18/01/2016
"CADONO CANCELLI E RITORNA LA VITA
A Veronetta, nel parco del Palazzo Bocca Trezza si rilancia la sana aggregazione"
Articolo a cura di Gemma Albanese e di Mag Verona pubblicata su AP di agosto 2015.
Da quali idee è nato il NANO L'utile superfluo, Balera Veronetta in tutte le loro naturali evoluzioni.
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“CADONO CANCELLI E RITORNA LA VITA”
AGOSTO 2015
a cura di Gemma Albanese di Mag Verona
A Veronetta, nel parco del Palazzo Bocca Trezza si rilancia la sana aggregazione
Circa un anno fa su questa rivista abbiamo raccontato di un importante incontro, organizzato dall’Associazione AGILE, sul recupero degli immobili abbandonati nel Comune di Verona. Già molto si stava muovendo a livello di esperienze concrete sul territorio, e vari erano stati i casi portati.Un anno dopo torniamo sull’argomento per cercare di capire quale pensiero e quale consapevolezza animi queste realtà. Ri-partiamo sull’esperienza, all’interno di Palazzo Bocca Trezza, dell’Associazione Désegni, che abbiamo avuto modo di seguire nel corso degli ultimi mesi e che sta lavorando molto nel rivitalizzare spazi abbandonati o poco utilizzati dai cittadini e dalle cittadine.
L’Associazione, infatti, ha avuto in gestione per un anno dal Comune di Verona lo splendido parco secolare e una casupola del complesso di Palazzo Bocca Trezza, edificio del Cinquecento situato in via XX Settembre, nel quartiere di Veronetta, che è stato da ultimo sede del Liceo Artistico “Nani” ed è ora abbandonato, perché in larga parte pericolante.Col progetto “Nano”, Désegni sta proponendo dall’autunno scorso serate di musica e cineforum, prima all’interno della casupola e ora, con la primavera, nel suggestivo parco.Serate che uniscono concerti di qualità con le esposizioni di giovani creativi e artigiani locali, il tutto in un clima rilassato, amichevole, che riporta i giovani a vivere un luogo fino a poco tempo fa chiuso e perciò abbandonato a sé stesso.Aveva fatto lo stesso l’estate scorsa, con Balera Veronetta: l’idea era quella di ridare vita ai giardini di Santa Toscana (sui bastioni vicino Porta Vescovo) portando lì una sorta di sagra in chiave moderna, in cui è una band folk a suonare anziché delle orchestre di ballo liscio.
I ragazzi che all’interno dell’Associazione portano avanti questi progetti, alla domanda “Cosa vi spinge a farlo?” rispondono che per ognuno la scintilla è partita da interessi diversi (la musica piuttosto che l’arte, o l’architettura), ma che tutti questi vanno a confluire in un interesse più grande e comune: rivalutare e reinventare uno spazio per trasformarlo in un luogo vivibile, creando al contempo momenti di “sana aggregazione”.
Sia per il progetto Nano che per Balera Veronetta, infatti, il rapporto con lo spazio è cruciale: in entrambi i casi si trattava di spazi poco o per nulla utilizzati. L’organizzazione di eventi periodici al loro interno ha quindi in primis lo scopo di ridare vita – e con essa dignità – ad un luogo, che viene così rivalutato. Basta sentire i commenti di chi a questi eventi partecipa, lo stupore per il ritrovarsi in un luogo affascinante quanto inaspettato, di cui si ignorava o si era scordata l’esistenza perché, semplicemente, non c’era motivo di andarci.
C’è poi da parte dell’Associazione anche l’esplicito desiderio di reinventare quel luogo, riportandolo al contempo alla sua origine: la famiglia Bocca Trezza, infatti, agli inizi del ‘900 l’aveva lasciato al Comune proprio perché continuasse - come nei decenni prima - ad essere luogo di socialità. Un incitamento alla creatività e alla sperimentazione di situazioni e dinamiche nuove. Come dire che, nel momento in cui si va in un parco la sera per ballare e non più solo di giorno per una passeggiata, allora si sta rompendo uno schema che apre alla creatività, che genera nuove possibilità, in urbanistica come nei rapporti umani.
Il luogo e l’evento così non sono in fondo che l’occasione per realizzare un altro degli obiettivi dell’Associazione: creare momenti di “sana aggregazione”, momenti in cui possano nascere scambi, relazioni, collaborazioni, in cui si possa stare insieme in semplicità. Obiettivo raggiunto, a giudicare dalla quantità di giovani che si danno appuntamento settimanalmente a Palazzo Bocca Trezza.Il legame tra il luogo e le persone che lo frequentano così si rinsalda, diventa relazione reciproca: il primo riprende vita grazie alle seconde, ma quelle stesse persone si aggregano, stringono relazioni tra loro, proprio perché si trovano riunite in un luogo.
E’ interessante cercare di capire, a questo punto, se si possa arrivare a dire che siamo di fronte a vere e proprie esperienze di tutela e gestione di Beni Comuni, quali potrebbero essere i luoghi in questione. Riprendendo la definizione di Luciana Talozzi , sono Beni Comuni quelli per cui riusciamo a provare un sentimento di riconoscenza, sentimento che può nutrire il desiderio di salvaguardarli. Federica Giardini, filosofa e docente universitaria, va oltre e afferma che il desiderio di prendersi davvero cura di un preciso bene è addirittura fondante: qualsiasi situazione diventa un Bene Comune nel momento in cui ci sono attività e relazioni che rigenerano quella risorsa, restituendola ad un contesto, fuori da intenti privatistici .Nel caso del progetto Nano, l’Associazione ammette che il desiderio di rivitalizzare Palazzo Bocca Trezza non nasce da un amore esclusivo per quell’edificio, ma per tutti quei luoghi di cui è simbolo. Luoghi abbandonati o non vissuti, o spesso nascosti dietro cancelli chiusi al pubblico, e che meritano invece di tornare a nuova vita. C’è stata comunque una precisa volontà e scelta di prendere in carico proprio Palazzo Bocca Trezza: la sua posizione e la sua bellezza. Il Palazzo, più di altri, può comunicare il messaggio di rivitalizzazione di uno spazio, dare una spinta aggregativa al quartiere di Veronetta e rendere l’esperienza visibile.Citando ancora Federica Giardini, possiamo parlare di gestione di Beni Comuni quando un gruppo che si fa carico del singolo bene, si cura di rimetterlo in circolo, di restituirlo alla comunità che via via se ne responsabilizza. Gli elementi chiave diventano così restituzione ed inclusività. Se la maggior parte delle attività dell’Associazione Désegni sono destinate prevalentemente ad un pubblico di giovani, va sottolineato che c’è da parte loro anche la volontà di rendere Palazzo Bocca Trezza (per gli spazi avuti in gestione) il più fruibile possibile da parte di tutti i residenti del quartiere. Il parco infatti è tenuto aperto durante la giornata, con la possibilità di entrarvi, passeggiarvi, sedersi sulle panchine. Lo spazio è poi messo a disposizione anche di altre associazioni, che lo animano portando, ad esempio, attività per i bambini. Obiettivo futuro sarà quello di coinvolgere maggiormente anche le varie comunità di immigrati che costituiscono ad oggi buona parte degli abitanti del quartiere, cercando così di rendere il Palazzo non solo simbolo di rigenerazione urbana, ma anche di integrazione urbana.La sensazione per molti, partecipando agli eventi organizzati nel parco, è effettivamente quella di trovarsi in un luogo che appartiene a tutti, un luogo che immediatamente sta a cuore, pur non appartenendo ai ricordi dei più. E’ la sensazione di essere non solo frequentatori di un posto, ma attori e attrici di un grande progetto collettivo: si è lì non solo per trascorrere una piacevole serata, ma per compiere gioiosamente un atto di riappropriazione di uno spazio collettivo. Per un salto nella portata di questo progetto è auspicabile che i valori e gli obiettivi che l’Associazione Désegni attua non restino solo al livello di sensazioni. E’ importante, cioè, che essi, nominati e socializzati, diventino oggetto di riflessione condivisa da parte di chi torna a popolare questi spazi (si veda, ad esempio, l’esperienza degli anni scorsi del Teatro Valle Occupato di Roma).Ne va del cambiamento sul lungo periodo, quando finito l’evento, finito il concerto, il messaggio resta: uno “spazio” vissuto che diventa “luogo”, recuperato, reinventato e tornato a vita condivisa.