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09/02/2026

A Vasto la presentazione del libro “Il gesso in tasca e il cuore in mano”

Si terrà a Vasto la presentazione del libro “Il gesso in tasca e il cuore in mano – Diario semiserio di un insegnante di sostegno” il giorno 13 Febbraio 2026 presso l’auditorium del Centro Servizi Culturali di Via Michetti , scritto da Michele Amato, docente di sostegno presso il Polo Liceale Statale “Raffaele Mattioli” di Vasto.

Il volume nasce dall’esperienza diretta nella scuola e racconta, con linguaggio accessibile e profondità educativa, il lavoro quotidiano dell’insegnante di sostegno: le relazioni, le sfide, le strategie didattiche e il valore della centralità della persona nel percorso formativo.

La prima presentazione dell’opera si è svolta il 17 dicembre 2025 nella città natale dell’autore, San Severo. L’incontro di Vasto rappresenta la seconda tappa di un ciclo di presentazioni già in programma in diverse città italiane, tra cui Senigallia, Milano, Manfredonia, Genova, Roma e Torino.

L’appuntamento vastese sarà un momento di dialogo e riflessione sui temi dell’inclusione, dell’educazione e della crescita personale, con uno sguardo che unisce tradizione didattica e innovazione. L’iniziativa è rivolta a docenti, famiglie, studenti e cittadini interessati ai temi sociali ed educativi.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

📚 QUANDO LA SCUOLA SMETTE DI OBBEDIRE ALLA PAURADopo la Riforma Gentile del 1923, la scuola italiana venne progressivame...
30/01/2026

📚 QUANDO LA SCUOLA SMETTE DI OBBEDIRE ALLA PAURA

Dopo la Riforma Gentile del 1923, la scuola italiana venne progressivamente assorbita dal regime fascista.
Per un maestro o un professore, negli anni successivi, non avere la tessera del Partito Nazionale Fascista significava, di fatto, non poter insegnare.

Non sempre era scritto in una legge.
Ma era scritto nella realtà:

👉 senza tessera non si entrava in ruolo
👉 senza tessera non si faceva carriera
👉 senza tessera si veniva isolati, trasferiti, sospesi

Nel 1931 arrivò il giuramento di fedeltà al regime per i professori universitari.
Su oltre mille docenti universitari, solo dodici rifiutarono.

Dodici.

Nel Sud, e anche in Puglia, furono pochissimi i maestri che ebbero il coraggio di dire no.
Pochissimi.
E quasi tutti pagarono con la carriera, lo stipendio, la marginalizzazione.

📖 Non sono nei manuali.
Ma sono parte della storia vera della scuola.



🗓️ Nel 2021, quando l’obbligo vaccinale è entrato nelle scuole, io non mi sono vaccinato.
Sono stato uno dei pochi insegnanti in Italia a farlo.

Non per moda.
Non per ideologia.
Ma per coscienza.

Ho pagato un prezzo.
E sono andato nelle piazze della Puglia a dirlo a voce alta: quando lo Stato smette di dialogare e comincia a imporre, non sta educando. Sta comandando.

Don Lorenzo Milani lo aveva scritto già nel 1965, nella Lettera ai giudici:
✒️ “L’obbedienza non è più una virtù.”

E qui va chiarita una cosa che oggi viene ripetuta in modo sbagliato:

❌ A scuola non si può fare propaganda di partito. Vero.
❌ Ma dire che a scuola non si può parlare di politica è falso.

Perché ogni scelta educativa è anche politica.
Parlare di diritti è politica.
Parlare di Costituzione è politica.
Parlare di guerra e pace è politica.
Parlare di giustizia sociale è politica.

🎓 La scuola non deve produrre elettori obbedienti.
Deve formare cittadini pensanti.

I partiti restano fuori dall’aula.
La coscienza civile deve entrarci.



Per questo, quando leggo il testo che sta circolando in rete, attribuito a una “professoressa di Palermo” (autore non verificato), sento che parla la stessa lingua civile:

🗣️ “Schedatemi. Fatelo pure.
Insegno che il fascismo non è un’opinione: è un crimine. Punto.

Insegno che Gaza non è una notizia da talk show, ma una ferita aperta.
Per chi guarda e finge di non vedere.

Insegno che quello che sta accadendo in America non è ‘ordine’: è violenza.

Insegno che un bambino di cinque anni non si arresta.
Che le persone non si deportano.

Se questo lo chiamate propaganda, segnalatemi.
Scrivete pure: ‘attenzione, questa prof pensa’.

Io continuo a insegnare.
A ricordare.
A non obbedire alla paura.”



⚖️ Ecco il punto.
Non è destra o sinistra.
Non è tifo.
È educazione civica.
È rispetto della vita umana.
È responsabilità morale.

📣 La voce non la abbasso.
🏫 La scuola non la tradisco.
🚫 La paura non la servo.

— Michele Amato

⏳✨ Chi ti ha detto che stai per morire?  Davvero. Chi lo ha stabilito?Se vivi fino a cent’anni — e oggi non è affatto un...
17/01/2026

⏳✨ Chi ti ha detto che stai per morire?
Davvero. Chi lo ha stabilito?

Se vivi fino a cent’anni — e oggi non è affatto un’utopia — a settant’anni **ti restano trent’anni pieni**.
Trent’anni non sono un epilogo: sono una stagione intera 🌱
Tempo per trasmettere, per amare meglio ❤️, per dire meno sciocchezze e più verità, per lasciare tracce che non fanno rumore ma restano.

Il problema non è l’età.
È **lo sguardo** 👁️

Ho fatto mio un principio antico — ereditato da chi ci ha preceduti — che dice così:
👉 **vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma progettare il futuro come se fossimo immortali.**

Questo è equilibrio.
Non è contraddizione.
È intensità nel presente 🔥 e responsabilità verso il tempo che resta.

Alejandro Jodorowsky parla della vecchiaia come di un’alchimia: si perde il superfluo e resta l’essenziale ⚗️
E Por Osmar lo dice con semplicità disarmante: la vecchiaia ti dà la libertà di smettere di recitare 🎭

La clessidra non misura solo ciò che cade.
Misura anche ciò che finalmente **non serve più portarsi addosso**.

Non è tempo di sottrazione.
È tempo di **sintesi, verità e semina lunga** 🌾

🌅 Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
🏗️ E costruisco l’indomani come se dovessi restare per sempre.

— Michele Amato

“Esiste una soglia, superata la quale, la vita smette di essere un'addizione di sogni e diventa una matematica sottrazione di giorni. A 71 anni, la clessidra non mente: la sabbia rimasta è molta meno di quella già caduta.
Non è pessimismo, è lucidità ferina.
Mentre il mondo si riempie la bocca con l'invito a "godersi il presente", chi osserva il traguardo da vicino sa che non si può ignorare il binario morto verso cui corre il treno. Non è più il tempo dei grandi progetti, ma quello in cui si impara ad abitare la perdita. Ogni tramonto non è un dono, ma un pezzo di strada che si accorcia verso quel muro d'ombra finale.
La solitudine del traguardo
La vera solitudine non è restare soli, ma l'impossibilità di essere ascoltati davvero. Chi ti circonda minimizza, sorride per cortesia, sposta lo sguardo. Non accettano la visione di chi vede l'inverno arrivare e non ha nessuna intenzione di accoglierlo con rassegnazione.
Si resta soli con questo peso, in un tunnel dove la luce alle spalle sbiadisce e quella davanti è solo un'incognita oscura. È il privilegio e la condanna di chi guarda la realtà senza filtri.”

Vittorio Sgarbi

🜁 Amici,oggi condivido con voi qualcosa che nasce da un incontro… anche se a distanza.Qualche giorno fa — una domenica m...
02/12/2025

🜁 Amici,
oggi condivido con voi qualcosa che nasce da un incontro… anche se a distanza.

Qualche giorno fa — una domenica mattina tranquilla — il regista Gianluigi Perrone, vecchio amico e mente libera, mi ha invitato sul suo canale Psychomagick per una conversazione intensa e autentica.
Non ci siamo mai visti di persona: lui vive in Cina, con la moglie russa e la loro bambina, Isabella. Eppure negli anni è nato un rapporto vero, fatto di stima, ascolto e una bella sintonia umana.

Abbiamo parlato di vita, di simboli, di insegnamento, di percorsi interiori e di ciò che realmente muove le persone.
Un’intervista a cuore aperto, senza filtri.

Vi lascio qui il video e anche il link al canale, perché il lavoro di Gianluigi merita di essere seguito.

👉 Intervista: https://youtu.be/pcZLOfBQYIk?si=xljHob3i76Xjxpft

Con gratitudine,
Michele Amato

Michele Amato, che nel 2012 ha fondato Jodorowsky Italia, ci parla del suo primo libro, Con il gesso in tasca e con il cuore in mano, in cui racconta la sua ...

📘 Presentazione ufficiale del mio libro – 28 novembreAmici,ci siamo quasi.Venerdì 28 novembre, alle 19:00, nel Foyer del...
20/11/2025

📘 Presentazione ufficiale del mio libro – 28 novembre

Amici,

ci siamo quasi.
Venerdì 28 novembre, alle 19:00, nel Foyer del Teatro “Giuseppe Verdi” di San Severo, presenterò per la prima volta la mia opera prima:
"Il gesso in tasca e il cuore in mano" ✨

Un luogo simbolico: il foyer, dove si accende l’attesa e si apre il sipario.
Sarà una presentazione-evento, viva, intensa… e con qualche sorpresa.

Nel frattempo ho ampliato l’anteprima online: ora potete leggere quasi metà del libro direttamente dal mio sito ✨
👉 https://micheleamato.com

Per chi non potrà essere a San Severo, sto definendo le tappe:
📌 San Severo 28/11
📌 Vasto subito dopo
📌 Cerignola
📌 Manfredonia
📌 Senigallia
📌 Imola
📌 Bergamo
📌 Milano

Ogni giorno aggiungerò una data ufficiale.

🔎 Nota pedagogica del giorno
Un ultimo pensiero, collegato alla riflessione di questi giorni:
delirare viene da de-lira, “uscire dal solco”.

Delirio viene dal latino dēlīrāre, composto da:
de- = “fuori da”, “allontanarsi da”,
lira = “solco dell’aratro”.
Letteralmente: «uscire dal solco», «andare fuori dalla linea tracciata».

Senza consapevolezza è smarrimento.
Con consapevolezza… è l’essenza stessa della creatività.
È ciò che ci rende umani.

Vi aspetto venerdì, per uscire un po’ dal solco insieme.

— Michele Amato

10/11/2025

Venerdì mattina, qualcuno ha pensato di affiggere all’esterno della mia scuola un cartello pieno di accuse e menzogne, con tanto di nome e cognome.
Un gesto vile, privo di rispetto per la verità e per l’istituzione che rappresento ogni giorno con impegno, serietà e coscienza.

In tanti mi hanno scritto e fermato per esprimere solidarietà. A tutti loro dico grazie.
Chi mi conosce sa come lavoro, cosa insegno e cosa trasmetto ai miei studenti: rispetto, libertà di pensiero, senso critico e amore per la verità.

Un insegnante non risponde con rabbia, ma con i fatti e con la coerenza della propria vita.
Io continuo a camminare a testa alta, con la stessa passione e la stessa onestà di sempre.

La calunnia ha vita breve.
La verità, invece, non ha bisogno di difensori: resiste da sola.

Perché non ti sei firmato, vigliacco o vigliacca che tu sia?
Il coraggio non si scrive sui muri: si guarda negli occhi.

In ogni caso, rileggendolo oggi, riconosco che la scelta di usare le donne come esempio per rappresentare la corruttibilità dell’essere umano non è stata felice.
Non era mia intenzione offendere né tantomeno ridurre la donna a un simbolo di mercificazione — era solo un modo diretto, forse troppo, per denunciare come molti cedano al denaro o al potere.

Quel testo nacque in un momento personale complesso, subito dopo una separazione.
A volte, quando il cuore è ferito, anche la penna si lascia andare a parole più dure del necessario.

Ma il senso profondo resta lo stesso: non parlavo di donne, parlavo dell’essere umano, di quella parte di noi che si svende per poco e dimentica che la dignità non ha prezzo.

Scrivere serve anche a questo: a capire se stessi, a riconoscere gli errori e a continuare a crescere.

✊📚 “I veri pericolosi non sono quelli che sparano, ma quelli che spiegano.”Barbero racconta Marwan Barghouti, il “profes...
21/10/2025

✊📚 “I veri pericolosi non sono quelli che sparano, ma quelli che spiegano.”

Barbero racconta Marwan Barghouti, il “professore in catene” che da ventitré anni insegna una sola, splendida materia:

“Libertà.”

Da dietro le sbarre.

Una storia di pensiero, dignità e paura — quella che il potere prova davanti a chi non può più essere zittito. ✊📚

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INIZIO ARTICOLO
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✊📚 L’UOMO CHE NESSUNO OSA LIBERARE

di Alessandro Barbero

⛓️ Ventitré anni di prigione non bastano a spegnere una voce.

Marwan Barghouti, politico, prigioniero e “professore in catene”, è temuto da Netanyahu e da Hamas per lo stesso motivo:
parla al popolo come se fosse già libero. 🕊️

C’è un paradosso che la storia ripete con inquietante regolarità:

gli uomini più pericolosi non sono quelli che sparano 🔫, ma quelli che spiegano 📖.

Barghouti appartiene a questa razza rara — quella dei rivoluzionari con più libri che fucili, più idee che milizie. 💡📘
E proprio per questo, dopo ventitré anni di prigione, Israele non lo libera e Hamas non lo reclama.
Entrambi sanno che, se domani uscisse, non ci sarebbe più guerra da combattere… ma solo un Paese da costruire. 🏗️🇵🇸

🎓 Il ragazzo di Kobar che imparò a pensare in prigione

Barghouti nasce nel 1959 nel villaggio di Kobar, vicino a Ramallah — dove la terra è rossa, le case bianche e la politica si impara al mercato. 🌍

A quindici anni entra in Fatah, il movimento di Arafat, e promuove lo Shabiba, il movimento giovanile palestinese:
vuole educare i ragazzi alla resistenza, ma con la testa 🧠, non con la dinamite 💣.

Arrestato da adolescente, trascorre lunghi periodi nelle carceri israeliane, dove impara due cose: l’ebraico e la disciplina.
È lì, tra un interrogatorio e l’altro, che scopre la sua vera arma: il pensiero. 📚

Si laurea all’università di Birzeit, ottiene un master e persino un dottorato in cella, con una tesi sulla democrazia palestinese. 🎓
È davvero un professore in prigione: insegna a voce bassa nei cortili, spiegando la differenza tra rabbia e dignità. ❤️‍🔥

🕊️ Dal sogno di Oslo al carcere

Negli anni ’90 partecipa ai colloqui di Oslo. Ci crede.
Sogna uno Stato palestinese che non debba più sparare per esistere.

Ma quando il processo di pace crolla e scoppia la Seconda Intifada, lui cerca di tenere insieme la rabbia della strada e la diplomazia dei palazzi.

Per Israele diventa “il cervello della rivolta”,
per i palestinesi “la coscienza della resistenza”. 💬🔥

Nel 2002 viene arrestato e condannato a cinque ergastoli più quarant’anni — un modo elegante per dire: “non ti libereremo mai”. 🚫
Al processo rifiuta di difendersi:

“Non riconosco il vostro tribunale. Siete l’occupante.” ⚖️

Da quel momento, Marwan Barghouti diventa il Mandela di Ramallah. ✊🏿

🕯️ Il docente dell’ombra

Nella prigione di Hadarim, Barghouti non smette di insegnare.
Organizza lezioni di politica, corsi di lingua, seminari di diritto internazionale.

I detenuti lo chiamano “al-ustādh” — il professore.

“Non insegnava come un accademico,” ricorda un ex detenuto,
“ma come chi ha perso tutto, tranne la voce.” 🎤

Scrive, studia, guida scioperi della fame 🍞,
e nel 2006 redige il Documento dei prigionieri,
una proposta di riconciliazione fra Fatah e Hamas.

Un gesto di dialogo che fece infuriare entrambi:
i primi lo accusarono di trattare con gli islamisti,
i secondi di parlare di democrazia. ⚔️

⚖️ Il leader che spaventa due poteri

Israele non lo libera perché sa che, se uscisse, nessun altro avrebbe più legittimità di lui.
Hamas non lo vuole libero perché un leader laico e carismatico distruggerebbe il loro monopolio morale.

E così Barghouti resta dov’è: ostaggio di due paure speculari. 🔁

Nel 2017 il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir andò a provocarlo nella cella.
Il risultato? Una foto imbarazzante:
un ministro armato di potere contro un prigioniero armato solo di idee. 📸🧠

E nella storia, si sa… a lungo andare vincono sempre le idee. 🌱

💞 Fadwa, la voce libera

Fuori, la moglie Fadwa Al-Barghouti, avvocata, continua a lottare. ⚖️
Gira il mondo raccontando la storia del marito con la calma di chi ha imparato a contare gli anni, non i giorni. ⏳

Nel 2013 lanciò la campagna per la sua liberazione da Robben Island, l’isola dove fu imprigionato Nelson Mandela. 🌍
Ogni potere coloniale, in fondo, ha bisogno di un Mandela da tenere chiuso per sentirsi al sicuro. 🔒

🔮 Il futuro che fa paura

Ogni volta che si parla di scambi di prigionieri, il suo nome riemerge come un fantasma. 👻
Troppo importante per dimenticarlo, troppo pericoloso per liberarlo.

Eppure, in tutta la Palestina, le sue foto sono più numerose di quelle di qualunque presidente. 📸🇵🇸
È questo il suo potere: essere libero nel luogo dove gli altri sono prigionieri — le loro ideologie.

Così, tra le mura di un carcere israeliano, un uomo insegna ancora.
Insegna che si può resistere senza odiare,
che si può vincere senza uccidere,
e che la libertà vera non è una concessione, ma un contagio. 🌤️

Per questo né Hamas né Netanyahu vogliono che esca:

perché un uomo che insegna la libertà non si controlla — si teme. 🕊️🔥
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FINE ARTICOLO
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📚 Post Scriptum — Riflessione personale

Alessandro Barbero tratteggia Marwan Barghouti come un personaggio “mandeliano”:
un uomo che, privato di tutto, conserva la cosa più temuta dai poteri — la parola. 🕊️✍️

L’immagine del “professore in catene” è straordinaria:
sintetizza la contraddizione del potere che teme l’intelligenza più delle armi. ⚖️💭

E la chiusa è di quelle che si ricordano:

“Un uomo che insegna la libertà non si controlla, si teme.” 🔥

Da notare anche la struttura narrativa di Barbero:

⚡ incipit folgorante, con la tesi: “gli uomini più pericolosi sono quelli che spiegano”;

👤 parte biografica, che umanizza il personaggio;

🕯️ nucleo politico, che mostra il doppio timore — di Israele e di Hamas;

🌍 epilogo universale, dove Barghouti diventa simbolo della libertà di pensiero.

📖 È uno di quei testi che meriterebbero di essere letti in classe:
non per schierarsi, ma per insegnare che la dignità, anche quando è imprigionata,
resta la forma più alta di libertà. ✊🕊️

🖋️ Riflessione a cura di Michele Amato

Carissimi amici,mi avete già aiutato a far diventare virale il video della mia cagnolina Mira 🐶💙…oggi vi chiedo un aiuto...
02/10/2025

Carissimi amici,
mi avete già aiutato a far diventare virale il video della mia cagnolina Mira 🐶💙…
oggi vi chiedo un aiuto ancora più speciale: condividere questo breve video dedicato a San Michele Arcangelo, guida e protettore nel cammino di fede, a cui tengo moltissimo. 🙏✨

🎥 Su TikTok: https://vm.tiktok.com/ZNdGKVeLL/
📺 Su YouTube: https://youtu.be/WA5tj7J45Qk

Se vi va, fatelo girare e condividetelo con chi avete nel cuore. 💙
Ve ne sarò davvero grato.

Con affetto e gratitudine,
Prof. Michele Amato

Carissimi,oggi celebriamo la festa di San Michele Arcangelo, raffigurato nella tradizione con la spada nella mano destra e il piede destro che schiaccia Sata...

02/10/2025

Carissimi,oggi celebriamo la festa di San Michele Arcangelo, raffigurato nella tradizione con la spada nella mano destra e il piede destro che schiaccia Sata...

29/09/2025

Questo è il copione di una riflessione che trasformerò in un video Tiktok e YouTube, direttamente da Monte Sant’Angelo, nel giorno della celebrazione dell’Arcangelo Michele:

Carissimi,
oggi celebriamo la festa di San Michele Arcangelo, raffigurato nella tradizione con la spada nella mano destra e il piede destro che schiaccia Satana, difensore della luce contro le tenebre. Ma cosa significa davvero questo gesto?

Non dobbiamo immaginare Satana come un essere esterno, con corna e forcone. Satana è la rappresentazione delle parti di noi che si piegano ai sette vizi capitali — superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia. Lo aveva intuito anche Dante, raffigurandoli nella lonza, nel leone e nella lupa: simboli non di mostri fuori di noi, ma delle nostre fiere interiori, che ci impediscono di vivere una vita autentica.

L’inferno non è un luogo nascosto sotto terra né un pianeta lontano: l’inferno lo viviamo qui e ora, ogni volta che nutriamo i nostri vizi e lasciamo spazio ai sentimenti che ci divorano.

Un’antica leggenda Cherokee racconta che dentro di noi abitano due lupi: uno oscuro, fatto di ira, risentimento, invidia; l’altro luminoso, fatto di amore, pace, speranza. Quando il giovane chiede all’anziano chi dei due vincerà, il saggio risponde: «Quello che nutri». Ma in una versione più profonda l’anziano aggiunge: se nutri solo uno, l’altro si indebolisce e rimane nell’ombra, pronto a riaffiorare. La vera saggezza sta nel riconoscerli entrambi, accettare che fanno parte di noi, e scegliere con consapevolezza dove concentrare le nostre energie. Solo così si raggiunge un equilibrio interiore che non rimuove, ma integra.

Ecco allora il senso della lotta di San Michele: non una guerra contro un nemico esterno, ma una forza interiore che ci aiuta a redimerci, a ritrovare la parte migliore di noi stessi, a nutrire il lupo della luce senza negare l’esistenza dell’altro.

Quando affermo che “la malattia mentale non esiste”, lo dico come provocazione. Non per negare sofferenze o diagnosi utili, ma per ricordare che non siamo riducibili a un’etichetta. La “malattia” può essere vista come un male habitus, un “abito del male” che indossiamo quando ci allontaniamo dal nostro centro. Non esiste punizione divina: se Dio è amore, non può punire. Ci dona il libero arbitrio: siamo noi a scegliere se indossare l’abito del male o quello del bene, se nutrire il lupo che ci avvicina all’inferno o quello che ci conduce alla luce.

San Michele rappresenta la forza che ci sostiene in questa scelta: la speranza che non si spegne, la fiducia che ci solleva, la capacità di affidarci a ciò che ci accade senza disperare. Perché, come ricorda il Maestro Oogway in Kung Fu Panda, «il caso non esiste».

E tuttavia, non dobbiamo avere odio o vergogna per il nostro lupo nero. Le nostre parti deboli meritano compassione: vanno riconosciute, ascoltate e, a volte, persino lasciate esprimere con misura, senza però lasciarle comandare. Solo così possiamo tenerle a bada e trasformare anche la loro energia in occasione di crescita.

Che in questa festa di San Michele ciascuno di noi trovi il coraggio di guardarsi dentro, riconoscere i propri lupi interiori, avere compassione per le proprie fragilità e scegliere, ogni giorno, di nutrire ciò che ci rende più umani, più veri e più vicini all’amore.

Prof. Michele Amato

P.S.
Sto scrivendo il mio primo libro “Il gesso in tasca e il cuore in mano”. Lo pubblicherò su Amazon (con la formula ‘print on demand’, praticamente il libro viene stampato quando viene comprato).

Dai proventi che ne deriveranno, il 10% lo donerò alla Fondazione Nuova Specie, che si occupa di _*DISAGIO*_ (dipendenze da sostanze, incluso l’alcol, giochi compulsivi, schizofrenia, disturbi vari dell’area psichica) con il resto finanzierò un sogno antico: un monolocale galleggiante - praticamente una barca a vela.

🎥 Gideon Levy, giornalista di Haaretz — quotidiano nazionale israeliano, progressista e indipendente  — ci offre un’anal...
04/08/2025

🎥 Gideon Levy, giornalista di Haaretz — quotidiano nazionale israeliano, progressista e indipendente — ci offre un’analisi lucida e spiazzante, identificando i tre pilastri ideologici con cui si spiega perché tanti israeliani giustificano l’occupazione dei territori palestinesi:

1️⃣ IL CONCETTO DEL “POPOLO ELETTO”
L’idea — distorta — che essere scelti da Dio giustifichi qualsiasi atto, anche il più violento.

2️⃣ L’USO STRUMENTALE DELL’ANTISEMITISMO
Il ricordo della Shoah e delle persecuzioni viene spesso usato come pretesto ideologico per legittimare azioni violente, anche contro civili, e per giustificare l’occupazione e il dominio militare.

3️⃣ LA SISTEMATICA DISUMANIZZAZIONE DEI PALESTINESI
Questo è forse il punto più agghiacciante: se l’altro viene visto come non umano, allora anche l’uccisione di un bambino diventa qualcosa che non scuote più le coscienze. È l’effetto di un lungo processo culturale aberrante.

🧠 Il messaggio è chiarissimo (per ragioni che ancora non comprendo Facebook non mi fa inserire il link al video. Comunque lo trovi nel primo commento).

Eppure, leggendo i commenti al video originale, mi sono accorto che in troppi non ne colgono il senso. Alcuni addirittura capiscono una cosa per un’altra — l’esatto contrario di ciò che viene detto.

🧩 È da qui che parte la mia riflessione.

📉 In Italia, il problema dell’ANALFABETISMO FUNZIONALE (capire le parole, ma non il senso) è reale. ANALFABETA. È necessario un intermediario, qualcuno che ti spieghi cosa è stato detto, cosa è stato scritto.

Secondo l’indagine OCSE-PIAAC (2011–2023), circa il 35% della popolazione adulta non riesce a comprendere testi anche semplici.
Non si tratta solo di leggere, ma di capire, collegare, riflettere.

📚 Da insegnante, lo vedo ogni giorno.
A volte uso esempi semplici per spiegare il problema ai miei studenti:

➡️ “Di che colore è il cavallo bianco di Napoleone?”
➡️ “Antonio è figlio di Barbara e Carlo. Come si chiama la mamma di Antonio?”

❗Non saper rispondere a domande simili — o farlo con esitazione — rivela una difficoltà reale a mantenere l’attenzione e a elaborare anche messaggi elementari. Si tratta dell'ABC delle relazioni. Si avranno problemi su TUTTI i fronti.

Le conseguenze sono ovunque: dal voto, alla vita sociale, fino alla democrazia.

📣 Perché SENZA COMPRENSIONE, NON C’È LIBERTÀ DI GIUDIZIO.
E SENZA GIUDIZIO, NON C’È CITTADINANZA PIENA.



🔎 P.S. Chi è Gideon Levy?
È uno dei più autorevoli giornalisti israeliani. Scrive per Haaretz, il quotidiano progressista più importante e indipendente di Israele — paragonabile, per orientamento e impegno civile, a testate come la Repubblica (delle origini) o Il Manifesto in Italia.

Da decenni denuncia con rigore e coraggio le contraddizioni morali e politiche della società israeliana.
Nel panorama italiano potremmo accostarlo a figure come Gad Lerner o Furio Colombo: una voce scomoda, lucida e coerente, che critica dall’interno il proprio Paese.

Quando parla Levy, non parla “un nemico”. Parla una COSCIENZA CRITICA INTERNA a Israele.

P.P.S per ragioni che ancora non comprendo Facebook non mi fa inserire il link al video. Comunque lo trovi nel primo commento.
Clicca qui per vedere il video:
https://www.facebook.com/watch/?v=1567799427941362

Indirizzo

Via San Rocco 4
Vasto
66054

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