17/08/2026
In questa puntata di "Volersi bene" parleremo del pensiero di Janina Fisher e del suo approccio alla comprensione del trauma, partendo da un’idea fondamentale: alcuni comportamenti che oggi ci sembrano problematici possono essere stati, in origine, strategie necessarie per sopravvivere a esperienze difficili. Quando il trauma è precoce, intenso o ripetuto, la persona può sviluppare differenti “parti” di sé: una parte impaurita, una arrabbiata e difensiva, una che cerca vicinanza, una che diffida, una che si blocca, una che prova vergogna. Non si tratta necessariamente di personalità diverse, ma di stati emotivi, corporei e comportamentali che possono attivarsi automaticamente quando qualcosa nel presente richiama antiche esperienze di pericolo. Il trauma, infatti, non vive soltanto nei ricordi consapevoli. Può riemergere attraverso il corpo, la paura, la rabbia, le tensioni, gli impulsi e reazioni che sembrano sproporzionate rispetto alla situazione presente. La mente può sapere di essere al sicuro, mentre il corpo continua a comportarsi come se il pericolo fosse ancora presente. Fisher ci invita allora a compiere un passaggio decisivo: dal giudizio alla curiosità. Non chiedersi soltanto “Che cosa non va in me?”, ma “Che cosa sta cercando di proteggere questa parte di me?”. Guarire non significa eliminare paura, rabbia o vulnerabilità, ma imparare a riconoscerle, comprenderle e integrarle. Il Sé adulto può così diventare una sorta di direttore d’orchestra, capace di ascoltare tutte le proprie parti senza lasciare che una sola prenda il controllo. Perché, a volte, dietro ciò che consideriamo un problema si nasconde una parte di noi che ha semplicemente imparato a sopravvivere. E il viaggio continua... Grazie.
In questa puntata di "Volersi bene" parleremo del pensiero di Janin...