Il diario dell’attimo perso

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Oggi!
25/09/2026

Oggi!

Segnate in agenda questa data:

venerdì 25 settembre la Casa della Poesia Torino ospita la presentatione di 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨, il nuovo libro di Roberto Casati.
Un appuntamento imperdibile per gli amanti della poesia: l'autore si confronterà con Ugo Mauthe sulle pagine di questa nuova opera, pubblicata da Puntoacapo, impreziosita dalla prefazione di Sergio Daniele Donati e dalla postfazione di Gian Domenico Mazzocato.

Dettagli dell'evento

📅 Quando: Venerdì 25 settembre 2026, ore 18:30
📍 Dove: Casa della Poesia Torino – Via D**o 6, Torino

📲 In streaming: Segui la diretta sulle pagine Facebook e sui canali YouTube ufficiali.

L'evento è promosso da Periferia Letteraria, Casa della Poesia Torino, Sabir e Circoscrizione 1 Centro Crocetta.

24/09/2026

24 SETTEMBRE

Stamattina il telefono
si è acceso sul tavolo
prima del caffè,
prima che ricordassi
che giorno fosse.

Sono arrivati nomi
da anni lontani.
Ognuno chiamava
un uomo diverso.

Forse quegli uomini
non si riconoscerebbero
se si incontrassero.
Eppure si voltano tutti
quando qualcuno
pronuncia il mio nome.

Sono nato padre
tre volte.
Ogni volta
qualcuno mi ha spostato
dal centro del mondo
senza farmi cadere.

Sono nato davanti al ferro,
con le mani nere
e il fuoco sul viso.
Ho imparato
che per dare una forma alle cose
bisogna portarle
fino al punto
in cui non possono più
tornare com’erano.

Sono nato ancora
portando pietre
verso una casa
dove si arriva soltanto a piedi.
A ogni salita
lasciavo indietro
l’uomo che credeva
che una casa
fosse il posto
in cui si entra.

Più di tutto,
sono nato amando.
Qualcuno riconosceva
i miei passi sulle scale
e apriva
prima che cercassi la chiave.

Dopo, per mesi,
ho rallentato
sull’ultimo gradino.
La mano trovava la chiave.
Io rimanevo lì.

Poi sono nato sulla carta.
Le poesie
mi uscivano dalla mano
e in fondo a ogni pagina
trovavo ad aspettarmi
un uomo
che nella vita
non avevo ancora incontrato.

Ho lasciato un uomo
in ogni posto
in cui sono diventato un altro.
Alcuni li ricordo.
Di altri
mi è rimasto soltanto
il modo di tenere le mani
quando non hanno più niente
da trattenere.

Oggi non conto gli anni.
Sul tavolo
metto un posto in più.
Non so chi si siederà.
So soltanto
che avrà il mio nome
e mani
che non ho ancora imparato
a riconoscere.

Luca E. Pinato

22/09/2026

NEMMENO
Silvia Rosa

Le notti solitarie abbarbicate
ai sensi muti, nemmeno il lavorio
delle mie mani contro i tasti
di un computer, e giù fino allo spacco
tra le cosce – rassegnate a stare orfane,
a perdere la sfacciataggine
delle stagioni giovani – al ritmo di un attore
p***o che muove il c**o fino in fondo
nel biancore rosseggiante umido di un sesso
che non è il mio, nemmeno l’attimo di godimento
che sopraggiunge asincrono, mentre
le icone in carne e gemiti scopano instancabili
in una lingua altra – l’inglese è la tomba
dell’orgasmo in differita, ma certo, vale qui
più che altrove la massima de gustibus
in queste notti di noia, di luci troppo fioche
di pensieri gonfi d’una certa nostalgia appiccicosa,
nemmeno niente mi basta a qualcosa che
non so nemmeno io

ma in realtà volevo scriverti che non mi è mai importato
il piacere in sé, o come si chiama quella cosa per cui la gente
tende a denudarsi in senso letterale e raramente
metaforico, a unirsi in un abbraccio di sudore e di saliva,
m’importa di non stare sola con me stessa, con questo corpo
che non so che cosa farci, sentire che mi perdo e perdermi
ancora in una voragine che finalmente non ha più il mio nome,
guardarti per non vedere intorno altro per mettere da parte
il mondo, e tanto spreco tanto schianto tanto consegnarmi
con l’anima bagnata di tutto punto come un dono,
esposta sotto la pioggia delle tue mani, che pensano
di starmi dentro in un luogo diciamo più carnale,
nemmeno questo conta infine, ma solo due parole
– ti amo – ripetute, nemmeno fosse un mantra che
dispensa sicura guarigione, le notti e i giorni spersi
a rendere lo specchio più gradevole per chi, mio dio,
mi chiedo a volte, ma la p***ografia del vuoto e la dittatura
dell’amore lasciano il tempo che trovano, e sta dunque
al mio orologio biologico smettere l’ermeneutica dei sospiri
la litania dei sentimentalismi, la mistica del senso ad ogni costo

del resto non è nemmeno troppo tardi per farsi
di silenzio, senza posticci desideri sulle labbra
e nelle mutande miti falsi, per imparare l’arte autentica
– sc***re seriamente –

20/09/2026

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Ramona Paraiala

20/09/2026
ma poi quandoi petali dei nostri fiori si toccanodivento magicasento come pulsosolo per la petite mort         r.paraial...
19/09/2026

ma poi quando
i petali dei nostri fiori si toccano
divento magica
sento come pulso
solo per la petite mort

r.paraiala

mi chiede ogni giornocome sto,                   la mortemi chiede se ho decisodi amarla di più                    della...
16/09/2026

mi chiede ogni giorno
come sto,
la morte
mi chiede se ho deciso
di amarla di più
della vita
cambiando l’ora del tempo
mi dice che ho il viso
bianco
di porcellana
che potrei mettermi finalmente
il kimono
diventare geisha
starle davanti in ginocchio
con la testa china
e infine
riceverla

rp
……………

In Italia ogni anno muoiono per suicidio circa 800 - 900 donne
Telefono Amico Italia: ⁠02 2327 2327⁠ (tutti i giorni dalle 10:00 alle 24:00) o via WhatsApp al ⁠324 011 7252

La mia prima casa non aveva porte.Per questo non ho imparato a chiuderle.La mia prima casa è quella di mia madre,in via ...
07/09/2026

La mia prima casa non aveva porte.
Per questo non ho imparato a chiuderle.

La mia prima casa è quella di mia madre,
in via Lupacchino.
È rimasta appesa a un chiodo.

Ho abitato a lungo nella sua gola.
Poi nella lingua di altri.
Poi nel palmo di una mano che non c'è più.

Ogni piano una stanza,
per non confondere le storie.
Ogni stanza un pensiero,
una vita diversa.
Scale che non finivano mai.

In cima, un piccolo terrazzo.
L'ho lasciato ai fiori e ai piccioni,
gli unici a sapere
come abitare il cielo senza possederlo.

Kayma non è dove torno.
È una dimensione.
Una parola-tenda che abito da anni,
per fiducia.
Si sposta con me.
È onesta, mi dice subito che è provvisoria.
Nessuno ha l'indirizzo.
è il modo in cui resto.

Maria Scopa
Inediti “ Le case che mi porto dentro “

05/09/2026

Che fa l'ape
quando il fiore è altrove?

Non muore.
Impara l'altrove.

Porta il lutto come si porta il polline —
attaccato alle zampe,
oro funebre.

E volando, lo sparge.
Così insegna ai prati
che anche il morto fiorisce.

Filomena Ciavarella

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Torino
Turin

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