28/04/2018
Il più affascinante disegna Torino, sulla carta geografica del mondo antico, come propaggine del Regno dei Faraoni; la colloca, sulla linea del tempo, sette secoli prima della fondazione di Roma; la riporta, nella variegata cultura greca, ai primi geografi come ai mitici abitanti dell’Olimpo e, nel mare magnum delle fonti medievali e moderne, agli scritti universali del Boccaccio come alla tradizione esoterica locale.
Insomma, sostiene l’idea che Torino sia stata fondata circa 3500 anni fa dal principe egizio Iw Ra Danit; e la supporta con appigli storici rintracciati qua e là, a partire da insistenti indizi mitologici.
La tradizione egizia tramanda le gesta del mitico faraone Iw Ra Danit, che risale il Nilo, attraversa il Mediterraneo, approda sulle coste liguri, scavalca gli Appennini e, alla vista della fertile pianura solcata dal grande fiume (che a lui, come al corposo seguito egizio, sa tanto di casa!), decide di sottomettere le rudi genti che vi abitano e di fondare una nuova città.
Giunto all’orecchio dei Greci, il racconto si consolida e si colora: convince i geografi, che da Iw Ra Danit (nome che come tutti quelli egizi è parlante e vuol dire fiume sacro al dio sole Ra) chiamano Eridano l’odierno Po; e ispira la mitologica figura di Fetonte, figlio di Apollo (dio del Sole) destinato a fare una br**ta fine proprio nel Po. Perché, dice il mito, Fetonte ha un chiodo fisso: emulare il padre, che ogni nuovo giorno sale sul carro d’oro trainato da quattro cavalli e traghetta il sole per il cielo. Dopo tante insistenze, Apollo cede: ma l’inesperto Fetonte perde presto il controllo delle redini, il Sole sfiora la Terra e Zeus, preoccupato per le sorti del mondo, è costretto a scagliare uno dei suoi fulmini. Inceneriti, carro e cavaliere precipitano nelle acque del fiume Eridano.
A far quadrare i conti tra storia e leggenda ci pensa, nel Trecento, Boccaccio: nel libro settimo del Genealogia Deorum Gentilium, ricostruisce la figura mitica di Eridano-Fetonte e, citando antiche fonti oggi perdute, afferma che nel XV secolo a.C. il figlio del Sole Egizio (ogni faraone è, per definizione, figlio di Ra) fonda una città, poi chiamata Torino, sulle sponde del fiume padano. E che quel fiume, prima di Po, portava il suo nome, perché egli era morto annegato tra le sue acque.
Il tempo scorre e le prove delle radici egizie si accumulano.
Una lapide con dedica alla dea Iside è stata rinvenuta durante gli scavi per la costruzione della Cittadella, riporta nel 1577 Filiberto Pigone, professore dell’Università di Torino e autore della prima monografia sulla storia della città.
Gli antichi torinesi veneravano Iside e il Toro Api, accusa inorridito il vescovo Paolo Brizio nel suo trattato sulla Chiesa occidentale (1649).
La Chiesa della Gran Madre sorge sui ruderi di un tempio egizio, assicurano gli esperti della Torino-magica, che interpretano la vicinanza al Po-Eridano e la dedica piuttosto strana (non alla Madonna, ma alla Gran Madre di Dio) come il filo della memoria, che lega il sito agli antenati egizi e a Iside, dea della maternità.
Come siano andate davvero le cose, non è dato sapere. Certo è che, fatalità, la città ospita il museo egizio più importante al mondo, dopo quello del Cairo.