12/08/2026
Ti concedi davvero il tempo di riposare?
Te lo chiedo perché per anni io non me lo sono concesso.
Consideravo il riposo una specie di resa, e in quel periodo cambiavo città, inseguendo un'azienda, poi un'altra. Quella fame di farcela mi sembrava una qualità, un tratto distintivo, ed ero disposta a sacrificarle tutto: tempo, persone, stabilità. Fermarmi mi sembrava tempo rubato a qualcosa di più importante.
Poi, a un certo punto, mi sono accorta che più mi muovevo, più restavo ferma.
Le energie c'erano tutte. Solo che le stavo spendendo per tenere in piedi qualcosa che era già crollato.
Per ritrovarmi ho dovuto fare l'unica cosa che mi sembrava impensabile: fermarmi.
E ho capito che stavo scendendo da un meccanismo che a lungo avevo alimentato: quello della produttività tossica.
Oggi vedo molte persone correre e rincorrere qualcosa.
Chi la carriera, chi il successo, chi il sogno di una RAL più alta e allora, cosa fanno? Ripetono a se stessi un mantra: devo fare, devo performare. Come se essere più produttivi fosse la risposta.
Così facendo perdono lucidità e nel farlo perdono la capacità di distinguere cosa è importante per se stessi e cosa no.
Cosa serve e cosa è superfluo.
Che poi, credimi, è la competenza più preziosa di tutta una carriera.
Quindi se ad agosto hai la fortuna di fermarti, fermati sul serio.
Non aprire mail, non guardare quanti giorni mancano alla scadenza di quel report.
Lascia respirare quella parte di te che risolve le cose difficili quando non lavora sotto pressione, ma quando le lasci spazio.
Quando è successo che hai staccato davvero da tutto questo?