26/09/2026
𝐓𝐑𝐎𝐈𝐍𝐀 𝐈𝐍 𝐏𝐑𝐄𝐓𝐔𝐑𝐀
Processi, accuse, testimonianze, perizie e memorie difensive possono restituirci molto più di una vicenda giudiziaria: attraverso le carte emergono il lavoro, le disuguaglianze e i rapporti di potere di una società ormai scomparsa.
Nasce da questa idea 𝐓𝐫𝐨𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐮𝐫𝐚, la nuova rubrica di 𝑪𝒐𝒐𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍-𝑴𝒆𝒏𝒕𝒆 dedicata ai casi giudiziari del passato della città.
Non cercheremo colpevoli a distanza di secoli e non trasformeremo le ipotesi in sentenze. Ricostruiremo ogni vicenda attraverso le fonti disponibili, distinguendo i fatti documentati dalle testimonianze, dalle accuse e dalle argomentazioni delle parti.
𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐚 𝐓𝐫𝐨𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝟐𝟑 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟏𝟖𝟖𝟕.
Vito Nocito ha undici anni e lavora come «𝒈𝒂𝒓𝒛𝒐𝒏𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒂𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒂». Entro quella giornata cessa di vivere.
𝐂𝐇𝐄 𝐂𝐎𝐒’𝐄𝐑𝐀 𝐔𝐍 “𝐆𝐀𝐑𝐙𝐎𝐍𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐀𝐆𝐍𝐀”?
La parola utilizzata nelle fonti non indica soltanto la giovane età di Vito. Ne descrive anche la posizione all’interno del mondo rurale: quella di un ragazzo posto alle dipendenze di adulti e impiegato nei lavori della masseria.
Vito sorveglia i maiali presso una masseria condotta da Angelo F. e dal figlio Silvestro F., definiti nella documentazione due massari agiati.
Non conosciamo il suo compenso, la durata del rapporto di lavoro né le condizioni materiali nelle quali viveva. Le fonti disponibili non ci autorizzano ad aggiungere questi particolari.
Sappiamo però che, a undici anni, Vito si trovava già inserito in un rapporto di lavoro e sottoposto all’autorità dei due massari.
𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐈𝐂𝐈𝐋𝐈𝐀 𝐎𝐓𝐓𝐎𝐂𝐄𝐍𝐓𝐄𝐒𝐂𝐀
La sua condizione non apparteneva a un mondo eccezionale.
Le grandi inchieste condotte negli stessi anni documentano la diffusione della povertà rurale, la precarietà del lavoro agricolo e la forte dipendenza dei contadini da proprietari, affittuari e intermediari.
Nel 1876 𝐋𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐝𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢 e 𝐒𝐢𝐝𝐧𝐞𝐲 𝐒𝐨𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨 attraversarono la Sicilia per studiarne direttamente le condizioni sociali, economiche e amministrative. Nel 1877 il Parlamento avviò inoltre l’Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, presieduta da 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨 𝐉𝐚𝐜𝐢𝐧𝐢 e conclusa nel 1885.
Queste indagini non raccontano direttamente la vita di Vito e non possono essere utilizzate per colmare i silenzi del suo caso. Ci permettono, però, di collocarlo nella società nella quale visse: una società in cui il lavoro minorile faceva parte dell’economia familiare e nella quale la subordinazione economica poteva tradursi anche in subordinazione sociale.
𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐒𝐎
Dopo la morte di Vito, quattro contadini — Carmelo L’Episcopo, Antonino La Rocca, Giuseppe Trovato Cartafausa e Silvestro Chiovetta — dichiarano di avere visto Angelo F. e Silvestro F. colpire il ragazzo con le mani e con un bastone.
Secondo le loro deposizioni, Vito cade a terra e successivamente muore.
I carabinieri arrestano padre e figlio con l’accusa di omicidio volontario per «replicate percosse brutali».
Gli imputati negano di avere causato la morte del ragazzo. La difesa sostiene che Vito sia morto per una febbre improvvisa e prospetta che le percosse possano essergli state inflitte quando era già privo di vita.
Sono due ricostruzioni inconciliabili.
Nel 𝐅𝐚𝐬𝐜𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟎1 ricostruiamo il lavoro di Vito nella masseria, le prime testimonianze, la versione degli imputati e il loro arresto.
Nel 𝐅𝐚𝐬𝐜𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟎𝟐 entrerà nel procedimento un’altra testimonianza: quella del corpo del ragazzo. Parleremo dell’esame medico, delle argomentazioni della difesa e delle successive ritrattazioni di alcuni testimoni.
𝑳𝑬 𝑭𝑶𝑵𝑻𝑰
𝐿𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑠𝑖 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑆𝑖𝑙𝑣𝑒𝑠𝑡𝑟𝑜 𝐿𝑖𝑣𝑜𝑙𝑠𝑖, “𝐹𝑒𝑏𝑏𝑟𝑎𝑖𝑜 1898, 𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑇𝑟𝑜𝑖𝑛𝑎 𝑖𝑛 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎. 𝑈𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖”, 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑒𝑠𝑎𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖𝑓𝑒𝑛𝑠𝑖𝑣𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 1888.
𝐿𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑎𝑐𝑎 𝑛𝑒𝑢𝑡𝑟𝑎𝑙𝑒: 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑟𝑒𝑑𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑢𝑡𝑎𝑡𝑖. 𝐴𝑐𝑐𝑢𝑠𝑒, 𝑑𝑒𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑡𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑓𝑒𝑛𝑠𝑖𝑣𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑢𝑛 𝑒𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒, 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑖 𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑟𝑒.
𝑃𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝐼𝑛𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐿𝑒𝑜𝑝𝑜𝑙𝑑𝑜 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑒 𝑆𝑖𝑑𝑛𝑒𝑦 𝑆𝑜𝑛𝑛𝑖𝑛𝑜 𝑒 𝑙’𝐼𝑛𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑔𝑟𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑒 𝑎𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑒𝑑𝑢𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑆𝑡𝑒𝑓𝑎𝑛𝑜 𝐽𝑎𝑐𝑖𝑛𝑖.
𝐿𝑒 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑇𝑜𝑟𝑟𝑒 𝐶𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑛𝑖𝑎 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑎𝑓𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑎. 𝐿𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑛𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑣𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑝𝑟𝑒𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑒.
Ringraziamo di cuore Salvatore Barbirotto per i consigli, la supervisione e per essersi messo a disposizione per gli approfondimenti.
Salva il post e continua a seguire Troina in pretura.
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