21/12/2025
C’è un po’ di Giappone ai piedi delle Dolomiti.
Sulle Tracce del Maestro Hiroshi Shirai, icona del Karate Tradizionale mondiale, l’associazione BushiDo Traditional Karate, continua la ricerca del maestro che li ha accompagnati per decenni tra Venezia e le Dolomiti.
La recente scomparsa del Maestro Hiroshi Shirai (1937-2024), ha segnato in Italia la fine di un era. Ma la sua eredità, intesa come un ponte vivente con le origini più pure dell'arte marziale, pulsa ancora, custodita da allievi fedeli che hanno fatto della "Via del Guerriero" la loro missione di vita.
Tra questi, si distingue un Gian Pietro Pitteri, c.n. VI° Dan, un maestro che ha saputo incarnare e reiterare gli insegnamenti del M° Shirai in due contesti geografici, apparentemente distanti, ma uniti da questa profonda filosofia: Venezia e la Valle del Primiero.
E’ nei primi anni 70’ a Venezia che allievo poco più che vent’enne del Maestro Hiroshi Shirai, fondò una scuola di approfondimento per questa disciplina con l'obiettivo specifico di mantenere viva la Tradizione, seguendo scrupolosamente le indicazioni del suo mentore.
A questa scuola fu dato un nome evocativo: BushiDo (La Via del Guerriero).
Il significato, tuttavia, era rivoluzionario rispetto all'antica accezione nipponica. Il guerriero in questa visione, non è uomo d'armi, ma: Chi cerca di combattere contro le difficoltà che si incontrano nella vita di ogni giorno, cercando di aiutare nella pratica chiunque abbia la volontà di mettersi in gioco, nel rispetto
di ciò che è stato tramandato.
È un'arte marziale intesa come strumento di crescita etica e resilienza, un cammino che mira a fortificare l'individuo non per la lotta, ma per la vita.
Dal Mare ai Monti: Il Primiero 2002
L’impegno del Maestro non si è fermato alla laguna. Lasciata l’originaria associazione di Venezia, nelle mani di un gruppo di Istruttori esperti tra cui uno dei suoi primi allievi Daniele
Fregonese c.n. V° Dan, nel 2002, trasferendosi, ha portato questa stessa, profonda esperienza nella Valle del Primiero, incastonata tra le maestose Dolomiti. Un nuovo contesto, ma il medesimo, intransigente rispetto nel perseguire la Tradizione.
Obiettivo quindi inalterato: divulgare un Karate che onori la sua origine e che si concentri sulle grandi risorse psicofisiche riservate ai praticanti, ponendo l'accento sulla formazione del carattere e sull'aiuto reciproco. La perseveranza in questo percorso ha prodotto nel tempo risultati concreti.
La scuola ha formato nel tempo diverse cinture nere e istruttori, persone che a loro volta potranno contribuire in valle a mantenere i valori del “BushiDo”.
Il segno tangibile della continuità di questo prosegue nel 2025, con la promozione all’ultimo esame Federale di due giovanissime Cinture Nere, di appena 13 anni e 14 anni, Daniele
Pitteri e Serena Dal Cortivo, assieme alla c.n. IV° Dan assegnata al M° Giancarlo Sorvino, prezioso aiuto come Insegnante nell’associazione, dati che dimostrando come la "Via del
Guerriero" trovi, anche tra le vette alpine, la sua espressione più pura e promettente, continuando a forgiare il carattere delle nuove generazioni all'insegna del rispetto e dell'impegno, grazie al quale “La Tradizione Continua”.
I percorsi, proposti nel Primiero, sono indirizzati a tutte le età: Bambine/i, Ragazze/i e Adulti con percorsi specifici teorico/pratici di difesa personale femminile.
L'Intuizione del M° Gichin Funakoshi (1868-1957): Alle Radici del Metodo:
Questa visione etica e formativa ha radici lontane, riconducibili all'intuizione del Maestro Gichin Funakoshi.
Non solo Maestro di Karate ma anche maestro elementare, riconobbe le immense potenzialità del Karate come disciplina educativa, e si prodigò verso i primi del 1900, esportandola, in seguito, nel resto del mondo.
…”come la superfice levigata di uno specchio riflette qualunque cosa senza distorsioni e una valle silenziosa rieccheggia anche i rumori più deboli; allo stesso modo lo studente di KarateDo deve rendere vuota la mente da egoismi e debolezze”…
Prima di questa scelta, il Karate (nome originario Naha-te) veniva praticato segretamente, all’interno di clan familiari ed è un po’ per caso che il giovane Gichin, gracile e malato di tisi, viene iniziato sia dal padre, sia dall’amico, figlio del Maestro Itosu, alla pratica marziale, da qui dopo enormi sacrifici e duri allenamenti, risolti con la pratica i suoi problemi di salute, decide che la sua esperienza formativa, che gli aveva cambiato la vita avrebbe potuto essere d’aiuto anche ad altri.
Determinato nel suo intento e favorito dalla sua posizione di insegnante, poi responsabile presso le scuole dello stato, si adopera perché questa disciplina sia introdotta nelle scuole e diffusa con fini educativi e terapeutici. Questa Arte Marziale
quindi si evolve e si trasforma, da Karate Jutsu (arte di combattimento) in KarateDo (arte di combattimento in un percorso di miglioramento interiore).
Da allora, in Giappone, il Karate assieme ad altre discipline marziali, verrà introdotto nelle scuole fino al livello universitario dove arriverà ad essere materia complementare per la preparazione degli studenti per i vari corsi. E’ proprio in quest’ambito che si forma il Maestro Hiroshi Shirai (Maestro dei
nostri Istruttori) al quale, alla fine degli studi e per il conseguimento della laurea in geologia, gli viene richiesto di specializzarsi in un arte tradizionale, scegliendo il KarateDo.
Innamoratosi di questa disciplina, che diventerà il suo stile di vita, lascia il Giappone giovanissimo, (dopo essere stato il primo a vincere per due volte consecutive i campionati del Giappone), per diffondere quest’arte e dopo una tappa in Sudafrica, si reca a Milano dove ha vissuto fino allo scorso 9 ottobre 2024 assieme alla sua famiglia.
Nei corsi organizzati dal Maestro con l’intento di formare nuovi Istruttori, alcuni dei nostri tecnici vengono invitati a Milano Presso L’Ombu Dojo (luogo dove si segue la via), un luogo da cui difficilmente un praticante si può separare e diverrà meta di allenamenti assieme a colui che ha portato questa disciplina alla massima diffusione in Italia, un Maestro che ci è stato invidiato da tutto il mondo, e che abbiamo avuto la fortuna di seguire per molti anni e grazie al quale “La Tradizione Continua”.
La pratica del KarateDo, consiste in esercizi a corpo libero e nel tempo con armi tradizionali giapponesi. Il percorso dal punto di vista fisico si completa preparando il praticante ad affrontare qualsiasi disciplina sportiva. Secondo i canoni occidentali il
Karate è definito come attività:
Mista, con esercizi aerobici ed anaerobici; Equilibrata per il valore di crescita che da ai giovani dove si usano arti superiori ed inferiori, sia la destra che la sinistra, toccando tutte le qualità fisiche (forza, velocità, potenza, resistenza, equilibrio, scioltezza articolare, coordinazione, spazialità, ecc.) e mentali;
Salutare perché produce un miglioramento delle funzioni dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio, migliorando lo stato generale di salute; Di perfezionamento individuale e di socializzazione, perché vi sono esercizi individuali a coppie e di gruppo.
Nella sfera emotivo affettiva, il Karate Tradizionale, è un percorso educativo importante, che mira ad orientare positivamente l’aggressività, con attenzione al controllo delle emozioni, motivando il praticante ad aver fiducia nelle proprie possibilità.
Il KarateDo assume il significato di “metafora del vivere”; il Dojo (palestra), dove si consuma in modo figurato, il rito del combattimento, diventa il luogo dove si capisce che affrontare il prossimo significa prima di tutto rispettarlo, comprenderlo, accettarlo, aiutarlo.
Oggi viviamo in una società protesa a sacrificare l’essere umano al profitto.
Le nuove generazioni subiscono enormi pressioni di un mondo globalizzato con forti squilibri, dove gli esseri umani vengono messi in competizione tra loro anziché proposti come compagni in un percorso per la vita. Il Karate Tradizionale vuol aiutare a dare giusto valore alle cose, imparando a rispettare il prossimo. I praticanti, si scoprono accettandosi con le proprie paure e le
proprie debolezze ritrovando, così, un diverso gusto per la vita.
Spesso le richieste di impegno e sacrificio riservate ai praticanti vengono intese erroneamente, l’istruttore sembra che ostacoli invece di favorire l’apprendimento.
Un ruolo e un percorso anacronistico ai nostri giorni ma che racchiude in se la chiave per il cambiamento e la consapevolezza.
Questa “via” è aperta a chiunque abbia un cuore che batte per semplice inerzia e l'arte marziale può darci soltanto ciò che abbiamo il coraggio di desiderare.
Le Cinture Nere - BushidoTK Primiero:
1. Averame Alessandra II°Dan
2. Averame Cristiano I° Dan
3. Bellot Manuel I° Dan
4. Colautti Sandro I° Dan
5. Cosner Petra I° Dan
6. Dal Cortivo Serena I° Dan
7. Dalla Sega Enrica I° Dan
8. De Luca Cinzia I° Dan
9. Gubert Hilary I° Dan
10. Longo Matteo I° Dan
11. Lorenzi Fausto I° Dan
12. Loss Adriano I° Dan
13. Loss Laura I° Dan
14. Pitteri Daniele I° Dan
15. Pitteri Graziano I° Dan
16. Pitteri Sara I° Dan
17. Pitteri Sharon I° Dan
18. Santini Sonia I° Dan
Nuove KURO OBI, nel Primiero:
Anni di pratica per iniziare a percorrere il DO (la via).
Per molti la cintura nera (Kuro Obi) è ritenuta un punto di arrivo, ma i praticanti esperti sanno che è invece un punto di Partenza.
La costanza e l’impegno per ottenerla è comunque un risultato importante, non tutti riescono a completare questa preparazione, il rapporto in generale e quello di 1 su 100, tra le persone che si
affacciano alla pratica, non è quindi cosa per tutti e non si tratta solo di incontrare difficoltà fisiche, ma soprattutto quelle di una particolare preparazione mentale. La conoscenza del proprio io si confonde con quella dell’avversario che in antitesi a quanto si pensi ritroviamo proprio in noi stessi.