09/06/2026
🔴13 GIUGNO - TORINO h.11.00 - PORTA PALAZZO
🚩CONTRO LA REMIGRAZIONE, PER LA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI
L'orrenda uccisione di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori immigrati sfruttati in Italia, riporta all'attenzione di tutti una realtà che milioni di persone conoscono da anni: in questo Paese si continua a morire per il lavoro, per lo sfruttamento e per il razzismo.
Sono ormai decine le persone punite con la morte perché reclamavano i propri diritti. Sono molte anche le persone che sono state uccise solamente perché straniere.
Di fronte a questa drammatica situazione che mette sotto accusa direttamente lo Stato Italiano, incapace ormai da decenni di dare delle risposte alle modalità di regolarizzazione delle persone che entrano in Italia, sta crescendo una pericolosissima politica razzista e xenofoba, strumentalmente usata dalla peggior destra per facili campagne elettorali.
Dalla legge Bossi Fini, si sono succeduti governi di centro, di destra e di sinistra affrontando sempre la questione migrante in termini securitari, delegando la questione al Ministero dell’Interno ed alla repressione. Il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, consegna la sorte di migliaia di persone all’accettazione senza alcun diritto di qualsiasi lavoro offerto.
Qui si annida lo sfruttamento generalizzato, il caporalato, le agenzie interinali, i contratti al ribasso, gli appalti e i subappalti etc, etc. Invece di contrastare lo sfruttamento lavorativo, si preferisce alimentare una politica tesa a individuare come colpevoli tutti gli immigrati sbandierando una proposta di legge sulla remigrazione.
Eppure sono proprio questi lavoratori e queste lavoratrici a tenere in piedi interi settori dell'economia torinese, piemontese e nazionale.
Torino conosce bene la storia delle migrazioni. Per decenni migliaia di lavoratrici e lavoratori arrivati dal Sud Italia hanno contribuito a costruire la ricchezza industriale della città, riempiendo le fabbriche, le officine e le catene di montaggio della FIAT. Anche allora furono spesso accolti con diffidenza, discriminati e considerati un problema.
Oggi la storia si ripete in forme diverse. La Torino della grande fabbrica ha lasciato spazio alla Torino della logistica, delle piattaforme digitali, della ristorazione, degli appalti e dei servizi. In questi settori una parte decisiva della forza lavoro è composta da lavoratori immigrati.
Sono i rider pagati a cottimo che ogni giorno attraversano la città in bicicletta o in scooter per consegnare cibo nelle nostre case.
Sono i lavoratori della logistica che movimentano le merci nei magazzini e negli hub che riforniscono aziende, supermercati e piattaforme di commercio online.
Sono le lavoratrici e i lavoratori impiegati nell'industria alimentare e nelle cooperative che operano negli stabilimenti del territorio, spesso attraverso il sistema degli appalti e dei subappalti.
Sono i braccianti che nelle campagne piemontesi, ad esempio nel distretto di Saluzzo, raccolgono frutta e ortaggi, continuamente abbandonati in condizioni di sfruttamento, precarietà abitativa e ricatto del permesso di soggiorno.
Sono i lavoratori della ristorazione che fanno funzionare cucine, mense, alberghi, bar e locali, settori nei quali la presenza di lavoratori immigrati è ormai essenziale.
Senza questi lavoratori e lavoratrici che producono la ricchezza di questo Paese, una parte fondamentale dell'economia si fermerebbe. Il problema non sono gli immigrati, ma il modello economico che si fonda sulla precarietà, lo sfruttamento, il caporalato e la ricattabilità di chi lavora.
Chi oggi parla di "remigrazione" non colpisce soltanto gli immigrati, ma attacca l'intero mondo del lavoro e prova a dividere lavoratori e lavoratrici che condividono gli stessi problemi, gli stessi salari bassi e lo stesso sfruttamento.
Per questo il 13 giugno scendiamo in piazza a Torino a Porta Palazzo alle ore 11.00 per la regolarizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici stranieri!
USB chiama lavoratrici e lavoratori, comunità, studenti, associazioni, realtà sociali e cittadini a partecipare alla mobilitazione del 13 giugno