20/03/2026
La scuola per la pace di Torino e Piemonte invita a votare NO al referendum costituzionale sulla giustizia
Perché andare a votare e perché andare a votare NO se ci battiamo per la pace e contro le guerre?
Perché in questi tre anni di guerra e propaganda abbiamo fatto esperienza sulla nostra pelle, nelle nostre scuole, di che cosa significa perdere, giorno dopo giorno, libertà, diritti e democrazia.
Ci hanno chiamati putiniani perché non aderiamo alla retorica dell’aggressore e dell’aggredito e ci opponiamo all’invio di armi all’Ucraina.
Hanno imposto nelle scuole, dopo il silenzio sull’Ucraina, il silenzio sul genocidio in Palestina. Per fare rispettare il silenzio, il ministro Valditara ha inviato gli ispettori nelle scuole colpevoli di ospitare la voce libera di Francesca Albanese.
Sempre Valditara ha imposto la regola assurda del contraddittorio, come se a scuola non ci fosse libertà di pensiero tra docenti e studenti, come se la scuola dovesse ridursi a un banale talk show, che forse è quello il modello di cultura che hanno nella testa.
Anche i corsi di formazione per gli insegnanti, sulla guerra e il genocidio in Palestina, sono stati censurati, se non erano di gradimento al ministero.
I libri di testo che non piacciono al ministero sono oggetto di censura. Gli editori sono intimiditi al fine di non lasciare emergere posizioni sulla storia contemporanea che critichino le scelte del governo. E’ questo il caso, noto e rilanciato dai media perché verteva sull’immigrazione, del manuale Trame del tempo.
I decreti sicurezza uno e due sono stati studiati per colpire le forme di protesta dei manifestanti che il governo ha individuato come bersaglio: lavoratori che occupano le strade, i senza casa che occupano immobili abbandonati, gli attivisti ambientali, gli studenti che in forma non violenta bloccano il traffico sulle strade oppure le stazioni e gli aereoporti.
Le situazioni che abbiamo citato sono tutte situazioni in cui direttamente o indirettamente alcuni di noi sono stati coinvolti.
La storia insegna e solo chi non vuole vedere rimane indifferente. E’ chiaro che adesso è venuto il momento dei magistrati. Bisogna impedire le inchieste scomode, che sono quelle contro il governo, la sua maggioranza e in generale chi in Parlamento baratta diritti in cambio di favori e non vuole essere disturbato da nessuno. Non vuole essere contestato dalle manifestazioni dal basso e non vuole subire controlli di legalità dall’alto.
La via intrapresa contro la Costituzione sulla guerra (l’articolo 11 è infatti stato dimenticato) ci porta a smantellare altri pezzi della Costituzione. Al centro del mirino oggi c’è la separazione dei poteri, c’è la subordinazione della magistratura alla politica.
Difendere la pace significa difendere la Costituzione, quella scritta da Terracini e da Calamandrei non quella sfregiata da Meloni e Nordio.
Votiamo convinti per tutelare la nostra libertà, votiamo convinti perché nella lotta contro la guerra la costituzione democratica e antifascista va preservata e difesa.
20/03/2026
La disobbedienza civile delle/gli studenti contro le guerre
Al Liceo Einstein, nell’intervallo, sono state bruciate in cortile le bandiere di USA e Israele.
Secondo la legge è un reato, lo sappiamo.
Dunque le/gli studenti hanno scelto di compiere un atto di disobbedienza civile che non comporta alcuna violenza, alcun danno verso persone o cose, ma che ha una forte valenza simbolica e politica.
Usa e Israele hanno scatenato una guerra illegale contro l’Iran e il Libano che sta incendiando il Medio Oriente e creando una crisi energetica senza precedenti: chi potrebbe negarlo?
Usa e Israele hanno annientato il diritto internazionale che a scuola si insegna insieme con la Costituzione per formare cittadine/i consapevoli. Chi potrebbe negarlo?
Il gesto di bruciarne le bandiere significa che le guerre e i genocidi di coloro che si credono i re del mondo non appartengono a loro, significa ripudiare la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti (art. 11 della Costituzione).
Lo slogan “Noi non ci arruoliamo” a sua volta significa una scelta consapevole per la pace e la giustizia sociale, secondo i valori che a scuola cerchiamo di insegnare.
Mentre il mondo adulto affoga nelle sue contraddizioni e ipocrisie, mentre i potenti della terra stanno conducendo l’intero pianeta sull’orlo della distruzione, la disobbedienza civile delle/gli studenti è dunque un atto di responsabilità e di coraggio, un richiamo alla ragione contro la follia della guerra, come proclamava instancabilmente Erasmo da Rotterdam.
Ai giovani che mostrano di sapere da che parte stare va dunque la nostra solidarietà di docenti pacifisti e antimilitaristi perché il loro ripudio della follia della guerra e dei genocidi, il loro rifiuto di essere complici di politiche di morte e di distruzione sono anche i nostri e il loro aperto gesto di disobbedienza civile ravviva in noi la speranza che la nuova generazione saprà lottare per fermare le guerre e per costruire un mondo più giusto.
08/03/2026
, venerdi 13 marzo, ore 18.
Volere la luna via Trivero 16
02/03/2026
Condividiamo il testo prodotto e condiviso da numerosi docenti del Liceo Cavour in seguito al volantinaggio di Gioventù Nazionale del 26 febbraio.
La scuola plurale e inclusiva che promuoviamo al Liceo Classico e Musicale Cavour di Torino non è interessata a provocazioni, da chiunque presentate, a contenuto razzista, discriminatorio e violento. Il giorno 26 febbraio 2026 all’ingresso della sede di Corso Tassoni, un gruppo di giovani di Gioventù nazionale, vicina a Fratelli d’Italia, si è presentato alle ore 8:00 con un corredo di volantini, ben noto in città perché lo stesso copione si è svolto all’ingresso di altri istituti scolastici torinesi, che fomentano l’odio verso i cosiddetti ‘maranza’ e invitano a seguire invece presunti valori e stile di vita dei promotori, evidentemente razzisti e illiberali. Il corredo prevedeva anche la polizia e la digos, in sevizio grazie ai soldi dei/delle contribuenti, che invece di proteggere e accompagnare con la loro presenza l’idea democratica di pace, accoglienza e pluralità vigilava affinché i volantini xenofobi potessero essere distribuiti senza ostacoli. Il Liceo Cavour ribadisce il proprio stile di cittadinanza democratica e ricusa ogni tentativo di strumentalizzazione da parte di chi confonde il diritto di espressione con l’espressione illiberale del disprezzo e dell’odio verso chiunque e qualsiasi categoria sociale.
Torino, 27 febbraio 2026
09/02/2026
La Scuola per la pace sulla manifestazione del 31 gennaio
La Scuola per la pace ha aderito e partecipato alla manifestazione di Torino del 31 gennaio 2026, convocata dal centro sociale Askatasuna, perché l’esistenza degli spazi sociali è essenziale per il nostro lavoro di docenti e la nostra vita di cittadine e cittadini.
Ricordiamo che nel giorno nefasto di “sgombero” di Askatasuna sono state chiuse d’imperio tre scuole, i cui spazi sono stati militarizzati per oltre un mese e mezzo insieme con l’intero quartiere.
La stessa Scuola per la pace è uno spazio sociale creativo e alternativo di produzione di pensiero, cultura e relazioni che promuove momenti di incontro e confronto con diverse realtà, in un contesto generale in cui la frammentazione e l’individualizzazione minano alle radici la coesione e la solidarietà sociale con il rischio di annientare ogni pensiero critico e dissenziente.
Siamo dunque scesi in piazza per rivendicare le nostre pratiche democratiche e la nostra libertà costituzionale di insegnamento, fortemente minacciate da misure come le ispezioni nelle scuole e le circolari che tentano di silenziare il dibattito.
Siamo scesi in piazza perché crediamo che la scuola debba essere un luogo di apprendimento critico e civico, non un’azienda che produce sudditi obbedienti.
Siamo scesi in piazza per solidarizzare con gli studenti minorenni, per quasi un mese agli arresti per essersi opposti alla propaganda di messaggi razzisti presso la loro scuola.
Siamo scesi in piazza contro la guerra europea e la corsa agli armamenti che governanti irresponsabili prospettano come unica soluzione alla crisi e al declino del capitalismo occidentale.
Siamo scesi in piazza per la Palestina, contro un genocidio che consideriamo un abominevole attentato a ogni etica e politica di giustizia.
Siamo scesi in piazza per dire a gran voce che la narrazione di gran parte della classe dirigente, e dei suoi megafoni mediatici, non è la nostra, che noi sappiamo da che parte stare: quella della giustizia sociale, dell’antifascismo, della pace, della libertà di pensiero, parola e opinione, della cura delle relazioni e della natura, del rispetto e dell’amore per il vivente.
La pratica dello scontro con le Forze dell’Ordine, con cui si è concluso il corteo, non ci appartiene: la nostra pratica politica è nonviolenta. E così sono il nostro impegno di docenti e il nostro insegnamento quotidiano attraverso le molte attività di educazione alla pace che da tre anni e mezzo portiamo avanti nelle scuole.
Rigettiamo il tentativo di polarizzare il discorso pubblico e politico strumentalizzando quell’episodio per screditare l’enorme corteo, pacifico e determinato, con il fine di giungere all’inasprimento delle misure di ordine pubblico che già i decreti sicurezza e la legge di contrasto all’antisemitismo stanno predisponendo, per silenziare il dissenso verso un governo guerrafondaio che investe in armi invece che in welfare, che progetta opere inutili come il ponte sullo stretto invece di mettere in sicurezza i territori, che si schiera dalla parte del genocidio, che vuole il controllo sulla magistratura, che prospetta di smantellare i principi costituzionali della Repubblica attraverso l’instaurazione di uno stato di polizia.
In questi giorni molte voci si stanno levando per smascherare la verità dei fatti.
A queste voci aggiungiamo la nostra: invitiamo le/i docenti a non lasciarsi intimidire, a partecipare alle prossime manifestazioni, a continuare a educare ai valori democratici del rispetto e della libertà di espressione, a costruire insieme un grande movimento di resistenza a guerre, repressione e autoritarismo.
La Scuola per la pace Torino e Piemonte
31/01/2026
Contro la pedagogia della repressione e per la libertà di dissenso
Il filosofo Gentile, non rimpianto padre della scuola classista italiana, rivendicò le azioni omicide delle squadracce fasciste parlando di “filosofia del manganello”.
Più prosaicamente, la presidente Meloni ha inaugurato una “pedagogia della repressione” - praticata con manganellate, lacrimogeni, carcere e misure cautelari - con cui sta “educando” cittadine e cittadini, in particolare di origine straniera, e minorenni delle nostre scuole, a stare al loro posto e non disturbare il governo.
Dopo le straordinarie mobilitazioni dell’autunno contro il genocidio della popolazione palestinese, la repressione ordinata dal ministro dell’interno e fatta propria dalla procura torinese sta mietendo quotidianamente vittime.
Il tentativo di espulsione dell’imam Shahin, gli arresti degli e delle animatrici delle reti di solidarietà con la Palestina, lo sgombero di Askatasuna con la militarizzazione del quartiere e infine l’arresto di sei studenti minorenni delle scuole torinesi sono tasselli di un unico piano repressivo.
Si tratta di mostrare alle persone senza potere che non possono permettersi di avere un’opinione politica né di esprimerla, tantomeno con le loro azioni.
Forme di castigo intimidatorie applicate a giovani che rifiutano la propaganda fascista e razzista e manifestano per la liberazione del popolo palestinese e contro le guerre vogliono insegnare che del diritto internazionale, dei diritti di cittadinanza e della stessa Costituzione si può “fare strame”.
Noi, che viviamo ogni giorno il mondo della scuola, così colpito nella nostra città, non abbiamo intenzione di restare a guardare: per questo siamo a fianco di tutte le persone che generosamente cercano di fare del mondo un luogo meno ingiusto e spietato di quanto oggi sia diventato.
Il potere che esibisce poliziotti e carabinieri nelle strade, commina multe salate per le manifestazioni d’autunno, sottopone giovani minorenni a misure detentive come strumenti di controllo del territorio mostra infatti di temere il dissenso e si preoccupa principalmente di soffocare e silenziare le voci critiche. Come avviene nello scenario internazionale, così sul piano locale poteri ormai privi della forza della ragione colpiscono chi si oppone dispiegando la cruda ragione della forza.
Per questo invitiamo lavoratrici, lavoratori, studententesse, studenti, cittadine/i a organizzarsi ed esprimersi contro le politiche repressive messe in atto dal governo e da una parte della magistratura e delle forze dell’ordine. Sollecitiamo la convergenza di tutte le realtà sindacali che non si piegano e dell’associazionismo democratico e progressista.
Raccogliamo l’invito della grande assemblea, con partecipazioni da ogni parte d’Italia, tenuta al Campus Einaudi di Torino il 17 gennaio scorso per per lanciare un segnale chiaro e fermo contro ogni deriva antidemocratica e contro le politiche di guerra.
Continuando il nostro impegno nella costruzione di una partecipazione attiva nei luoghi di lavoro e nelle scuole, vogliamo contribuire al successo della manifestazione nazionale contro la repressione che si terrà a Torino il 31 gennaio. Iniziamo un percorso di netto rifiuto delle politiche governative: respingere la pedagogia della repressione e chiedere la liberazione dei giovani impegnati nelle lotte per la Palestina e nelle lotte sociali è un atto civile necessario per evitare che si compia una svolta liberticida e reazionaria, di cui percepiamo le nere avvisaglie.
La è partigiana, Que viva
25/01/2026
Alla scuola non servono i manganelli
A fine ottobre, davanti ad un liceo torinese, un volantinaggio di gruppi giovanili di partiti di destra, scortato da un esagerato dispiegamento di forze dell'ordine, ha causato caos e tensione tra gli studenti e le studentesse che stavano entrando a scuola, generando una situazione che ha portato persino al fermo di uno studente minorenne ed in seguito a misure cautelari per altri studenti e studentesse, fortunatamente ora revocate.
L'episodio non è isolato: nelle settimane precedenti eventi analoghi si erano verificati davanti al Primo Liceo Artistico, contenuti grazie all'azione di alcuni docenti che sono riusciti a tutelare gli allievi dalle provocazioni scaturite dal volantinaggio. Con l'inizio del nuovo anno dobbiamo purtroppo registrare altri episodi analoghi, sia davanti al Liceo Giordano Bruno che davanti all'istituto Sommeiller: in entrambi
i casi i volantinaggi sono avvenuti sotto la scorta della Digos e di camionette di polizia.
Come docenti e come genitori siamo preoccupati per questa modalità operativa che trasforma l’ingresso negli istituti scolastici in un momento di tensione e pericolo. Per questo motivo abbiamo deciso di accogliere e rilanciare le proposte avanzate da numerosi colleghi del Primo Liceo Artistico a cui hanno fatto seguito quelle dei docenti del Liceo Giordano Bruno, attraverso un appello per una scuola solidale ed aperta al multiculturalismo, in grado di contrastare la propaganda di contenuti a sfondo razzista e xenofobo attraverso il dialogo, l'analisi e l'approfondimento dei contenuti.
Rilanciamo il ruolo educativo della Scuola
che ha il dovere di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita e formazione, utilizzando strumenti basati su collaborazione, rispetto ed ascolto e non sulla repressione ed il controllo.
Sentiamo la necessità di aprire un confronto con tutte le componenti del mondo scolastico per cercare di intraprendere un dialogo con le istituzioni che possa garantire tutela e protezione per i ragazzi e le ragazze delle scuole cittadine.
Intraprendiamo questo percorso con una
ASSEMBLEA PUBBLICA
Giovedi 29 gennaio, ore 16
Presso Unione Culturale Franco Antonicelli
Via Cesare Battisti 4,
Per esprimere contrarietà al tentativo di coinvolgimento delle scuole nelle politiche di repressione
Per sostenere una scuola democratica ed inclusiva che continui ad essere esempio di accoglienza e rispetto, promuovendo la cresita di una cittadinanza attiva e solidale.
Invitiamo a partecipare i coordinamenti e i colletivi che si occupano di scuola e le realtà antifasciste
07/01/2026
Libertà per gli studenti minorenni ai domiciliari
La Scuola per la pace di Torino e Piemonte, rete di docenti contro le guerre, i genocidi, per la pace e la liberazione e autodeterminazione dei popoli, esprime la propria solidarietà alla e agli studenti minorenni del Liceo Einstein che il 30 dicembre 2025 sono stati messi agli arresti domiciliari e che domani, 8 gennaio, avranno il primo interrogatorio.
Quali le loro colpe? Aver esercitato il proprio protagonismo politico, sia respingendo un volantinaggio fascista davanti alla scuola il 27 ottobre sia partecipando alle manifestazioni per la Palestina, in cui erano coinvolte migliaia di persone. Benché gli adulti, dai docenti agli esperti fino al presidente Mattarella, esortino i giovani a essere protagonisti, quando poi lo fanno con modalità non approvate dagli adulti stessi, la riposta è la repressione.
Nessuna altra risposta è infatti pervenuta da oltre tre anni a questa parte, quando il movimento studentesco ha rianimato le scuole. E questo silenzio, questa indifferenza, o insofferenza fino all’ostilità, non sono compresi dalla giovanissima generazione che negli adulti ha sempre riposto fiducia. Quegli stessi adulti che stanno devastando il pianeta e i suoi mondi sociali con guerre e genocidi, sfruttamento e diseguaglianze, violenza e mercificazione di esseri umani e natura.
Il futuro appare oscuro ed è su questo che le/i giovani si mobilitano, vogliono e meritano di essere ascoltati e di avere risposte che non siano i manganelli. Come docenti, chiediamo che le autorità competenti revochino le misure detentive, che anche secondo la giurisprudenza sono troppo severe per dei minorenni, e ci impegniamo a dialogare con i nostri studenti, affinché la loro crescita umana, culturale e politica possa dare loro forza e strumenti per essere protagonisti di un futuro più giusto.
Per questo abbiamo aderito alla lettera del gruppo di genitori del Liceo Einstein che chiede risposte e la revoca delle misure detentive.
Invitiamo tutte e tutti a firmare e divulgare: https://www.change.org/p/appello-dei-genitori-del-liceo-a-einstein-di-torino-facciamo-chiarezza?utm_medium=custom_url&utm_source=share_petition&recruited_by_id=ef2196e0-0273-11e7-a0e3-8df17ee424ca
Torino, 7 gennaio 2026