23/08/2026
Grasie a Brixia Catholica par el post🙏🏼
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Prima di iniziare la lettura, si consiglia di osservare attentamente le due mappe.
Le due carte mostrano la Regio X Venetia et Histria (poi Provincia romana Venetia et Histria) e l’estensione della Serenissima: il medesimo cuore territoriale che per 4 millenni ha unito l’intero territorio veneto. Un continuum culturale che lega Bergamo, Brescia, Crema, Verona, Padova, Vicenza, Belluno, l'Istria e le numerose città vicine.
Basterebbero queste immagini a raccontare tutto; il testo che segue serve unicamente a dare corpo, fonti e memoria a ciò che le mappe già rivelano.
Il nome “Veneti” compare nelle fonti greche e latine (Erodoto, Strabone, Polibio, Plinio, Tito Livio, Virgilio) per indicare un popolo adriatico dotato di una propria lingua, istituzioni e reti commerciali. In età romana, la Venetia comprendeva un’area vastissima, estesa dal fiume Adda fino all’Istria.
La Regio X, divenuta poi Provincia romana della Venetia et Histria, ha garantito amministrazione, identità, unità e uniformità culturale a questa regione geografica per ben sette secoli. Solo in seguito la denominazione "Venetia" si concentrerà sulla capitale lagunare, mentre il plurale “le Venetie” sopravviverà per indicare i diversi distretti (da cui il termine moderno “Triveneto”).
Questa continuità non è solo toponomastica: l’archeologia, l’epigrafia e gli studi linguistici dimostrano l’esistenza di un substrato venetico che plasma la civiltà di queste terre da circa 4.000 anni, attraverso la romanizzazione, i contatti con il mondo germanico e gli influssi padani. La romanizzazione di questa area si fondò sulla progressiva estensione della cittadinanza romana agli antichi Veneti che, nella parte occidentale della Venetia et Histria, nei territori di Brescia e Verona, riuscirono ad assimilare persino le tribù dei Galli Cenomani.
È singolare e profondamente significativo notare come questi ultimi, che abitarono queste 2 belle città per circa un secolo e mezzo, furono gli unici tra tutti i Galli del mondo antico ad allearsi stabilmente con i Veneti e con i Romani contro le altre coalizioni celtiche.
Questo dimostra che anche quelle (presumibilmente poche) tribù galliche, seppur stanziate nell'area per un tempo storicamente limitato, subirono una profonda attrazione culturale, "venetizzandosi" e assimilandosi al tessuto locale veneto poco prima di ricevere il pieno diritto e diventare a tutti gli effetti cittadini romani della X Regio Venetia et Histria.
Prima dei Veneti storici si distinguono i Protoveneti e, ancor prima, la cultura di Polada. Questa civiltà dell'antica età del bronzo (sviluppatasi tra il 2200 e il 1600 a.C.) aveva uno dei suoi centri nevralgici sul Lago di Garda, nell’area di Lonato — territorio della provincia di Brescia che oggi, coerentemente, è legato alla diocesi di Verona e al Patriarcato di Venezia — con un’ampia irradiazione nel Bresciano, nel Veronese, nel Basso Garda, nell’Alto Mantovano, fino al Trentino, al Vicentino e ai Colli Euganei di Padova.
Sebbene non ancora protovenetica, la cultura di Polada può essere considerata a pieno titolo una civiltà pre-venetica. Insieme alla cultura Euganea, essa costituisce il substrato culturale, tecnologico e sociale da cui derivano le successive evoluzioni della regione.
Istanze storiche e archeologiche delineano gli Euganei come una popolazione dell’età del bronzo e del ferro, classificata come pre-veneta in quanto autoctona e antecedente all'arrivo dei Veneti antichi (o Paleoveneti).
Oggi la storiografia ritiene che questi ultimi fossero piccoli gruppi di esponenti delle classi dirigenti in fuga da T***a che, fondendosi con le popolazioni preesistenti (a conferma degli storici romani), diedero origine alla civiltà veneta propriamente detta.
Gli Euganei occupavano gran parte del Nord-Est italiano. Le fonti classiche, tra cui Plinio il Vecchio, includevano nel gruppo anche stirpi del bresciano come i Triumplini (Val Trompia) e i Camuni (Val Camonica), estendendone la presenza ad est fino alla pianura veneta, alla laguna e all'Adriatico.
Il legame degli Euganei con la cultura di Polada è strettissimo, rappresentandone la radice archeologica. La cultura di Polada copriva lo stesso asse bresciano-veneto, come testimoniano sia le incisioni rupestri dei Camuni, sia il villaggio palafitticolo del Laghetto della Costa ad Arquà Petrarca nel padovano.
All'inizio del I millennio a.C., l'arrivo dei Veneti spinse gli Euganei verso le valli alpine, soprattutto le bresciane Val Trompia, Val Camonica e Valsabbia (dove si fusero parzialmente con i Reti) o ne determinò l'assimilazione culturale nella pianura. Il loro nome sopravvive oggi nei Colli Euganei, gli 81 rilievi vulcanici divenuti Riserva della Biosfera UNESCO.
È evidente come questa eredità sia stata assimilata dalle popolazioni protovenete che, attraverso i secoli e la successiva romanizzazione, contribuirono alla nascita della Regio X Venetia et Histria.
Qualche secolo più tardi, dopo ben 7 secoli di Provincia Venetia et Histria, nel medesimo spazio geografico, si sarebbe consolidata la civiltà della Serenissima, da Bergamo e Brescia fino all’Istria.
Si può quindi leggere una continuità territoriale e culturale lunga quattro millenni: dalle culture dell’età del Bronzo alla romanizzazione, fino alla straordinaria esperienza della Repubblica di Venezia, che ha coronato e consolidato istituzioni, pratiche amministrative e una cultura civile di cui l'intero territorio dall’Adda all’Istria conserva profonde tracce materiali.
L’Italia è uno Stato unico al mondo: una nazione composta da diversi Stati cattolici preunitari, poi trasformatisi in regioni, il cui cuore e la cui anima risiedono a Roma, lo Stato Pontificio. L'Italia incarna l'unione, unica al mondo, tra la Chiesa e l’Impero, ponendosi come centro della civiltà mondiale.
Proprio per questa sua natura di sede della Chiesa Cattolica e fulcro dell'Occidente, è da sempre storicamente bersaglio di attacchi, contestazioni e tentativi di svilimento: é la ragione per cui é da sempre lo stato più attaccato, aggredito, insultato, disprezzato al mondo.
Gli stati italici e i popoli italici preunitari erano in equilibrio tra loro, con le loro specifiche identità, storia e cultura.
La scelta di un’unificazione centralizzata ha purtroppo soffocato queste specificità e negato il primato della Chiesa Cattolica come guida storica dei popoli italici — una svolta le cui conseguenze politiche e culturali sono oggi sotto gli occhi di tutti: solo gli stolti non capiscono, non vedono, non sentono, non comprendono.
Per questo motivo è fondamentale recuperare la vera territorialità e la storia integra delle nostre regioni. Il Veneto deve necessariamente ritornare ai suoi confini naturali dall’Adda all’Istria, includendo Brescia, Bergamo e Crema, nel segno di una continuità geopolitica che dura da quattromila anni. E deve necessariamente recuperare le sue radici della Tradizione Cattolica: tornare sotto la protezione del Patriarcato di Venezia, la città del Leone di San Marco, marciana e mariana, fondata nel giorno della Annunciazione.
Questo ritorno non significa "separazione" o isolamento: la continuità venetica e veneziana e patriarcale non nega affatto l'integrazione nelle strutture romane, medievali e moderne che hanno edificato l'identità italiana. Al contrario, la specificità veneta si configura, prima di tutto, come una forma di persistenza storica, culturale e religiosa.