11/02/2015
LA COMPASSIONE SECONDO GESÙ
Il Cuore di Gesù è il simbolo per eccellenza della misericordia di Dio; non è un simbolo immaginario, è un simbolo reale, che rappresenta la fonte da cui è sgorgata la salvezza per l’umanità intera. Il soldato che trafigge il costato di Gesù sulla croce è un segno del compimento delle profezie: dal cuore di Gesù, scaturisce per tutti gli uomini il perdono e la vita. Questa “compassione” è l’amore di Dio per l’uomo, è la misericordia, cioè l’atteggiamento di Dio a contatto con la miseria umana, con la nostra indigenza, la nostra sofferenza, la nostra angoscia. Gesù guarda l’uomo con gli occhi del cuore. Il termine biblico “compassione” richiama le viscere materne: la madre, infatti, prova una reazione tutta sua di fronte al dolore dei figli. Essa non è un semplice sentimento di simpatia, una lacrima di dolore o una elemosina più o meno ostentata. È aver “passione o sofferenza con”; vuol dire patire, soffrire con chi patisce e soffre. Gesù soffriva di una molteplice sofferenza con ciascun uomo. E qual è il frutto di questo amore? È la vita! Nell’episodio della vedova di Nain, che aveva appena perso anche il figlio, Gesù le disse: “Non piangere!”, e poi chiamò il ragazzo morto e lo risvegliò come da un sonno (Lc 7,11-16). La misericordia di Dio dà vita all’uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con misericordia. Una tale compassione non poteva non produrre frutti benedetti, sorreggere i cuori e…ridare la vita! E la compassione di Gesù non ebbe limiti nella sua manifestazione.