Pituitary Unit - Città della Salute e della Scienza di Torino

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Struttura Dipartimentale per il trattamento integrato delle patologie ipotalamo-ipofisarie e del basicranio

23/06/2026

🧠 𝑻𝒖𝒎𝒐𝒓𝒊 𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊: 𝒊𝒍 𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒖𝒓𝒐𝒄𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒄𝒐

Il trattamento dei tumori spinali non è mai standard, ma viene definito caso per caso in base alla sede della lesione, al tipo di tumore, ai sintomi neurologici e alle condizioni generali del paziente.

🎯 L’obiettivo principale è preservare la funzione neurologica, ridurre il dolore e ottenere il miglior controllo possibile della malattia.

🔎 Il percorso inizia dalla valutazione specialistica, con esami mirati come risonanza magnetica, TAC e studio istologico, fondamentali per pianificare la strategia terapeutica più adeguata.

🩺 Quando indicata, la neurochirurgia può avere diversi obiettivi: rimuovere totalmente o parzialmente la lesione, decomprimere il midollo spinale o le radici nervose e ridurre il rischio di danni neurologici progressivi.

☢️ Radioterapia e terapie oncologiche possono integrare il trattamento chirurgico o rappresentare un’alternativa in casi selezionati, sempre all’interno di un approccio multidisciplinare.

🚶‍♂️ La riabilitazione è parte integrante del percorso: aiuta il recupero neurologico, il controllo del dolore e il ritorno alla migliore qualità di vita possibile.

⚠️ 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒆𝒏𝒊𝒓𝒆 𝒓𝒂𝒑𝒊𝒅𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆?
In presenza di perdita di forza, disturbi della sensibilità, difficoltà nel cammino o alterazioni della funzione vescicale e intestinale, è importante rivolgersi tempestivamente a uno specialista.

16/06/2026

𝑻𝒖𝒎𝒐𝒓𝒊 𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊: 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒍𝒂 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆̀ 𝒇𝒐𝒏𝒅𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒍𝒆

I tumori spinali sono lesioni che possono interessare la colonna vertebrale, le meningi, le radici nervose o il midollo spinale.

Per impostare correttamente diagnosi e trattamento, non basta sapere che “c’è una lesione”: è essenziale capire che tipo di neoplasia è, da dove origina e quali rapporti ha con le strutture nervose.

𝑳𝒂 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒕𝒖𝒎𝒐𝒓𝒊 𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒊 𝒃𝒂𝒔𝒂 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒔𝒖 𝒕𝒓𝒆 𝒄𝒓𝒊𝒕𝒆𝒓𝒊:

🔹 𝑪𝒓𝒊𝒕𝒆𝒓𝒊𝒐 𝒊𝒔𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒐
L’esame istologico permette di distinguere lesioni benigne e maligne, valutando le caratteristiche cellulari del tumore. Tecniche come immunoistochimica e analisi molecolari aiutano a definire meglio aggressività, comportamento biologico e possibili strategie terapeutiche.

🔹 𝑳𝒐𝒄𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒏𝒂𝒕𝒐𝒎𝒊𝒄𝒂
I tumori possono essere intramidollari, quando originano all’interno del midollo spinale; intradurali-extramidollari, quando sono all’interno della dura madre ma esterni al midollo; oppure extradurali, quando si sviluppano fuori dalla dura madre, spesso a livello osseo o metastatico.

🔹 𝑶𝒓𝒊𝒈𝒊𝒏𝒆 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂𝒓𝒊𝒂 𝒐 𝒎𝒆𝒕𝒂𝒔𝒕𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂
I tumori primari nascono direttamente dalle strutture spinali. Le metastasi, invece, derivano da neoplasie localizzate in altri organi, come polmone, seno o prostata, e sono molto più frequenti rispetto ai tumori primitivi spinali.

Questa distinzione è decisiva perché ogni categoria richiede un percorso diverso: monitoraggio, chirurgia, radioterapia, trattamenti oncologici o approccio multidisciplinare.

I sintomi possono includere dolore persistente alla schiena o al collo, dolore irradiato agli arti, formicolii, perdita di forza, difficoltà nel cammino, disturbi dell’equilibrio o problemi nel controllo di vescica e intestino.

Quando i sintomi sono progressivi, associati a deficit neurologici o non spiegati da comuni patologie degenerative della colonna, è importante una valutazione specialistica.

09/06/2026

🧠 𝑪𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒊𝒏 “𝒂𝒘𝒂𝒌𝒆”: 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒎𝒆𝒏𝒕𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒆̀ 𝒔𝒗𝒆𝒈𝒍𝒊𝒐

Può sembrare sorprendente, ma in alcuni interventi neurochirurgici il paziente può restare sveglio nella fase centrale dell’intervento e collaborare con l’équipe durante l’operazione.

Si chiama chirurgia in “awake” ed è una tecnica avanzata utilizzata soprattutto quando la lesione si trova vicino ad aree cerebrali fondamentali, come quelle del linguaggio, del movimento o di altre funzioni cognitive.

🔹 Perché si fa?
Per permettere al neurochirurgo di controllare in tempo reale le funzioni del paziente e intervenire con la massima precisione.

🔹 Il paziente sente dolore?
Assolutamente no. Il cervello non percepisce dolore e le fasi chirurgiche vengono gestite con anestesia e monitoraggio continuo.

🔹 Qual è l’obiettivo?
Rimuovere la lesione nel modo più sicuro possibile, proteggendo le funzioni neurologiche più importanti.

🔹 È una chirurgia di squadra
Neurochirurgo, anestesista, neuropsicologo, neurofisiologo e personale di sala lavorano insieme per garantire sicurezza, precisione e controllo. La collaborazione del paziente è fondamentale per raggiungere lo scopo.

𝑳𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒊𝒏 “𝒂𝒘𝒂𝒌𝒆” 𝒓𝒂𝒑𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒔𝒐𝒇𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒏𝒆𝒖𝒓𝒐𝒄𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒓𝒏𝒂: 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂, 𝒆𝒔𝒑𝒆𝒓𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂 𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒖𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒂𝒏𝒅𝒐𝒏𝒆 𝒍𝒆 𝒇𝒖𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊.

02/06/2026

🇮🇹 Buona Festa della Repubblica a tutti! 🇮🇹

Photos from Pituitary Unit - Città della Salute e della Scienza di Torino's post 27/05/2026

𝑮𝒍𝒊𝒐𝒎𝒊: 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒆?

I gliomi sono neoplasie cerebrali che possono essere molto diversi tra loro per sede, comportamento e aggressività. Per questo la terapia non è mai uguale per tutti, ma viene costruita sul singolo paziente.

𝑫𝒊𝒂𝒈𝒏𝒐𝒔𝒊 𝒆 𝒗𝒂𝒍𝒖𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

Il primo passo è capire con precisione:

🔹 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒎𝒐𝒓𝒆
🔹 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒆̀ 𝒆𝒔𝒕𝒆𝒔𝒐
🔹 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒂𝒓𝒆𝒆 𝒄𝒆𝒓𝒆𝒃𝒓𝒂𝒍𝒊 𝒄𝒐𝒊𝒏𝒗𝒐𝒍𝒈𝒆
🔹 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒊𝒏𝒕𝒐𝒎𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒐𝒄𝒂
🔹 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒍𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆

La risonanza magnetica è fondamentale per studiare la lesione e pianificare il percorso.

𝑪𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂

Quando possibile, la chirurgia è uno dei cardini del trattamento.

L’obiettivo è rimuovere la maggiore quantità possibile di tumore, ma sempre proteggendo le funzioni neurologiche: movimento, linguaggio, memoria, vista.

Nei casi più delicati possono essere utilizzate tecniche avanzate come neuronavigazione, monitoraggio neurofisiologico e chirurgia awake.

𝑬𝒔𝒂𝒎𝒆 𝒊𝒔𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒐 𝒆 𝒎𝒐𝒍𝒆𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆

Dopo l’intervento, il tessuto viene analizzato.

Questo permette di definire:

🔹 𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝒈𝒍𝒊𝒐𝒎𝒂
🔹 𝒈𝒓𝒂𝒅𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒈𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀
🔹 𝒄𝒂𝒓𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒊𝒔𝒕𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒉𝒆
🔹 𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒆 𝒔𝒖𝒄𝒄𝒆𝒔𝒔𝒊𝒗𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆

Oggi conoscere il profilo molecolare del tumore è decisivo per personalizzare la cura.

𝑹𝒂𝒅𝒊𝒐𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒆 𝒄𝒉𝒆𝒎𝒊𝒐𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂

In base al tipo di glioma, al grado e all’esito dell’intervento, possono essere indicate radioterapia e chemioterapia.

Servono a controllare la malattia, ridurre il rischio di progressione e completare il trattamento chirurgico quando necessario.

𝑭𝒐𝒍𝒍𝒐𝒘-𝒖𝒑

Dopo le terapie, il paziente viene seguito nel tempo con controlli periodici.

Il follow-up serve a monitorare l’evoluzione della malattia, valutare la risposta ai trattamenti e intervenire precocemente in caso di cambiamenti.

𝑼𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒎𝒖𝒍𝒕𝒊𝒅𝒊𝒔𝒄𝒊𝒑𝒍𝒊𝒏𝒂𝒓𝒆

La cura dei gliomi richiede il lavoro integrato di neurochirurgo, neuroradiologo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e riabilitatori.

L’obiettivo non è solo trattare il tumore, ma farlo nel modo più sicuro possibile, preservando la qualità della vita del paziente.

Photos from Pituitary Unit - Città della Salute e della Scienza di Torino's post 13/05/2026

𝑴𝒆𝒏𝒊𝒏𝒈𝒊𝒐𝒎𝒂 𝒄𝒆𝒓𝒆𝒃𝒓𝒂𝒍𝒆: 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊?

La diagnosi di meningioma può spaventare, ma non tutti i meningiomi richiedono lo stesso trattamento.

La scelta dipende da diversi fattori:

🔹 dimensioni del meningioma

🔹 sede della lesione

🔹 presenza o assenza di sintomi

🔹 eventuale crescita nel tempo

🔹 rapporti con cervello, nervi e vasi sanguigni

🔹 condizioni generali del paziente

1. 𝑶𝒔𝒔𝒆𝒓𝒗𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒐𝒅𝒊𝒄𝒊

Quando il meningioma è piccolo, non dà sintomi ed è stato scoperto per caso, può essere indicato un semplice monitoraggio nel tempo con risonanza magnetica per verificare se la lesione rimane stabile o tende a crescere.

2. 𝑪𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂

Quando il meningioma cresce, provoca sintomi o comprime strutture importanti, la chirurgia può rappresentare il trattamento principale.

Obiettivo: rimuovere la lesione preservando le funzioni neurologiche del paziente.

Oggi la neurochirurgia dispone di strumenti molto avanzati: microscopio operatorio, pianificazione preoperatoria, tecniche mini-invasive e, in casi selezionati, approcci endoscopici.

3. 𝑹𝒂𝒅𝒊𝒐𝒄𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂

Quando il meningioma si trova vicino a nervi, vasi sanguigni o aree particolarmente delicate può essere valutata la radiochirurgia, una tecnica mirata che ha l’obiettivo di controllare la crescita della lesione e ridurne la progressione.

4. 𝑻𝒓𝒂𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒈𝒓𝒂𝒕𝒊

Alcuni casi richiedono una strategia combinata: chirurgia, controlli nel tempo e, quando necessario, radiochirurgia.

Anche per il meningioma non esiste quindi una soluzione terapeutica valida per tutti: va affrontato con una valutazione personalizzata.

𝑺𝒆 𝒗𝒖𝒐𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒍𝒕𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒆 𝒊𝒏 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒂𝒈𝒊𝒏𝒂:
𝒉𝒕𝒕𝒑𝒔://𝒘𝒘𝒘.𝒇𝒓𝒂𝒏𝒄𝒆𝒔𝒄𝒐𝒛𝒆𝒏𝒈𝒂.𝒊𝒕/𝒎𝒆𝒏𝒊𝒏𝒈𝒊𝒐𝒎𝒂-𝒄𝒆𝒓𝒆𝒃𝒓𝒂𝒍𝒆

Photos from Pituitary Unit - Città della Salute e della Scienza di Torino's post 05/05/2026

𝑴𝒆𝒏𝒊𝒏𝒈𝒊𝒐𝒎𝒂 𝒄𝒆𝒓𝒆𝒃𝒓𝒂𝒍𝒆: 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒊𝒏𝒕𝒐𝒎𝒊?

Il meningioma cerebrale è spesso una lesione a crescita lenta e può rimanere silenzioso per lungo tempo. Non raramente viene scoperto per caso, durante una risonanza magnetica eseguita per altri motivi.

📌 I segnali più frequenti da non sottovalutare possono essere:
🔹 Cefalea nuova o diversa dal solito
Soprattutto se persistente, progressiva o associata ad altri disturbi neurologici.

🔹 Crisi epilettiche
Talvolta il primo segnale può essere una crisi in una persona che non aveva mai avuto episodi simili.

🔹 Disturbi della vista
Visione offuscata, riduzione del campo visivo o altri problemi visivi possono comparire quando la lesione interessa aree vicine alle vie ottiche.

🔹 Debolezza ad un arto o alterazioni della sensibilità
Formicolii, perdita di forza o difficoltà nei movimenti possono dipendere dalla compressione di specifiche aree cerebrali.

🔹 Difficoltà nel linguaggio o nella memoria
In alcuni casi possono comparire problemi nel trovare le parole, confusione, cambiamenti del comportamento o difficoltà cognitive.

🔹 Disturbi dell’equilibrio o della coordinazione
Possibili soprattutto quando il meningioma interessa aree posteriori o strutture coinvolte nel controllo del movimento.

È importante ricordarlo: questi sintomi non significano automaticamente avere un meningioma. Molto spesso hanno cause più comuni e meno preoccupanti.
La risonanza magnetica con mezzo di contrasto è l’esame più indicato per studiare la lesione, definirne sede e caratteristiche e valutare il percorso più corretto.
In molti casi il meningioma può essere semplicemente monitorato nel tempo. In altri, quando cresce o provoca sintomi, lo specialista può valutare il trattamento più adatto: osservazione, chirurgia o radiochirurgia, sempre in base al singolo caso.

𝑺𝒆 𝒗𝒖𝒐𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒖𝒍𝒕𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒆 𝒊𝒏 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒂𝒈𝒊𝒏𝒂:
𝒉𝒕𝒕𝒑𝒔://𝒘𝒘𝒘.𝒇𝒓𝒂𝒏𝒄𝒆𝒔𝒄𝒐𝒛𝒆𝒏𝒈𝒂.𝒊𝒕/𝒎𝒆𝒏𝒊𝒏𝒈𝒊𝒐𝒎𝒂-𝒄𝒆𝒓𝒆𝒃𝒓𝒂𝒍𝒆/

Photos from Pituitary Unit - Città della Salute e della Scienza di Torino's post 27/04/2026

🧠 𝑨𝒅𝒆𝒏𝒐𝒎𝒂 𝑰𝒑𝒐𝒇𝒊𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐: 𝒏𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊.

Ricevere una diagnosi di adenoma ipofisario può spaventare, ma è importante sapere che oggi abbiamo strumenti precisi e sempre meno invasivi per intervenire . La chiave di tutto? La personalizzazione.

Ecco come ci muoviamo per scegliere la strada migliore:

● ✅ 𝑳'𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒓𝒂𝒍𝒆: Collaboro costantemente con endocrinologi e altri specialisti perché ogni caso richiede una visione d’insieme.

● ✅ 𝑵𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒔𝒆𝒓𝒗𝒆 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆: Se l'adenoma è piccolo, non produce ormoni e non dà sintomi, possiamo decidere di monitorarlo nel tempo con controlli periodici.

● ✅ 𝑪𝒉𝒊𝒓𝒖𝒓𝒈𝒊𝒂 𝑴𝒊𝒏𝒊𝒏𝒗𝒂𝒔𝒊𝒗𝒂: Quando l'intervento è necessario, oggi il "gold standard" è la tecnica endoscopica endonasale. Si passa dal naso, senza incisioni esterne, con una precisione estrema e un recupero più rapido.

● ✅𝑳𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒎𝒆𝒅𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝑷𝒓𝒐𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒏𝒐𝒎𝒂: In caso di adenomi che producono prolattina, la prima scelta è quasi sempre il farmaco, non il bisturi.

La vera differenza? È la valutazione dell’esperto, capace di scegliere il percorso più efficace e meno gravoso per il paziente .

👇 𝑽𝒖𝒐𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒐𝒇𝒐𝒏𝒅𝒊𝒓𝒆 𝒍'𝒂𝒓𝒈𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐?

𝑯𝒐 𝒑𝒓𝒆𝒑𝒂𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒈𝒖𝒊𝒅𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒕𝒂 𝒔𝒖𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒔𝒊𝒕𝒐.
h𝑡𝑡𝑝𝑠://𝑤𝑤𝑤.𝑓𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑜𝑧𝑒𝑛𝑔𝑎.𝑖𝑡/𝑎𝑑𝑒𝑛𝑜𝑚𝑎-𝑖𝑝𝑜𝑓𝑖𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜/

Intervento per Adenoma Ipofisario - Dr. Zenga Neurochirurgo 14/04/2026

𝑨𝒅𝒆𝒏𝒐𝒎𝒂 𝒊𝒑𝒐𝒇𝒊𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐: 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒔𝒊𝒏𝒕𝒐𝒎𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐𝒗𝒂𝒍𝒖𝒕𝒂𝒕𝒊

L’adenoma ipofisario è una neoplasia benigna dell’ipofisi, spesso a crescita lenta, ma questo non significa in alcun modo che possa essere trascurata. In molti casi, soprattutto quando è piccolo, può non dare sintomi, perlomeno in fase iniziale e il riscontro può anche essere occasionale. Quando però aumenta di volume o altera la produzione ormonale, può manifestarsi con segnali che meritano attenzione. Tra i più importanti ci sono disturbi della vista, soprattutto una riduzione della visione periferica, cefalea, stanchezza persistente e sintomi legati a squilibri ormonali.

Nelle donne possono comparire amenorrea, infertilità o secrezione di latte dal seno; negli uomini calo della libido, disfunzione erettile o ginecomastia. In altri casi il quadro può essere ancora più sfumato, con aumento di peso, affaticamento, intolleranza al freddo, vertigini, oppure, nelle forme secernenti, con segni come sudorazione eccessiva, alterazioni del volto, ingrossamento di mani e piedi, palpitazioni o tremori.

Il messaggio importante è questo: sintomi diversi, anche apparentemente non collegati tra loro, possono avere un’unica origine. Per questo, quando compaiono, specie se associati, disturbi visivi, cefalea persistente o segnali endocrini non spiegati, è bene non rimandare una valutazione specialistica. Una diagnosi tempestiva permette di impostare il percorso più corretto e personalizzato.

👉 Per chi vuole approfondire:

Intervento per Adenoma Ipofisario - Dr. Zenga Neurochirurgo Il Dr. Francesco Zenga a Torino ha una vasta esperienza nella chirurgia endoscopica dell'adenoma ipofisario.

03/04/2026

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