24/04/2024
Crescita, non solo Liberazione!
Le polemiche di questi giorni, ancora più serrate di quanto non accada annualmente, sul valore dell’antifascismo mi hanno riportato alla memoria un episodio dei miei primi anni di insegnamento nel liceo.
Nelle mie vesti di responsabile della didattica mi ritrovai a confrontarmi con un neo diciottenne a proposito del 25 aprile. Il giovane per tutta risposta aprì il suo portafoglio, mostrandomi una foto di Mussolini che conservava a mo’ di santino: “Lo porto sempre con me!”.
Io gli sorrisi e lo invitai a seguire le mie lezioni di storia poiché, proprio in quel periodo, stavo discutendo sul fascismo in quinta classe. Fu così che il mattino seguente, con mia sorpresa, vidi Carlo (nome di fantasia) entrare con circospezione in aula mentre già avevo cominciato a parlare; fece così per tre o più mattine e, ogni volta, al termine della lezione mi guardava facendo un segno di saluto con l’indice, poi andava via.
Carlo seguì tutto il percorso sull’ascesa di Mussolini, dal partito socialista fino al suo repentino cambio di posizione che lo portò a diventare interventista e a ritrovarsi direttore di un giornale probabilmente finanziato dai servizi segreti francesi; scoprì che il primo programma politico di Mussolini, il manifesto di Sansepolcro del 1919, era una scopiazzatura ancora più radicale delle tesi di Lenin, poi tradito poiché il futuro Duce assecondò i progetti dell’élite ultraliberista e conservatrice del Re; Carlo conobbe le azioni violente dei fascisti, dall’incendio del giornale Avanti all’omicidio di Matteotti; imparò come, sin dalla prima ora, vennero aboliti i partiti e le elezioni, furono controllati i giornali e le istituzioni culturali; seppe che nelle scuole e nelle università era interdetto ogni dialogo politico e che i docenti avrebbero dovuto giurare fedeltà al fascismo.
Carlo scoprì che si chiamavano ‘veline’ gli articoli che i quotidiani erano costretti a pubblicare, non solo le vallette di Striscia La Notizia; e che i più anziani chiacchieravano passeggiando allineati, le cosiddette ‘vasche’ in piazza, per evitare l’accusa di assembramento e l’arresto.
Ogni volta il giovane mi aveva guardato e additato, lasciando la lezione senza una parola.
Carlo venne a farmi visita qualche anno dopo. Era in divisa avendo vinto il concorso in un’arma. Non riuscii a resistere e glielo chiesi: “Carlo, ma conservi sempre la foto di Mussolini?”.
Abbassò lo sguardo, visibilmente imbarazzato: “Professore, la prego, non mi prenda in giro... Allora ero piccolo”.