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SIdAT - Scuola Italiana di Agopuntura del Triveneto
SIdAT - Scuola Italiana di Agopuntura del Triveneto
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E’ fondamentale anche che i moduli delle lezioni siano uniformi anche se proposte da docenti diversi. Caso clinico in riferimento al alla lezione svolta.
Caratteristica della didattica della SIdA
La componente fondamentale della didattica tradizionale è la cosiddetta “lezione frontale”, in cui l’insegnante è in certo senso “solo” di fronte alla classe e la trasmissione del contenuto didattico è tutta affidata alle sue conoscenze e alla sua capacità di farsi comprendere e di suscitare interesse. La lezione frontale è infatti caratterizzata da:
Ver
ticalità della comunicazione (comunicazione asimmetrica da un emittente a più destinatari)
Passività dei destinatari e conseguente difficoltà alla memorizzazione
Eccessiva dipendenza della lezione dalle competenze e dalla capacità comunicativa e didattica dell’insegnante
Modello didattico basato sull’idea dell’insegnamento come “trasferimento della conoscenza” dall’insegnante agli allievi
Difficoltà nel differenziare il contributo didattico;
Tendenza a privilegiare la comunicazione verbale rispetto ad altri codici comunicativi
Necessita di una forte uniformità della comunicazione didattica
Peso eccessivo del “gruppo classe” rispetto ad altre possibili aggregazioni
Tuttavia occorre guardarsi dall’idea che i nuovi media forniscano in maniera automatica un rimedio universale ai mali della lezione frontale. D’altra parte la portata della nuove tecnologie è tale da proporre un vero e proprio salto di qualità dell’insegnamento, a tutto vantaggio di una didattica più completa, interessante ed efficace. Il nostro approccio formativo si avvale di metodologie didattiche finalizzate a sviluppare una coscienza critica di perenne ricerca ed a produrre nel discente quel “cambiamento” in termini di apertura a diversi modelli di approccio alla realtà clinica che rappresenta l’obiettivo della formazione. Ogni metodologia è realizzata con lo specifico scopo di entrare nei meandri della medicina cinese con un linguaggio adattato alla platea, privilegiando la semplicità e stimolando le capacità di ragionamento. Le nostre metodologie didattiche
Lezione Frontale
Esposizione accurata da parte di un docente esperto in aula che presenta, spiega e illustra i contenuti propri dell’argomento con l’aiuto di diapositive o filmati. È una strategia didattica che viene utilizzata solo per argomenti basilari di Medicina cinese, propedeutiche per altri moduli da affrontare successivamente.
È fondamentale la capacità comunicativa e formativa del docente che nell’interazione con i discenti deve riuscire a farsi comprendere, suscitare interesse e allo stesso tempo promuovere e stimolare una comunicazione circolare. Discussione di casi clinici
Può avvenire in seduta plenaria o in gruppi di lavoro. Nel primo caso il docente conduce la discussione, interagendo con i partecipanti in maniera libera. Nel secondo caso la discussione viene fatta dai partecipanti, divisi in tavoli di lavoro, e l’ elaborazione viene riportata in plenaria da un rappresentante del tavolo. Attraverso l’utilizzo di un caso clinico, questa tecnica si propone di riuscire a mettere a confronto le esperienze professionali di ogni discente mettendo in pratica anche quanto appreso durante il corso. Focus group
È una strategia didattica utilizzata per far riflettere il gruppo degli studenti su un determinato argomento che è stato proposto durante la lezione frontale. Alla fine di un argomento, il gruppo, posto in cerchio o semicerchio, viene condotto da un docente e incoraggiato ad esprimere liberamente il proprio punto di vista. In pratica gli studenti, guidati dal docente, fanno la sintesi ragionata dell’argomento appena illustrato. Per esempio alla fine della lezione frontale sulle funzioni del Polmone gli studenti riassumono quanto detto aiutandosi fra di loro e cercando di capire meglio facendosi reciprocamente delle domande. Lavori di gruppo
Piccoli gruppi ai quali viene dato un mandato specifico su cui lavorare entro un tempo prestabilito. Gli elaborati vengono presentati in seduta plenaria e discussi contemporaneamente. Obiettivo di questa tecnica è quello di stimolare il confronto delle competenze, mettendo in azione dinamiche emotive, comunicative e comportamentali di ogni membro del gruppo, attivando così la disponibilità verso l’altro come modo di pensare, sentire e lavorare per raggiungere il risultato richiesto. Molto importante è proporre un caso clinico ipotetico e affidarlo gruppi di 4-5 persone. Esercitazioni su casi clinici
Attività tese al rafforzamento di un apprendimento conoscitivo o operativo. Hanno lo scopo di sollecitare l’interesse del discente, utilizzare e potenziare le conoscenze proprie ed utilizzare la pratica clinica per approfondire il modo di reperire i punti di agopuntura, le variazioni e tutto ciò che succede durante la seduta di agopuntura. Inoltre si prende abilità nel pungere, nell’uso della moxa, martelletto, ecc. La pratica clinica e i primi risultati positivi generano la passione che è fondamentale per muovere i meccanismi di apprendimento e non sentire il peso e la noia dello studio. Stage o tirocinio con tutor
Percorso formativo svolto “sul campo”, negli ambulatori dei docenti. L’obiettivo sta sia nel verificare e applicare quanto appreso in aula sia nel fornire una formazione meramente pratica a chi ha già appreso in altre sedi la formazione teorica. Ai tirocinanti, affiancati da persone esperte (tutor-docenti), sono assegnati obiettivi specifici da raggiungere attraverso un percorso formativo personalizzato. Il tirocinio si svolge negli studi di agopuntura dei docenti. Studenti come comunità culturale (gli esperti lo chiamano apprendimento cooperativo)
L’apprendimento cooperativo è una modalità un po’ diversa dal lavoro di gruppo, in quanto è focalizzato sull’apprendere insieme l’uno con l’altro, l’uno dall’altro, l’uno per l’altro. Tutti gli studenti di una classe dovranno avere un contatto privilegiato fra loro e i docenti in tempo reale (tipo Wats App per domande semplici o mail per domande più complesse) in modo da essere in continuo contatto per scambio di esperienze, dubbi e informazioni sia culturali sia di tipo amministrativo. Tutti gli studenti del primo anno saranno in comunicazione anche con gli studenti degli anni successivi in modo che, non solo i docenti possono rispondere alle domande ma anche gli stessi studenti. E’ chiaro che se la risposta non è precisa il docente ha il dovere di intervenire. Questa modalità permette , oltre che creare una amicizia formativa, di imparare di più con minor sforzo personale. (Già in uso delle riunioni di studio dei punti della SIdA)
Bisogna insegnare ad imparare
In primo luogo la comunicazione telematica e le reti tendono a costruire canali di comunicazione circolari, nelle quali tutti i partecipanti possono assumere alternativamente la funzione di emittenti o di destinatari dell’informazione. Un docente sa che la stessa lezione frontale non è mai basata su una comunicazione puramente verticale, dall’alto in basso, ma è sempre una forma di dialogo. Tuttavia l’uso delle nuove tecnologie può consentire di accentuare questo aspetto di dialogo proprio della comunicazione didattica, che non finisce la domenica a pranzo ma continua fino alla lezione successiva permettendo inoltre di moltiplicare le voci e i punti di vista coinvolti. Un confronto di questo tipo permette agli studenti non solo di familiarizzare con la pluralità di opinioni, ma fa in modo che essi non siano più posti a confronto con un’unica “auctoritas”, con la sola voce del docente, ma possono assumere con maggiore facilità un ruolo attivo nello scambio di idee. La moltiplicazioni delle voci si ricollega alla moltiplicazione degli strumenti didattici, che non rappresentano semplicemente un ausilio alla lezione dell’insegnante, ma costituiscono voci aggiuntive, punti di vista diversi.. L’interattività di molte tra le nuove tecnologie didattiche costituisce inoltre un ulteriore stimolo al superamento di un ruolo puramente passivo da parte dello studente, sollecitato a intervenire in prima persona e a modificare l’informazione che gli viene presentata, ma anche spinto verso la progressiva costruzione e organizzazione della conoscenze con ricerche personali. Si ha quindi il passaggio da un puro trasferimento passivo di nozioni ad un modello didattico basato sull’attività. Gli strumenti di uso individuale, tra i quali i cosiddetti strumenti di autoapprendimento (studio delle dispense o libri), forniscono un mezzo per differenziare e verificare i contenuti didattici. A questa differenziazione dell’offerta didattica risponde anche la possibilità di riaggregare attorno a particolari attività gruppi diversi dal tradizionale “gruppo classe”, consentendo la costituzione di gruppi di interesse tematici attorno a un forum di discussione o a un sito Internet o ad uno studio su un argomento particolare. I nuovi media costituiscono inoltre un’occasione per costruire un ambiente didattico aperto a forme di comunicazione e a codici diversi dalla pura comunicazione verbale. Occorre però prestare attenzione anche ad alcuni rischi connessi con l’uso dei nuovi media nella scuola, primo fra tutti il rischio di un certo “fanatismo tecnologico” che talvolta porta a ritenere che i nuovi mezzi di comunicazione multimediale siano strumenti didattici autonomi e autosufficienti e dunque che il rapporto fra essi e la figura del docente sia quello di una progressiva anche se parziale sostituzione. Al contrario, ampliando il ventaglio di opzioni didattiche a sua disposizione, il docente acquista, e non perde, libertà di costruzione e organizzazione del percorso didattico. Il computer e la videocassetta non possono, dunque, e non devono sostituire l’insegnante, ma integrarsi all’interno di un progetto didattico unitario del quale l’insegnante è il regista.