05/11/2023
Al termine di ogni weekend di scuola di psicoterapia sento la necessità di mettere nero su bianco le mie sensazioni, un po’ come una sorta di resoconto di quanto mi è rimasto e di come mi sono sentita. Attualmente mi sento come al termine della centrifuga della lavatrice, quando i vestiti sono ancora in una matassa da sbrogliare. È stata una lezione di psico traumatologia dove è stata affrontata l’ampia tematica dei traumi. Mi fermo a pensare e credo che ognuno, chi più chi meno abbia i propri traumi, consapevoli o inconsapevoli, ma anche in questo caso ne troviamo i segni. Ci sono traumi invisibili alla memoria, ma visibili al corpo che come un radar ci segnala che qualcosa è rimasto bloccato e come un faro ci indica una strada. Le strade dei traumi sono strade faticose, tortuose, spesso buie, fatte di convinzioni, di paure, di sensi di colpa, di vergogna, di rabbia e di tristezza. Sono ferite spesso profonde, a volte apparentemente superficiali, ma che hanno radici in un substrato più antico. È difficile e doloroso guardare all’interno di queste ferite, ma a volte il mettere una toppa o dei punti di sutura senza aver disinfettato la ferita la fa bruciare ancora di più. Mi porto a casa tanto da questa lezione, il tema della sofferenza, il tema dei legami, il tema della resilienza, ma anche dell’inno alla vita. Mi porto a casa anche l’umanità, non solo dei pazienti, ma anche di noi psicologi/psicoterapeuti: esseri umani che semplicemente hanno fatto un pezzo di strada in più, e che accompagnano per mano i proprio pazienti, per far sì che la traversata della vita sia un po’ più luminosa ✨