28/03/2020
Tadeusz Pankiewicz era un farmacista. Durante l’occupazione nazista di Cracovia decise di restare al suo posto, dietro il bancone. Fu l’unico non ebreo a restare nel ghetto: ottenne il permesso di continuare l’attività spiegando che in caso di un’epidemia, sarebbe stata utile una farmacia nel ghetto.
E così la farmacia del dott. Pankiewicz divenne un punto di riferimento insostituibile per gli abitanti del ghetto. Non solo perché era l’unica farmacia rimasta, ma anche perché il dott. Pankiewicz dispensava, spesso gratuitamente, i farmaci necessari agli abitanti del ghetto. Tinture per capelli per chi doveva cambiare identità. Tranquillanti pediatrici per evitare che i bambini piangessero durante le incursioni della Gestapo, dato che un urlo poteva significare la morte. Antidolorifici ai feriti.
Ma non solo: Pankiewicz riferiva messaggi, conservava documenti, nascondeva ebrei in fuga. Soprattutto divenne suo malgrado un testimone oculare degli orrori dei raid e delle deportazioni, della ferocia nazista, del terrore di quegli anni orrendi. Testimoniò al processo di Norimberga, e poi raccontò tutto in un libro, La farmacia del Ghetto di Cracovia¸ pubblicato nel 1947.
Perché parlare oggi di Pankiewicz? Perché era un farmacista, e nel dolore di questi giorni i farmacisti sono in prima linea. Perché le farmacie non chiudono mai per stare vicino alle persone, che in questi giorni non possono andare dai medici di famiglia, e se hanno un dubbio, un problema, a chi si rivolgono?
Dal farmacista, che da sempre dispensa consigli, attenzione, cure.
Ci sono farmacisti bravissimi, estremamente preparati, che risolvono problemi e sono il punto di riferimento per tantissime persone.
Ci sono farmacisti che davanti alla penuria di disinfettanti hanno cominciato a produrli, a regalarli, a darli in omaggio ai propri clienti.
Ma oggi i farmacisti sono mandati in guerra senza armi, senza protezioni: non hanno mascherine, non hanno guanti. Rimangono dietro il bancone, e non sanno come difendersi.
Si devono preparare da soli le loro mascherine, artigianali, chiaramente non quelle filtranti, che magari indossano invece quelli che vanno a portare a passeggio il cane, e che poi abbassano per fumarsi una sigaretta, rendendo vana una protezione che potrebbe essere vitale per altri.
Perché dal farmacista ci vai anche quando stai male. E ai farmacisti deve essere garantito di lavorare in sicurezza.
Intanto possiamo solo dire grazie di cuore a tutti i farmacisti italiani, per tutto quello che hanno fatto, e quello che stanno facendo in questi giorni, sperando che arrivino presto le mascherine per loro.
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