Dr.ssa Margherita Bauducco - Terp,Psicomotricis,Ried. del gesto grafico

Dr.ssa Margherita Bauducco - Terp,Psicomotricis,Ried. del gesto grafico TeRp, Psicomotricista,Ried. del gesto grafico.Formatrice e Docente UniTo
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QUANDO bene NON SIGNIFICA BENE I genitori che arrivano da me con i bimbi che hanno sindromi genetiche o disfunzioni impo...
02/09/2026

QUANDO bene NON SIGNIFICA BENE

I genitori che arrivano da me con i bimbi che hanno sindromi genetiche o disfunzioni importanti li guardo sempre negli occhi, ancora prima di accarezzare i loro bambini.
Mi accorgo di guardarli negli occhi molto di più degli altri genitori, perché sento che c'è un mondo nascosto.
Come state?
Loro rispondo sempre "bene!".
Ma dietro quel bene ci sono chiamate infinite ai servizi che suonano a vuoto, ci sono email mai risposte sveglie presto e pranzi dimenticati per prenotare una visita o richiedere il facilitatore che da tempo l' Asl ha promesso e che non arriva e quando arriva, poi è sbagliato. E quando i servizi funzionano è la scuola che non integra e non è capace di dare il sostegno di cui necessitano, sostegni non capaci o che vanno e vengono.

Io li ammiro e penso che forse io, non ce la farei.
E le vedo le lacrime che non versano più, quelle che hanno versato, quelle che versano con me e quelle amare che si trasformano in rabbia, altre in impotenza.

Devono essere dei supereroi , devono vivere da supereroi anche se sono stanchi, non ce la fanno più.
E c'è sempre dietro quel "chissà se..." che srotolano come un sacco a pelo e ci si mettono dentro alla fine della giornata pensando ai compagni o ai bimbi che hanno incontrato durante il giorno e che "stanno bene".

È l'assoluto essere genitori così. Non te lo saresti immaginato e ci sei finito dentro.
Eppure l'amore li muove, un amore enorme che va ben oltre l'io e arriva al di lá della morte.
Perché loro vivono e fanno tutto ciò per il dopo loro.
Noi "altri" genitori ci pensiamo ma ci possiamo godere il momento, loro sono proiettati nello spazio e per arrivare lassù ti manca l'ossigeno.

E sono sempre i genitori che chiedono meno di tutti, che sono gentili, educati, che chiedono se possono, che entrano in punta dei piedi quando vengono in studio.
Loro sanno cosa significa il dolore e la sofferenza e la sentono ancora di più quando il sistema non funziona.
E il sistema spesso non funziona.
E poi leggiamo di Bianca che vola nel cielo con i suoi genitori e il suo cagnolino perché è mancata la speranza, è mancato il sostegno e forse anche perché non tutti siamo fatti per dover combattere da supereroi per tutta la vita.
È tutto molto difficile...bisogna arrivare a costruire intorno a loro una rete abbastanza forte da permettere loro di essere semplicemente genitori.
Genitori stanchi.
Arrabbiati.
Impauriti.
Genitori che, ogni tanto, hanno bisogno che qualcuno dica:
“Ci penso io. Non devi fare tutto da solo. Non devi essere sempre un supereroe.”

Pensiamo che una buona relazione sia fatta di sintonia costante. Non è così.Nel suo "Still Face Experiment", lo psicolog...
24/08/2026

Pensiamo che una buona relazione sia fatta di sintonia costante.
Non è così.
Nel suo "Still Face Experiment", lo psicologo Edward Tronick ha osservato che genitore e bambino sono "fuori sincrono" in circa il 70% del tempo che passano insieme — anche nelle coppie più sane.

Quello che conta non è l'assenza di rottura. È la riparazione che arriva dopo.
Uno sguardo altrove, un tono che sale, un momento di distanza: succede, ed è normale.
Diventa tutto più "insano" se invece in quel "fuori sincrono" ci mettiamo device e cellulari (questo dobbiamo ricordarlo!).

Quello che il bambino porta con sé non è la rottura in sé, ma se qualcuno poi torna.
Tornare, riparare, ricominciare: è lì che si costruisce la fiducia.
Non nella perfezione.

Quante volte diciamo "calmati" a un bambino che calmo non è?Ogni frase è una coreografia neurologica, cambi le parole e ...
22/08/2026

Quante volte diciamo "calmati" a un bambino che calmo non è?
Ogni frase è una coreografia neurologica, cambi le parole e cambi l'esperienza.
È questione di sistema nervoso.

Ogni volta che parliamo a un bambino disregolato, il tono, la vicinanza e le parole che scegliamo mandano al suo corpo un segnale preciso: pericolo o sicurezza.

In queste slide trovi 4 confronti tra la frase "automatica" (quella che esce quasi senza pensare, ed ece, lo sappiamo tutti!) e la frase che aiuta davvero a regolare — con i processi che la ricerca associa a ciascuna.

Non sono formule magiche, e nemmeno un giudizio su chi, nella fretta, usa la prima.
Sono solo strumenti in più da avere in tasca.

Qual è la frase automatica che ti capita di dire più spesso? Raccontamelo nei commenti 👇

L'ILLUSIONE DEL GENITORE PERFETTO Su internet troverete la descrizione del genitore perfetto e questo, sappiatelo, vi po...
30/06/2026

L'ILLUSIONE DEL GENITORE PERFETTO

Su internet troverete la descrizione del genitore perfetto e questo, sappiatelo, vi porterà a sentirvi sempre più in colpa, a non sentirvi una buona mamma o un buon papà, e non riuscire ad entrare in connessione con il vostro bambino perché sarete troppo impegnati a trovare le parole giuste e la postura adeguata ed il dialogo migliore, ma non sarete nel flusso. Emotivo, comunicativo.

I bambini hanno bisogno che la nostra energia incontri la loro, che si sintonizzi con la loro esperienza, soprattutto quando le emozioni li stanno sopraffacendo.

La CO-REGOLAZIONE non è la ricerca della perfezione. Non è dire sempre la cosa giusta o non arrabbiarsi mai. È la disponibilità a rimanere nella relazione, anche quando l'emozione è intensa.
Perché i bambini non hanno bisogno di adulti impeccabili: hanno bisogno di adulti sufficientemente presenti, autentici e capaci, quando serve, anche di riparare.

Certo che il dialogo è importante, ma esistono dei no chiari che lo sono altrettanto e che non possono essere sovraccaricati di spiegazioni e parole.
Sono NO fermi, chiari e rispettosi.

Possono scatenare emozioni forti, lo sappiamo, e non perché non l'abbiamo detto con la giusta intonazione o con la giusta postura: più semplicemente perché quella cosa proprio quel bambino la voleva fare perché forse se l'era immaginata, desiderata, aspettata o forse perché crea una sensazione molto piacevole.
Semplicemente perché a 4 anni si è ancora immaturi per quello che riguarda l'autoregolazione.

La cosa difficile è stare nella tempesta arriva dopo: su questo abbiamo bisogno di lavorare.

Quanto ci spettina emotivamente ciò che viene dopo il NO?

È un uragano che può durare 5 o 45 minuti ad alta intensità e noi in quel contesto ci sentiamo in dovere di fare qualcosa,
di dire qualcosa,
di aggiustare qualcosa.
Succede poi una lunga catena di eventi che rende i pomeriggi delle vere e proprie battaglie emotive sfinenti dove volete solo spegnere la luce e il cervello e dov'è il corpo è esausto.

Con queste parole non sono qua a dirvi come fare perché ogni bambino è a se, così come ogni nucleo familiare, ma sono qua per dirvi di non andare alla ricerca dell'essere il genitore perfetto.

Sono qua per dirvi che esiste la riparazione, preziosa risorsa, e che ognuno è genitore a proprio modo in base al bambino che incontra.

Smettiamola di creare ideali irrealistici (e questo lo dico anche a noi professionisti) e iniziamo a vivere i nostri bambini dando limiti e abbracci , ridendo ed anche arrabbiandoci (purché sappiamo assumercene la responsabilità).

Restando autentici e cercando di comprendere però il bisogno che non si vede e cercando di comprendere noi cosa stiamo attraversando.

Forse dovremmo smettere di chiederci se siamo genitori abbastanza bravi.
E iniziare a chiederci se siamo abbastanza presenti da incontrare davvero il bambino che abbiamo davanti, invece dell'idea di bambino che pensiamo di dover gestire.

È SOLO MOVIMENTO?Quando il nostro sistema nervoso ci vuole proteggere, siamo in allarme. E quando siamo in allarme tutti...
24/06/2026

È SOLO MOVIMENTO?
Quando il nostro sistema nervoso ci vuole proteggere, siamo in allarme.
E quando siamo in allarme tutti i sensi sono rivolti alla nostra protezione, il canale visivo preferenziale è il periferico (abbiamo necessità di sapere cosa accade a fianco più che davanti a noi),
il sistema uditivo è iper-reattivo, sente anche gli aerei che passano in lontananza,
il sistema tattile ricerca da una parte stimalazioni forti propriocettive (movimento, pressione, impatto) e dall'altra può "scappare" da una carezza, un abbraccio, una vicinanza percepita come troppo invasiva.

Ci sono bimbi che nascono con un'allerta già così elevata e i genitori lo sanno bene (ma sappiamo che i bimbi non sono nati nel loro giorno di nascita ma 8/9 mesi prima,
Ci sono poi altri bimbi che si ritrovano molto piccoli (giorni, mesi) a esperire situazioni dolorose, drammatiche, faticose, distoniche rispetto ai loro bisogni.

Di questo ne dobbiamo tenere da conto perché non tutti i bambini hanno caratteristiche neurodivergenti che derivano dall'adhd.
Semplicemente , ma complessamente, molti bimbi hanno un sistema nervoso che per anni si è protetto, nel solo modo in cui era capace.

E questo viene fuori, come quando Marco, quel giorno di pioggia, in seduta ha ricordato e verbalizzato un evento della sua storia personale, un evento di cui i genitori pensavano non conservasse alcuna memoria.

Sono spesso gli eventi traumatici a lasciare tracce profonde nel corpo e nel cervello: è lì che nasce la paura, perché siamo esseri costruiti per sopravvivere.
Quando un'esperienza trova le parole per essere raccontata, qualcosa inizia a cambiare. Quel ricordo comincia a trovare una casa, un luogo in cui stare che non sia soltanto il corpo, costretto a custodirlo e a raccontarlo attraverso il movimento, le tensioni o i silenzi.

La grande forza della pratica psicomotoria sta proprio qui: offrire uno spazio in cui ciò che è stato vissuto possa emergere, essere riconosciuto e, poco alla volta, essere integrato nella propria storia.

Trovare casa, perché ciò che non trova casa nelle parole continua spesso ad abitare solo il corpo.

VADEMECUM PER INSEGNANTi E GENITORI La scuola è terminata per i bimbi della primaria invece agli sgoccioli per i bambini...
19/06/2026

VADEMECUM PER INSEGNANTi E GENITORI
La scuola è terminata per i bimbi della primaria invece agli sgoccioli per i bambini dell'infanzia.

Oggi vorrei ti**re le somme e ho pensato così ad un vademecum per insegnanti e genitori, per leggere ciò che è successo quest'anno ma per riflettere sulle possibilità di rinnovamento del prossimo anno.
Sono pensieri che mi si sono affacciati in questo anno e che voglio condividere con voi.

1 - La scuola è il luogo del possibile, dov'è il potenziale si trasforma in reale cosa che può succedere solo se smettiamo di giudicare e iniziamo ad ascoltare l'altro. I genitori le insegnanti e gli insegnanti i genitori.

2- mamma e papà sostenete i bambini emotivamente ma lasciategli portare il loro zaino, fisicamente e simbolicamente. Camminate accanto ma non sostituiteli , ascoltateli ma non anticipateli. State dando il messaggio più forte del mondo: io ci sono ma tu ce la puoi fare anche da solo.

3- cari insegnanti, abbracciateli questi bimbi, sentiteli con il corpo, puntate sulla relazione e praticate la flessibilità , non perderete il vostro ruolo, anzi, lo rinforzerà e sarà ciò che sosterrà il bambino nei momenti più critici.

4- l'apprendimento avviene solo dopo che le emozioni hanno trovato casa.

5- ritorniamo alla scuola educativa e non clinica. Per fare questo possiamo solo fermarci e formarci e tornare in classe con concretezza e meno ansia da prestazione. E forse, possiamo dirci che il fuori (fuori dagli schemi, fuori dagli spazi chiusi) è una miccia che accende il dentro.

6- i bambini non impareranno a scrivere ripassando i tratteggi sui libri. Si, sapranno le lettere, le riconosceranno ma non le sapranno collegare e non arriveranno ad una scrittura fluida e veloce interiorizzando. La scrittura, il corsivo in primis, è collegato a doppia mandata alle aree corticale dell'attenzione. Quindi se sostenete il corsivo, sosterrete la crescita esecutiva delle aree attentive e l'espressione di sé.

7- i genitori hanno bisogno di sentirsi ascoltati, compresi ma non giudicati, gli insegnanti hanno bisogno di veder riconosciuto il valore del loro lavoro. Questo può avvenire solo attraverso il dialogo.

8- sostituite la parola problema con la parola fatica , le fatiche insieme si superano. Insegnanti , arrivate con la concretezza (succede questo e quest'altro, come lo affronatte anche a casa? )forse troverete anche soluzioni e punti di vista differenti . Arrivate con esperimenti concreti (abbiamo provato a fare così e non ha funzionato, invece questo ha portato a un'evoluzione). Non parlate per urgenza. Mai. Perché l'urgenza nasce in noi.

9- ridete con i bambini

10- lasciate tempo. Gli unici che non hanno tempo siamo noi adulti.

Buona estate a chi insegna, a chi educa, a chi accompagna e a chi cresce.

Sono felice di condividere la pubblicazione del mio articolo "Il corpo neurobiologicamente relazionale. Una lettura psic...
15/06/2026

Sono felice di condividere la pubblicazione del mio articolo "Il corpo neurobiologicamente relazionale. Una lettura psicomotoria della regolazione" sulla rivista La Psicomotricità nelle diverse età della vita edito Edizioni Centro Studi Erickson .

È un tema a cui tengo particolarmente: sostenere il sistema nervoso per sostenere il bambino, integrare la visione emotiva e la visione e neurobiologica.
Non osservare per comparti stagni ma riconoscere la melodia che ogni bambino ci porta e sapere che questa melodia è fatta di ambiente e di caratteristiche individuali. È fatta anche di noi in realtà.

L'articolo nasce dall'esperienza quotidiana in sala e dal dialogo tra psicomotricità, neuroscienze e sviluppo relazionale.
Ho provato a dare parole a ciò che osserviamo tutti i giorni in sala: come il corpo, il movimento, il ritmo, il contatto e la relazione partecipino alla costruzione della regolazione emotiva e del senso di sicurezza.

Un grazie a tutte le persone, grandi e piccole, che ogni giorno continuano a insegnarmi qualcosa sul valore dell'incontro attraverso il corpo 🙏

Buona lettura collegh*!

20/05/2026
QUANDO IL CORPO COMINCIA A PARLARESpesso arrivano bambini con emozioni che vagano libere e poco riconosciute e conosciut...
17/05/2026

QUANDO IL CORPO COMINCIA A PARLARE

Spesso arrivano bambini con emozioni che vagano libere e poco riconosciute e conosciute.
Sono emozioni che emergono nei vari ambiti in cui il bambino vive e che passano sempre attraverso il corpo, un corpo che fa da cassa di risonanza ed amplifica .

Poi ci sono bambini che arrivano con dentro il groviglio, "perfetti", "adeguati" nei contesti sociali ma quando varcano la soglia di casa aprono la chiave di quella gabbia dorata che si sono costruiti e lasciano emergere ciò che hanno dentro.
Solo che li travolge. Sono prigionieri di quei comportamenti e di quelle dinamiche da cui non riescono ad uscire.
Sembrano gli incendiari, ma sono loro che stanno bruciando.

E così, quando arrivano in seduta quando il corpo trova spazio per esprimere tutto ciò, sembra quasi che regrediscano.
Le mamme mi dicono " da due settimane che abbiamo iniziato è molto più nervoso, facciamo più fatica, anche fuori casa, non è più come prima".
E io dico " allora sto facendo il mio buon lavoro, abbiamo trovato il punto, ma i punti si portano con loro tutto l'alfabeto. Emotivo. Lasciamogli tempo. "

Succede una cosa semplicissima: quando un bambino smette di trattenere, inizia a sentire.
E noi accogliamo emozioni grezze, lo sosteniamo nel trasformarle per renderle pensabili e anche dicibili.
E quando inizia a sentire, non sente l'ordine, all’inizio sente il caos.
Ma quel caos non è una regressione.
È un passaggio.
È il rumore della verità che finalmente trova spazio.
È il corpo che dice: “adesso possiamo guardarlo”.
È il sentirsi sicuro da potersi mostrare.

E solo da lì può cominciare una vera trasformazione.

Indirizzo

Via Perlino 7
Villastellone
10029

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 19:00

Telefono

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