Seriso - Servizi di Ricerca Sociale

Seriso - Servizi di Ricerca Sociale

Condividi

SeRiSo è una rete di sociologi che svolge attività di ricerca e consulenza. Se.ri.so.

SeRiSo promuove la conoscenza come veicolo per lo sviluppo imprenditoriale e per il miglioramento dei servizi al cittadino. nasce a Torino il 20 Giugno del 2012 dalla collaborazione di un gruppo di sociologi. I membri di SeRiSo, formatisi all’interno dell’Università degli Studi di Torino, vantano esperienze professionali molto diverse, in ragione della versatilità che caratterizza la figura profes

14/11/2014

- Blog Update Se.Ri.So. all’I3P - admin http://ift.tt/1ELs8dC



Oggi Se.Ri.So. lavora sul proprio business model in occasione dell’evento di Treatabit presso l’incubatore del Politecnico di Torino.

Lavorare in contesti di co-working con altri start-upper è un occasione di arricchimento concreto, di scambio utile di informazioni e competenze anche per coloro che lavorano su ambiti molto distanti fra loro. Ed è proprio all’interno del milieu in cui ci ritroviamo oggi che abbiamo la conferma di quanto l’innovazione non richieda, nonostante l’attuale retorica mainstream, una connotazione così strettamente tecnologica: portare gli strumenti della ricerca sociale – mission di Se.Ri.So. – all’interno di contesti che ad oggi non riescono, per costi eccessivi o perché non ne vedono l’utilità, ad accedervi, risulta di per sé fortemente innovativo.

Ringraziamo lo staff di Treatabit e di AIESEC per il prezioso contributo ed auspichiamo di proseguire questa interessante collaborazione.

12/09/2014

- Blog Update Customer Satisfaction: la necessità dell’esternalizzazione del servizio - Alessandro Cau http://ift.tt/1m046q8



L’immagine di prodotto, la product image, è un concetto che interessa tutte le imprese e le organizzazioni che erogano beni e di servizi. Questo concetto, qui preso a prestito dalla teoria del marketing, si inserisce all’interno del processi di comunicazione tra l’impresa e l’utente/cliente. I processi di comunicazione sono quindi intesi come finalizzati a produrre e veicolare una immagine positiva del prodotto. La pubblicità esemplifica il caso più eminente di questo flusso comunicativo atto a definire i contorni della product image.

Definita in questi termini l’immagine di prodotto sembra essere argomento di interesse esclusivo per quelle realtà che vogliono (e possono!) iniziare un percorso di pubblicizzazione della propria offerta di beni e servizi. Risulta facilmente intuibile come le cose stiano altrimenti. Non solo quello che si dice costituisce l’oggetto in relazione al quale si costruisce una immagine di prodotto ma anche quello che si fa. L’immagine di prodotto è dunque un importante elemento che accompagna qualsiasi attività nella relazione tra una impresa e la propria utenza.

Le indagini di customer satisfaction sono da intendere, nella loro originaria vocazione , come volte ad analizzare e definire l’immagine e la rappresentazione che clienti e utenti hanno in relazione a determinati beni e servizi. Ora, è stato a partire dagli anni ’70 che ha avuto felice sviluppo e prolifica diffusione un ambito di studi definito delle rappresentazioni sociali. L’interesse sempre crescente per indagini quali le indagini di customer satisfaction appunto, ma si pensi anche ai più generici sondaggi d’opinione, testimonia proprio dell’interesse per le idee, le opinioni appunto, che le persone si formano di oggetti e accadimenti che in qualche modo le riguardano.

Ora, uno dei contributi fondamentali di questo filone di studi è stato quello di mettere in luce i meccanismi in base ai quali si formano queste rappresentazioni. In particolare è stato notato che l’opinione che le persone si formano in relazione agli oggetti non dipende tanto dalla natura di questi oggetti quanto dalla percezione che le persone ne hanno. Per questa ragione le indagini di customer satisfaction si pongono quale elemento centrale per le aziende e le organizzazioni che desiderano analizzare quella che è la propria immagine presso il pubblico. La loro più grande utilità si dimostra laddove esse riescono a cogliere aventuali discrepanze tra la qualità offerta e quella percepita dal pubblico. Avviene così che si scopra ad esempio, ed avviene con una certa frequenza, che aspetti reputati importanti di un certo prodotto, come anche dell’organizzazione nel suo complesso, non vengano considerati tali dall’utenza. O ancora che elementi considerati ancillari e secondari siano in realtà considerati punti di forza determinanti da parte della propria clientela.

La spiegazione per questo tipo di eventi consiste in questo: l’opinione che le persone vanno formandosi di un oggetto dipenderà in certa misura dalla natura di questo oggetto ma in misura ancora maggiore dall’insieme dei pregiudizi e dei modi di pensare che le persone utilizzano quali strumenti per costruire le proprie opinioni. L’attività di segmentazione della clientela, attività fondamentale del marketing, consiste per l’appunto nella definizione dei vari target con lo scopo di individuare quelli che sono gli spazi di accoglienza di una determinata proposta commerciale. Questi spazi di accoglienza sono da ricercarsi certo nelle condizioni economiche ma anche e in misura determinante nei pregiudizi e nei modi di pensare che caratterizzano un tessuto sociale.

Avviene però che a sua volta le stessa organizzazione aziendale sia soggetta a pregiudizio in relazione agli oggetti che la interessano. Nel momento in cui ci si accinge ad effettuare una analisi di immagine del prodotto accade che siano proprio questi pregiudizi a definirne i contorni. Tradotto in altro modo ciò significa che una analisi di customer satisfaction avrà spesso per obiettivo la ricerca di conferme a quella che si presume essere la propria immagine presso la propria clientela. Lo stesso nome di customer satisfaction è significativo: lascia trasparire una certa inclinazione a certificare il raggiungimento della performance in termini di qualità percepita.

Compito centrale delle indagini di customer satisfaction è quello di essere una analisi delle eventuali criticità che segnano discrepanze tra la qualità offerta e quella percepita. In questo modo esse vanno ad inserirsi in quel circolo virtuoso di miglioramento continuo che è fondamentale nel rapporto organizzazione – clientela. Per questa ragione abbiamo riscontrato come i maggiori benefici si ottengono esternalizzando il servizio di customer satisfaction a reti di professionisti esterni.

22/08/2014

- Blog Update Mutualità e tessuto associativo in Circoscrizione 7 – post 2 - admin http://ift.tt/1qvSdE9

Eccoci al secondo post tratto dalla nostra indagine in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso De Amicis. Nello specifico ricordiamo come in questi post si vadano a delineare alcuni tratti inerenti le realtà associative della Circoscrizione 7 (focus Madonna del Pilone e Vanchiglietta) ed il carattere mutualistico delle forme di solidarietà ad oggi strutturatesi.

“Sono quartieri come Aurora quelli in cui la società civile si è maggiormente organizzata e formalizzata attraverso forme giuridiche come quella dell’associazione di promozione sociale [abbiamo accennato ad alcune delle ragioni nel post precedente]. Esistono alcune nuove forme associative di mutuo aiuto, nate su iniziativa di studenti o di lavoratori autonomi (es. in via la Salle e via Priocca) che mettono in piedi iniziative quali Banca del tempo, GAS, Cohousing, con risorse proprie o attraverso la partecipazione a bandi di concorso; esistono chiaramente anche iniziative con un’impronta maggiorente assistenziale, che ruotano per lo più intorno alle parrocchie ed al volontariato di Sermig e Cottolengo [...], legate soprattutto alla distribuzione di alimenti e farmaci.

[...]

I quartieri interessati dal nostro studio invece, essendo maggiormente caratterizzati da un buon tessuto commerciale, si organizzano per lo più intorno ad associazioni di categoria come quelle degli operatori economici e dei commercianti.Anche queste associazioni comunque storicamente, con la loro attività, hanno promosso momenti di aggregazione e legami di vicinato, attraverso eventi quali le feste di via.Dalla ricerca emerge come oggi però anch’esse, talvolta per una mala gestione negli anni passati, trovino difficoltà nel coinvolgere operatori sul territorio, sfiduciati questi nell’uso sia sociale che strumentalmente economico di tali iniziative. Mancato coinvolgimento questo che porta in alcuni casi ad esternalizzare la gestione delle feste, che perdono la loro identità territoriale, la dimensione locale e mantengono soltanto un inquadramento prettamente commerciale.

[...]

Se dunque si dovessero tracciare profili delle organizzazioni della società civile in Circ 7, un primo elemento da rilevare sarebbe la capacità, in alcune aree particolarmente compromesse dal punto di vista socio-economico (es. Aurora), di trovare risposte di stampo mutualistico; così come d’altra parte la mancanza, in quartieri più ricchi di risorse come Vanchiglietta e Madonna del Pilone, di arrivare a soluzioni di questo tipo.

[...]

Se tutta la Circoscrizione, come anche storicamente la Città, può dirsi imperniata di tradizioni assistenzialiste (legate in particolar modo al mondo cattolico), è interessante come le soluzioni innovative nelle aree con maggior disagio stiano prendendo una forma maggiormente solidaristica e di pari distribuzione delle responsabilità sociali [...]. Laddove invece tali azioni mutualistiche sarebbero funzionali a metterebbe al riparo da un declino prossimo, ma ancora lontano da una soglia d’allarme, i cittadini non ne percepiscono l’utilità e nessun attore suggerisce o divulga sufficientemente la bontà di tali pratiche.L’eredità della tradizione De Amicis non ha per ora ispirato localmente forme simili né di solidarietà né di corporativismo: sarebbe interessante un contatto fra aree anche meno prossime territorialmente e socialmente come Madonna del Pilone ed Aurora, che potesse da un lato stimolare una contaminazione di pratiche solidaristiche [...], dall’altro di avviare meccanismi reali di redistribuzione dei rischi sociali”.

09/08/2014

- Blog Update Mutualità e tessuto associativo in Circoscrizione 7 – post 1 - admin http://ift.tt/1sISMhH

Dopo una prima parte d’indagine esplorativa assieme alla SOMS De Amicis, ecco alcuni stralci della nostra ricerca, che ora giunge ad una fase più propositiva, di ideazione di un nuovo servizio e di ricerca di finanziamenti possibili, per la realizzazione di azioni sussidiarie rispetto a quelle a sostegno diretto dei soci SOMS, innovative in campo sociale e distinte rispetto a quelle tradizionali.

Il lavoro esplorativo condotto è stato utile a stimolare una riflessione sulla formulazione di proposte operative di evoluzione degli ambiti di intervento della SOMS e di strutturazione di servizi rivolti anche al contesto in cui essa si situa, con l’obiettivo di implementare l’identità territoriale in una nuova ottica: orientarsi non più soltanto alla cd. attività istituzionale interna ed al perseguimento della propria mission, ma a portare esternalità positive in termini sociali.

Realtà associative della Circoscrizione 7 – focus Madonna del Pilone e Vanchiglietta

Il tessuto associativo torinese è molto vivace, soprattutto laddove disagio ed esclusione sociale diventano questioni cui è il Terzo Settore a dover fronteggiare.

I quartieri in cui fiorisce il maggior numero di realtà associative sono infatti quelli con le caratteristiche socio-economiche più svantaggiate, vivendo spesso tali realtà di piccoli contributi, che le istituzioni locali orientano verso i contesti in cui la richiesta è di interventi di emergenza.Ad oggi Circoscrizioni come la 7 non hanno più la possibilità di sostenere attivamente l’operato delle associazioni, che sempre più si rivolgono a finanziamenti privati tramite bandi di concorso, e concedono – le Circ – una risorsa che la Città non ha ancora liquidato: spazi pubblici e strutture municipali. La Circoscrizione 7 infatti ogni anno, attraverso una delibera, assegna ad una serie di associazioni che ne fanno richiesta, spazi gratuiti per le attività, all’interno dei cd. Centri d’incontro o Spazi Polifunzionali.Un esempio fra tutti quello dello spazio di Corso Belgio 38/f, che ad oggi offre servizi quali: ascolto psicologico, integrazione e socializzazione degli anziani, sportello informativo per il cittadino e per il lavoratore, integrazione di bambini, giovani stranieri e delle loro famiglie, corsi di formazione per le scuole sullo sport, convegni per la sensibilizzazione della comunità contro la pedofilia; tutto ciò grazie al contributo delle associazioni che usufruiscono di questo spazio alternandosi sul timesheet settimanale [...].Come restituzione rispetto alla messa a disposizione dello spazio, le associazioni debbono garantire alla Circoscrizione un evento, un’iniziativa gratuita, rivolta all’intera cittadinanza e non più soltanto ai propri associati (es. spettacolo teatrale a cura delle associazioni di teatro).Ad integrarsi con le deboli, ma pur presenti, azioni istituzionali, troviamo alcune iniziative, ancor più spontanee, coordinate fra realtà del mondo cattolico e di quello laico, come lo spazio Poliservizi Michele Rua di Corso Cadore 20; in questo caso anche la localizzazione degli spazi utili e la collaborazione fra associazioni territorialmente prossime non è nata da un sollecito istituzionale (es. bando di concessione spazi pubblici), ma attraverso la richiesta, da parte di una comunità parrocchiale e del quartiere, di ristrutturare una vecchia scuola abbandonata per restituirla al territorio e riempirla di servizi per soggetti di tutte le età.

12/06/2014

- Blog Update Le mille facce dell’Europa. Customer satisfaction sullo scambio internazionale - Giulia Farfoglia http://ift.tt/1l4C779

Se.Ri.So ha avviato un’indagine di customer satisfaction in merito allo scambio internazionale “Le 1000 facce dell’Europa”. L’Associazione Eufemia di Torino ha organizzato a Maggio lo scambio che ha visto incontrarsi in città giovani provenienti da Belgio, Guyana francese, Martinica e Italia.

L’indagine utilizza il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), attraverso un questionario online somministrato direttamente ai partecipanti.

L’obiettivo dello studio è quello di valutare la soddisfazione dei partecipanti allo scambio, al fine di potenziare il servizio valorizzando i punti di forza ed individuando eventuali criticità per migliorarlo e portare gli standard qualitativi al livello desiderato.

I principali ambiti dello scambio sottoposti a valutazione sono:

- servizio ristorazione e alloggio

- strutturazione gruppo, inclusione dei partecipanti

- competenze, preparazione, disponibilità e affidabilità dei group leaders

- qualità dei workshops

- pianificazione degli orari

- comunicazione

Eufemia si avvale della collaborazione di SeRiSo a garanzia di professionalità, imparzialità e terzietà.

26/05/2014

- Blog Update Con Adriano Olivetti a scuola di futuro. Una giornata a Ivrea sulle tracce di un modello italiano d’impresa - admin http://ift.tt/1mfQLVI

Se.Ri.So. suggerisce la partecipazione ad un’interessante iniziativa: una giornata di formazione e riflessione sui temi del lavoro e dell’impresa fra i luoghi e le idee di Olivetti, organizzata da LavoroVita, comunità di pensiero che promuove un’idea di riconciliazione fra vita e lavoro.

“L’esperienza dell’azienda Olivetti di Ivrea – fondata da Camillo Olivetti nel 1908 e poi portata alla maturità dal figlio Adriano – costituisce una delle più interessanti e innovative vicende imprenditoriali a livello mondiale.

L’Olivetti di Adriano fu un grande laboratorio in cui per circa tre decenni si distillò una straordinaria esperienza di vita e di lavoro che a distanza di oltre mezzo secolo testimonia la concreta possibilità di far convivere, attraverso il lavoro, esigenze produttive, benessere materiale e fioritura delle persone coinvolte nella vita dell’impresa.

Una cosa, tra l’altro, fu chiarissima ad Adriano Olivetti: lo stretto connubio tra estetica ed etica. Vale a dire quanto la bellezza fosse complementare ad un impegno etico verso il mondo. Certo non un bello di maniera, falso e fine a stesso. Piuttosto la bellezza comeespressione della raggiunta armonia tra forze materiali e mete spirituali. La ricerca della bellezza – in un edificio, in un prodotto, in una campagna pubblicitaria – come riconoscimento dell’anima dei luoghi, come cura per il cliente, come rispetto per l’interiorità delle persone coinvolte nella vita dell’azienda.

Sono queste alcune delle idee che evocheremo percorrendo luoghi e siti (alcuni aperti alla visita soltanto per questa occasione) che furono lo scenario di un’impresa che avrebbe potuto modificare il destino dell’Italia, e che forse può ancora offrire al nostro Paese e al mondo alcune soluzioni per uscire dallo stallo in cui si dibattono l’economia e il lavoro.”

Clicca sul seguente link per visualizzare il programma della giornata: http://ift.tt/1w8J2zr

05/05/2014

- Blog Update Indagine sul pubblico e valutazione dell’impatto economico del Torino Fringe Festival 2014 - Brigida Orria http://ift.tt/1q74pAK

Se.Ri.So si occupa dell’indagine sul pubblico e della valutazione dell’impatto economico del Torino Fringe Festival 2014 !

Da diversi anni in Italia e in Europa il settore culturale ha assunto nuove valenze: oltre a essere un fondamentale servizio al cittadino, di valore educativo, sociale, che contribuisce ad accrescere benessere e qualità della vita, fare cultura costituisce sempre più un importante azione per lo sviluppo economico-produttivo del territorio.

L’indagine sul pubblico e sulla dimensione economica connessa ai progetti culturali mira a fornire strumenti per leggere la spesa in questo settore come un investimento sul territorio, ovvero come un sistema di attivazione di risorse in grado di produrre ricadute ed effetti di natura economica oltreché di ordine culturale e sociale. Si tratta di una valutazione che assume ancora maggiore pertinenza e richiede il maggior grado di affidabilità metodologica in un periodo, come questo, di riduzione delle risorse pubbliche dedicate alla cultura e di criticismo dei modelli di sostenibilità economica e sociale delle attività culturali.

Il progetto di ricerca mira a valorizzare l’aspetto di impatto economico del Torino Fringe Festival, che si propone per la seconda volta sul territorio comunale in versione più grande e più strutturata dell’anno precedente. Per accompagnare proficuamente tale crescita l’indagine fornisce i dati fondamentali per conoscere il comportamento del proprio pubblico, sul piano dei gusti e della capacità di spesa e investimenti economici.

11/04/2014

- Blog Update La SOMS De Amicis: il mutuo soccorso può rispondere alla crisi del welfare? - admin http://ift.tt/1qGp0H1

Se.Ri.So. avvia un interessantissimo percorso di collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso De Amicis!

Da tempo questa storica, ma ancora viva e fremente realtà, situa a Torino in Corso Casale 134, si interroga sulla possibilità di estendere le proprie attività culturali e ricreative, ripristinando alcune pratiche per le quali in altri tempi seppe divenire punto di riferimento per quelle comunità che nella solidarietà “fra pari” trovarono la risposta ai propri bisogni economici e socio-assistenziali.

Ricordarsi di questa importante vocazione significa oggi rimettere in discussione paradigmi di sviluppo, di democrazia diretta, ed in un ottica maggiormente orizzontale e simmetrica saper sfruttare tutto quel capitale umano, quelle competenze e quelle reti che nelle strutture organizzative del terzo settore hanno trovato oggi una ragion d’essere.

Così Se.Ri.So e De Amicis intendono indagare, innanzitutto attraverso le esperienze associative più o meno spontanee presenti sul territorio (a partire dai quartieri della Circoscrizione 7), i bisogni percepiti dalla cittadinanza (soprattutto quanto attiene alle sfere sanitaria e previdenziale), le possibilità di ricostruzione di comunità di mutuo aiuto e le capacità degli individui di sostenersi e trovare risposte in maniera attiva ai propri problemi e a quelli del territorio in cui vivono.

20/03/2014

- Blog Update Reificazione del territorio nell’ottica marxista: l’orto spontaneo tra necessità e volontà di rappresentare la povertà - admin http://ift.tt/OEGzv4

L’economia capitalista è stato ed è un vero e proprio sistema territoriale in quanto stabilisce i confini all’interno dei quali operano i suoi elementi tipici (perseguimento del profitto, preminenza della proprietà ed iniziativa privata, ecc.); così i sistemi territoriali sono condizionati in maniera determinante dai flussi di capitale, che impongono azioni congruenti con il fine della “massimizzazione del profitto”[1].

Non si può negare quanto nella cultura dei primi migranti urbani (collaudatori degli orti urbani ancor’oggi vigenti) sia divenuta preminente una logica di questo tipo ed è facile riconoscere come lo stesso far fruttare la terra possa rientrare nella logica di non “sprecare” una risorsa massimizzando l’utilizzo del territorio, ma soprattutto il proprio tempo di vita, una volta di più indirizzato alla produttività, seppur una produttività affrancata e non alienante. Dunque una parte della quotidianità del cittadino-operaio si è collocata spazialmente in maniera razionale e non confusa all’interno di un sistema, che ha permesso all’organizzazione sociale di inquadrare spazialmente, anche senza regolarizzare ufficialmente, le pratiche extra-lavorative, il tempo libero.

È importante però inquadrare questo concetto di massimizzazione del profitto in una cornice che contiene salari spesso insufficienti e crisi, tra gli anni ’80 e ’90, di alcune industrie italiane tra cui FIAT.

Non si parla di guadagno in quanto i prodotti non sono immessi sul mercato, ma si tratta comunque di un’integrazione salariale non trascurabile in alcuni periodi storici[2].

Di risparmio si parla però certamente quando l’area orticola ha assolto, ed assolve, alla funzione di villeggiatura. Le classi sociali interessate dal fenomeno sono tendenzialmente quelle del sottoproletariato, fasce con un reddito medio-basso, per le quali altri tipi di “fuga dalla città” possono risultare troppo onerosi in termini di disponibilità economica[3].

A testimoniare la volontà di risparmio e l’indigenza di questa popolazione (oltre che la precarietà della situazione – stiamo parlando di chi storicamente ha vissuto questa realtà e non di chi vi si affaccia oggi) sono gli elementi di arredo degli orti, con un comune denominatore: il recupero di materiale, che ha prodotto un riciclaggio intensivo.

Anche l’utilizzo di scarti potrebbe rientrare in un’ottica di massimizzazione del profitto, ma forse è più adeguato un ragionamento sulle conseguenze di questa situazione: al di là delle ragioni, quella che viene a rappresentarsi è un’immagine simile a quella di una bidonville, facilmente disprezzata dalla popolazione, che può felicemente associare l’abbandono estetico a quello morale dei frequentatori, oltre che indirizzare una critica all’amministrazione che non interviene per il “bene estetico comune”[4].

Ciò induce ad un distacco e una distinzione fra chi vive tali aree e chi le disapprova, fra individui che spesso abitano lo stesso quartiere. Interessante sarebbe dunque all’interno di una ricerca la percezione che gli ortolani hanno dei concittadini, degli abitanti del quartiere, oltre che di loro stessi, nella comprensione dell’efficacia di questa eventuale profezia che si autoadempie.

Per completare la riflessione ci chiediamo se, come suggeriva la sociologia delle risorse primarie, le attività agricole siano ancora oggi intese come economicamente deboli, e se dunque tale debolezza tenda a codificarsi in una fragilità intrinseca delle aree che ospitano queste attività, ostacolando l’idea di destinare (ufficialmente) al suolo questo genere di impiego.

[1] G. Osti, Sociologia del territorio, Il Mulino, Bologna, 2010, p.26

[2] Da un’inchiesta di Italia Nostra è emerso come il 67% degli orticoltori urbani usasse il terreno in modo gratuito. La presenza di aree ortive nelle diciannove città prese in considerazione dall’indagine complessiva di Italia Nostra risultava essere di ben 813,34 ettari.

[3] E. Ruffa, Territorialità nascoste: gli orti sul Sangone, dall’abusivismo alla riqualificazione urbana, Tesi di Laurea in Sviluppo e Cooperazione, relatore E. Dansero, Università degli Studi di Torino, 2007

[4] È facile ipotizzare che buona parte delle ragioni di bonifica effettuate dalle amministrazioni locali siano legate a tali ragioni estetiche e a quel che se ne può dire, in un’ottica sempre più ispirata al consumo visuale.

07/02/2014

- Blog Update Il governo della cultura, Walter Santagata - Andrea Gallelli http://ift.tt/1l4Rp8L

È da pochi giorni in libreria “Il governo della cultura”, ultima opera di Walter Santagata, recentemente scomparso, da tempo punto di rifermento nei temi della cultura e della creatività.

Il sottotitolo dell’opera è un segnale di evoluzione nel pensiero e nel percorso di ricerca del Professor Santagata: “promuovere sviluppo e qualità sociale”. Si tratta infatti di un volume distante da un approccio all’economia della cultura in senso tradizionale, che va nella direzione del dialogo fra cultura e società, del rapporto fra le potenzialità della conservazione e della produzione culturale con gli aspetti più generali della vita sociale.

I temi affrontati nel libro sono numerosi: dagli strumenti d’analisi delle politiche, gli indicatori, le classificazioni degli ambiti di produzione culturale, alle attualissime direttrici di sviluppo culturale provenienti dal paesaggio e dall’arte “a chilometro zero”. Ma al di là dei concetti e degli strumenti analitici emerge la prospettiva di un sistema culturale al servizio di e in dialogo con la società.

In retro copertina si legge in estrema sintesi l’approccio intellettuale che sostiene l’opera di Santagata: “Il ciclo della cultura come bene economico sta lasciando il passo a quello della cultura per la qualità sociale. Abbiamo bisogno di creatività, ma questa non è solo orientata all’innovazione e al mercato. Nel nostro paese la creatività è un modo per migliorare la qualità sociale, la produzione di fiducia e cooperazione”.

30/01/2014

- Blog Update “Diamoci del noi”: i primi risultati della ricerca sui sostenitori del CICAP - admin http://ift.tt/MAxlzB

Più di 1700 persone hanno risposto all’appello dello scorso 30 settembre: partecipare a un’indagine per capire che cosa si aspettano dal CICAP i suoi sostenitori. L’osservazione è alla base del metodo scientifico ed il Comitato per primo non poteva esimersi dall’esaminare sé stesso al fine di scegliere le strade da intraprendere in futuro.

L’analisi e l’interpretazione dei dati richiedono tempo: per questo, in attesa dei risultati relativi ai temi e alle modalità di comunicazione, pubblichiamo sul nostro sito i dati preliminari sulla partecipazione, al link

http://ift.tt/1kewT5f

La partecipazione all’indagine è stata superiore alle aspettative, dimostrando grande interesse: più della metà dei soci ha risposto al questionario. Hanno inoltre partecipato alla ricerca quasi 1000 persone non iscritte al Comitato (ex soci e simpatizzanti).

La risposta dei soci corrisponde piuttosto bene alla loro distribuzione geografica. I simpatizzanti e gli ex soci sembrano ricalcare tale distribuzione anche se con lievi differenze regionali. L’età rispecchia abbastanza quella della popolazione italiana denotando una penetrazione del CICAP omogenea per fasce anagrafiche.
Il tasso di scolarizzazione è invece più alto rispetto alla media della popolazione italiana, mentre sotto l’aspetto dell’associazionismo gli iscritti al CICAP risultano in generale più attivi rispetto a simpatizzanti ed ex soci.

L’indagine si sta svolgendo con l’aiuto di SeRiSo, una rete di professionisti della ricerca sociale che ha garantito dapprima la corretta somministrazione dei questionari e ora l’obiettività della valutazione.

Appena l’analisi sarà terminata verranno resi noti i risultati completi, che assisteranno il CICAP nell’orientare la propria attività in futuro.

14/11/2013

- Blog Update Territorializzazione ecologica: commensalismo o parassitismo nelle aree residuali? - Matteo Baldo http://ift.tt/1aru38L

L’analisi ecologica è una prospettiva sociologica che organizza i dati sulla distribuzione spaziale dei fenomeni sociali[1]. Le sue unità di analisi sono aree vissute da individui e delimitate da confini (amministrativi, geografici o culturali). L’assunzione è che ogni area abbia differenze rilevanti in termini di organizzazione e che queste rispondano ad una particolare spinta all’adattamento. La società è equiparata ad una specie od una popolazione che si adatta ad un ambiente attraverso un’organizzazione interna.

Una lettura ecologica del fenomeno orticolo vedrebbe giungere, dagli anni ’50 in avanti, individui capaci di sfruttare il territorio urbano in maniera differente, più creativa, rispetto a come era stato, in maniera miope, immaginato durante la riterritorializzazione cementizia della periferia.

L’organizzazione interna secondo la prospettiva ecologica si basa su potenti fattori di aggregazione che l’uomo condivide con gli animali (forza, sangue, gioco) che danno luogo a diversi principi d’ordine, ma anche di quello che Park definiva l’ordine culturale, la cultura intesa come specifica modalità umana di elaborare strumenti di adattamento all’ambiente. Quello che la sociologia ecologica ha notato è come vengano a crearsi unità territoriali omogenee dal punto di vista culturale o normativo, dette aree naturali. La Scuola di Chicago parlava di subculture territorialmente definite e di conseguenza tentava di definire la cosiddetta competizione intraspecie ed interspecie, ossia la concorrenza per accaparrarsi le risorse presenti sul territorio[2].

Questa è certamente una parte dell’interpretazione che si può offrire al fenomeno degli orti spontanei, considerando gli attori come una specie riconducibile ad una cultura contadina tradizionale che si ritrova in città a fare i conti con risorse limitate in spazi maggiormente settoriali e circoscritti (rispetto a quelli rurali) e ad interfacciarsi con quella che è vissuta come un’organizzazione altra: l’amministrazione locale, che disegna confini sempre più rigidi regolarizzando un uso degli spazi vincolato da prescrizioni.

Quella che avviene con le istituzioni locali è chiaramente una competizione differente rispetto a quella in atto invece fra gli individui per l’appropriazione di uno spazio: si può parlare in questo caso più opportunamente di una forma di commensalismo (entrambi guadagnano)[3], in quanto l’orto spontaneo viene a situarsi laddove lo spazio è residuale, abbandonato dall’amministrazione, deregolarizzato, non adibito ad alcuna funzione. Esso diviene così una zona socialmente controllata perché vissuta quotidianamente e non è destinabile a scopi altri meno auspicabili quali quello, più frequente, di discarica abusiva (guadagno per le istituzioni); d’altra parte ovviamente ne guadagna l’ortolano che ottiene terra da coltivare e da poter gestire in autonomia.

Nell’ottica di territorio come competenza (più frequente nell’ambito istituzionale – vedi post precedente), l’orto spontaneo risulta invece meglio rappresentabile come una forma di parassitismo (danno per uno dei due), perché destina in maniera illegittima il suolo a chi non ne detiene il diritto e perché sfrutta una risorsa pubblica che potrebbe essere impiegata nel futuro per un uso comune.



[1] R. Strassoldo, Ecologia, in F. Demarchi, A. Ellena, B. Cattarinussi (a cura di), Nuovo dizionario di sociologia, Paoline, Milano, 1987, p. 726-735

[2] G. Osti, Sociologia del territorio, Il Mulino, Bologna, 2010, p.15-16

[3] P. Guidicini, Nuovo manuale per le ricerche sul territorio, Angeli, Milano, 1998, p.32

Vuoi che la tua scuola/universitàa sia il Scuola/università più quotato a Turin?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Indirizzo


Turin
10100