Combattere, qui, non serve a dimostrare niente a nessuno.
Ci si confronta sul serio, ma con altri tempi e altri modi — quelli che un’arte richiede quando non ha fretta di produrre vincitori.
Non è una rinuncia al combattimento. È un altro modo di prenderlo sul serio.
È il modo in cui pratichiamo le arti marziali tradizionali giapponesi al Kinshinden, a Torino. Se è quello che cercavi senza trovarlo, forse vale la pena approfondire la nostra conoscenza.
Kinshinden Shinobi Dō
Torino. Kinshinden è il Dōjō di Arti Marziali Giapponesi del Maestro Christian Russo.
Un'arte marziale non è un obiettivo da raggiungere.
È una pratica in cui restare.
C'è una differenza tra allenarsi per ottenere qualcosa in fretta e studiare un'arte per ciò che è. Nello Shinobi Dō — il sistema di arti marziali tradizionali giapponesi che pratichiamo al Kinshinden, a Torino — il tempo non è un ostacolo da ridurre: è parte del metodo. Si torna sugli stessi principi, li si lascia maturare, si accetta di non essere subito bravi.
Non è una via per tutti, e va bene così.
03/08/2026
Nella prima puntata dell'articolo "La guerra è bella anche se fa male" avevo cercato di mostrare una cosa scomoda: il demone dell'aggressività ce l'abbiamo tutti, e fingere di non averlo è più pericoloso che guardarlo in faccia.
Ma guardarlo non basta. Bisogna insegnargli le regole. E qui casca un equivoco che quasi tutti danno per scontato: l'idea che per gestire la rabbia basti "sfogarla". La ricerca dice il contrario — sfogare l'aggressività la alimenta, non la spegne.
Nella seconda puntata provo a spiegare come le arti marziali tradizionali facciano qualcosa di diverso dal negarla e di diverso dall'esaltarla: la governano. C'è di mezzo Aristotele, un grande fraintendimento del pacifismo occidentale, e la differenza tra possedere la propria forza ed esserne posseduti.
👇 Link nel primo commento. (E se ti sei perso la prima puntata, la trovi lì accanto.)
30/07/2026
"La guerra è bella anche se fa male." Lo cantano i reduci, in una canzone di De Gregori. Non i generali: i reduci — quelli che l'orrore l'hanno visto da dentro. E che, tornando, la chiamano lo stesso "bella".
C'è un nodo scomodo dentro quel verso, e riguarda tutti noi: a parole siamo tutti pacifisti, ma qualcosa, dentro, non ha mai smesso di cercare lo scontro. Un demone che fingiamo di non conoscere.
Ho scritto un articolo in due puntate sull'aggressività umana — su dove si nasconde quando la ignoriamo, e su cosa significa educarla invece di negarla.
👇 Link nel primo commento.
27/07/2026
Nel 1974 un soldato giapponese uscì da trent’anni di giungla ancora convinto che la guerra fosse in corso. Non era pazzia: era addestramento. E l’addestramento aveva un nome — una scuola segreta di spie modellata sui ninja feudali, dove insegnavano l’ultimo vero ninja e il fondatore dell’aikidō.
Ho scritto la storia di Hiroo Onoda, della Scuola di Nakano e del filo che la lega all’ombra millenaria dello shinobi.
👇 Link nel primo commento.
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21/07/2026
Perché un dōjō di arti marziali tradizionali insegna a maneggiare una dozzina di armi diverse, molte delle quali nessuno si sognerebbe di portare con sé oggi — e alcune delle quali non erano granché efficaci nemmeno all'epoca?
La domanda arriva puntuale, con una punta di scetticismo educato: a che serve? Preferisco riformularla: a che serviva? E la risposta, se si è disposti a darla per intero, ha tre livelli — di cui il terzo, quello che di solito nessuno dice, è il più interessante.
Un articolo sulle molte armi delle arti marziali giapponesi, e sul motivo per cui venivano davvero conservate. Compresa una risposta controintuitiva che val la pena citare.
👉 LINK IN PRIMO COMMENTO
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10/07/2026
Ancora sull'Autoprotezione Strategica.
Il pompiere ha una statua. L'elettricista che ha revisionato l'impianto elettrico per vent'anni e ha impedito quell'incendio che nessuno ha mai visto, non ha nemmeno una frase.
È la condizione di chiunque lavori sulla prevenzione: quando funziona, non succede niente. E se non succede niente, non c'è nulla da raccontare, nessuna medaglia, nessuna prova.
Nel nuovo articolo su Substack scrivo perché in difesa personale combattere, in fondo, è la parte facile — e perché non arrivare a combattere è la competenza difficile. Laterale, faticosa, e senza applausi.
08/07/2026
30/06/2026
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