22/09/2026
Ti devo dire una cosa vera, prima dell’equinozio di domani, ed è che faccio fatica. Faccio fatica a stare dentro la mia ombra, a includerla per intero, senza correggerla, senza affrettarmi a tornare verso la luce non appena riesco a intravederla.
Perché la luce, diciamocelo, è facile da accogliere. Nessuno fa resistenza davanti a un momento di energia, di chiarezza, di slancio. È l’ombra che chiede un coraggio diverso, più lento, meno spettacolare, il coraggio di restare fermə dentro qualcosa che non si sa ancora bene cosa sia.
E proprio in questo periodo della mia vita c’è una parte di me che sta chiamando da lì, dall’ombra, con una voce bassa ma insistente, e io lo so, lo sento, che è verso quella voce che devo andare, non nonostante il disagio ma proprio attraverso di esso. So che è lì che c’è qualcosa da incontrare, non da eliminare.
Non ho ancora imparato a farlo bene. Ci sto ancora dentro, in questo cammino, e forse è proprio questo il senso più onesto dell’equinozio: non un equilibrio già raggiunto da mostrare, ma un equilibrio che si sta cercando, un passo dopo l’altro, con tutta l’imperfezione che questo comporta.
Se anche tu, in questi giorni, senti una parte di te chiamare dal buio, non sei solə, e forse non è nemmeno un problema da risolvere in fretta. È solo il momento di andarci, con coraggio, così com’è.
Buon equinozio, davvero, a chi come me sta ancora imparando.