21/06/2026
Apprendiamo con profondo dispiacere la notizia della scomparsa di Slavenka Drakulić, scrittrice, giornalista e intellettuale che ha rappresentato, nello scenario letterario internazionale, una delle voci croate più note e tradotte in tutto il mondo.
Condividiamo il ricordo di Clara Furlan, che nel 2021, da studentessa di Ca’ Foscari, ha avuto l'opportunità di intervistare la scrittrice su Zoom.
“Ci sono cose che non si possono descrivere, e in ogni lingua esiste una parola per classificarle: indescrivibili. Come scrittrice, io mi sentivo sfidata a descrivere l’indescrivibile”.
La scrittura di Slavenka Drakulić, lucida e profondamente empatica, ha dato voce a esperienze spesso difficili da esprimere, affrontando temi complessi con dedizione, umanità e coraggio. Ha saputo raccontare con straordinaria sensibilità le contraddizioni della società contemporanea, il conflitto jugoslavo e le sue conseguenze, la fragilità della condizione umana e le sfide affrontate dalle donne nella conquista dei diritti fondamentali.
Ricordiamo con grande affetto e gratitudine la sua partecipazione a Venezia Legge i Balcani in occasione dell’incontro “Come siamo sopravvissute”, titolo ispirato alla sua opera “Come siamo sopravvissute al comunismo”. In quell’occasione, ha condiviso con noi e con il pubblico riflessioni preziose sul significato dei suoi testi e sul valore della scrittura come strumento di denuncia, memoria e testimonianza, dimostrando sempre una profonda dedizione alla causa femminile.
Attraverso le sue opere Slavenka Drakulić ha dato voce alle donne, alle loro esperienze e alle loro lotte, ricordandoci quanto la conquista dei diritti non sia mai definitiva e quanto sia necessario continuare a difenderli ogni giorno.
La ringraziamo non solo per l’eredità culturale che ci lascia, ma anche per la profonda dimensione umana che ha caratterizzato il suo impegno intellettuale. Le sue parole continueranno ad accompagnarci nella comprensione di un passato complesso e a stimolarci a guardare criticamente il presente.
Hvala, Slavenka!