Centro per lo sviluppo delle abilità scolastiche e sociali
Il Centro "Il punto" nasce dall'incontro di professionisti, che da anni operano nel mondo della scuola e in contesti educativi diversificati, luoghi in cui l'attenzione è diretta verso il bambino, la sua crescita e il suo benessere. Tali aspetti rappresentano da sempre il principale ambito di interesse di tutti coloro che fanno parte e collaborano nella realizzazione e gestione del Centro.
30/03/2020
In questo momento particolarmente complesso l'Associazione facciamo il Punto non si ferma. I pazienti proseguono la presa in carico a distanza in modo "virtuale" ovvero attraverso sedute online.
Con le stesse modalità siamo sempre disponibili nel dare supporto, sostegno o solo qualche indicazione alle famiglie sulle tematiche linguistiche, comunicative, emotivo, relazionali o comportamentali.
21/01/2020
PROSSIMO EVENTO:
Un percorso di 4 incontri guidati da uno specialista in cui condividere la propria esperienza come genitori su tematiche quali:
Genitori vs figli: “specchio delle mie brame”
autostima: come costruirla insieme.
attenzione: dal gioco ai compiti!
regole: quali, quante e perchè?
lunedì: 17 , 24 febbraio e 2 e 9 marzo 2020 - ore 20.45
dove? LUNGADIGE ATTIRAGLIO, 34 - VERONA
Gli incontri partiranno con un minimo di 5 iscritti e si svolgeranno in piccolo gruppo. Il costo è di 10 euro a persona.
Per informazioni ed iscrizione (obbligatoria) contattare il 3381396653 o scrivere a [email protected] .
21/01/2020
Lo strumento elettronico a un bambino di pochi mesi non ha senso
Le regole di condotta campagna Sip-IdO 'Pediatra sentinella educativa'
Le tecnologie sono utili strumenti, ma anche un pericolo. Qual e' il confine? "Non ha nessun senso mettere in mano a un bambino di pochi mesi uno strumento elettronico, come il telefono, perche' e' solamente nocivo". Lo dice Alberto Villani, presidente della Societa' italiana di pediatria (Sip), che sul tema ha gia' elaborato documenti e linee guida comportamentali. Adesso la Sip, insieme all'Istituto di Ortofonologia (IdO), sta promuovendo la campagna di formazione e informazione sul ruolo del 'pediatra sentinella educativa'. In pratica sono a disposizione dei pediatri italiani due nuove schede di rilevazione insieme a due nuovi opuscoli che forniscono sia indicazioni sui principali campanelli di allarme nel monitoraggio neuroevolutivo dei bambini da 0 a 24 mesi, che dei consigli che i medici potranno rivolgere ai genitori di piccoli da 1 a 5 anni.
"Non ha senso usare il telefonino prima di una certa eta'- rincara Villani- mentre un uso virtuoso di alcuni strumenti, come un tablet in tempi e modi limitati, volti ad imparare a riconoscere i colori piuttosto che i numeri o le lettere in maniera guidata e selettiva, puo' avere senso anche con un bambino di 3 o 4 anni". Bisogna, pero', "modularne l'uso e soprattutto- avverte il medico- non deve mai diventare oggetto di compensazione: 'Tu stai piangendo, allora ti do il telefonino; Sono a pranzo con gli amici e ti do il telefonino'. Se il bambino e' colui che gestisce lo strumento e non ne diventando vittima, potrebbe essere un qualcosa di virtuoso- riflette Villani- se invece, come piu' volte accade, diventa semplicemente il compagno di vita, e' brutto a dirsi, ma sara' solamente nocivo".
L'adulto deve essere "presente e smettere di delegare", puntualizza Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'IdO. "Non sentiamo piu' i pianti dei bambini quando andiamo a ristorante o siamo per strada, perche' i genitori hanno imparato che i colori provenienti dallo schermo del cellulare distraggono il bambino e quindi non piange, se non per appetito o altre situazioni. È un problema- fa presente lo psicologo- questi bambini stanno diventando dipendenti dal telefonino. Provate a togliergli il cellulare- conclude Castelbianco- vedrete che avvengono crisi incontrollabili".
FONTE: NEWSLETTER DIRE PSICOLOGIA
16/01/2020
Sip Lazio: Ragazzi non riconoscono gioco come patologico
Circa 6% affetti da febbre gratta e vinci, videopoker e slot machine
Roma, 14 gen. - Disturbi visivi e del sonno, sbalzi d'umore, obesita', condotte delinquenziali, ansia, depressione e comportamenti eccessivi.
Sono alcune delle conseguenze del gioco d'azzardo sulla salute di adolescenti e ragazzi tra i 15 e i 19 anni, che, affetti dalla febbre del 'Gratta e vinci' e attirati dagli schermi di videopoker e slot machine, troppo spesso "non riconoscono il problema come patologico". Dopo "un aumento di questo fenomeno negli anni passati, i numeri sono oggi in riduzione", afferma alla Dire Pietro Ferrara, presidente della Societa' italiana di pediatria (Sip) sezione Lazio a margine dell'apertura del primo congresso regionale congiunto di pediatria. Un'incidenza che comunque resta allarmante: nel tunnel della ludopatia, infatti, sono "circa il 5-6% della popolazione dei ragazzi- spiega- e il 13% di quelli intervistati in una recente ricerca ha giocato almeno una volta nell'ultimo mese".
Dati che devono far riflettere nell'ottica di una prevenzione da realizzare "dentro e fuori le scuole. Non si possono vedere videogiochi o sale slot vicino agli istituti scolastici dove ci sono minori", denuncia Ferrara, proprio nel giorno in cui la lotta al gioco d'azzardo negli spazi sociali e di formazione dei giovani torna alla ribalta grazie all'ordinanza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Il primo cittadino del capoluogo siciliano, infatti, ha vietato l'apertura di sale gioco tradizionali e videolottery a meno di 500 metri dalle scuole di qualsiasi ordine e grado e dai luoghi ricreativi frequentati dai giovani.
Quali sono nel ragazzo i segnali di un comportamento disfunzionale legato al gioco? "Il leitmotiv e' l'avverbio 'improvvisamente'- continua il presidente regionale della Sip- Un improvviso calo del rendimento scolastico, un improvviso cambiamento di umore, un improvviso isolamento sociale, la ricerca continua di denaro". Tutti segnali "indiretti, non fisici, ma comportamentali", che "devono spingere la famiglia ad essere piu' vicina al ragazzo e a cercare di capire se c'e' qualcosa che non va".
Fondamentale anche il "ruolo-sentinella del pediatra, perche' e' la prima persona con cui si confronta la famiglia" e la figura "che ha gli elementi per poter comprendere se questi segnali rientrano in un tumulto adolescenziale, di crescita, o sono patologici. Noi pediatri- insiste Ferrara- dobbiamo intervenire facendo formazione e diffondendo la conoscenza che anche questo, oggi, e' un problema. La prevenzione va fatta col dialogo- conclude- con gli insegnanti e con le famiglie".
FONTE: NEWSLETTER DIRE PSICOLOGIA
10/01/2020
Ecco come prepararsi per la scuola primaria divertendosi tra rime, sillabe, fonemi e tante storie: percorso logopedico con i bambini dell'ultimo anno della scuola dell'infanzia.
26/11/2019
PERCHE' UN BAMBINO DOVREBBE UBBIDIRE?
IL TERZO GRADO DELL'OBBEDIANZA.
Dai 6 anni in poi il bambino proietta i propri intetessi verso gli altri, adulti e bambini, e diventa interessato alla collaborazione e partecipazione. Questa è l'età della frequentazione della scuola primaria. Obbedire ad un adulto diventa motivo di soddisfazione e gratificazione perchè porta a condivdere interessi ed obiettivi, soprattuttto se l'adulto gode dell'ammirazione del bambino (genitore, insegnante) e viene visto come detentore della conoscenza e del sapere. E' importante tenere presente che un bambino che non sa cosa desidera e come ottenerlo difficilmente potrà essere un bambino obbediente. Per fare ciò il bambino ha bisogno di allenarsi a sperimentare e diventare consapevole di ciò che desidera e di come raggiungerlo.
21/11/2019
PERCHE' UN BAMBINO DOVREBBE OBBEDIRE?
IL SECONDO GRADO DELL'OBBEDIENZA:
indicativamente dopo i 2 anni il bambino inizia ad essere in grado di rispondere non più solo alla "propria volontà" ma anche alla volontà altrui. Dopo questa età il bambino inizia ad essere in grado di rinunciare al proprio volere in favore del volere degli altri.
naturalmente la sua disponibilità a collaborare dipende da alcuni fattori.
- quanto gli viene chiesto è per lui comprensibile, gli viene esposto in modo semplice e chiaro?
- livello di sacrificio richiesto, a cosa deve rinunciare per assecondare la richiesta altrui?
- poter seguire comunque la propria volontà. Riuscire a mediatre tra ciò che vuole il bambino e ciò che chiede l'adulto.
E' solo verso i 5/6 anni che il bambino inizia ad essere in grado di rispondere alla volontà degli altri sapendo tollerare la frustrazione di non poter soddisfare i propri desideri per il bene dell'altro.
IL TERZO GRADO DELL'OBBEDIENZA...(terza parte)...
19/11/2019
PERCHE' UN BAMBINO DOVREBBE OBBEDIRE??
La capacità di obbedire alle richieste degli adulti è una conquista graduale che si costruisce giorno per giorno.
Maria Montessori parla dei 3 gradi dell'Obbedienza:
il PRIMO GRADO si costruisce indicativamente entro i primi due anni d'età. In questa fase il bambino ascolta e segue una voce che proviene dal proprio "mondo interno" che lo spinge alla ricerca del proprio benessere e della propria soddisfazione (che non sempre corrisponde al desiderio degli adulti). Questa voce inconscia si trasformerà piano piano in "volontà" . Quindi il piccolo proverà innanazitutto a rispondere ai propri desideri (a volte ci riuscirà a volte no!) e se adeguatamente stimolato e accompagnato con suggerimenti utili sperimenterà la sequenza "desidero-agisco-ottengo" ed in questo modo impara a rispondere alla propria volontà. Per questo è importante accompagnare il bambino nelle prime esperienze senza essere troppo esigenti e richiestivi altrimenti il rischio è di ionibire la costruzione di questo primo passaggio interiore.
IL SECONDO GRADO DELL'OBBEDIENZA... (seconda parte)...
07/11/2019
BAMBINI E TECNOLOGIA
L'utilizzo di Tv, PC o altri tipi di schermi pongono il bambino in una condizione di "spettatore" e non di "attore" inteso come colui che agisce sul mondo. Il bambino piccolo è attratto da cio che si muove intorno a lui, che può toccare, manipolare e trasformare. Davanti ad uno schermo il bambino è fortemente attratto dalle immagini ma l'attenzione che si attiva è un'attenzione selettiva e automatica alle luci e ai suoni, presente fin dai primissimi mesi nel neonato e che non richiede motivazione o impegno. Un bambino che deve fare un compito o un problema aritmetico necessità di attivare un'attenzione volontaria e prolungata, che deve essere sviluppata nel tempo e non funziona in modo automatico e che viene costruita attraverso le esperienze quotidiane di interazione, manipolazione, attese e relazioni causa-effetto.
Per questo motivo è bene ridurre al minimo l'utilizzo della tecnologia nei primi anni di vita e promuovere il gioco, la manipolazione e la fantasia.
31/10/2019
BAMBINI E TECNOLOGIA
Ricercatori americani hanno indicato che un bambino piccolo che consumi un'ora di televisione al giorno avrà un richio di deficit di attenzione, nel corso delle scuole elementari, due volte superiore rispetto a chi non la guarda (N. Christakis, F. Zimmerman).
LINEE GUIDA :
- niente TV e meno schermi possibili prima dei 3 anni;
- Niente consolle o tablet personali prima dei 6 anni (utilizzo per non più di mezz'ora al giorno)
- niente internet prima dei 9 anni e utilizzo con la presenza dei genitori fino a 11-12 anni
- internet da soli a partire dai 12 anni (definendo le regole d'uso, gli orari e sotto il controllo dei genitori).
FONTE: Associazione Francese di pediatria Ambulatoriale (AFPA)
29/10/2019
Cos'è "l'alfabetizzazione emotiva"?
è l'accompagnamento al riconoscimento delle emozioni che ogni adulto, sia esso genitore, nonno, zio, educatore, compie quotidianamente con i bambini. I bambini sperimentano le emozioni a livello fisico prima ancora che a livello psichico ma non sono in grado, per la loro naturale immaturità cognitiva, di comprendere pienamente ciò che stanno vivendo. Compito dell'adulto è quello di aiutare il bambino a decodificare, tradurre e comprendere gli stati emotivi propri ed altrui in modo da poterli esprimere in modo adeguato. Ci sono bambini con un'espressione emotiva più intensa di altri e con cui diventa ancora più importante condividere e guidare quotidianamente il vissuto emotivo in modo da facilitare l'espressione di sè e la curiosità verso gli altri.
E' possibile anche costruire dei percorsi mirati sia individuali che di gruppo dove promuovere e favorire l'alfabetizzazione delle emozioni sia a casa che a scuola questo anche nell'ottica della prevenzione di comportamenti di aggressività e bullismo.
17/10/2019
Cos'è l'affettivita'?
È l'espressione delle nostre emozioni. Gli studi degli ultimi 20 anni hanno dimostrato come le emozioni sono strumenti fondamentali per la relazione con il mondo. Daniel Goleman ha iniziato a parlare di " intelligenza emotiva" per definire alcune competenze che gli individui dovrebbero avere come espressione del proprio benessere psico-fisico:
Consapevolezza di sé
Controllo di sé
Empatia
Motivazione
Abilità sociali
Anche per i bambini avere un buon equilibrio psico- emotivo è fondamentale per un buon apprendimento. Va da sé che un percorso di crescita e di apprendimento non può prescindere dall'attenzione verso l'educazione delle emozioni anche attraverso percorsi di alfabetizzazione emotiva da costruire sia a casa che a scuola.
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L’Associazione “Facciamo il Punto” nasce nel 2012 con l’obiettivo “fornire risposte educative, riabilitative e terapeutiche a bambini ed adolescenti con difficoltà a livello fisico, emotivo e relazionale e al nucleo famigliare nel suo complesso”.
L’Associazione, attraverso il lavoro di un’equipe multidisciplinare composta da psicologi, logopedisti, psicomotricisti, opera per dare una risposta integrata e globale alle esigenze del bambino, della famiglia e della scuola.
L’equipe, attraverso il proprio lavoro di rete, è in grado di fornire;
valutazioni e trattamenti logopedici delle difficoltà linguistiche, dell’apprendimento, della
deglutizione e della fluenza;
valutazioni e trattamenti psicomotori per difficoltà di coordinazione, lateralizzazione, attenzione,
iperattività e disprassia;
psicoterapia per bambini e ragazzi;
percorsi abilitativi per dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia e training all’utilizzo degli
strumenti compensativi;
percorsi finalizzati all’individuazione del proprio metodo di studio;
sostegno psicologico ed educativo per genitori;
L’Associazione “Facciamo il punto” collabora attivamente con istituti scolastici ed istituzioni del territorio veronese per promuovere iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dello sviluppo delle abilità linguistiche, motorie e relazionali di bambini, nonché serate di formazione per genitori.