10/08/2021
UN PRINCIPIO FONDAMENTALE
Molti di noi ricordano certamente una delle più consuete e tassative prescrizione della nostra vecchia cara ginnastica, e cioè: “Petto in fuori pancia in dentro!”.
Questo perentorio “comando” era, ovviamente, un retaggio della ginnastica militare di stampo ottocentesco, dura a morire. Da molti secoli, invece, la ginnastica medica cinese – che riverbera i suoi insegnamenti anche nelle arti marziali –, ha sempre sostenuto che portare in fuori il petto come un tacchino, serrando nel contempo gli addominali e il diaframma, comporta serie modificazioni al corretto assetto posturale, per non parlare della respirazione, il cui flusso viene “strozzato”, impedendo il completo e naturale riempimento dei polmoni. Pertanto, il petto deve essere sempre rilassato e leggermente contenuto, mentre il diaframma deve essere libero di poter espletare una respirazione completa, cioè "addominale", con la pancia che si gonfia quanto è necessario.
Ovviamente, oggi l’educazione fisica occidentale è tutt’altra cosa rispetto al passato ed è diventata una vera e propria “scienza del movimento”; pertanto, certe nefandezze non si sentono (quasi) più.
Tornando però alla tradizione, se dovessimo contrapporre a questo nostro motto occidentale ormai in disuso, un'analoga raccomandazione del tutto orientale – utile nella vita di tutti i giorni e fondamentale nella pratica delle arti marziali –, la prima cosa che ci viene in mente è: “Testa appesa e coccige affondato!”.
Sì, perché uno dei “segreti” di tutte le pratiche orientali – dallo Yoga al Qi Gong, dal Taiji al Karate – è il “governo dell’asse e dell'equilibrio centrale” (che i cinesi chiamano "Zhong Ding").
L'Asse Centrale, che identifichiamo "genericamente" con la colonna vertebrale, assolve a funzioni diverse: da quelle strutturali a quelle energetiche. Da un punto di vista biomeccanico, esso rappresenta quell’asse intorno al quale ruota il tronco (visto idealmente come un cilindro); dal punto di vista energetico, quanto meno secondo la medicina tradizionale cinese, esso costituisce la “via di comunicazione” che lega i tre “tantien” (inferiore, mediano e superiore), nei quali viene immagazzinata l’energia nei tre diversi stadi di raffinazione. L’asse centrale costituisce quindi una sorta di "volano" per la gestione dell'equilibrio fisico, la trasmissione del movimento e la distribuzione “centrifuga” dell'energia.
Un corpo rilassato, connesso e radicato costituisce la condizione primaria per il corretto sviluppo dell'Asse Centrale.
Se l’allineamento dell’Asse coincide perfettamente con un ideale “filo a piombo” e la colonna viene “aperta e distesa nelle due direzioni” (con il sacro che viene attratto dalla Terra e le vertebre cervicali e la testa sospese verso il Cielo) i movimenti di rotazione del corpo non incontreranno alcun attrito articolare e non saranno soggetti ad alcuna tensione muscolare parassitaria, raggiungendo il più alto livello ergonomico, e ottenendo così la massima efficacia con il minor dispendio energetico.