27/08/2026
L’ETÀ DELL’ORO È SEMPRE QUELLA PRIMA
«Il mondo sta andando male.»
È una frase che sento spesso. Viviamo nel caos, i valori si perdono, i giovani non hanno rispetto e il futuro sembra oscuro.
Eppure se consultiamo la storia gli antichi ci mostrano che tutto questo non appartiene solo al nostro tempo.
Esiodo, nel 700 a.C., scriveva:
«Oh, se non fossi tra gli uomini della quinta generazione, ma fossi morto prima o fossi nato dopo!»
Platone, nel 380 a.C., osservava:
«Il padre si abitua a essere simile al figlio e a temere i figli, e il figlio non ha né vergogna né timore dei genitori.»
Cicerone, nel I secolo a.C., scriveva:
«Gli stolti attribuiscono alla vecchiaia i propri vizi e i propri difetti.»
Seneca, nel I secolo d.C., osservava:
«Nessuno si appropria del proprio tempo, ciascuno lo spreca.»
E Schopenhauer, nel XIX secolo:
«La vita oscilla, come un pendolo, fra il dolore e la noia.»
Epoche diverse, problemi diversi. Eppure la stessa sensazione ritorna.
Forse è nella natura dell’essere umano guardare ciò che cambia e chiamarlo decadenza, rimpiangere un passato che non ha vissuto e temere un futuro che ancora non conosce.
Criticare il proprio tempo è comprensibile, e necessario. Ma non trasformiamo la critica in nostalgia e la prudenza in pessimismo.
Forse il futuro non è così nero come lo immaginiamo. È una tela che ha sicuramente delle ombre, ma che è anche capace di accogliere nuovi colori.
Ognuno di noi può scegliere come colorare la propria tela, la propria esistenza, abbandonarla alle ombre, oppure inserire dei colori affinché possa essere più piacevole per la nostra quotidianità e diventare magari anche fonte di ispirazione e bellezza per le persone che abbiamo intorno; per quelle che non hanno ancora scoperto di poter aggiungere colori alla propria.
L. Lobina