24/04/2026
COLORIAMO
Lo scarabocchio è uno dei primi linguaggi del bambino: prima ancora delle parole, prima dei disegni riconoscibili, il bambino lascia tracce. Sono segni che nascono dal movimento, dal corpo e dal piacere di agire sul mondo.
Quando un bambino prende in mano un pastello o una matita, il primo desiderio non è rappresentare qualcosa. Il suo bisogno è muoversi. Il braccio si apre, il gesto è ampio, spesso coinvolge tutto il corpo. Il segno che appare sul foglio è la conseguenza di quel movimento. In questo momento il bambino scopre una cosa meravigliosa: il suo gesto lascia una traccia visibile. È una piccola conquista di potere e di espressione. Il movimento diventa segno, e il segno diventa esperienza.
All’inizio lo scarabocchio è fatto di movimenti grandi e disordinati. Le linee vanno in tutte le direzioni, spesso escono dal foglio, il ritmo è veloce e pieno di energia. In questa fase il bambino è concentrato soprattutto sull’azione. Il piacere sta nel gesto che scorre, nella libertà del movimento, nel rumore del pastello sulla carta. È una fase profondamente psicomotoria, perché il corpo guida l’esplorazione.
Con il tempo il bambino comincia ad accorgersi sempre di più della traccia che lascia. Il gesto diventa un po’ più controllato, compaiono movimenti ripetuti, cerchi, linee ondulate, incroci. Il bambino osserva ciò che ha fatto e spesso accompagna il disegno con suoni, parole o piccole narrazioni. Il segno non è più solo movimento: diventa anche relazione con ciò che si vede sul foglio.
Poco alla volta nasce un passaggio molto delicato e bellissimo. Il bambino inizia ad attribuire un significato ai suoi segni. Uno scarabocchio può diventare “la mamma”, “una macchina”, “la pioggia”. Non è importante che l’adulto riconosca davvero quella forma. Ciò che conta è che il bambino sta iniziando a collegare il gesto, il segno e il pensiero.
Il disegno diventa un ponte tra il mondo interno e quello esterno.