05/06/2026
La reazione emotiva l’ho già scritta, e non mi vergogno di averlo fatto, perché credo che fingere compostezza davanti a certe notizie sia una forma di distanza che non mi appartiene e che non voglio coltivare.
Ma la reazione politica richiede qualcosa di diverso, più lento, più preciso, più orientato a capire cosa sta succedendo davvero e quali strumenti abbiamo per intervenire su quello che riteniamo sbagliato.
Togliere l’educazione s3gsuale e affettiva dalle scuole non è una scelta neutrale, non è una scelta prudente, non è una scelta che rispetta le famiglie più di quanto non rispetti i corpi e le vite di chi quelle scuole le frequenta: è una scelta che ha conseguenze concrete, misurabili, che si traducono in un ragazzo che non ha mai sentito pronunciare la parola consenso nemmeno in un contesto educativo, in una ragazza che non ha mai avuto accesso agli strumenti per riconoscere una relazione che la stava distruggendo prima ancora che lei capisse di starne dentro, in unə bambinə che non riesce a trovare le parole per raccontare quello che gli è stato fatto perché nessuno gliele ha mai date, in unə adolescente che scopre il proprio corpo e il proprio desiderio attraverso contenuti che nessuno gli ha aiutato a leggere criticamente, in una persona giovane che cresce con l’idea che certi argomenti siano indicibili, e che quella indicibilità sia normale, e che quella normalità non faccia male - quando invece fa malissimo, e i danni si vedono, e arrivano da me, e hanno una storia e un nome e un’età.
Queste non sono posizioni ideologiche.
Sono dati, sono storie, sono corpi.
Il dissenso è legittimo, ed è altrettanto legittimo esercitarlo attraverso gli strumenti che la democrazia prevede, tra cui il referendum abrogativo, che non è (solo) un gesto simbolico, non è (solo) uno sfogo, non è (solo) un modo per sentirsi dalla parte giusta senza fare nulla di concreto, ma è una delle poche forme di partecipazione diretta che abbiamo a disposizione, ed è il momento di usarla.