Educazione Emotiva

Educazione Emotiva

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Questa pagina è realizzata da Rosanna Schiralli e Ulisse Mariani, psicologi e psicoterapeuti a Viterbo, ricercatori e autori. Anche online. Insieme al dott.

Psicoterapia adulti, coppie, famiglie, adolescenti. Ansia, depressione, traumi, dipendenze, disturbi mentali. La dottoressa Rosanna Schiralli è psicologa e psicoterapeuta. Si occupa da molti anni, presso il suo studio di Viterbo, insieme alla sua équipe, di clinica e terapia del disagio degli adulti, dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie. È stata titolare di cattedra di Filosofia e

12/06/2026
12/06/2026

LA ‘POESIA DELLO STUPRO’ NEI BAGNI DI UN LICEO DI FANO
Dove sono arrivati i nostri ragazzi

(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)

Nel bagno del liceo “Torelli” di Fano in provincia di Pesaro Urbino è stata trovata appesa una poesia che inneggia allo stupro. Non una frase scritta di fretta. Un foglio stampato, firmato "I poeti del bagno". Come se dietro quelle parole ci fosse un’identità condivisa, un gruppo, un modo di sentirsi parte di qualcosa.
È questo che deve preoccuparci: il terreno culturale in cui la violenza diventa una rima e la sopraffazione una battuta da far e ridere tra i banchi. E chi ride preoccupa molto molto di più di chi l’ha scritta.
La “poesia” ha contenuti illeggibili:
‘Se le donne non vogliono dare ciò che hanno sotto la gonna, allora gli uomini le prenderanno con la forza. Dopotutto, è il motivo per il quale sono nate.’ Nelle strofe successive si passa all’esplicita violenza fisica: “A non darcela ci provassero. Le cacciam di forza il nostro passero”. Il componimento raggiunge il suo apice descrittivo teorizzando la sottomissione chimica della vittima, affermando che, in caso di resistenza, la donna verrà drogata e abusata mentre si trova nel letto inerme.
Gli autori si firmano "i poeti del bagno" e intitolano quei versi Las Mujeres, "le donne", ma per i suoi contenuti è stata immediatamente ribattezzato "poesia dello stupro".
Da anni, come sa chi ci segue, ci battiamo per l’educazione emotiva e la didattica delle emozioni a scuola. Altrimenti non ne usciamo.
La scuola deve aprirsi a una rivoluzione pedagogica:
* praticare la didattica delle emozioni per insegnare a dare un nome a ciò che si prova e non solo: significa soprattutto superare la pulsione, che vuole l’appagamento immediato senza ammettere deroga, per trasformarla in emozione, che è più gestibile e differibile nel tempo.
* sviluppare l’EMPATIA come competenza fondamentale, per imparare ed allenarsi a mettersi nei panni dell’Altro, riuscendo a sentire quello che l’Altro sente (competenza fondamentale che ci rende umani).
* disarmare l'analfabetismo emotivo che trasforma la provocazione in violenza e il branco in scudo.
Se un adolescente scrive quelle rime e i coetanei ridono, significa che manca la capacità di sentire il dolore dell'altro. Punire il singolo o i singoli serve a poco se l'aula resta un deserto affettivo.
Non basta istruire le menti se lasciamo i cuori analfabeti. La didattica deve educare l'essere umano nella sua interezza e nella sua umanità.

11/06/2026

VACANZE, FIGLI E DIGITALE

(Quali sono le vostre regole per lo smartphone in vacanza? Scrivetelo nei commenti!)

Scuola finita, vacanze iniziate! Per milioni di studenti italiani è il momento più atteso dell'anno, ma per i genitori comincia una sfida complessa: gestire il tempo libero e lo screen time dei figli. Durante l'anno scolastico la routine rigida limita l'uso dei dispositivi. In estate, l'assenza di impegni strutturati rischia di trasformare lo smartphone in un riempitempo passivo per combattere la noia. I ragazzi, ma anche i bambini, rischiano di rimanere stravaccati sul divano o addirittura ne letto a stare ore a scrollare il telefonino in maniera assolutamente passiva con i genitori indifferenti (tanto stanno a casa e buoni) o a gridare inutilmente “esci, fa’ qualcosa! Non puoi stare tutto il giorno sul cellulare!”
Il segreto non è vietare la tecnologia, ma aiutare i ragazzi a non perdere l'intenzionalità e a navigare in sicurezza.
Ecco 4 strategie concrete per gestire la "Summer Mode" digitale, supportate dagli account per Teenager di Meta.

1- Ricostruire una micro-routine estiva. Scegliete momenti offline per tutta la famiglia, come il divieto di cellulare a tavola o in camera la notte. Ricordate: L’ESEMPIO DEI GENITORI FA LA DIFFERENZA
La funzione Meta: L'impostazione "Non disturbare" silenzia le notifiche dalle 22:00 alle 7:00 in automatico, aiutando i ragazzi a staccare senza pressioni sociali.

2- Trasformare il tempo vuoto in creatività attiva.
Aiutiamo i ragazzi a usare il digitale per esprimere passioni e scoprire hobby, anziché per lo scrolling passivo.
La funzione Meta: le impostazioni predefinite per teenager bloccano automaticamente i contenuti sensibili su Instagram, Facebook e Messenger.

3- Incentivare l'autoregolazione.
Concordate un limite di tempo quotidiano chiaro e sostenibile. Poche regole chiare evitano che ogni giorno diventi una trattativa estenuante.
La funzione Meta: gli adolescenti ricevono un avviso dopo 60 minuti di utilizzo. I genitori possono impostare un blocco totale dell'app dopo un limite giornaliero prestabilito.

4- Stabilite una giornata DE-TOX DAL DIGITALE: tutti senza dispositivi. Tutti tutti, in cui si fa altro: si parla, si esce, si fa un gioco insieme da tavolo; ci si inventa qualcosa di diverso. Diventerà una sana abitudine.

5- Sfruttare l'estate per un dialogo informale.
Meno controllo ansioso, più presenza. SEDETEVI ACCANTO AI VOSTRI FIGLI e fatevi mostrare con curiosità autentica cosa fanno online, senza giudicare.
La funzione Meta: gli strumenti di supervisione permettono ai genitori di vedere il tempo speso online e i contatti, offrendo un ponte perfetto per avviare conversazioni costruttive.

Ricordate sempre che voi genitori siete i piloti dell’aereo d i vostri figli sono i passeggeri, per questo non dovete mai fare cambio posto d far guidare i figli: sarebbe una catastrofe poiché l’aereo precipiterebbe. Perciò tenete sempre il vostro posò nella cabina di pilotaggio,senza abbandonarlo mai, soprattutto nelle turbolenze. Tutto questo per dire che dovete dare regole, mettere confini e paletti, dedicando un po’ di tempo ad organizzare il ‘tempo’ dei figli sui dispositivi, ma anche dedicando ‘tempo’ a loro. Anche se sono adolescenti. ‘Tempo’ nutriente di emozioni condivise, di rispecchiamento e sintonizzazione e interesse autentico. Vedrete che i vostri ragazzi e i vostri bambini sentiranno profondamente la vostra intenzione di “stare con loro”.
L'estate può diventare un'ottima opportunità per costruire una nuova consapevolezza digitale in tutta la famiglia, ma anche per vivere relazioni più intense senza la morsa della fretta.

Photos from Educazione Emotiva's post 10/06/2026

Studio della dott.ssa Rosanna Schiralli a Viterbo.
Lavora anche online. Tel. 0761307845; whatsapp 3356660454

10/06/2026

La prima settimana a settembre, invece di dedicarla alle discipline, non sarebbe bello e più proficuo dedicarla a tutti i vissuti ed emozioni estivi? Basterebbe provare per vedere la differenza e la partenza con più sprint.

Che ne pensate?

09/06/2026

SOS DIPENDENZA DIGITALE:
CARI GENITORI, NON SIETE SOLI.
ECCO COME PROTEGGERE I VOSTRI FIGLI

(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)

Sobenissimo cosa state provando. Vedere i propri figli perennemente incollati a uno schermo, assenti, pronti a scattare per un capriccio o una crisi di rabbia appena si chiede di spegnere la console, è doloroso e frustrante. Vi fa sentire impotenti, stanchi e spesso terribilmente in colpa.
Ma una cosa dobbiamo dircela chiaramente: non siete voi a sbagliare, e non siete soli.
Oggi i dati ci dicono che quasi il 20% dei ragazzi in Italia vive un rapporto problematico con i videogame. Il Gaming Disorder, riconosciuto ufficialmente dall'OMS, è una trappola psicologica studiata nei minimi dettagli per catturare la loro attenzione. Non è una vostra mancanza come genitori, è un'emergenza sociale che stiamo affrontando tutti insieme.
Per ritrovare la serenità in casa e proteggere la salute mentale dei vostri ragazzi, potete fare piccoli passi ogni giorno. Ecco 5 consigli pratici da cui ripartire, con fermezza ma anche con tanto amore:
* PROTEGGETE IL LORO SONNO: stabilite insieme una regola: la sera i dispositivi si spengono e si lasciano in soggiorno. Una camera da letto senza schermi è il primo passo per ritrovare il riposo e la calma.
* USATE LA TECNOLOGIA ALLEATA: non abbiate paura di impostare limiti di tempo automatici attraverso le app di Parental Control (come Google Family Link o Apple Screen Time). Eviterà a voi di dover fare i "poliziotti" continui e aiuterà loro a darsi una regola.
* SOSTITUITE, NON LIMITATEVI A VIETARE: quando togliete lo schermo, offrite un'alternativa reale. Un pomeriggio al parco, una partita a un gioco da tavolo, o semplicemente cucinare qualcosa insieme. Hanno bisogno di riscoprire il bello della presenza.
* OCCHIO ALLE TRAPPOLE ECONOMICHE: molti giochi spingono all'acquisto di contenuti extra con dinamiche simili al gioco d'azzardo. Disattivate i pagamenti automatici sui loro dispositivi per proteggerli anche da questo stress emotivo.
* FATE SQUADRA STACCANDO LA SPINA INSIEME: date il buon esempio. Dedicate i momenti dei pasti al dialogo, spegnendo anche i vostri smartphone. Mostrate loro che il mondo reale, là fuori, è molto più interessante di una notifica.
Se però vi accorgete che la situazione vi sta sfuggendo di mano, che l'isolamento è totale o che le reazioni sono troppo violente, non vergognatevi a chiedere aiuto. Rivolgersi a uno psicologo o a un centro specializzato è un grandissimo atto d'amore.
Accanto ai vostri figli si può vincere questa sfida. Un piccolo passo alla volta.

Parliamone, senza giudicarci: qual è la difficoltà più grande che incontrate ogni giorno nella gestione degli schermi? Confrontiamoci nei commenti, sostenersi a vicenda è fondamentale.

07/06/2026

LO SCUDO DELL’IGNORANZA

QUANDO LO STATO CONFONDE CON LA CENSURA LA PROTEZIONE

Il recente via libera definitivo del Senato al ddl Valditara sul consenso informato obbligatorio non è una misura di tutela: è un atto di codardia istituzionale. Confezionata sotto il vessillo ideologico della "lotta alla propaganda", questa legge introduce un vero e proprio commissariamento morale della scuola, riducendo la libertà d'insegnamento a un modulo burocratico da far firmare a casa.Siamo davanti a una sfacciata dichiarazione di sfiducia verso un'intera classe di professionisti. Psicologi, educatori e docenti specializzati vengono trattati come minacce da cui difendersi, costretti a sottoporre i propri materiali didattici al "visto" preventivo delle famiglie come se si trattasse di materiale sovversivo. È un'operazione di sistemica infantilizzazione dei ragazzi: nell'era in cui gli adolescenti navigano senza filtri nel mare della pornografia online, lo Stato decide che non possono ascoltare una lezione di educazione affettiva senza il "permesso scritto" di mamma e papà. Li si vuole scolaretti dipendenti, non cittadini consapevoli.Mentre l'Europa riconosce da decenni che la salute e l'affettività si insegnano fin dall'infanzia per prevenire abusi e violenze, l'Italia sceglie il neomedioevo del silenzio, imponendo il divieto assoluto nelle scuole materne ed elementari. Questa legge finge che i bambini siano fogli bianchi privi di emozioni e domande, regalando la loro educazione algoritmica agli smartphone. Ma la colpa più grave di questo capolavoro reazionario è il razzismo culturale latente: delegare il diritto all'informazione alla sensibilità della famiglia significa condannare alla segregazione e al pregiudizio gli studenti che nascono in contesti patriarcali, rigidi o con background etnici chiusi. Chi ha più bisogno di una scuola aperta e inclusiva verrà scientificamente escluso per veto familiare. Questa non è libertà educativa: è l'istituzionalizzazione dell'ignoranza.

07/06/2026

TECNOLOGIA SOSTITUISCE I GENITORI
(La domanda che non vogliamo farci)

La domanda che non vogliamo farci Il vero problema, quello che nessun politico vuole toccare e nessun editorialista vuole affrontare fino in fondo, è perché stiamo chiedendo alla tecnologia di risolvere un fallimento educativo. Stiamo chiedendo agli algoritmi di fare i genitori, ai filtri di dire i “no” che gli adulti non hanno il coraggio di pronunciare, e alle piattaforme di assumersi una responsabilità che è, prima di tutto, di chi quel bambino lo ha messo al mondo e ha deciso, per comodità o per debolezza o per conformismo, di consegnargli uno strumento che non è in grado di gestire.
Finché questa domanda resta senza risposta, ogni proposta legislativa, ogni tecnologia miracolosa, ogni dichiarazione roboante sulla “protezione dei minori” è quello che è: teatro. Ben recitato, a volte commovente, quasi sempre inutile. E nel frattempo, su Instagram, c’è un bambino di sette anni con un profilo aperto dalla mamma, che raccoglie like da sconosciuti, e nessuno fa niente, perché fare qualcosa significherebbe ammettere che il problema non è il social, non è l’algoritmo, non è la tecnologia.
Il problema è il genitore che ha premuto “Conferma”.

06/06/2026

(Qual è la vostra reazione di fronte a questo strano e preoccupante fenomeno?)

PERCHÉ MOLTI RAGAZZI SI TAGLIANO? CAPIRE L’AUTOLESIONISMO PER POTERLO CURARE

(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)

Trovare dei tagli sulle braccia o sulle gambe del proprio figlio è uno degli incubi peggiori per un genitore. La prima reazione è spesso il panico, seguito da domande angoscianti: "Perché lo fa? Vuole morire? È colpa mia? Lo fa solo per attirare l'attenzione?".
Come psicoterapeuta, sento il dovere di fare chiarezza su un fenomeno purtroppo sempre più diffuso tra gli adolescenti. L'autolesionismo non è una moda e, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un tentativo di suicidio. È un linguaggio del corpo.
Ecco cosa si nasconde davvero dietro questo sintomo, spiegato attraverso la psicologia e le neuroscienze: il dolore fisico per anestetizzare il dolore emotivo
Gli adolescenti di oggi si trovano a gestire un carico di ansia, aspettative sociali, senso di inadeguatezza e vuoto che spesso non riescono a verbalizzare. Quando il dolore psicologico diventa intollerabile, la mente va in cortocircuito. Il taglio sposta il dolore da dentro (invisibile e incontrollabile) a fuori (visibile e circoscritto). Il dolore fisico diventa paradossalmente più facile da gestire rispetto all'angoscia interna.
La trappola neurochimica delle endorfine
A livello cerebrale, quando il corpo subisce una ferita, il cervello rilascia immediatamente endorfine e serotonina per attenuare il dolore. Questo meccanismo biologico provoca una temporanea sensazione di calma, sollievo e "controllo". IL RAGAZZO SENTE DI ESISTERE DI NUOVO, DI USCIRE DA UN SENSO DI VUOTO O DI ANESTESIA EMOTIVA. IL PROBLEMA È CHE QUESTO SOLLIEVO DURA POCHISSIMO E CREA UNA VERA E PROPRIA DIPENDENZA DISFUNZIONALE.
Oltre ai tagli visibili, ci sono dei segnali comportamentali a cui un genitore può prestare attenzione:
L'abbigliamento insolito: indossare costantemente maniche lunghe, felpe pesanti o polsini anche in piena estate o in casa quando fa molto caldo.
Il ritiro prolungato: passare ore e ore chiusi in bagno o in camera, soprattutto dopo un litigio, un brutto voto o un momento di forte tensione emotiva.
La gestione insolita delle ferite: trovare in camera o nel cestino del bagno fazzoletti sporchi di sangue, cerotti, garze o piccoli oggetti taglienti nascosti (temperini smontati, lamette).
Cambiamenti repentini dell'umore: passare da un'estrema reattività e rabbia a una chiusura totale e improvvisa, come se il ragazzo si fosse improvvisamente "anestetizzato".
Cosa fare concretamente se si scopre questo sintomo?
Il primo passo per un genitore è regolare la propria ansia. Se reagiamo con panico, urla o perquisizioni della stanza, il ragazzo si sentirà profondamente giudicato e si chiuderà ancora di più, affinando le tecniche per nascondersi.
Bisogna invece aprire un canale di comunicazione emotiva, dicendo chiaramente: "Ho visto i segni sulle tue braccia. Non sono arrabbiato, ma sono molto preoccupato per te. Vedo che stai soffrendo enormemente e voglio aiutarti a stare meglio".
Poi ci sono i Social Media tra emulazione e pressione digitale: oggi il malessere degli adolescenti viaggia anche online. Algoritmi sempre più stringenti rischiano di intrappolare i ragazzi in "bolle digitali" dove l'autolesionismo viene normalizzato, romanticizzato o condiviso come se fosse un codice di appartenenza a un gruppo. A questo si aggiunge la pressione costante dei social, che impone standard di perfezione e popolarità impossibili da raggiungere. Quando il confronto con la realtà virtuale genera un senso di fallimento totale, il corpo diventa l'unico luogo rimasto in cui poter "scaricare" questa intollerabile pressione invisibile.
Comunque un genitore non deve mai sottovalutare il fenomeno, ma deve chiedere un aiuto psicologico per trovare la strada migliore per aiutare il figlio ad uscire da questa trappola e incamminarsi verso la strada di una crescita autonoma e sicura. Il tagliarsi è un segnale, un sintomo e come tale va letto ed affrontato alla stregua di un sintomo fisico importante.

04/06/2026

COMPITI DELLE VACANZE: TORTURA ESTIVA O COMPLOTTO CONTRO LA SALUTE MENTALE FAMILIARE?
(E SE IL VERO COMPITO FOSSE SOLO CONNETTERSI?)

(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)

Lo dico prima come psicoterapeuta e poi come persona: io sono totalmente, fermamente e disperatamente CONTRARIA ai compiti delle vacanze. Per tutti. Dalle primaria alla scuola secondaria di primo e secondo grado, nessuno escluso.
Dopo nove mesi passati a chiedere al cervello di performare, rispettare scadenze e gestire l'ansia da prestazione, le vacanze dovrebbero essere un momento di "decompressione". Per i ragazzi, certo, ma ammettiamolo: anche per i genitori!
Invece no. L'estate rischia di trasformarsi in un set cinematografico di tensioni familiari:
* Alla primaria: pomeriggi interi a piangere sulle tabelline a 38 gradi all'ombra, con i genitori che si improvvisano maestri severi distruggendo la pazienza residua.
* Alla secondaria: il dramma psicologico dei classici della letteratura ignorati fino al 31 agosto, che scatena sensi di colpa, ansia da countdown e litigi h24
Da un punto di vista neuropsicologico, il cervello ha bisogno di riposo vuoto per consolidare gli apprendimenti. Si impara molto di più gestendo la noia (che stimola la creatività), muovendo il corpo all'aria aperta e vivendo contesti reali.
Costringere i figli a fare i compiti sotto l'ombrellone non migliora il loro rendimento a settembre: aumenta solo il loro rifiuto per la scuola e mina la serenità delle relazioni in casa.
Si apprende e ci si arricchisce molto di più a vivere e condividere emozioni ed esperienze emotive significative, per poi magari riportarle a scuola alla ripresa delle lezioni: un vivaio di elementi su cui lavorare, trasversali a tutte le discipline. Sì, si dovrebbe raccomandare agli alunni, alla fine dell’anno scolastico, di fare attenzioni alle diverse emozioni che proveranno durante l’estate: sarebbe un bellissimo ed utilissimo compito per le vacanze…
I bambini e gli adolescenti non hanno bisogno di un programma di animazione h24. Hanno bisogno di noi. Di una versione di noi meno distratta da scadenze, notifiche e orari.
Le vacanze estive sono una transizione emotiva potentissima. Sono l'unico momento dell'anno in cui possiamo rallentare il tempo e fare spazio a ciò che la routine quotidiana schiaccia: l'ascolto profondo, le risate spontanee e la condivisione delle emozioni.
Stare insieme in vacanza non significa che debba essere tutto perfetto. Significa:
* Condividere la meraviglia: guardare un tramonto o scoprire un posto nuovo insieme, sintonizzando le vostre emozioni sulla stessa frequenza.
* Accogliere la noia e la frustrazione: un pomeriggio di pioggia o un imprevisto diventano palestre di resilienza emotiva se affrontati insieme, senza l'ansia di dover "risolvere" tutto subito. No
* Creare ricordi di sicurezza: i figli non ricorderanno il costo dell'hotel, ma ricorderanno quella volta che avete riso fino alle lacrime per un gelato caduto o quel discorso profondo fatto in spiaggia al buio.
I legami affettivi si nutrono di questo tempo "vuoto" e condiviso. È in questi momenti che i ragazzi si sentono davvero visti, ascoltati e protetti.

E voi, quale "emozione" o momento speciale sperate di condividere con i vostri figli in queste vacanze? Vi aspetto nei commenti!

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