mezzo del Terrore, sulla duplice base di una efficienza schiacciante e di un più elevato livello di vita.
Indagare quali sono le radici di questo sviluppo ed esaminare le loro alternative storiche rientra negli scopi di una teoria critica della società contemporanea, teoria che analizza la società alla luce delle capacità che essa usa o non usa, o di cui abusa, per migliorare la condizione umana. Ma quali sono i criteri di una critica del genere?
In essa hanno certamente parte dei giudizi di valore. Il modo vigente di organizzare una società è posto a confronto con altri modi possibili, che si ritiene offrano migliori opportunità per alleviare la lotta dell’uomo per l’esistenza: una specifica pratica storica è posta a confronto con le sue alternative storiche. Sin dall’inizio ogni teoria critica della società si trova così dinanzi al problema dell’obbiettività storica, problema che sorge nei due punti in cui l’analisi implica giudizi di valore:
1) Il giudizio che la vita umana è degna di essere vissuta, o meglio che può e dovrebbe essere resa degna di essere vissuta. Questo giudizio è sotteso ad ogni sforzo, ad ogni impresa intellettuale; esso è un a priori della teoria sociale, e quando lo si rigetti (ciò che è perfettamente logico) si rigetta pure la teoria.
2) Il giudizio che in una data società esistono possibilità specifiche per migliorare la vita umana e modi e mezzi specifici per realizzare codeste possibilità. L’analisi critica deve dimostrare la validità obbiettiva di questi giudizi e la dimostrazione deve procedere su basi empiriche. La società costituita dispone di risorse intellettuali e materiali in quantità e qualità misurabili. In che modo queste risorse possono ve**re usate per lo sviluppo e soddisfazioni ottimali di bisogni e facoltà individuali, con il minimo di fatica e di pena? La teoria sociale è una teoria della storia e la storia è il regno della possibilità nel regno della necessità. Di conseguenza dobbiamo chiederci quali sono, tra i vari modi potenziali e reali di organizzare ed utilizzare le risorse disponibili, quelli che offrono le maggiori possibilità per uno sviluppo ottimale.
Scorribande Filosofiche - Canale didattico
Video didattici e audio-lezioni di filosofia e storia a cura del prof. Francesco Dipalo
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26/07/2024
1991-2011. "Artigianato: nostalgia, innovazione o lusso?"
Roberto Giordano (Architetto), 26 luglio 2012.
Ri-Post per non dimenticare che siamo umani solo se rimaniamo umani e restiamo uniti. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno si chiama Amore. «Dobbiamo voler più bene al nostro pianeta!» Gruppo 9999 (1971)
La parola inglese 'luxury' è un sostantivo che tradotto in Italiano è 'lusso'; plurale: 'luxuries' / 'lussi', di cui il cui primo significato attuale risale alla metà del XVII secolo che ha origine dall'inglese medio che denota 'lechery' / 'lussuria', dal francese antico luxurie, luxure, dal latino luxuria, da luxus ‘excess’ / 'eccesso'.
Il lusso è uno stato di grande comfort e di vita stravagante, infatti, proprio per questa definizione, si parla di "una vita di lusso", fatta di oggetti non essenziali, desiderabili, costosi o difficili da ottenere per condurre una vita piena di opulenza, lussuosità, sontuosità, grandezza, splendore, magnificenza, sicurezza, benessere, prosperità, abbondanza, comfort, ricchezza, comodità, faciliità, tutti sinonimi della parola "lusso", che è anche un aggettivo di cio' che è 'lussuoso' o della natura di un lusso o 'signorile'.
Ci sono alcuni modi dire, quali: "milk and honey" / "latte e miele" riguardo a prosperità e abbondanza, per cui si diceva che: "non tutti gli economisti pensavano che tra la fine del 1991 e l'inizio del 1992 - anni in cui, per esempio, c'erano i designer di molti articoli di lusso, dai piu' piccoli come aceto di lamponi, borse firmate, gioielli, lettori CD all'avanguardia, ai piu' grandi come auto, yacht e hotel di lusso - sarebbe stato un periodo di latte e miele", proprio dopo gli Anni Ottanta, anni di indulgenza, autoindulgenza, stravaganza, trattamento, raffinatezza; oppure il modo di dire "in the lap of luxury" / "in un giro di lusso", in condizioni di grande comfort e ricchezza; oppure "in a bed of roses" / "in un letto di rose"che è utilizzato in riferimento a una situazione o attività comoda o facile: come per dire che "l'agricoltura non è un letto di rose.
Ecco, a tutte queste parole simili si contrappongono almeno tre parole, le piu' importanti: austerità, necessità e povertà, da parte della "gente" che non puo' apprezzare tutto cio' che e' diventato un lusso, non puo' permettersi una macchina nuova, le vacanze che sono diventate un lusso, in edifici storici che sono stati trasformati in hotel di lusso, e soprattutto la "gente" che vive in campagna ed esplora la natura da vicino, per coltivarla perche' e' ha la necessita' di guadagno per vivere non ha la necessita' di esplorarla con 'stile' a bordo di yacht di lusso, piccole navi e lodge nella natura selvaggia.
Il 18 luglio 2012, Nina Reetzke ha scritto un articolo molto interessante già dal suo titolo: "Between the poles" / "Tra i poli" (tra il polo nord e il polo sud) sull'argomento "artigianato sostenibile di lusso", di cui trascrivo il testo da me tradotto come segue:
«È un fenomeno emerso negli ultimi uno o due decenni. I produttori coinvolgono i designer per sviluppare nuovi prodotti insieme agli artigiani; i siti di produzione sono quindi situati in regioni economicamente sottosviluppate di Africa, Asia e Sud America. Naturalmente c'è anche la collaborazione occasionale con una ONG. La maggior parte dei prodotti viene realizzata in laboratori artigianali o centri di formazione. I progetti rivendicano la sostenibilità in senso ecologico, culturale ed estetico. Spesso c'è disaccordo sul fatto che tali progetti servano davvero a promuovere l'economia locale o se siano semplicemente un modo per calmare la coscienza del consumatore. Nei paesi prosperi, i pezzi unici fatti a mano sono considerati di alta gamma, mentre nelle regioni più povere l'élite benestante ama i prodotti di lusso prodotti industrialmente da marchi noti a livello internazionale. E che dire del design locale e dei suoi protagonisti? Ecco una selezione di dieci esempi che sono stati attivamente perseguiti nel corso degli anni e sono ancora disponibili oggi.»[ Cfr. Nina Reetzke, "Between the poles", pubblicato su STYLEPARK, il 18 luglio 2012 https://www.stylepark.com/en/news/between-the-poles ]
Le aziende coinvolgono designer per unire le forze con gli artigiani per sviluppare nuovi prodotti, che vengono successivamente prodotti in regioni strutturalmente deboli. Tali approcci sono rapidi a etichettarsi come sostenibili, come sostenitori del consumo etico. Ma quali progetti sono stati effettivamente realizzati in modo coerente?"
Edra: “Favela” (dal 1991)
Sorprendentemente, la poltrona “Favela” di Fernando e Humberto Campana non è prodotta ai margini di una città brasiliana, ma in una comunità tedesca al confine con l'Argentina. Si dice che inizialmente il duo abbia dovuto lavorare per sottomettere il senso di ordine innato degli artigiani; dopotutto, i singoli pezzi di legno che compongono la poltrona non dovrebbero essere disposti ad angolo retto, ma incollati e inchiodati insieme a caso. www.edra.com
Dedon (dal 1992)
La collezione “Dala” di Stephen Burks è una delle edizioni più recenti di Dedon. Le sedie a sdraio rotonde, gli sgabelli e i tavoli sono intrecciati con fibre sintetiche sull'isola filippina di Cebu. www.dedon.de
Artecnica: “Design w/Conscience” (dal 2002)
Finora “Transglass” di Emma Woffenden e Tord Boontje si è dimostrata la serie di maggior successo di “Design w/Conscience”. Stoviglie come tazze, brocche e vasi sono prodotte in Guatemala, dove il vetro riciclato viene tagliato, assemblato e poi lucidato. www.artecnicainc.com
Inch Furniture (dal 2004)
Mentre Inch Furniture ha sede a Basilea, i suoi prodotti sono realizzati presso la Pika Vocation School for woodwork nella città indonesiana di Semarang. La collezione, contenente pezzi come "Hiji Shelf", è disponibile presso rivenditori selezionati come "Dopo Domani" a Berlino o "Teo Jakob" a Ginevra. www.inchfurniture.ch
Mabeo (dal 2006)
Mabeo ha sede in Botswana. Inizialmente, Peter Mabeo esportava la maggior parte dei suoi prodotti in Sudafrica, prima di passare al mercato internazionale. La "Tswana Chair" di Patty Johnson, ad esempio, è stata ispirata da una sedia tradizionale locale che un tempo era riservata agli anziani del villaggio. www.mabeofurniture.com
Hermes: Shang Xia (dal 2008)
Shang Xia è una sussidiaria cinese di Hermes. Sotto la direzione del designer Jiang Qiong, l'azienda mira a continuare la tradizione artigianale cinese ai massimi livelli. www.shang-xia.com
MoMA Store: "Destination: Series" (10a edizione)
Il MoMA Store diretto da Kathy Thornton-Bias è noto per essere particolarmente curato. La serie "Destination: Design" intende sensibilizzare sui temi del design moderno da tutto il mondo. L'edizione attuale si concentra sul Messico e contiene 150 prodotti di 70 designer, tra cui il "Candela Cube" di Sonia Lartigue. www.momastore.org
Moroso: "M'Afrique" (dal 2009)
Moroso vanta un'intera serie di progetti che hanno tutti un qualche collegamento con l'Africa. Il momento clou iniziale è stata l'installazione "M'Afrique" di Stephen Burks, creata a Milano nel 2009 e che ha presentato prodotti come "Touti" di Patricia Urquiola e "Bayekou" di Bibi Seck e Ayse Birsel. www.moroso.it
Nanimarquina: "Kala" (dal 2009)
In una missione per combattere il lavoro minorile in India, Nepal e Pakistan, l'organizzazione "Care & Fair" ha creato una serie di aziende manifatturiere di tappeti. Una percentuale dei proventi del progetto "Kala" viene incanalata nella scuola Amrita Vidyalayam nella città indiana di Bhadohi. www.nanimarquina.com
Vitra: "Chairless" (dal 2010)
"Chairless" è una cinghia tessile per sedersi. Tali cinghie per sedersi sono comunemente utilizzate dagli indiani Ayoreo nel Gran Chaco. Per Alejandro Aravena costituiscono la forma più ridotta di un dispositivo per sedersi. Questo design è ciò che ha ispirato la variazione prodotta industrialmente che ha realizzato per Vitra.
www.vitra.com
Between the poles | STYLEPARK Companies bring in designers to join forces with craftsmen to develop new products, which are subsequently produced in structurally-weak regions. Such approaches are quick to label themselves sustainable, as advocates of ethical consumption. But which projects have actually been consistently done th...
10/07/2024
«Allo stesso modo di come lo spartito musicale indica il tessuto dell’opera meglio della sua esecuzione, c’è sempre un scarto tra ciò che si sarebbe voluto fare e ciò che si è potuto fare, un coefficiente di irrealizzabilità che il disegno documenta. Questo senso di un’attesa laboriosa di qualcosa che può anche non concretizzarsi in un progetto rappresenta forse il punto di riferimento più suggestivo tra l’opera e l’uomo». GIOVANNI MICHELUCCI, 1987
Ritratto di Giovanni Michelucci (Pistoia, 2 Gennaio 1891 - Firenze, 31 Dicembre 1990) che ancora disegnava nel suo studio (autore non identificato), nel 1986, quando aveva 95 anni. [Archivio Giovanni Michelucci]
10/06/2024
Se ancora non sai dove andare in vacanza questa estate 2024 io suggerisco Montalbano Jonico.
Montalbano Jonico è un comune dell'entroterra in provincia di Matera, nella regione Basilicata, uno dei borghi più belli del sud dell'Italia, situato su una collina a 292 m s.l.m., dominante la valle del fiume Agri.
Una località ellenistica (4° sec. a.C.) che leggenda vuole fosse un "pago" lucano al tempo della Magna Graecia e che nei suoi dintorni si siano consumate due delle guerre più antiche dell'Italia: quelle di Roma contro i re dell'Epiro, Alessandro I, detto il Molosso, e Pirro.
Si racconta anche che un castello cittadino fosse stato costruito dai lucani, poi conquistato dai romani che realizzarono un "castra", una fortificazione, proprio durante la guerra contro Pirro, e che dedicarono al dio della porta e dei beni materiali e immateriali, Giano Bifronte, di cui ci fosse l'immagine rappresentata in una pittura murale proprio all'interno della porta del castello, oggi inesistente.
Feudo della nobiltà terriera di diversi casati durante le varie dominazioni medioevali e rinascimentali, i primi documenti che ne attestano l'esistenza risalgono al tempo dei Normanni e degli Angioini.
"Uno degli elementi caratterizzanti e distintivi di Montalbano rispetto ad altri centri della fascia jonica è la presenza di ben due cinte murarie concentriche. [...] limitandoci alla provincia di Matera – ma anche in gran parte della restante Lucania i centri murati sono pochi – [...]. L’unico centro con ben due cinte murarie è poi Montalbano. [...] Le cinte murarie di Montalbano, di cui sono ancora in piedi resti cospicui, sono state oggetto di approfonditi studi da parte di Asprella [cfr. Asprella, Domenico, Montalbano Jonico e le sue origini. Dall’epoca ellenistica al XV sec., Ristampa Edizioni, Santa Ruina di Città Ducale (RI), 2017, pp. 97-110.] le cui risultanze ci aiutano anche a comprendere la cronologia, le forme e le trasformazioni della struttura urbana." - Maurizio Crocco, "Elementi di bordo, le due cinte murarie" da Montalbano Jonico: la croce di strade, la città delle due cinte murarie e dei venticinque palazzi gentilizi, in Il Tesoro delle Città, Strenna 2018, Steinhauser Verlag Editore, p. 104.
La città delle due cinte murarie, con vari rioni, tra i quali il rione della Terra Vecchia, racchiuso da una cinta muraria interna, le mura difensive medievali Normanne (XI secolo): la Terra Vecchia di Montalbano Jonico è stata anche l'unica "domus solaciorum" (dimora di svago) della Basilicata, nella provincia di Matera, che nel XII secolo venne scelta da Federico II di Svevia (1194-1250), il quale è stato Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero nel XIII secolo d.C., grande politico e uomo di profonda cultura, chiamato "stupor mundi", meraviglia del mondo.
Montalbano era già ben difesa dalle solide mura di cinta costruite in epoca normanna, che cingevano il piccolo borgo antico disteso sui solchi profondi e grigi dei calanchi, e che in buona parte proteggevano già naturalmente la zona che oggi viene chiamata 'belvedere' sulla quale si ergeva il "balio Montem Albanum", come viene attestato in Catalogus Baronum (aa. 1150-1168), col suo "castello", crollato nella metà del XVIII secolo.
Le mura medievali Normanne fanno parte dell'antica struttura difensiva interna, forse di origine bizantina, oltre la quale avviene l’inizio di un dedalo di viuzze su cui si affacciano chiese e cappelle annesse a palazzi gentilizi e case, sottane, suprane e palazziate del centro storico.
Il centro storico di Montalbano Jonico comprende anche il borgo antico della Terra Vecchia che è custodito all'interno di un'altra cinta muraria, e cioè quella esterna, Aragonese (XV secolo): una antica fortificazione che venne costruita molto prima nei secoli, rispetto alla cinta muraria interna, e su probabili preesistenze romane, rimaneggiata, ricostruita e rinvigorita nei secoli successivi, ai tempi degli Aragonesi, ovviamente sempre per difendere la città dagli attacchi esterni, e intorno al XVI sec., quando ci fu la distruzione del Castello di Petrolla e di tutto il borgo che vennero rasi al suolo dai Saraceni, e dei quali e' possibile ancora oggi osservare i ruderi sulla sommita' di un ammasso calcareo.
Montalbano fu "Patria" dell'Abate Placido Troyli (1688-1757), famoso autore dell'Istoria Generale del Reame di Napoli (1754), Montalbano è un'antica cittadina visitata dal re di Napoli, Carlo III di Borbone, nel XVIII secolo, ospitato nel Palazzo Mansi, che sorge all'interno del centro storico, poco prima che diventasse Re di Spagna. Oggi Montalbano Jonico è anche sede di un Parco Letterario dedicato ad un altro suo illustre cittadino storico, Francesco Lomonaco (1772-1810), amico di Alessandro Manzoni (1785-1873).
Anche l'onorevole Giuseppe Zanardelli (1826–1903), presidente del Consiglio, in carica dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903, pur essendo stato avverso ai viaggi, ha raggiunto Montalbano Jonico il 23 Settembre 1902, in occasione del suo importante viaggio in Basilicata, con l'eccezione di un'unica tappa fuori regione a Taranto. Zanardelli è stato ospitato nel maestoso Palazzo Federici che sorge all'interno del centro antico di Montalbano Jonico.
La Riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico, istituita nel 2011, è un patrimonio naturale mondiale che è stato candidato al Chiodo d'Oro nel 2016, si trova tra i comuni di: Tursi - con il suo quartiere arabo della Rabatana, e il Santuario romanico di Santa Maria Regina di Anglona - (16 km) a ovest; Pisticci - dopo la località di Tempa Petrolla, dove c'era un castello nel XIII secolo - (25 km) a est; Scanzano Jonico - con le spiagge del Mar Jonio - (17 km) a sud; e Craco - la "città fantasma", famosa nella cinematografia italiana, col Parco Museale Scenografico di Craco - (25 km) a nord.
La posizione del paese è poco distante dall'Archeoparco di Andriace, conosciuto per la sua fattoria ellenistica risalente al III secolo a.C., e dai siti archeologici di Metaponto, terra di Pitagora, e di Policoro, la vecchia Heraclea, due importantissime località antiche della Magna Graecia, nella regione Basilicata (Lucania), in provincia di Matera, la famosa città dei "Sassi" che è stata anche Capitale Europea della Cultura nel 2019, città da cui il comune di Montalbano Jonico dista solamente 72 Km.
Solo per te... città, posti e chiese bellissimi da visitare come i calanchi e la Val d'Agri di Montalbano Jonico, che e' stato anche luogo di confino politico di Camilla Ravera, le spiagge di Policoro, i Templi Greci di Metaponto, i Sassi di Matera, i luoghi narrati da Carlo Levi ad Aliano, la Cattedrale di Anglona, la citta' fantasma di Craco, il rione Terravecchia di Pisticci, la Rabatana di Tursi, della provincia di Matera, nella regione Basilicata del bel paese Italia. https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g1931483-d11733638-Reviews-Regional_Reserve_of_Montalbano_Jonico_Badlands-Montalbano_Jonico_Province_of_Ma.html
Per saperne di più consultare la pagina del Comitato Mura di Montalbano Jonico collegata al gruppo Comitato Mura di Montalbano Jonico Group
Regional Reserve of Montalbano Jonico Badlands - All You Need to Know BEFORE You Go (2024) Detailed Reviews: Reviews ordered by recency and descriptiveness of user-identified themes such as wait time, length of visit, general tips, and location information.
25/05/2024
CAILLEBOTTE, Gustave (nato nel 1848, Parigi, morto nel 1894, Gennevilliers), Raschiatori per pavimenti, 1875, Olio su tela, 102 x 147 cm. Museo d'Orsay, Parigi.
Gustave Caillebotte (1848–1894): Les raboteurs de parquet, The Floor Planers [I rabotatori del parquet o raschiatori per pavimenti] (1875), Immagine, Arte, Pittura, Dipinto, Olio su tela, Dimensioni altezza: 102 cm x larghezza: 146,5 cm, Collezione del Museo d'Orsay, Numero di accesso: RF2718.
Storia dell'oggetto: 1894: nella collezione dello Stato francese. Storia della mostra: Seconda mostra impressionista, 30 marzo 1876 - 30 aprile 1876. Iscrizioni: Firma e data: G. Caillebotte 1875. Catalogo ragionato di Gustave Caillebotte, 1994, 34.
Versione del 1876 dello stesso soggetto di Caillebotte.
FONTE: https://en.wikipedia.org/wiki/Les_raboteurs_de_parquet
I DIPINTI
Caillebotte era particolarmente interessato alla luce all'aperto e alle impressioni fugaci di un tipo fino ad allora non considerato soggetti veri e propri, mentre era attratto tematicamente dalle figure umane e dagli aspetti della vita urbana. La sua visione del realismo impressionista era più vicina a quella di Degas, tuttavia era anche più aperto degli altri al mondo del duro lavoro fisico e più enfatico nella sua volontà di assumerlo come soggetto.
Caillebotte dipinse due versioni dei Raschiatori per pavimenti, esponendole entrambe alla seconda mostra impressionista nel 1876. Era un'opera che aveva visto a casa dei suoi genitori. Si tratta di un aspetto del realismo di Courbet e Millet adattato al linguaggio impressionista. Ha enfatizzato gli effetti della luce, l'azione presentata nel dipinto è quella di un momento e la composizione utilizza una prospettiva inedita, giapponese.
FONTE: https://www.wga.hu/html_m/c/caillebo/01floor.html (inglese)
BIOGRAFIA
Pittore e collezionista francese. I genitori di Caillebotte, di origine normanna, erano ricchi membri dell'alta borghesia parigina, e i suoi dipinti spesso evocano il suo background familiare. Dopo gli studi classici al liceo Louis Le Grand, si laureò in giurisprudenza nel 1870 e durante la guerra franco-prussiana fu arruolato nella Seine Garde Mobile (1870-71). Entrò nello studio di Léon Bonnat nel 1872 e superò l'esame di ammissione all'Ecole des Beaux-Arts il 18 marzo 1873. I registri dell'Ecole non fanno menzione del suo lavoro lì, e la sua frequenza sembra essere stata di breve durata. Ben presto fu attratto dalle sperimentazioni innovative, contrarie all'insegnamento accademico, dei giovani ribelli che sarebbero diventati noti come impressionisti.
Nel 1874 Edgar Degas, conosciuto da Caillebotte a casa del comune amico Giuseppe de Nittis, gli chiese di partecipare alla Prima Mostra Impressionista alla Galleria Nadar in Boulevard des Capucines a Parigi. Tuttavia, è solo in occasione della loro seconda mostra, nell'aprile 1876, che, su invito di Auguste Renoir, Caillebotte si unisce al gruppo impressionista. Da allora in poi fu uno dei partecipanti più assidui alle loro mostre (1877, 1879, 1880, 1882). Organizzò la mostra del 1877 e fece grandi sforzi per ripristinare la coesione del gruppo convincendo Claude Monet ad esporre nel 1879.
Caillebotte dipinse circa 500 opere in uno stile spesso più realistico di quello dei suoi amici impressionisti. Il pittore si illustrerà, in particolare, in vedute di strade parigine realizzate da alti balconi, in scene di vita lavorativa, in paesaggi naturali di giardini e parchi, e in scene nautiche (sulla Senna ad Argenteuil e Yerres).
Avendo ereditato una grande fortuna dai suoi genitori, Caillebotte non aveva bisogno di vendere i suoi quadri e poteva permettersi di fornire un aiuto finanziario fondamentale ai suoi amici artisti. Acquistò le loro opere, all'epoca molto denigrate, e accumulò la famosa collezione di capolavori impressionisti che lasciò allo Stato.
FONTE: https://www.wga.hu/bio_m/c/caillebo/biograph.html
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08/02/2025