03/10/2026
LE FESTE COMANDATE SONO DA ABOLIRE PUNTO E FINE!
Come farsi odiare il sabato mattina.
Mi è stato detto che sono intransigente, integralista, rigida, perentoria, pesante.
Che ai bambini e alle bambine piace.
Che alle famiglie piace.
Che alla comunità piace.
Che lo abbiamo sempre fatto e non è mai morto nessuno.
Che adesso sembra che non vada più bene niente.
No. Non va bene.
Supervisione.
«Ilenia, abbiamo una bambina che fatichiamo a gestire. Durante la festa dei nonni ne ha combinate di tutte: correva, saliva sui tavoli, si nascondeva sotto i tavoli, gridava. Pensa che tutti i nonni hanno provato a prenderla in braccio, a essere gentili, ma niente. Ha fatto il diavolo a quattro.»
«C’erano i nonni di questa bambina?»
«No… lei viene dalla casa famiglia.»
Il gelo.
Supervisione.
«Pensa che alla festa della mamma questa bambina ha pianto tutto il tempo. C’era la nonna e anche il papà. Dovevano fare una cosa semplice: cantare sulle scale una canzone dedicata alle mamme. Ma niente, lei proprio niente.»
«Come mai c’erano la nonna e il papà?»
«Perché la mamma è morta qualche mese fa.»
Il gelo.
Non ho inventato nulla.
Questa, per me, è una forma di violenza.
Forse più subdola della violenza fisica.
Quella che si nasconde, che si confonde con la tradizione, che passa per bella, che non riconosciamo più perché “si è sempre fatto così”.
E proprio per questo diventa difficile metterla in discussione.
La scuola, a partire dal nido, è di tutte e di tutti.
Deve poter accogliere bambini e bambine nelle loro storie, nelle loro famiglie, nelle loro appartenenze e anche nelle loro assenze.
Deve essere un luogo rispettoso, non discriminante, capace di interrogarsi sulle proprie pratiche.
Perché a scuola si costruisce cultura.
Ogni festa, ogni parola, ogni gesto e ogni consuetudine contribuiscono a dire che cosa consideriamo normale, importante, desiderabile e degno di essere riconosciuto.
Se proponiamo sempre e soltanto una famiglia composta da una mamma, un papà, i nonni e una casa in cui tutti sono presenti, non stiamo semplicemente organizzando una festa.
Stiamo costruendo cultura.
E stiamo dicendo, anche senza volerlo, che le altre famiglie sono eccezioni, mancanze o deviazioni da un modello considerato naturale.
«Sì, ma i miei bambini e le mie bambine i nonni li hanno tutti. Le mamme le hanno tutti. Il papà lo hanno tutti.»
A parte che non sono i nostri bambini e le nostre bambine.
Resta il fatto che non siamo chiamati a costruire una scuola intorno alla maggioranza.
Siamo chiamati a costruire un luogo nel quale anche chi è diverso dalla maggioranza possa sentirsi previsto, riconosciuto e non costretto a esibire ciò che non ha.
Una festa non puo’ essere neutra quando dà per scontato che tutte le famiglie siano uguali.
E non è inclusiva semplicemente perché piace alla maggioranza.
Anche le nostre scelte educative costruiscono cultura: possono ampliare lo sguardo, rendere visibili più possibilità e insegnare che ogni storia merita rispetto, oppure possono rafforzare un unico modello e lasciare qualcuno ai margini.
Vero. Non è la festa il problema ma ciò che rappresenta.
Dobbiamo abolire l’idea che una sola forma di famiglia possa diventare la misura di tutte le altre.
Io sono sempre a favore delle occasioni di incontro.
Ma possiamo farlo senza chiedere a nessun bambino e a nessuna bambina di stare dentro una storia che non è la sua.
Il problema non è il comportamento disregolano della bambina durante la festa dei nonni o della bambina non ha cantato alla festa della mamma.
Il problema è che nessuno si e’ chiesto, prima, che cosa quella festa avrebbe significato per loro.
Direi che è arrivato il momento di chiedersi se le nostre tradizioni sono ancora capaci di accogliere bambini e bambine e quale cultura stiamo costruendo.
Questo vale per tutte le feste comandate. Non solo quelle che riguardano la famiglia!
Ilenia 🍭