22/09/2026
NEMMENO
Silvia Rosa
Le notti solitarie abbarbicate
ai sensi muti, nemmeno il lavorio
delle mie mani contro i tasti
di un computer, e giù fino allo spacco
tra le cosce – rassegnate a stare orfane,
a perdere la sfacciataggine
delle stagioni giovani – al ritmo di un attore
p***o che muove il c**o fino in fondo
nel biancore rosseggiante umido di un sesso
che non è il mio, nemmeno l’attimo di godimento
che sopraggiunge asincrono, mentre
le icone in carne e gemiti scopano instancabili
in una lingua altra – l’inglese è la tomba
dell’orgasmo in differita, ma certo, vale qui
più che altrove la massima de gustibus
in queste notti di noia, di luci troppo fioche
di pensieri gonfi d’una certa nostalgia appiccicosa,
nemmeno niente mi basta a qualcosa che
non so nemmeno io
ma in realtà volevo scriverti che non mi è mai importato
il piacere in sé, o come si chiama quella cosa per cui la gente
tende a denudarsi in senso letterale e raramente
metaforico, a unirsi in un abbraccio di sudore e di saliva,
m’importa di non stare sola con me stessa, con questo corpo
che non so che cosa farci, sentire che mi perdo e perdermi
ancora in una voragine che finalmente non ha più il mio nome,
guardarti per non vedere intorno altro per mettere da parte
il mondo, e tanto spreco tanto schianto tanto consegnarmi
con l’anima bagnata di tutto punto come un dono,
esposta sotto la pioggia delle tue mani, che pensano
di starmi dentro in un luogo diciamo più carnale,
nemmeno questo conta infine, ma solo due parole
– ti amo – ripetute, nemmeno fosse un mantra che
dispensa sicura guarigione, le notti e i giorni spersi
a rendere lo specchio più gradevole per chi, mio dio,
mi chiedo a volte, ma la p***ografia del vuoto e la dittatura
dell’amore lasciano il tempo che trovano, e sta dunque
al mio orologio biologico smettere l’ermeneutica dei sospiri
la litania dei sentimentalismi, la mistica del senso ad ogni costo
del resto non è nemmeno troppo tardi per farsi
di silenzio, senza posticci desideri sulle labbra
e nelle mutande miti falsi, per imparare l’arte autentica
– sc***re seriamente –