22/06/2026
Le parole hanno un peso.
Qualche giorno fa abbiamo condiviso la testimonianza di una nostra studentessa: un racconto di impegno, crescita e determinazione, che avrebbe meritato rispetto e attenzione.
Quello che è accaduto sotto quel post è stato l'opposto.
Decine di commenti hanno trasformato la sua storia in un bersaglio. Commenti che le chiedevano di "tornare a casa sua", di "portare con sé i suoi simili", di lasciare il posto che si è guadagnata con il lavoro e lo studio. Commenti carichi di un odio che non ha nulla di spontaneo: è odio razziale, scritto senza pudore, dietro la protezione di uno schermo.
Abbiamo scelto di non ignorarlo.
Abbiamo nascosto quei commenti per proteggere la nostra studentessa, ma abbiamo anche scelto di non far finta che non esistessero.
Perché il silenzio, in questi casi, è complicità.
Al Centro Studi Paideia insegniamo ogni giorno che le parole contano. Quelle dette in classe, quelle scritte su un foglio e quelle digitate su una tastiera alle tre di notte pensando che non abbiano conseguenze.
Le hanno.
Su chi le legge, su chi le subisce, e sulla qualità del dibattito pubblico che tutti insieme costruiamo o distruggiamo.
Quello che è stato scritto sotto quel post non è opinione, non è critica, non è confronto: è discriminazione. E come tale va chiamata.
Continueremo a tutelare i nostri studenti, i nostri collaboratori e chiunque entri in contatto con la nostra realtà.
I commenti discriminatori verranno sistematicamente rimossi e, nei casi più gravi, segnalati alle autorità competenti.
Se anche voi credete che le parole abbiano un peso, condividete questo post. Perché certe cose non si combattono solo nascondendole, si combattono parlandone.