IPSO Counseling e Bioenergetica FVG

IPSO Counseling e Bioenergetica FVG

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IPSO, Istituto Psicologia SOmatorelazionale, organizza il Corso triennale in Counseling Somatorelazionale che partirà a Udine a Settembre 2018

Per essere aggiornati sulle iniziative organizzate da IPSO in Friuli per la formazione e lo sviluppo nel campo del counseling e della bioenergetica. maggiori informazioni all'indirizzo internet: www.biosofia.it

No Zazen for the Birthday Girl 10/05/2026

NIENTE ZAZEN PER LA FESTEGGIATA
Stralci da una interessante testimonianza di Alexandra Cain sulla maternità, la pratica, e se la liberazione passi attraverso l'autorità o la cura.
Tricycle, 15 febbraio 2026
(...)
"Gran parte della mia frustrazione con la pratica, da quando sono diventata madre, deriva da una discrepanza tra il modo in cui interiorizzavo la pratica – silenziosa, monastica, protetta – e il modo in cui la mia vita mi richiede effettivamente di praticarla.
Ho ereditato un'immagine del risveglio che assomiglia a un'ascesa. Progresso. Livelli. Scoperte. Chiara intuizione seguita da stabilità.
Quell'immagine non è nata dal nulla.
Il Dharma, così come l'ho ricevuto, è stato plasmato, preservato e trasmesso in gran parte da persone le cui vite erano strutturate attorno alla rinuncia piuttosto che alla responsabilità continua. Monaci. Istituzioni. Lignaggi. Per lo più uomini che vivevano in sistemi sociali in cui il lavoro quotidiano di cura era svolto da qualcun altro.
Questo non è un giudizio morale. È una condizione strutturale.
Ma quando non si è designati come figure di riferimento principali per la cura di qualcuno, certe intuizioni non vengono mai tramandate. Non perché manchi la compassione, ma perché il sistema nervoso non è allenato all'interruzione, alla dipendenza e alla ripetizione.
Questo mi fa pensare che alcune delle esclusioni nelle nostre tradizioni non riguardino tanto chi può risvegliarsi, quanto piuttosto chi la società può permettersi di perdere a causa della pratica isolata.
(...)
Di cosa non si tratta
Non si tratta di energie maschili contro energie femminili. Si tratta di lavoro. Nello specifico: chi è responsabile di mantenere in vita altri corpi, giorno dopo giorno, senza sosta.
La cura primaria genera una forma di conoscenza che non si basa su picchi, non è calcolabile e non è risolvibile. Non si arriva a una meta. Si ripete. Si pratica in modo disordinato oggi, poi di nuovo domani, in condizioni diverse, ma con la stessa posta in gioco, quella della vita e della morte.
(...)
'Come una madre rischierebbe la vita per proteggere il suo unico figlio,
così si dovrebbe coltivare un cuore sconfinato verso tutti gli esseri.'
Non una madre quando il bambino è calmo. Non una madre dopo il riposo.
Una madre.
Il che significa tensione. Frammentazione. Un cuore a cui viene chiesto di espandersi quando è già teso al limite.

Lo Zen non è semplicemente privo di madri nelle sue storie di discendenza. È privo di una teologia forgiata nel fuoco della loro cura.
Quando la gravidanza, il post-parto, l'allattamento, la vigilanza, la stanchezza e la dipendenza a lungo termine vengono trattati come aspetti spirituali secondari, il Mahasangha perde l'accesso alle intuizioni incarnate che emergono quando la pratica del Dharma si intreccia con il latte materno, il sangue del grembo e le lacrime.
Lo Zen ha sviluppato insegnamenti raffinati sull'impermanenza, il non-sé e il non attaccamento. Ciò che non ha sviluppato appieno è stato un resoconto del risveglio che rimane credibile quando non è possibile 'posare l'oggetto' senza causare danni.
(...)
La dipendenza non è un problema spirituale da superare. È la condizione stessa della realtà. Se prendersi cura di qualcuno è una forma radicale di dipendenza, allora non è al di fuori del dharma.
L'assenza di madri Zen non è una svista storica. Segna il limite di ciò che i nostri antenati erano in grado – o disposti – a immaginare come fondamento del nostro risveglio.
Quando le madri vengono escluse dalle nostre storie, non sono solo i nostri percorsi a rimanere privi di un esempio. La tradizione stessa perde l'accesso alle forme di saggezza che emergono solo attraverso una cura costante, un'attenzione ininterrotta e una responsabilità a lungo termine. La pratica di ognuno ne risulta impoverita.

A volte mi chiedo se l'esitazione del Buddha nell'ammettere le donne nella sangha riflettesse un tacito riconoscimento di quanto il mondo dipenda da noi.
Non perché le donne siano meno capaci di liberazione, né perché gli uomini siano meno capaci di prendersi cura degli altri. Ma perché la società è strutturata in modo tale da collassare senza il contributo delle donne che la sostengono.
ATTRAVERSO, NON VERSO L'ALTO
La prova esperienziale del potenziale orizzontale della mia pratica precede il colpo di scena della maternità, perché la pratica non mi ha mai spinta verso l'alto. Mi ha sempre condotta attraverso.
Attraverso lo stesso terreno.
Attraverso le stesse costellazioni di dolore.
Attraverso la rabbia, ancora e ancora, senza ridurmi in cenere.
Attraverso la cura senza zazen ininterrotto.
Affronto la stessa materia a livelli di responsabilità più profondi. Non lo considero una prova di risveglio, ma solo la prova di essere stata praticata dalla mia vita.
(...)
La mattina del mio compleanno, non ho avuto la meditazione che desideravo. Ho avuto quella che la vita mi ha offerto. Nessuna quiete perfetta. Nessun sospiro che pervadesse tutto il corpo. Solo frustrazione, presenza e relazione.
Quindi mi ricordo, ancora e ancora, che se l'amore sconfinato è modellato sulla cura materna, allora la cura non è un aspetto secondario del risveglio. È la disciplina. È la pressione. È un percorso legittimo.
Perché, se il risveglio dipende dal lasciarsi alle spalle la cura e le madri non sono in grado di farlo, allora il risveglio si è sempre basato sul lavoro di qualcun altro. E questa non è liberazione.
È un debito che non siamo riuscite a riconoscere.

POST SCRIPTUM
Il giorno di Capodanno mio figlio si è svegliato di nuovo poco prima dello Zazen. Questa volta, non ho avuto il coraggio di provare con lui.
Così siamo rimasti a letto mentre lui si attaccava al mio seno sinistro e teneva il mio pollice destro nella sua piccola mano. Ho sentito il suo respiro calmarsi, assumere il ritmo regolare del sonno, ancora affannoso per il raffreddore che ci portavamo dentro da settimane. Ho sentito il suo corpo caldo rannicchiato nella mia posizione a C.
Ho notato il solito desiderio di alzarmi, di comportarmi da brava studentessa Zen, di sedermi.
E invece, sono rimasta.
Mi sono lasciata riposare in questo fugace, ordinario atto di cura, sapendo che anche quando viene compiuto con attenzione, è comunque effimero.
Mi sono riaddormentata."

Grazie a per la segnalazione

No Zazen for the Birthday Girl On motherhood, practice, and whether liberation moves through authority or care

Photos from AssoCounseling's post 08/04/2026

Sono convocate le elezioni per il rinnovo delle cariche statutarie di AssoCounseling: Consiglio di Presidenza Nazionale, Commissione Deontologica e Collegio dei Revisori dei Conti.
Le votazioni si svolgeranno online sulla piattaforma di eVoting ELIGO, dalle ore 8:00 del 10 aprile 2026 alle ore 18:00 del 14 aprile 2026.
Le elettrici e gli elettori potranno scegliere tra due liste:
Lista 1 – Unite e uniti per il futuro del counseling
Lista 2 – Counseling bene comune
Mercoledì 8 aprile 2026 tutte le socie e i soci aventi diritto al voto riceveranno via email (mittente: [email protected]) le credenziali di accesso alla piattaforma.

Il voto è unico: è possibile esprimere una sola preferenza per una delle due liste. La scelta riguarda l’intera lista (non è possibile votare singole candidate o candidati).

Photos from AssoCounseling's post 03/04/2026
14/03/2026

C’è una storia che racconta di un tale che muore e, dopo aver abbandonato il corpo, si ritrova in un regno di luce. Circondato da fiori smaglianti, in un cielo iridescente, si guarda intorno e dice: “Però, è meglio di quanto pensassi. Sono in Paradiso. Chissà come mai? Ma avrò bisogno di un posto dove abitare”.
Non fa in tempo a formulare questo pensiero, che subito si materializza la casa dei suoi sogni. Mentre l’uomo si avvicina alla porta, questa gli si spalanca davanti, tutta arredata proprio come lui aveva sempre desiderato. Si siede su un divano, naturalmente comodissimo, e si guarda intorno, soddisfatto di tanta perfezione e pensa: “Mi piacerebbe proprio qualcosa da mangiare”. In quel preciso istante, una delle pareti scorrevoli del salotto si apre, mettendo in mostra tavole imbandite di tutte le sue pietanze preferite, cucinate esattamente come piace a lui. Seduto lì, tutto assorto e sbalordito da quel ben di Dio, pensa: “Quanto sarebbe bello ascoltare un po’ di musica!” Ed ecco che le pareti gli rimandano la Toccata di Bach che lui predilige. “Questo è il massimo”, pensa. “È proprio quel che ho sempre desiderato”. Passano così alcuni giorni, durante i quali l’uomo gusta tutta quell’abbondanza, completamente a suo agio e rilassato.
Ma a un certo punto, pensa: “Sì, è tutto molto piacevole, ma quanto mi piacerebbe avere qualcuno con cui condividerlo”.
In quel mentre, la porta si apre ed egli si trova davanti la sua compagna sessuo-intellettual-emotiva-spirituale ideale. “Entra pure!”, le dice. Ed eccoli entrambi a realizzare i loro desideri, per intere settimane. Uno dopo l’altro, i suoi desideri continuano a materializzarsi nel momento stesso in cui egli li formula.
Dopo circa sei mesi, però, l’uomo nota che, nonostante abbia tutto quel che desidera, non si sente in realtà realizzato nel profondo. Si rende conto che la mente ha ancora paura. Riconosce che se tutto questo scomparisse, lui sarebbe distrutto.
Notando quale e quanto attaccamento egli abbia sviluppato, pensa: “Ho sempre creduto che se solo avessi avuto quello che desideravo sarei stato felice. Ma come posso esserlo, se questa felicità dipende così tanto da ciò che mi viene dato? Come faccio a realizzare la pace della mente se continuo a dipendere così tanto dalle condizioni esterne?”
“Tutte queste gratificazioni, in realtà, non mi fanno sentire una mente più leggera, più saggia, più tranquilla. Dal momento che ottengo tutto quel che voglio mi sento meno teso, ma in realtà, non posso dire di avere più pace.”
Qualche altro gelato, qualche altro amplesso e dopo un mese o due l’uomo comincia a chiedersi se tutto questo gli sia di reale utilità. Niente di quel che ha è servito a fargli superare il desiderio. Egli non ha minimamente fatto i conti con quella dimensione interna che si sente tranquilla soltanto quando ottiene ciò che vuole. Non è arrivato alle radici di quella brama che a volte gli ha reso la vita così dolorosa.
In realtà, sente che con il susseguirsi sempre più frenetico dei desideri, l’ha in qualche modo alimentata. E comincia a chiedersi se non esista un luogo, nell’universo, dove poter lavorare più in profondità sulle paure latenti e sulla separatezza che gli hanno creato sempre tante difficoltà.
Dopo qualche tempo, va dal ‘capo’ e gli dice: “Non vorrei sembrarti ingrato, e magari ti sembrerà assurdo quel che vengo a chiederti, ma vorrei trasferirmi all’inferno”.
Il ‘capo’ si volta lentamente per guardarlo e dice: “E dove altro credevi di essere?”

Osservando tranquillamente il desiderio, noteremo che la mente immagina che, se solo riuscisse a ottenere ancora un’ultima cosa, poi non chiederebbe più niente. Vediamo il miraggio della mente ‘se soltanto...’, che sogna ‘una vita beata’.
Ma quando incontriamo persone veramente felici, ci rendiamo conto che non lo sono per ciò che hanno, quanto piuttosto per ciò che sono. Il loro cuore è leggero perché hanno raggiunto dentro di sé la grande sorgente della soddisfazione.

Stephen Levine - Chi muore? Quando si muore

13/03/2026

Sabato 21 marzo 2026 dalle 10 alle 18 si terrà presso l’Università degli Studi di Milano il IX Convegno di Psicologia Somatorelazionale e Scienze Umane organizzato da IPSO, dal titolo Guerra o Pace – La direzione delle passioni.
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
Nel corso della giornata, sette relatori affronteranno il tema del conflitto e della pace interiore dalla prospettiva del loro campo di studi.
Altre informazioni alla pagina:
https://sentirsivivi.it/guerra-o-pace-la-direzione-delle.../

Sabato 21 marzo 2026 dalle 10 alle 18 si terrà presso l’Università degli Studi di Milano il IX Convegno di Psicologia Somatorelazionale e Scienze Umane organizzato da IPSO, dal titolo Guerra o Pace – La direzione delle passioni. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
Nel corso della giornata, sette relatori affronteranno il tema del conflitto e della pace interiore dalla prospettiva del loro campo di studi.
Il giorno successivo, domenica 22 marzo, questi stessi temi verranno esplorati nell’ambito di diversi seminari esperienziali gratuiti. Ci si potrà iscrivere ai seminari sabato 21 marzo, nel corso del Convegno.
Altre informazioni alla pagina:
https://sentirsivivi.it/guerra-o-pace-la-direzione-delle-passioni-convegno-e-seminari-21-e-22-marzo-2026/

20/02/2026

COUNSELOR, APPUNTI SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE.

"Un percorso formativo si costruisce partendo da alcune domande:
• Alla fine del percorso, che cosa dovrà saper fare la persona formata?
• Quali competenze dovrà possedere?
• Quali caratteristiche personali, relazionali, etiche dovrà avere sviluppato?
• E con quale obiettivo le applicherà nel suo intervento?

Nella situazione attuale, definire la specificità dell’obiettivo dell’intervento di counseling è il solo modo per renderne chiara la collocazione nel panorama degli interventi di aiuto:
• Cosa può/deve avvenire nell’incontro fra cliente e counselor per poter dire che si tratta di counselling e non di altro?
• E cosa NON deve avvenire, affinché la specificità dell’intervento rispetti anche la specificità di altri interventi professionali?

La risposta è nel tipo di ascolto che ogni counselor deve imparare a utilizzare, e nel tipo di azione comunicativa che deve saper mettere in atto. Chi richiede un aiuto nell’affrontare una situazione di vita difficile incontra prevalentemente professionisti formati a un modello di intervento di tipo medico-clinico: ricerca e individuazione della causa di ciò che sta accadendo, rimozione della causa, restitutio ad integrum.
In realtà, non sempre la ricerca delle cause di una situazione difficile è il modo migliore per fronteggiarla.
Quello che ogni counselor propone al cliente è un intervento
• che non punta all’individuazione di ciò che non funziona in lui, ma all’esplorazione e alla attivazione delle risorse;
• che non ricerca le cause delle difficoltà, ma aiuta a definire obiettivi più chiari e raggiungibili a partire dalle risorse disponibili.
Per attuare un intervento di questo tipo è necessario un profondo cambiamento nell’atteggiamento mentale e nella disposizione relazionale del futuro counselor:
• si tratta di sviluppare un tipo di ascolto che eviti di selezionare gli aspetti disfunzionali nella storia del cliente o di cercarne le cause;
• e un modo di intervenire che eviti le interpretazioni, le spiegazioni, i consigli, le soluzioni.

Per questo è necessaria una formazione personale che renda consapevoli del proprio modo di confrontarsi con le difficoltà del cliente, che sviluppi la capacità di rispettare i limiti e le imperfezioni dell’altra persona e di rinunciare al tentativo di farla cambiare e alla certezza di sapere cosa è meglio per la sua vita.
Anche la competenza tecnica acquista la sua specificità: un colloquio di counselling si basa su atti comunicativi (domande, riassunti, commenti, ristrutturazioni, ecc.) coerenti con questo tipo di relazione di aiuto: sono necessarie competenze linguistiche, retoriche, pedagogiche, narrative che devono essere apprese, affinate, sperimentate e completate da conoscenze antropologiche, sociologiche, filosofiche, storiche, che consentano di vedere la complessità della realtà in cui ogni cliente è immerso, e di collocarsi insieme in un percorso che non è di cura, ma di affiancamento, di fronteggiamento, di sviluppo di competenze e di autonomia."

Grazie a Silvana Quadrino
La formazione del counselor: un percorso specifico per una professione specifica.


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