14/08/2026
Undici e quaranta del mattino, parcheggio del supermercato. Il sole splende implacabile, l'asfalto rovente sembra liquefarsi sotto la luce, si respira aria bollente. C'è quel silenzio affaticato di quando tutti pensano solo a tornare a casa ad abbracciare il ventilatore, il condizionatore, la pala meccanica, il frigorifero.
"Buongiorno, prof!"
Mi volto più che altro attirata dal suono, comprendere le parole va al di là delle mie capacità. E vedo un ragazzo alto, in canottiera da basket e pantaloncini tirati su e tenuti fermi dall'elastico delle mutande. Mi è vagamente familiare, ma ci sono 42 gradi, vedo tutto sfocato e mi sembra familiare anche quel paracarro laggiù.
"Cosa ci fa qui?" mi chiede garrulo come una cinciallegra.
Cosa ci faccio nel parcheggio del supermercato con due borse della spesa in mano? Vediamo un po'. Mi occupo degli approvvigionamenti, procaccio le salmerie, effettuo il reintegro delle derrate alimentari. "Faccio la spesa" esalo.
"Anch'io!!" esulta trionfante alzando un borsone con così poco sforzo che sarei tentata di mollargli anche uno dei miei.
Nel frattempo emergono nella mia mente dettagli della mia vita precedente a questa estate infuocata. C'è stato un tempo in cui sapevo cose e le insegnavo. Colloco mentalmente il gagliardo in canottiera in un'aula grigia, terzo banco, fila centrale.
"Tutto bene?" mi sento in dovere di chiedere mentre il sacchetto mi sta segando le falangi e il sudore mi scorre in luoghi che non pensavo sudassero, tipo le unghie dei piedi. E mentre lo dico ho un flash.
Fa già caldo, è giugno, pomeriggio di scrutini.
Ma io l'ho rimandato!
"Sì, prof, benissimo!" mi dice lui intanto, ed io penso ma guarda che carino, non porta rancore. Mi sento quasi in colpa. Chissà che tortura studiare con questo caldo.
Lo dico a voce alta. "Certo che con queste temperature si fa fatica a fare tutto, giusto al mattino si può studiare..." azzardo.
"Deve studiare prof?" chiede sollecito e partecipe.
Resto un attimo basita. Cioè sì, certo, di studiare non si finisce mai e in effetti io mi sono anche letta delle cose ma quello con il debito non è lui?
"Ma non hai il debito?" sbotto un po' così, perché va bene la diplomazia ma mi si stanno pure cuocendo le zucchine nel sacchetto.
"Ah, sì! Mi pare di sì!" e però sorride, meno male, non vuole farmi fuori nel parcheggio o forse sì, forse il suo piano è di tenermi qui a parlare finché non fondo come un Mon Cherie abbandonato.
Sento che è il momento di squagliarmela. Letteralmente. "Beh, allora ciao, ci vediamo alla fine del mese..."
"Prof!"
Eccolo. Adesso mi volto e mi percuote con una baguette per rappresaglia.
"Sì?"
"Già che è qua volevo chiederle una cosa, che non ho capito...".
Adesso? Ossignore fa che non mi chieda di rispiegargli il Foscolo, l'unica cosa a cui anelo sono i Sepolcri.
"Ma sono rimandato di italiano o di storia?"
Il tragico è che non mi ricordo nemmeno io.
Speriamo rinfreschi.
Il tempo.
E pure lui, che si rinfreschi la memoria.