24/06/2026
Perché si accettano le disuguaglianze sociali? – con Luca Storti, 8
CENTOSEDICESIMO APPUNTAMENTO di C O N D I R S I, 8
Giovedì 4 Giugno 2026
DISUGUAGLIANZE ED EMANCIPAZIONE: REDISTRIBUZIONE O DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA?
Cosa è cambiato in tempi recenti nella percezione delle disuguaglianze? Alla loro estensione non corrisponde, come in passato, una domanda collettiva, delle classi subordinate, di trasformazione sociale; al contrario, si assiste a una tendenza verso la loro giustificazione. Riflesso di una tale cambiamento è la trasformazione della cultura progressista – difficile da qualificare ancora “di sinistra” –, che ha gradualmente spostato l'attenzione dalla condizione di subordinazione – quella del lavoro salariato – della classe lavoratrice, nel tempo sempre più frammentata, alle rivendicazioni di gruppi specifici, di minoranze identitarie – “i penultimi” e “gli ultimi” –, genericamente ricomprese nella lotta all’oppressione.
Al crescente difficoltà di riconoscere dove risieda realmente il potere – un potere economico sempre più concentrato e meno visibile –, presso le élite finanziare e industriali del capitalismo permane una forte consapevolezza dei propri interessi comuni. E tuttavia, lo sfruttamento non è scomparso, ma assume forme molto differenziate. Le esperienze individuali risultano frammentate e difficilmente riconducibili a una condizione collettiva condivisa. Manca quella "risonanza" che in passato permetteva di trasformare situazioni individuali in coscienza politica comune, conl’effetto di indebolire la centralità del conflitto distributivo.
Da qui, per Luca Storti, diviene cruciale la distinzione non solo economica, ma politica, tra redistribuzione e distribuzione della ricchezza: la redistribuzione interviene sugli effetti delle disuguaglianze attraverso tasse, trasferimenti e politiche compensative; la distribuzione riguarda invece i rapporti sociali e i meccanismi attraverso cui ricchezza, reddito e potere vengono originariamente ripartiti.
Oggi, molte proposte, considerate progressiste, agiscono prevalentemente sul primo livello, lasciando sostanzialmente intatto il secondo, cioè perseguono politiche che, non a caso, possono avere il consenso anche di alcuni super-ricchi illuminati. La questione dell'emancipazione collettiva non può essere disgiunta dalla capacità di riportare al centro il tema della distribuzione della ricchezza e dei rapporti di potere che la determinano. Senza la ricostruzione di un "noi" capace di riconoscere interessi comuni strutturali, la politica rischia di limitarsi alla gestione redistributiva delle disuguaglianze, senza incidere sulle strutture che continuano a produrle.
(8, continua)
– con Andrea Argena, Arianna Perruquet, Davide Gennari, Elena Nannelli, Erik Castello, Francesca Tisi, Luca Storti, Matteo Frau, Samuele Tiberia, Stefano Stella, Yannick Ab e Renato Tomba
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