20/01/2026
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Sto lavorando molto con le scuole e i ragazzi che leggono Parola di Bass mi stanno restituendo dei feedback veramente belli 🩷
Questa mattina ho incontrato due classi dell’ITC Luzzatti.
Non avevano ancora finito Parola di Bass.
Ma avevano voglia di conoscermi, di fare domande, di capire meglio la storia
e vedere la scuola di Bassirou.
La cosa che mi ha colpita di più è stato il riscontro sul linguaggio:
si sono riconosciuti nelle parole,
nei luoghi
e negli spazi che attraversano ogni giorno.
Un ragazzo, a un certo punto, ha detto una cosa molto lucida:
che nel libro emerge bene quanto possano essere diverse
le vite dei ragazzi,
tra chi cresce in contesti familiari e sociali sereni
e chi, invece, deve affrontare difficoltà più grandi.
Abbiamo parlato di questo.
Senza giudicare.
Cercando di capire.
Abbiamo parlato anche di rituali:
di quelli che aiutano a stare centrati.
Ho portato il Daruma e ho raccontato cosa rappresenta per me.
Abbiamo parlato di crescita personale,
dei “pomodori” come tempo possibile per studiare senza perdersi,
e dei piccoli gesti che calmano la mente.
Qualcuno usa lo sport.
Qualcuno ha un braccialetto regalato da una persona importante.
Piccole cose.
Ma vere.
La cosa più bella è arrivata alla fine.
Un ragazzo, con assoluta naturalezza, ha detto:
«Ma quindi… è finita qui? Non ci vediamo più?»
Era un modo semplice per dire
che il dialogo non doveva chiudersi.
E no, non si chiuderà.
Quando avranno terminato la lettura, ci rivedremo.
Perché quando una storia apre uno spazio di confronto,
vale sempre la pena restarci dentro.
Grazie all’insegnante Giovanna Azzola che ha letto il libro in classe!