03/02/2026
«Sono arrivata a Caivano nel 2007, in un istituto comprensivo del primo ciclo. Lì volevo esserci, perché è in quel segmento che i ragazzi sono più fragili e io volevo renderli forti da piccoli.
Poi, quando ciò che facevo iniziava a creare scompiglio, mi dissero “forse è meglio che vada altrove”. In quel momento incontrai un mio studente che mi disse: “Se te ne vai, io verrò da te”. Quelle parole mi diedero la forza di andare avanti.
Così, nel 2013, arrivai al “Morano”. Anche qui il problema principale era la dispersione scolastica.
Lavoravo da mesi per rendere la scuola bella, pulita, accogliente. Tutti dicevano che era sporca, che non si poteva fare nulla.
Un giorno, vedendo che la scuola era silenziosa e i ragazzi non venivano, sono scesa in strada. Volevo solo sfogare la rabbia, ma poi alzando gli occhi ho visto una signora che stendeva i panni, mi ha riconosciuta, mi ha salutata e mi ha fatto salire a casa. In quel momento ho sentito un’accoglienza che non avevo mai percepito dalle istituzioni.
Da quel giorno ho capito che dovevo arrivare prima dei ragazzi, prima delle lettere, prima delle assenze. Perché a furia di pensare alle pratiche burocratiche, rischiamo di perdere un ragazzo che nel frattempo ha già deciso di andare altrove».
Eugenia Carfora.
Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate.
Quella di Eugenia Carfora è una di queste.
La fiction Rai con Luisa Ranieri ce l’ha ricordato: dietro ogni aula difficile c’è qualcuno che sceglie di restare. Ma la realtà di Carfora va oltre qualsiasi sceneggiatura. È fatta di porte aperte all’alba, di strade percorse per intercettare i ragazzi prima che si perdano, di una scuola che si rialza perché qualcuno ci crede davvero.
“Se te ne vai, io verrò da te” non è solo la frase di uno studente. È la misura di quanto può valere una presenza. È il motivo per cui una dirigente decide di scendere in strada, di farsi accogliere da chi stende i panni, di mettere la comunità prima delle pratiche.
La fiction mostra il coraggio.
La realtà mostra la resistenza quotidiana.
Eugenia Carfora non interpreta un ruolo: lo vive. E ci ricorda che una scuola viva può diventare il primo vero luogo di riscatto.
Un esempio da custodire come direzione.