S.A.I.G.A. - Società Adleriana Italiana Gruppi e Analisi

S.A.I.G.A. - Società Adleriana Italiana Gruppi e Analisi La S.A.I.G.A. è una associazione culturale che riunisce studiosi ed operatori nel campo della Psichiatria, Psicologia Clinica e Psicopedagogia

La S.A.I.G.A. – Società Adleriana Italiana Gruppi e Analisi – è un'Associazione culturale senza finalità di lucro che riunisce studiosi ed operatori nel campo della Psichiatria, della Psicologia Clinica e della Psicopedagogia, aderenti alle linee direttrici della Psicologia Individuale Comparata. Presidenti Onorari
Prof. Gian Giacomo ROVERA
Dr.ssa Alessandra BIANCONI
Dr. Andrea FERRERO

Presidente
Dr. Andrea RAMBAUDI

Vice Presidente
Dr.ssa Simona FASSINA

Segretario
Dr.ssa Barbara SIMONELLI

Tesoriere
Dr.ssa Paola VIGLIANCO

Consiglieri
Dr.ssa Enrica CAVALLI
Dr.ssa Marianna FILIPPELLI
Dr. Sergio LAGUZZI
Dr.ssa Tiziana LEVY
Dr.ssa Chiara Maria MAZZARINO

Dal 1990 la S.A.I.G.A. è membro della International Association of Individual Psychology (I.A.I.P).

LA VERGOGNA: UN PENSIERO SU DI SE', MA ANCHE UN RIFLESSO ANTIPREDATORIO- 56C'è un assunto che facciamo fatica ad abbando...
25/09/2026

LA VERGOGNA: UN PENSIERO SU DI SE', MA ANCHE UN RIFLESSO ANTIPREDATORIO- 56

C'è un assunto che facciamo fatica ad abbandonare: trattare la
vergogna come una cognizione, un giudizio negativo sul sé, un “io
valgo poco” da ristrutturare. È un assunto che orienta la tecnica, e
spesso non sembra funzionare.
Frank Corrigan, in Neurobiology and Treatment of Traumatic
Dissociation (Lanius, Paulsen & Corrigan, 2014), propone una
lettura più radicale che appare clinicamente utile: la vergogna è
generata nel mesencefalo e recluta circuiti difensivi nati per
nascondersi dai predatori. La cognizione arriva dopo. Prima c'è un
jolt fisiologico, uno shock corporeo, una perdita momentanea della
capacità di pensare, l'impulso a rimpicciolirsi, sparire, “che la terra si apra e mi inghiotta”. Origine sottocorticale, non riflessiva.
Tre implicazioni che possono cambiare il lavoro terapeutico:
1. Vergogna ≠ separation distress. Corrigan distingue due
risposte possibili alla frattura del legame: la sequenza protesta-disperazione del lutto, oppure la vergogna. La prima cerca il legame; la seconda lo evita. Il bambino che non riesce a
richiamare l'attenzione della madre presente può rispondere con
dolore da separazione o con il senso di inutilità della vergogna.
Sono due architetture affettive diverse e chiedono interventi
diversi.
2. La vergogna tossica precede le parole. Il bambino abusato
sperimenta la forma tossica molto prima di possedere i concetti di
indegnità o rifiuto sociale. È una risposta al dolore e al disgusto
inflitti da qualcuno più potente, che attiva sistemi nati per
sopravvivere ai predatori: fermarsi, mimetizzarsi, sottrarsi agli
occhi. Ne resta un residuo ontologico, il sé come inferiore, cattivo,
annientato, o identificato con il persecutore.
3. Schore nella diade. La vergogna fisiologica nasce come
downregulation relazionale dell'arousal positivo: quella “rapida
transizione da uno stato edonico ad alto arousal a uno a basso
arousal negativo” (Schore, 1994). Vergogna benigna e vergogna
tossica condividono il substrato; ciò che le separa è la storia
d'attaccamento.

Perché ci riguarda. La tendenza alla vergogna cresce là dove
l'attaccamento è stato traumatico: più l'origine della ferita è
precoce e relazionale, più la vergogna si radica come tratto. È
componente affettiva ricorrente dell'immobilità tonica, che
peggiora l'esito degli eventi traumatici in cui compare. Ed è il
motore silenzioso di molte forme di sofferenza autocritica, in cui il sé non protesta per ciò che ha perduto ma si condanna per ciò che
crede di essere.

La traduzione clinica è netta: se la vergogna è un riflesso
difensivo incarnato e non un'idea, non la si scioglie solo
parlandone. Appare chiara la necessità di lavorarla anche là dove
vive, nel corpo, nell'impulso a ritirarsi, nella regolazione diadica
della relazione. Il terapeuta come regolatore psicobiologico.
In cornice adleriana: la vergogna tossica si può intendere come la
cicatrice somatica di un sentimento sociale ferito alla radice.
Riaprire la via dell'appartenenza passa anche dal corpo non solo
dalla parola.

Liberamente tratto e tradotto da: Corrigan, F. M. (2014). Shame
and the vestigial midbrain urge to withdraw. In U. F. Lanius, S. L.
Paulsen, & F. M. Corrigan (Eds.), Neurobiology and treatment of
traumatic dissociation: Toward an embodied self . Springer
Publishing Company

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♦️ PAROLA E CORPO IN PSICOTERAPIA OGGI♦️8 ottobre 2026Ore 09.30-16.00Presso Casa della Psicologia, via Pietro Giannone 8...
24/09/2026

♦️ PAROLA E CORPO IN PSICOTERAPIA OGGI♦️

8 ottobre 2026
Ore 09.30-16.00

Presso Casa della Psicologia, via Pietro Giannone 8A, Torino

Iscrizioni: [email protected]

♦️ PROMUOVERE LA SALUTE MENTALE ♦️6 ottobre 2026Dalle 8.30 alle 13.30Teatrino Civico di Chivasso Piazza Gen. C. A. Dalla...
16/09/2026

♦️ PROMUOVERE LA SALUTE MENTALE ♦️

6 ottobre 2026
Dalle 8.30 alle 13.30

Teatrino Civico di Chivasso
Piazza Gen. C. A. Dalla Chiesa 7

Evento aperto al pubblico su prenotazione a
[email protected]
entro il 25/09/2026

♦️SEMINARIO 19 SETTEMBRE 2026INTELLIGENZE ARTIFICIALI: RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LA SALUTE PSICOFISICA, LE RELAZIONI E LA...
09/09/2026

♦️SEMINARIO 19 SETTEMBRE 2026

INTELLIGENZE ARTIFICIALI: RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LA SALUTE PSICOFISICA, LE RELAZIONI E LA PSICOTERAPIA.

7,2 crediti ECM (per la partecipazione in presenza)

Il Seminario analizza gli impatti psicologici, relazionali e sociali delle Intelligenze Artificiali, con particolare attenzione agli algoritmi profilativi e ai sistemi generativi e conversazionali. Attraverso un percorso che va dalle dipendenze digitali all’emergere dei chatbot relazionali e terapeutici, verranno esplorati i meccanismi di iperconnessione, manipolazione dell’attenzione, delega cognitiva e investimento affettivo. Viene proposta una lettura critica dei rischi connessi all’uso non consapevole dell’IA, interrogandosi sui confini etici e professionali nell’ambito della salute mentale. Allo stesso tempo, verranno esplorate anche le opportunità offerte da queste tecnologie: dalla pratica clinica alla formazione, fino alle nuove forme di prevenzione. L’obiettivo è favorire uno sguardo competente e informato sull’uso dell’IA nelle relazioni d’aiuto, capace di integrare innovazione tecnologica e responsabilità professionale.

Relatore: Luca Bernardelli
Moderatori: Bianconi Alessandra, Laguzzi Sergio, Rambaudi Andrea, Viglianco Paola

Per iscrizioni www.saiga.it
Per informazioni [email protected]

SEMINARIO 19 SETTEMBRE 2026INTELLIGENZE ARTIFICIALI: RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LA SALUTE PSICOFISICA, LE RELAZIONI E LA P...
22/07/2026

SEMINARIO 19 SETTEMBRE 2026

INTELLIGENZE ARTIFICIALI: RISCHI E OPPORTUNITÀ PER LA SALUTE PSICOFISICA, LE RELAZIONI E LA PSICOTERAPIA.

6 crediti ECM (per la partecipazione in presenza)

Il Seminario analizza gli impatti psicologici, relazionali e sociali delle Intelligenze Artificiali, con particolare attenzione agli algoritmi profilativi e ai sistemi generativi e conversazionali. Attraverso un percorso che va dalle dipendenze digitali all’emergere dei chatbot relazionali e terapeutici, verranno esplorati i meccanismi di iperconnessione, manipolazione dell’attenzione, delega cognitiva e investimento affettivo. Viene proposta una lettura critica dei rischi connessi all’uso non consapevole dell’IA, interrogandosi sui confini etici e professionali nell’ambito della salute mentale. Allo stesso tempo, verranno esplorate anche le opportunità offerte da queste tecnologie: dalla pratica clinica alla formazione, fino alle nuove forme di prevenzione. L’obiettivo è favorire uno sguardo competente e informato sull’uso dell’IA nelle relazioni d’aiuto, capace di integrare innovazione tecnologica e responsabilità professionale.

Relatori: Luca Bernardelli

Per iscrizioni www.saiga.it
Per informazioni [email protected]

🛑🌊🌞 Con l'occasione, in attesa di risentirci, salutiamo tutti i nostri follower, gli allievi e i soci, e auguriamo una serena e divertente estate a tutti!
La segreteria SAIGA rimarrà chiusa fino al 24 agosto.
A presto!

La madre che crea nella sua mente uno spazio adatto per il suo bambino ha dovuto confrontarsi con diversi ostacoli e dif...
21/07/2026

La madre che crea nella sua mente uno spazio adatto per il suo bambino ha dovuto confrontarsi con diversi ostacoli e difficoltà in un vero e proprio “lavoro”.

Dice Fiorella Monti (in G. Ferrara Mori, 2008, Un tempo per la maternità interiore, Borla, 2014): “Tale spazio, abitato da una madre che lavora sufficientemente a maglia preparando un “utero di lana” (espressione usata da Soulè) e destinato a contenere maglia per maglia l’idea di un figlio e l’immagine di sé come madre, è un luogo-tempo in cui i confini si confondono con quelli delle aree più antiche, che hanno a che vedere nella realtà e nella fantasia con l’immagine e il ricordo dei propri genitori”.

Nell’enfatizzare il panorama interno della preparazione al divenire genitori, viene sottolineata la dimensione creativa, sempre imprevedibile della frontiera da oltrepassare, dell’esperienza nuova, mai data una volta per tutte, con quel bambino e quella madre. I padri sembrano avere in questo processo creativo una rilevanza al pari delle madri e anch’essi vanno incontro ad una rinnovata creatività nella dimensione della “paternità interiore”.
Ah, la creatività!

QUANDO LA TRASCURATEZZA PESA PIU' DELL'ABUSO  - 55Un recente studio pubblicato su Eating Disorders (Meneguzzo et al., 20...
18/07/2026

QUANDO LA TRASCURATEZZA PESA PIU' DELL'ABUSO - 55

Un recente studio pubblicato su Eating Disorders (Meneguzzo et al., 2026) ha esaminato la relazione tra le diverse dimensioni del trauma infantile (CTQ) e il cambiamento nella qualità di vita specifica per il disturbo alimentare (EDQoL), su 221 donne in trattamento intensivo per tre mesi.
I risultati mostrano una differenziazione netta tra abuso e trascuratezza, spesso trattati come componenti indistinte di un unico costrutto di avversità cumulativa: la trascuratezza fisica rafforza la persistenza della compromissione funzionale dall’ingresso alla dimissione; la trascuratezza emotiva mostra invece un pattern attenuato, verosimilmente legato a meccanismi difensivi (soppressione, distacco) che riducono la percezione soggettiva del disagio senza riflettere un reale cambiamento funzionale; le
pazienti con solo abuso o sola trascuratezza hanno una probabilità significativamente minore di un miglioramento clinicamente affidabile, rispetto a chi non ha trauma o a chi presenta un’esposizione combinata che, pur partendo dalla compromissione più severa, non differisce dal gruppo senza trauma una volta controllata la severità basale.
In termini adleriani, la trascuratezza colpisce alla radice il sentimento sociale, generando uno scoraggiamento primario organizzato non attorno a un conflitto ma attorno a un’assenza di risposta ; questo potrebbe spiegare perché resti più refrattaria al
cambiamento anche in un contesto di cura strutturato.

Liberamente tratto da: Meneguzzo, P., Bucci, E., Pillan, A., Marzotto, A., Garolla, A., Bonello, E., Pettenuzzo, F., Buscaglia, F., & Todisco, P. (2026). Childhood abuse and neglect are differentially associated with quality of life changes during inpatient treatment for eating disorders. Eating Disorders. https://doi.org/10.1080/10640266.2026.2695319

LA VERGOGNA: UN PENSIERO SU DI SE', MA ANCHE UN RIFLESSO ANTIPREDATORIO -54C'è un assunto che facciamo fatica ad abbando...
19/06/2026

LA VERGOGNA: UN PENSIERO SU DI SE', MA ANCHE UN RIFLESSO ANTIPREDATORIO -54

C'è un assunto che facciamo fatica ad abbandonare: trattare la
vergogna come una cognizione, un giudizio negativo sul sé, un “io
valgo poco” da ristrutturare. È un assunto che orienta la tecnica, e
spesso non sembra funzionare.
Frank Corrigan, in Neurobiology and Treatment of Traumatic
Dissociation (Lanius, Paulsen & Corrigan, 2014), propone una
lettura più radicale che appare clinicamente utile: la vergogna è
generata nel mesencefalo e recluta circuiti difensivi nati per
nascondersi dai predatori. La cognizione arriva dopo. Prima c'è un
jolt fisiologico, uno shock corporeo, una perdita momentanea della
capacità di pensare, l'impulso a rimpicciolirsi, sparire, “che la terra
si apra e mi inghiotta”. Origine sottocorticale, non riflessiva.
Tre implicazioni che possono cambiare il lavoro terapeutico:
1. Vergogna ≠ separation distress. Corrigan distingue due
risposte possibili alla frattura del legame: la sequenza protesta
disperazione del lutto, oppure la vergogna. La prima cerca il
legame; la seconda lo evita. Il bambino che non riesce a
richiamare l'attenzione della madre presente può rispondere con
dolore da separazione o con il senso di inutilità della vergogna.
Sono due architetture affettive diverse e chiedono interventi
diversi.
2. La vergogna tossica precede le parole. Il bambino abusato
sperimenta la forma tossica molto prima di possedere i concetti di
indegnità o rifiuto sociale. È una risposta al dolore e al disgusto
inflitti da qualcuno più potente, che attiva sistemi nati per
sopravvivere ai predatori: fermarsi, mimetizzarsi, sottrarsi agli
occhi. Ne resta un residuo ontologico, il sé come inferiore, cattivo,
annientato, o identificato con il persecutore.
3. Schore nella diade. La vergogna fisiologica nasce come
downregulation relazionale dell'arousal positivo: quella “rapida
transizione da uno stato edonico ad alto arousal a uno a basso
arousal negativo” (Schore, 1994). Vergogna benigna e vergogna
tossica condividono il substrato; ciò che le separa è la storia
d'attaccamento.
Perché ci riguarda. La tendenza alla vergogna cresce là dove
l'attaccamento è stato traumatico: più l'origine della ferita è
precoce e relazionale, più la vergogna si radica come tratto. È
componente affettiva ricorrente dell'immobilità tonica, che
peggiora l'esito degli eventi traumatici in cui compare. Ed è il
motore silenzioso di molte forme di sofferenza autocritica, in cui il
sé non protesta per ciò che ha perduto ma si condanna per ciò che
crede di essere.
La traduzione clinica è netta: se la vergogna è un riflesso
difensivo incarnato e non un'idea, non la si scioglie solo
parlandone. Appare chiara la necessità di lavorarla anche là dove
vive, nel corpo, nell'impulso a ritirarsi, nella regolazione diadica
della relazione. Il terapeuta come regolatore psicobiologico.
In cornice adleriana: la vergogna tossica si può intendere come la
cicatrice somatica di un sentimento sociale ferito alla radice.
Riaprire la via dell'appartenenza passa anche dal corpo non solo
dalla parola.

Liberamente tratto e tradotto da: Corrigan, F. M. (2014). Shame
and the vestigial midbrain urge to withdraw. In U. F. Lanius, S. L.
Paulsen, & F. M. Corrigan (Eds.), Neurobiology and treatment of
traumatic dissociation: Toward an embodied self . Springer
Publishing Company.

Consigli, idee e storie altrui: siamo bombardati di stimoli. Lo slogan ufficiale di Tik Tok è “Make your day”, ovvero “m...
15/06/2026

Consigli, idee e storie altrui: siamo bombardati di stimoli. Lo slogan ufficiale di Tik Tok è “Make your day”, ovvero “migliora la tua giornata”, “svolta la tua giornata”. Storie accattivanti e brevissime, talvolta virali, che si propongono di risolvere una giornata.
“5 regole per litigare in modo sicuro”, “Lasciarsi o stare insieme al proprio partner: la domanda chiave”, “Come supportare chi soffre: consigli pratici”, video di un minuto e tredici secondi.
Famelici di pensiero che formula, risolve e semplicizza in un mondo sempre più difficile e complesso, anche nel lavoro psicologico si riscontra talvolta della fatica (talvolta del dolore) nel tollerare pensieri sfaccettati, eteorgenei, sovrapposti, divergenti o addirittura contradditori.
Ci ancoriamo spesso all’oasi rassicurante dei fondamenti saldi e indiscutibili, pur di non sentirci diffusi e caotici.
Si sa che ognuno di noi ha esigenze primarie di semplificazione che ci portano a estrapolare e a generalizzare: trovano radici nel nostro bagaglio arcaico percettivo e neurologico. Per questo ed altri motivi, spesso rinunciare a far artificiosamente corrispondere la realtà alla propria idea di realtà è insidioso e poco rassicurante.
Il lavoro psicologico è “portatore sano” di una “visione binoculare”: propone un dialogo fecondo tra pensieri, che a sua volta può divenire motore di riconoscimenti reciproci, di alleanze evolutive e di un nuovo senso di condivisione in un circolo virtuoso innovativo, originale e vitale.
Il dialogo è generativo quando non fa sentire la pericolosità dell’ibridazione ma rassicura con la costruzione di pensieri integrati ed autonomi, dove le fragilità o le inadeguatezze delle idee preconcette si costituiscono brecce per nuovi orizzonti di esplorazione.

Eccoci, tutti insieme nella foto di rito!
07/06/2026

Eccoci, tutti insieme nella foto di rito!

Indirizzo

Via PRINCIPE AMEDEO 16
Turin
10123

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
Martedì 10:00 - 13:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
Giovedì 10:00 - 13:00
Venerdì 10:00 - 13:00

Telefono

011.8129274

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