06/07/2022
Quattro battiti e tutto inizia. Polvere , luci, odore di strumenti, rumore di moschettoni corde e ganci, cavi che si intrecciano come a formare il sistema nervoso del palco. Legno stagionato, tende spesse, scale e scivoli che trasudano storie di bauli ammaccati e di lingue sconosciute; cera d'api fresca e metallo rovente a cornice di quello stato innaturale di commozione ad ogni sfregare di corde, ad ogni ba***re di tasti, e quelle pelli che vibrano, quanto risuonano tutte attorno a noi. C'è un mondo infinito tra quelle assi di legno e il fondale, si riesce ad assaporarne il frastuono, quando tutto tace, pochi secondi che ti legano per sempre a chi ti aspetta, ti cerca, dietro quelle quinte, dietro a quegli scalini. I calli sulle mani, sulle dita, quel vestito che sa di nuovo come fosse sempre la prima volta che lo indossi, anche se in quei momenti senti di non essere più tu in quell'involucro. Piangi muori e ridi ogni volta che le luci si spengono e quei rumori non li senti più. Resti ad aspettarli ogni volta, come un amore alla fermata del treno, seduto sulla panchina che non sai mai dove ti porta. Tutto questo per me è la musica, tutto questo per me è suonare dal vivo. Vi aspetto e vi cerco, come sempre, dietro alle quinte, dietro a quegli scalini. PH