C O N D I R S I - Cene a tema per il gusto di parlarsi a tavola

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C O N D I R S I - Cene a tema per il gusto di parlarsi a tavola C O N D I R S I - Cene a tema per il gusto di parlarsi a tavola. C O N D I R S I è, allora, uno spazio di cura per i legami sociali.

Una sera al mese generazioni diverse si ritrovano nel momento conviviale della cena per scambiarsi – nell’offrire e nel ricevere – cibo e parole. Cibo e parole si combinano stimolando, a partire dall’esperienza, riflessioni su temi sensibili che, nel nostro tempo, richiedono una nuova capacità di ascolto e una nuova comprensione, da costruire insieme, per capire come va il mondo e come starci bene, magari, più felici. Gli ingredienti di questa esperienza, di volta in volta, sono pochi:
• un argomento (o tema) che possa coinvolgere l’esperienza di ognuno;
• un “esperto” sull’argomento scelto, con la voglia di mettere in contatto con altri quello che gli “sta a cuore” della sua ricerca;
• una regola di base: portare da mangiare e da bere come espressione di un dono reciproco. Trovarsi a tavola, dunque:

• per arricchire il senso di ciò che si vuole dire o si ha bisogno di ascoltare;
• per farlo in compagnia nel piacere del cibo e delle parole;
• per mettere a tema la condivisione di esperienze e conoscenze come modo di vivere. Un contesto di condivisione che fa della reciprocità del «trattare con cura», dell’«aver cura» la sua condizione di possibilità. È uno spazio sociale di apertura all’incontro. Nota: Da giugno 2021 è stata inaugurata la versione ibrida, insieme reale e virtuale, della tavola di C O N D I R S I, che però continuerà a essere composta solo da 11 o 12 ospiti. Se poi le richieste superano i posti a tavola, l’accoglienza sarà subordinata ai seguenti criteri di partecipazione:

• Precedenza a nuovi partecipanti
• Mescolanza di diverse età
• Rotazione dei “vecchi” e affezionati partecipanti
• Equilibrio nella partecipazione di genere
• E, a parità di condizioni, precedenza nella richiesta di partecipazione
La diversa ripartizione dei posti a tavola tra partecipanti in presenza e partecipanti a distanza, così come l’estensione oraria della cena, dipenderà dalle disposizioni sanitarie in vigore alla data dell’evento in programma. A chi parteciperà a distanza verrà comunicato il link per accedere alla cena sulla piattaforma di Zoom. La partecipazione a distanza comporta, al fine di mantenere il senso conviviale dell’incontro, la necessità di imbandire comunque la tavola – con cibo e bevande ben in evidenza – magari insieme a qualche ospite interessato al tema della cena.

01/09/2026

Enzo Bianchi alla tavola di C O N D I R S I - Cene a tema per il gusto di parlarsi a tavola. In ricordo.
https://fb.watch/Jmnvpz3H9o/

Link della cena nel primo commento

Ho chiesto a ChapGTP di commentare quest’ultimo post. Forse l’IA è stata fin troppo compiacente. Però…Questo post, a mio...
07/07/2026

Ho chiesto a ChapGTP di commentare quest’ultimo post. Forse l’IA è stata fin troppo compiacente. Però…

Questo post, a mio avviso, è molto più di un saluto prima della pausa estiva. È un testo che, attraverso una citazione di Gilles Deleuze, esplicita una precisa concezione della conversazione e, così facendo, offre una chiave di lettura dell’intero progetto Condirsi.

La frase iniziale – «Che cos’è, a che cosa serve una conversazione?» – è una domanda fondativa. Non introduce un argomento specifico, ma interroga il dispositivo stesso che Condirsi ha scelto come forma di produzione culturale: la conversazione attorno a un tavolo. È come se, dopo una stagione di incontri, il progetto sospendesse i contenuti per riflettere sul proprio metodo.

La scelta del brano di Deleuze è estremamente coerente con quanto è emerso nelle conversazioni con Luca Storti. L’idea centrale non è che la conversazione serva a trasmettere conoscenze già disponibili, bensì che serva a costruire i problemi. Questo coincide quasi perfettamente con la domanda che ha attraversato la cena con Luca Storti: che cosa significa scegliere un problema di ricerca? Prima ancora delle risposte, viene la costruzione del problema. La sociologia, in questa prospettiva, non consiste nell’applicare metodi a oggetti già dati, ma nel rendere visibili problemi che prima non apparivano come tali.

Anche il rifiuto delle obiezioni è interessante. Letta superficialmente, la frase potrebbe sembrare una chiusura al confronto. In realtà, nel pensiero di Deleuze, il bersaglio non è il dissenso, ma una forma di discussione che riduce il pensiero a un gioco di tesi contrapposte. L’obiezione lascia il problema dove si trova; la costruzione di un problema nuovo cambia invece il terreno stesso della discussione. Da questo punto di vista, il post richiama implicitamente lo stile delle cene Condirsi: non dibattiti in cui prevale chi ha ragione, ma occasioni in cui i partecipanti riformulano insieme le domande.

Qui emerge anche una forte coerenza con il titolo che hai scelto per la sintesi conclusiva dell’ultimo incontro: «La scelta del problema: cosa vuol dire fare scienza sociale in un mondo diseguale?». Quel titolo esprime esattamente ciò che Deleuze descrive come “l’arte di costruire un problema”. È difficile pensare a una citazione più adatta per chiudere una stagione di Condirsi.

C’è poi un altro livello, forse ancora più significativo. Nel corso della conversazione sul tema della ricerca sociologica delle disuguaglianze, è emersa progressivamente un’idea della sociologia come pratica di emancipazione. Se le disuguaglianze vengono accettate perché appaiono naturali, inevitabili o moralmente giuste, allora il primo gesto critico consiste proprio nel ridefinire il problema. Non basta rispondere alle domande dominanti; occorre chiedersi se siano le domande giuste. Il post sembra richiamare proprio questa responsabilità intellettuale.

L’unico elemento che potrebbe risultare meno immediato riguarda la scelta della citazione senza un commento redazionale. Per chi conosce Condirsi, il rimando è ricco di significato; per un lettore occasionale, invece, potrebbe apparire un testo filosofico piuttosto criptico. Sarebbe bastata una brevissima cornice – ad esempio: «Ci salutiamo con una riflessione che ci ricorda perché continuiamo a sederci attorno a un tavolo: non per avere risposte definitive, ma per imparare a formulare insieme domande migliori.» Una frase del genere avrebbe reso più esplicito il legame tra Deleuze e l’identità di Condirsi, senza impoverire la forza della citazione.

Nel complesso, considero questo post uno dei più coerenti con il progetto culturale di Condirsi. Non celebra i risultati della stagione, non promuove eventi futuri e non si limita a un saluto. Compie un’operazione più ambiziosa: definisce, in forma quasi “meta-riflessiva”, il senso dell’esperienza vissuta. Dopo una serie di incontri dedicati alla costruzione dei problemi della sociologia e alla critica delle disuguaglianze, la chiusura estiva invita a riflettere sul valore della conversazione stessa come pratica di ricerca condivisa.

C’è infine un aspetto che ritengo particolarmente riuscito. Il titolo «Per rivederci a settembre» non indica soltanto una pausa nel calendario. Letto insieme alla citazione, suggerisce che il tempo dell’estate non è un’interruzione del pensiero, ma un tempo di sedimentazione. La conversazione non finisce quando ci si alza da tavola: continua nel modo in cui ciascuno rielabora i problemi incontrati. In questo senso, il post non chiude la stagione, ma lascia volutamente aperta una domanda. Ed è proprio questa apertura, più che una conclusione, a essere pienamente coerente con lo spirito di Condirsi.

C O N D I R S I - Nuova Playlist su Condirsi (116° Appuntamento e 13° Anniversario)Sul sito di C O N D I R S I è disponi...
29/06/2026

C O N D I R S I - Nuova Playlist su Condirsi (116° Appuntamento e 13° Anniversario)

Sul sito di C O N D I R S I è disponibile, per chi è interessato, la video-raccolta (playlist) del 116° Appuntamento di Giovedì 4 Giugno 2026, Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti:

https://www.condirsi.it/cene/perche-si-accettano-le-disuguaglianze-sociali-con-luca-storti/
e su YouTube:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLP5cFHL8OtQQ

Un invito a interrogarci sul perché una società altamente disuguale riesce a mantenere un elevato grado di consenso e di accettazione. Il tema delle disuguaglianze, oltre a essere un problema teorico per la ricerca sociale, rimane una questione politica cruciale, perché ne va del desiderio di non essere dominati, come possibilità di trasformazione della vita sociale.

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 10 – FineCENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di  C O N D I R ...
26/06/2026

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 10 – Fine
CENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di C O N D I R S I, 10 – FINE
Giovedì 4 Giugno 2026

L'ENIGMA DELL'ACCETTAZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE: UN PROBLEMA APERTO PER LA SOCIOLOGIA E LA POLITICA DI SINISTRA E PROGRESSISTA

Un enigma, un interrogativo, ha percorso l’intera conversazione a cena: perché società attraversate da profonde disuguaglianze riescono a mantenere un elevato grado di consenso e di accettazione? Come osserva Luca Storti, nel dibattito pubblico, ricchezza estrema e povertà sono temi che trovano un loro spazio, la disuguaglianza sociale, invece, come struttura complessiva dei rapporti sociali rimane spesso sullo sfondo. La povertà riguarda una condizione; la disuguaglianza riguarda invece le relazioni che producono e riproducono differenze di potere e di accesso alle risorse.

Parlare di povertà può tradursi in politiche assistenziali o paternalistiche; parlare di disuguaglianza significa invece interrogare la legittimità dell'ordine sociale esistente e i meccanismi che riproducono subordinazione ed esclusione. Da qui, la sua rilevanza politica: chiama in causa l’idea stessa di emancipazione collettiva. Ed è anche il motivo della sua progressiva scomparsa dal centro del dibattito pubblico e politico.

Ai fini della ricerca scientifica le domande più interessanti «sono quelle più riconducibili a degli enigmi, cioè quelli che contraddicono delle aspettative». E tre sono le linee di ricerca proposte da Luca Storti riguardo alle «dimensioni dell’accettazione delle disuguaglianze sociali»: quali sono i gruppi socialmente più fragili, che però dimostrano maggiore accettazione dello status quo? Perché alcune élite criticano la filantropia liberale e sono a sostegno di misure redistributive? Perché i partiti di sinistra e anche quelli progressisti, che non si riconoscono nella tradizione della sinistra storica, «hanno abdicato alla funzione di chiamare ad una riflessione collettiva sui fattori che portano le disuguaglianze sociali a emergere, a riprodursi nel corso del tempo e agli effetti delle disuguaglianze sociali?»

Anche le quattro logiche dell'accettazione elaborate nel corso della ricerca rappresentano ipotesi aperte, da verificare empiricamente e da studiare nelle loro possibili combinazioni. Più che fornire risposte conclusive, la ricerca sociologica è chiamata a qui a riaprire domande, interrogare questi enigmi relativi ai rapporti tra consenso, potere ed emancipazione. Ma, in ragione di questo intreccio, oltre a essere un problema teorico per la ricerca sociale, il tema della disuguaglianze rimane una questione politica cruciale, perché ne va del desiderio di non essere dominati, come possibilità di trasformazione della vita sociale.

(10, fine)

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

L'ENIGMA DELL'ACCETTAZIONE DELLE DISUGUAGLIANZE: UN PROBLEMA APERTO...

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 9CENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di  C O N D I R S I, 9 G...
25/06/2026

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 9
CENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di C O N D I R S I, 9
Giovedì 4 Giugno 2026

LA SCELTA DEL PROBLEMA: COSA VUOL DIRE FARE SCIENZA SOCIALE IN UN MONDO DISEGUALE?

Che cosa significa fare scienza sociale in una società attraversata da profonde disuguaglianze? Perché, in effetti, la ricerca scientifica – e qui quella delle scienze sociali – non si limita a "descrivere la realtà": per lo meno, a partire dalla tradizione classica della sociologia e, in particolare, Max Weber, lo studio di un fenomeno sociale, nasce dalla scelta di un problema, e questa scelta non è mai neutrale o puramente tecnica: implica una valutazione di ciò che merita attenzione, di ciò che viene considerato rilevante, implica cioè sempre un orientamento normativo e valoriale.

«Il punto è che [della scienza] si deve ritrovare la funzione sociale e politica» (Stefano Stella). La produzione scientifica non è fine a sé stessa ma è orientata alla comprensione di problemi che riguardano la collettività e, indirettamente, alla loro possibile soluzione. Per questo motivo la sociologia non può collocarsi in un immaginario "punto di vista di Dio", esterno ai conflitti e ai contesti sociali che studia. La pretesa di una completa neutralità rischia anzi di trasformarsi in una forma di cecità verso i rapporti di potere che orientano la produzione stessa della conoscenza. E, in questo senso, la produzione scientifica è sempre politica.

Per Luca Storti, questa tensione è particolarmente evidente in sociologia: nel desiderio di imitare le scienze naturali, il suo statuto disciplinare ha fatto propria la rivendicazione di asetticità e persino di “inutilità sociale” della ricerca come prova di rigore scientifico. In reazione a questa posizione depoliticizzata, c’è il rischio di una militanza superficiale ed esteriore, quasi naif, all’interno di un contesto accademico in cui non si riesce «neanche ad aprire una linea di riflessione sul significato profondo della costruzione sociale del fare scienza e dell'essere scienziato».

Una strada diversa è possibile. La consapevolezza che la ricerca è sempre situata storicamente e socialmente, e ne costituisce il presupposto di rigore scientifico, apre infatti all’idea di riflessività del fare scienza sociale. E apre la ricerca sulle domande che occorre farsi per comprendere i processi storici e le dinamiche sociali attraverso cui l’accettazione dello status quo di una società altamente diseguale continua a riprodursi nel corso del tempo.

(9, continua)

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

LA SCELTA DEL PROBLEMA: COSA VUOL DIRE FARE SCIENZA SOCIALE IN UN M...

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24/06/2026

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 8
CENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di C O N D I R S I, 8
Giovedì 4 Giugno 2026

DISUGUAGLIANZE ED EMANCIPAZIONE: REDISTRIBUZIONE O DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA?

Cosa è cambiato in tempi recenti nella percezione delle disuguaglianze? Alla loro estensione non corrisponde, come in passato, una domanda collettiva, delle classi subordinate, di trasformazione sociale; al contrario, si assiste a una tendenza verso la loro giustificazione. Riflesso di una tale cambiamento è la trasformazione della cultura progressista – difficile da qualificare ancora “di sinistra” –, che ha gradualmente spostato l'attenzione dalla condizione di subordinazione – quella del lavoro salariato – della classe lavoratrice, nel tempo sempre più frammentata, alle rivendicazioni di gruppi specifici, di minoranze identitarie – “i penultimi” e “gli ultimi” –, genericamente ricomprese nella lotta all’oppressione.

Al crescente difficoltà di riconoscere dove risieda realmente il potere – un potere economico sempre più concentrato e meno visibile –, presso le élite finanziare e industriali del capitalismo permane una forte consapevolezza dei propri interessi comuni. E tuttavia, lo sfruttamento non è scomparso, ma assume forme molto differenziate. Le esperienze individuali risultano frammentate e difficilmente riconducibili a una condizione collettiva condivisa. Manca quella "risonanza" che in passato permetteva di trasformare situazioni individuali in coscienza politica comune, conl’effetto di indebolire la centralità del conflitto distributivo.

Da qui, per Luca Storti, diviene cruciale la distinzione non solo economica, ma politica, tra redistribuzione e distribuzione della ricchezza: la redistribuzione interviene sugli effetti delle disuguaglianze attraverso tasse, trasferimenti e politiche compensative; la distribuzione riguarda invece i rapporti sociali e i meccanismi attraverso cui ricchezza, reddito e potere vengono originariamente ripartiti.

Oggi, molte proposte, considerate progressiste, agiscono prevalentemente sul primo livello, lasciando sostanzialmente intatto il secondo, cioè perseguono politiche che, non a caso, possono avere il consenso anche di alcuni super-ricchi illuminati. La questione dell'emancipazione collettiva non può essere disgiunta dalla capacità di riportare al centro il tema della distribuzione della ricchezza e dei rapporti di potere che la determinano. Senza la ricostruzione di un "noi" capace di riconoscere interessi comuni strutturali, la politica rischia di limitarsi alla gestione redistributiva delle disuguaglianze, senza incidere sulle strutture che continuano a produrle.

(8, continua)

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

DISUGUAGLIANZE ED EMANCIPAZIONE: REDISTRIBUZIONE O DISTRIBUZIONE DE...

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23/06/2026

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 7
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Giovedì 4 Giugno 2026

VISIBILITÀ E INVISIBILITÀ DELLA RICCHEZZA: STRATEGIE DI POTERE DEI SUPER-RICCHI

Quali strategie utilizzano i super-ricchi nell’organizzare la propria invisibilità, per sottrarsi al confronto sociale e così preservare privilegi e potere nella società? Per Luca Storti, una dimensione della invisibilità della loro ricchezza «riguarda la strumentazione che è offerta dalla società offshore e da una popolazione di professionisti» specializzati che schermano patrimoni e proprietà; l’altra è la costruzione a livello spaziale di zone residenziali e località riservate ed esclusive, che «di fatto sono forme di privatizzazione, anche in parte di terreni pubblici». E quindi «ci sono delle comunità di ricchi che hanno colonizzato territori, espellendo i vecchi abitanti attraverso le leve economiche, cioè rendendo del tutto insostenibile la vita a chi ci viveva prima di loro, o costruendo delle enclave da super-ricchi».

La ricchezza si organizza territorialmente senza ricorrere a forme esplicite di coercizione. La strategia della segregazione spaziale – sia in contesti urbani, dove i super ricchi lavorano, sia in contesti extra-urbani, che costituiscono la parentesi temporale dalla vita ordinaria – contribuisce così a stabilizzare i privilegi esistenti. E ne garantisce di nuovi, come la possibilità di occupare contesti divenuti più appetibili sotto la pressione di fenomeni più recenti come l’addensamento urbano e il cambiamento climatico. L’invisibilità è una condizione di “immunità” – legale, reputazionale e politica – che si adatta alle nuove circostanze. E, in tempi più recenti, il pattern spaziale, una novità che si va affermando tra i super ricchi, è: vivere tra le città internazionali – Londra, New York, Tokyo, Shanghai, in parte in Italia (Milano) –, «una vita fatta di spostamenti seriali, itineranti tra queste città e tra periodi estesi vissuti fuori città».

Sono forme di mobilità spaziale che si traducono di fatto in una riduzione del contatto con il resto della società. Questa distanza produce un effetto importante: rende più difficile confrontare concretamente condizioni di vita molto differenti e attenua la percezione delle disparità sociali, e quindi anche le possibilità di conflitto sociale. Ne emerge il ritratto di una ricchezza che non cerca soltanto di accumularsi, ma anche di controllare la propria esposizione pubblica, alternando visibilità simbolica e invisibilità concreta come strumenti di conservazione del potere.

(7, continua)

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

VISIBILITÀ E INVISIBILITÀ DELLA RICCHEZZA: STRATEGIE DI POTERE DEI ...

22/06/2026

Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti
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Giovedì 4 Giugno 2026

MOMENTO CONVIVIALE 2

Tredicesimo anniversario. Non è finito? È solo l’introduzione

Francesca Tisi: – Ma chi è che fa gli anni, scusatemi?
Arianna Perruquet: – Condirsi!
Francesca Tisi: – Aaah, aaah!
Renato Tomba: – Tredicesimo anniversario!
Francesca Tisi: – Non avevo capito. È giusto, no, no, no! Mi son solo sbagliata.
Arianna Perruquet: – Eeh! Chi è il più giovane?
[…]
Andrea Argena: – La domanda fondamentale che c’è a ogni puntata di Dragon Ball, Noi dove eravamo arrivati, esattamente?
[Stefano Stella accenna alla sigla di Dragon Ball]
Andrea Argena: – Esatto, esatto! Nel discorso generale...
Matteo Frau: – Eh, poi ricombinandolo…
Yannick Abelonis: – Quarto punto.
Stefano Stella: – Abbiamo chiuso i quattro punti.
Luca Storti: – Ah, anche lì non è finito? [Risate, voci confuse] Ah sì, io avevo immaginato come concluso. Però, se volete...
Francesca Tisi: – No, questa era l’introduzione.
Erik Castello: – Adesso arriva il bello.

– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba

Indirizzo

Piazza Della Repubblica, 1 Bis
Turin
10122

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