07/06/2020
Vi siete mai chiesti quanto si sia allontanato il Jeet Kune Do, praticato oggigiorno, nelle varie scuole di arti marziali di tutto il mondo, dall’idea originaria che Bruce Lee aveva di esso?
É una domanda complessa, la cui certezza assoluta della risposta potrebbe esserci data solamente da Bruce Lee in persona.
Non un Bruce Lee così come l’abbiamo conosciuto, ma un Bruce Lee con altri 47 anni di pratica marziale sulle spalle.
Il Jeet Kune Do sarebbe evoluto mostrando aspetti di esso che oggi non conosciamo.
Nel 1968 dialogando con Inosanto Bruce Lee disse:
"Il Jeet Kune Do nel '69 cambierà."
Alchè Inosanto rispose:
"Ma così com'è va bene."
Bruce Lee controbattè:
"No, il Jeet Kune Do cambierà nel '69 e cambierà ancora nel '70."
Risposta che evidenzia la consapevolezza che dovrebbe possedere un buon artista marziale che cerca una qualità di movimento che tende alla perfezione.
Qualità che se basata su giusti principi non può essere statica ma mutevole, cambiando ed evolvendosi senza però distruggerne l’essenza.
Al contrario, non staremmo facendo altro che rimanere intrappolati in uno schema fisso, uno schema morto in quanto non più capace di evolversi e dive**re.
Ciò a cui possiamo aggrapparci di fronte ad un lavoro che Bruce Lee non ha potuto purtroppo portare avanti, e dunque di fronte ad una risposta che non potremmo mai avere, è praticare il Jeet Kune Do osservandone la filosofia ed i principi che Bruce Lee ha cercato di trasmetterci perché ne rappresentano le radici.
Quando pratichiamo ed insegnamo dovremmo porci spesso una domanda:
"Sto praticando ed insegnando davvero il Jeet Kune Do?"
Beh, Bruce Lee avrebbe risposto:
"Non fossilizzatevi, è soltanto un nome"