27/07/2026
Sono finalmente tornata a casa. 😉
Dopo alcuni giorni di ricovero, vorrei rassicurare tutti: a parte la stanchezza, il pancreas si è tranquillizzato e i valori del sangue sono rapidamente rientrati.
A detta del medico, l’ho scampata, ma io continuo a vigilare e soprattutto continuo a farmi domande.
Perché fra tre mesi sarebbe previsto un intervento di colecistectomia e io, se le condizioni cliniche me lo permetteranno, vorrei riuscire a evitarlo.
Ho quindi tre mesi per osservare, lavorare e cercare di comprendere.
Pronti per la seconda parte di riflessioni?
Nel 2020, ormai è storia nota, Elia Tropeano mi fece il suo Super Algoritmo e si sciolsero due calcoli di circa due centimetri che avevo alla colecisti. È un fatto che racconto spesso e del quale parlo anche nel mio primo libro, Algoritmi e altre storie, perché l’ecografia eseguita qualche mese dopo documentò chiaramente che quei calcoli non c’erano più.
Il Super Algoritmo non conteneva alcun riferimento specifico alla colecisti. Elia chiese semplicemente alla parte più potente del mio cervello di analizzare tutto il mio organismo, dalla testa ai piedi, correggere ogni errore, risolvere ogni conflitto e intervenire su ogni malanno. La richiesta era quindi molto ampia, ma dentro di me l’intenzione era precisa: desideravo che quei due calcoli sparissero.
Ed è ciò che accadde.
A distanza di qualche anno nella mia colecisti però si sono formati altri calcoli, questa volta piccoli e numerosi.
Sarebbe facile concludere che il risultato ottenuto precedentemente non sia stato definitivo, oppure che l’algoritmo non abbia funzionato fino in fondo.
Ma non è questo il ragionamento che ho fatto, perché quei due calcoli sono realmente scomparsi e dal 2020 a oggi sono intervenuti molti altri fattori.
Per anni ho seguito la Multiterapia Di Bella, che comprendeva la Sandostatina, un farmaco che può ridurre la contrattilità della colecisti e favorire la formazione di fango e calcoli biliari.
In seguito a un divorzio particolarmente doloroso ho perso molti chili rapidamente, ho vissuto periodi di forte stress nei quali mangiavo pochissimo e ho avuto diverse variazioni di peso.
Esiste inoltre una forte familiarità, perché mia madre, mio padre, una zia e mio nonno materno hanno subito l’asportazione della colecisti proprio a causa dei calcoli.
È quindi evidente che il mio organismo, in questi anni, ha continuato a essere sottoposto a condizioni favorevoli alla formazione di nuovi calcoli.
Nel frattempo ho continuato a utilizzare gli algoritmi.
Quando le ecografie hanno cominciato a rilevare la presenza di nuovi calcoli, sono intervenuta, ma senza ottenere risultati. Non ho dato particolare importanza a questa mancata risposta, anche perché i calcoli erano pochi, non davano problemi e io continuavo a tenerli controllati.
Oggi, però, penso che il mio corpo mi stesse già invitando a cambiare ragionamento.
Continuavo a rivolgermi alla colecisti perché era lì che vedevo il problema, ma non mi stavo chiedendo che cosa portasse il mio organismo a formare continuamente nuovi calcoli. In altre parole, cercavo ancora una volta di eliminarli senza risalire al processo che li produceva.
È da qui che, durante il ricovero, ho ricominciato a ragionare sull’intero sistema digestivo.
Sono partita dalla colecisti, ho osservato il collegamento con il pancreas e sono risalita fino allo stomaco, il primo organo che riceve il cibo e avvia la digestione.
So di avere una digestione lenta e, quando sono particolarmente tesa per il lavoro, mi accorgo che il mio stomaco sembra quasi fermarsi. Ci sono alimenti che impiego moltissimo tempo a digerire e osservo da tempo altri segnali che potrebbero indicare un funzionamento gastrico da approfondire.
Non sto dicendo di avere già individuato nello stomaco l’origine del problema, perché sarebbe una conclusione prematura. Ma, per la prima volta, ho smesso di considerare la colecisti come un organo isolato e ho iniziato a osservare la catena della quale fa parte.
La formazione dei calcoli potrebbe dipendere da più elementi che interagiscono tra loro: la motilità della colecisti, la composizione della bile, i farmaci assunti, l’alimentazione, le variazioni di peso, lo stress e l’impatto emotivo del divorzio, la predisposizione familiare e forse anche il modo in cui stomaco, duodeno, pancreas, fegato e colecisti coordinano il processo digestivo.
Chiedere nuovamente alla colecisti di sciogliere i calcoli potrebbe quindi non essere sufficiente. Per questo il protocollo che ho messo a punto dialoga con la parte responsabile della digestione, con la colecisti e con il pancreas, alternando domande e istruzioni.
Perché vi racconto tutto questo?
Perché capita che una persona ottenga un risultato con un algoritmo e che, dopo qualche tempo, il problema ritorni.
Accade anche con i passi indietro: il dolore diminuisce, a volte scompare completamente, ma dopo alcuni mesi si ripresenta.
Questo non dimostra che l’algoritmo o i passi indietro non abbiano funzionato. Il risultato c’è stato. Dovremmo però chiederci su quale parte del problema siamo intervenuti e, soprattutto, che cosa abbia continuato ad agire dopo quel risultato.
Se lavoriamo soltanto sul punto in cui il problema si manifesta, secondo me stiamo intervenendo alla foce del fiume.
Per interrompere davvero la catena dobbiamo provare a risalire fino alla sorgente, sapendo che la sorgente potrebbe non coincidere con un solo organo o con una sola causa.
Nel post precedente ho scritto che, quando non otteniamo risposta, è utile cambiare interlocutore oppure cambiare domanda.
Oggi aggiungo un’altra considerazione: quando il problema ritorna, prima di ripetere la stessa richiesta dovremmo domandarci se stiamo ancora intervenendo sul punto in cui il problema arriva, invece di cercare quello dal quale ha avuto origine.
Chiaro, no?
Per me sì, parecchio.
E per l’ennesima volta mi accorgo che, per imparare, devo fare esperienza diretta su me stessa. 🙏
Naturalmente vi terrò aggiornati. 😘