Corsi di Reiki, Tai Chi e Tecniche Meditative.

Corsi di Reiki, Tai Chi e Tecniche Meditative. Naturopata, esperto in Tecniche Energetiche correlate al Gruppo Sanguigno ( Emo-Dietologo ). Maestro di Reiki, Insegnante di Tai Chi e Tecniche Meditative.

Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni
MA.R.I.C.A
Reiki e Tecniche di Meditazione per la Fibromialgia

M. Ghilardi e A. Mahony 2008

Lezione sulla fibromialgia del Dr. PC Sarzi Puttini - Reumatologia Ospedale Sacco di Milano. La mia esperienza. Come posso far capire al malato cosa è e come poter gestire la fibromialgia
Migliorare senza farmac

i ? Reiki, Meditazione e fibromialgia

Reiki e Fibromialgia by Mauro Ghilardi
Il Reiki, che ha le sue radici nel buddismo tibetano, è un antico e semplice metodo di cura tramite il tocco delle mani. Si ispira ad un modello “naturale” e “olistico” di cura, nel quale l’uomo è visto come unità inscindibile di corpo, mente, spirito e la malattia come epifenomeno di una condotta di vita. Si ispira anche al “modello energetico”, ispirato alla fisica quantistica, che considera il corpo non solo nella sua materialità fisica o chimica, ma come “energia vitale”, che si esprime:
a) biologicamente, nelle reazioni biochimiche e biofisiche che avvengono nelle cellule;
b) psichicamente, nelle emozioni/sensazioni che attraversano il nostro corpo e nel linguaggio/pensiero della nostra mente;
c) nello scambio con l’eco-ambiente, per cui il campo elettromagnetico umano e i campi elettromagnetici del nostro pianeta/universo si scambiano continuamente informazioni energetiche. Reiki interviene sugli elementi psicoenergetici della personalità e promuove la reintegrazione e il riallineamento del complesso corpo-mente-spirito. Per questo viene classificato dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (National Institute of Health) tra le terapie della biofield medicine o terapie del campo energetico. Come tecnica di contatto manuale (Touch Therapy), Reiki si può collocare tra le più efficaci tecniche “dolci” di rilassamento e analgesia, e si è dimostrato efficace nella terapia del dolore (anche oncologico), nell’assistenza pre- e post-operatoria, durante i trattamenti chemio e radioterapici, nel malato oncologico avanzato e terminale e negli stati ansioso-depressivi in genere. Lo stato di rilassamento mentale che un ciclo di trattamenti Reiki produce dura per più settimane ed è in grado di alleviare i sintomi fisici (percezione del dolore, dispnea, astenia, nausea) e psichici (ansia, insonnia, depressione) spesso presenti nel decorso della malattia oncologica. Il National Health Institute (NIH) ha da poco completato una sperimentazione, i cui dati non sono ancora disponibili, volta a valutare l’efficacia del Reiki nella Fibromyalgia. La Fibromialgia (FM) è una sindrome dolorosa cronica ad etiologia ignota e patogenesi non definita. E’ condizione frequente e ad elevato impatto sociale per la riduzione notevole della qualità di vita che determina. La diagnosi di FM è spesso difficile, ritardata e comporta spesso, per il corteo di manifestazioni neurovegetative associate, l’esecuzione di una pletora di esami, visite e indagini strumentali. I malati di FM hanno notevole riduzione della capacità lavorativa e presentano un elevato tasso di assenza dal lavoro. La terapia della FM non è standardizzata, ma usualmente vengono impiegati farmaci anti-depressivi, miorilassanti, neurolettici, ansiolitici, FANS e anti-dolorifici, unitamente alla persuasione del paziente alla esecuzione con costanza di esercizio fisico aerobico. La gestione del malato di FM prevede un intensivo programma di valutazioni cliniche per mantenere costante l’adesione al programma terapeutico. La ricerca della massima compliance del paziente al programma terapeutico, mediante supporto psicologico, è alla base della riuscita del programma terapeutico. In questo contesto il Reiki trova possibile applicazione. Mediante esercizio di meditazione e rilassamento, finalizzato alla ricerca di consapevolezza della perdita energetica, questa può essere rinnovata. Attraverso un percorso guidato dal maestro di Reiki, il malato viene portato ad una esperienza di distacco dalle proprie sensazioni percettive attraverso una profonda meditazione in stato di coscienza. Dai risultati di studi analoghi, effettuati in pazienti oncologici e anziani, Reiki ha dimostrato efficacia sulla soggettiva percezione del dolore. Non sono stati riscontrati effetti collaterali da Reiki. Reiki presenta grande potenzialità in campo sanitario in quanto:

a) la tecnica è standardizzata ed è riproducibile da operatore a operatore e, per lo stesso operatore, da un trattamento all’altro. Non sono necessarie doti speciali innate degli operatori; soltanto un’adeguata formazione che si acquista durante un seminario, della durata di due giorni, condotto da un master Reiki;
b) è praticabile anche da personale laico non sanitario (volontari) e da caregiver in pazienti ricoverati o a domicilio;
c) non utilizza aghi, strumenti o apparecchiature, o strutture particolari;
d) è di facile apprendimento e alla portata di tutti;
e) è praticabile su se stessi con l’autotrattamento (self help), sostiene e ricarica energeticamente, e quindi è utile anche nel sostenere il personale di assistenza, in quanto riduce l’ansia da prestazione, la depressione e il senso di impotenza, la stanchezza fisica ed emotiva;
f) non è nota alcuna tossicità o effetto collaterale. Meditazione/distrazione. Le tecniche di meditazione sono usate da millenni in tutte le culture conosciute. Si può affermare che lo scopo della meditazione è sempre stato fondamentalmente il raggiungimento di un benessere psicofisico grazie alle diverse tecniche sviluppate, che rispecchiavano una visione olistica dell’uomo considerato come una unità inscindibile di corpo e mente. Tra le più conosciute possiamo citare la meditazione buddista, la meditazione taoista, la meditazione zen e la meditazione cristiana; tra le tecniche più moderne, una delle più conosciute e studiate è la meditazione trascendentale. Gli studi sulla meditazione ad oggi sono molti, effettuati da medici e da psicologi, specialmente a partire dagli anni 80, quando si ebbe un riconoscimento ufficiale di queste tecniche da parte del National health Institute (NIH). Tra gli effetti psicofisiologici indotti citiamo: un ripristino dell’equilibrio dei neuromediatori cerebrali e un aumento di onde alpha e delta evidenziabili con EEG; la diminuzione della pressione arteriosa; la diminuzione del ritmo cardiaco; la diminuzione del consumo di ossigeno; la diminuzione della tensione muscolare. La meditazione si è rivelata forse la tecnica più efficace nei disturbi d’ansia e di talune depressioni minori, così come nella terapia del dolore (anche oncologico) sia acuto che persistente. Numerose ricerche hanno quindi evidenziato una migliore qualità di vita in pazienti con diverse malattie, anche terminali, ed un numero significativamente minore di ricoveri ospedalieri con un utile risparmio nelle spese mediche. Le tecniche di meditazione agiscono mediante l’induzione di uno stato di rilassamento evidenziabile tramite la misurazione di diversi indici psicofisiologici che dimostrano una reazione contraria ad uno stato di stress. Nel caso della fibromialgia sono indicate in quanto, oltre ad una riduzione degli stati ansiosi e depressivi, si ha un significativo aumento della soglia del dolore. Si lavora prevalentemente sull’induzione di uno stato di rilassamento psicofisico e sull’insegnamento di tecniche di distrazione o di rielaborazione del dolore percepito. Ciò sembra influire sulla componente emotiva e cognitiva del dolore più che su quella sensoriale: un dolore ad esempio costrittivo rimane tale, ma ne diminuisce l’intensità percepita e le sensazioni psicologiche sgradevoli ad esso associate. Lavorare sul paziente fibromialgico con la meditazione significa quindi insegnargli una tecnica che gli permetta di distrarre l’attenzione dal proprio dolore. Egli impara così a spostare l’attenzione sostituendo il pensiero del dolore con azioni (ad es. contare i respiri), idee, pensieri, immagini generalmente positive, creando cosi un diverso stato attentivo ed emotivo volto ad interrompere il circolo vizioso dolore-ansia-dolore. Si ritiene utile applicarle con frequenza e costanza non solo nei momenti critici della sintomatologia, ma anche nella prevenzione, spezzando il circolo vizioso prima che si presenti. Si cerca quindi in genere di educare il paziente ad un nuovo modo di pensare e di prendersi cura di se stesso come parte attiva nella gestione della propria malattia.

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31/12/2017

Questo disegno raffigura una metafora che monsieur Gurdjieff utilizzava per spiegare ai suoi allievi l'essere umano ed il suo funzionamento. Mi affascinò la semplicità con cui quest'uomo carismatico riuscì a spiegare un concetto tanto complesso, utilizzando termini comuni, abbinati a termini del mondo esoterico.
E' semplice quanto straordinariamente attuale e veritiero: la carrozza è il corpo fisico, i cavalli le emozioni, il cocchiere la mente, e il passeggero la coscienza.
Per aggiornarlo ai nostri tempi potrei disegnare un taxi, dove il corpo fisico è l'auto, il motore le emozioni, il conducente la mente ed il cliente la coscienza.
Questa “genialata”, concedimi il termine, serviva a spiegare agli allievi, il procedimento per cui la coscienza che è in ognuno di noi, è assopita in un sonno indotto, spiegando il funzionamento del “pilota automatico” (mente ed emozioni) che gestisce la nostra “macchina biologica” (il corpo fisico).
La coscienza, che puoi chiamare anche essenza, vero io, o come preferisci, in te “DORME” e tutto ciò che decidi e metti in pratica tramite il tuo corpo, ossia le tue azioni, sono pilotate dalla tua mente e dalle tue emozioni. Ciò che chiamiamo comunemente “mormorio interiore” è il meccanismo del motore della macchina biologica che istancabile, continua a girare nella tua testa, un insieme di pensieri che a loro volta generano emozioni, che a loro volta generano azioni fisiche. In questo mormorio mentale, non solo i pensieri arrivano in automatico, ma molti sono stati impiantati ad hoc. La tua personalità, ciò che tu credi di essere realmente, non è poi cosi stabile come credi, e molti io che la compongono solo “alieni” al cliente del taxi che sta dormendo comodo sul sedile posteriore dell'auto.
Quando il cocchiere è confuso e non sa dove andare, la carrozza viene guidata dai cavalli che automaticamente la trainano, senza direzione alcuna, mentre la coscienza dorme. E se la coscienza dorme, quanta consapevolezza hai di ciò che fai, dici e decidi?
Durante la nostra giornata il passeggero e' sempre dormiente, lasciando spazio al cocchiere che segue sempre la solita abitudinaria strada trainata dai cavalli secondo i programmi fatti di schemi e credenze, che risiedono nell'inconscio. L'inconscio lavora in automatico e sa cosa fare, dopo aver ricevute le appropriate informazioni. Appunto per questo si chiama inconscio, perchè si verifica fuori dalla portata della nostra coscienza.
Rifletti: quante azioni e pensieri si fanno senza l'utilizzo della consapevolezza? Quante sono le azioni ed i pensieri automatici nell'essere umano? Non parlo solo dei movimenti organici, come il battito cardiaco, che avviene automaticamente. Parlo di andare in bicicletta mentre ascolto la musica e penso ad andare al mare, parlo di quando lavo I piatti e penso alla bolletta da pagare, parlo di quando mi lavo e canto sotto la doccia e penso alla donna dei miei sogni. La mia mente mi permette di pensare ad una cosa mentre il corpo ne fa un'altra. Anche i comportamenti sono automatici, in base all'esperienza che stiamo facendo, pensiamo una cosa, ne diciamo un'altre e poi ne facciamo un'altra ancora. Quanta consapevolezza c'è nel vivere in questo modo? Quanto di ciò che ci accade, dipende da noi? Abbiamo pochissima consapevolezza della nostra vita, ed è inutile stupirsi quando in facebook scrivo che tutto ci accade..
Poiché l'inconscio non può scegliere cosa imparare e cosa scartare, spesso memorizza programmi e credenze limitanti (schemi mentali), ricevuti durante l'educazione infantile e dall'ambiente circostante (abitudini sociali). A quel punto la mente, come un bravo cocchiere, entra in azione e continua a percorrere le stesse strade, le stesse esperienze, le stesse situazioni e gli stessi incontri, anche se non più desiderati o necessari.
Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa qual'è la destinazione? Per saperlo deve chiederlo al passeggero, che gli indicherà la meta, così lui potrà guidare i cavalli.
Il passeggero è la nostra coscienza, Se' superiore o altro. Non importa come la chiami, ciò che importa è riconnettersi con lei, perché è la sola che può esprimere la nostra unica essenza, la sola che può dare istruzioni precise alla nostra mente, consapevolmente, per essere comprese e accettate dall'inconscio.
Dobbiamo essere svegli nel momento presente, silenziando il più possibile il mormorio interiore della nostra mente, osservando consapevolmente i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre azioni. Osservando I tre centri umani ( mente, corpo, emozioni) capiremo quali sono i nostri schemi mentali, qual'è l'azione imponente dei nostri ego, quanti pensieri ed emozioni nascono da loro, quanti comportamenti automatici ci gestiscono, ben radicati nel nostro inconscio.
Quando il passeggero è sveglio, l'andamento della carrozza è frutto di una scelta consapevole, non del solito programma egoico di turno. Solo nella presenza (ricordo di sè) si trova la forza per cambiare l'automaticità dell'essere umano, risvegliando la macchina biologica, che trasformerà l'essere.
Un percorso di acquisizione di consapevolezza, che è il metro di misura della coscienza, consentirà di riappropriarsi di se stessi, vivendo una vita “ reale” , trovando l'equilibrio, o centro di gravità permanente, consapevole tra le emozioni, i sentimenti, le azioni, le percezioni, le sensazioni ed i pensieri.
Questo è ciò che chiamo ESSERE un uomo stra-ordinario.

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