07/03/2026
🌿 IL GIOCO NON È NEI GIOCATTOLI
Il gioco è nel bambino.
«Giocare per il bambino è vivere il piacere di agire, è vivere il piacere del proprio corpo in movimento, proiettando il proprio mondo interno psichico nelle relazioni che egli stabilisce con il mondo esterno.
Il gioco mette in relazione il mondo interno del bambino con il suo mondo esterno.»
Bernard Aucouturier
Una riflessione che porta luce su una grande verità pedagogica: il gioco non è nei giocattoli.
Il gioco nasce dentro il bambino. Dentro la sua azione: movimento, corpo, sensi. Tonicità. Emotività.
Nasce dal suo bisogno di agire, muoversi, rotolarsi, ricercare, ripetere, sperimentare, trasformare, distruggere per costruire, incontrare il mondo attraverso il corpo.
Quando un bambino gioca non sta semplicemente “passando il tempo”. O si sta “sfogando”.
Sta facendo qualcosa di molto più profondo e ricco.
Sta mettendo in relazione il suo mondo interno con la realtà esterna.
Attraverso il gioco libero e spontaneo la bambina e il bambino:
• portano fuori emozioni
• esplorano paure e desideri
• costruiscono significati
• sperimentano possibilità e problem solving
• organizzano ed integrano la propria esperienza sensoriale, corporea e affettiva.
Il gioco è un ponte.
Un ponte tra il dentro e il fuori.
Tra il corpo e il pensiero.
Tra il sentire e l’agire.
Ed è per questo che il gioco non può essere ridotto a un giocattolo. Il giocattolo è solo un supporto possibile. Non è mai l’origine del gioco.
Il neonato non gioca perché è posizionato sotto la Palestrina … il bambino non gioca perché a tavolino con puzzle … il neonato non gioca perché posizionato dall’adulto in più posture e posizioni con stimoli…
Il gioco autentico nasce dal piacere di agire spontaneamente. Senza la volontà dell’adulto ed il suo fine.
Dal correre.
Dal saltare.
Dal rotolare.
Dallo scoprire la posizione seduta.
Dal nascondersi.
Dal costruire.
Dal distruggere e ricostruire.
Dal trasformare un oggetto.
Dal lasciare tracce nello spazio o nella superficie.
Quando il bambino e la bambina agiscono sul mondo, nello stesso tempo costruiscono se stessi.
Il corpo in movimento diventa pensiero.
L’azione diventa esperienza.
L’esperienza diventa conoscenza a lungo termine.
Per questo il valore del gioco non è nel giocattolo acquistato, ma nella possibilità che quell’oggetto e quel materiale ha di essere trasformato e investito dal pensiero del
Bambino in quel preciso istante.
Un giocattolo troppo definito, troppo strutturato, troppo programmato limita il processo simbolico.
Dice già cosa fare.
Indica già come usarlo.
Chiude l’immaginazione.
Un oggetto semplice, invece, lascia spazio alla creazione.
Non impone una funzione.
Si lascia trasformare.
E proprio in questa libertà nasce il gioco simbolico: la capacità di rappresentare, immaginare, dare forma al proprio mondo interno.
È qui che il bambino cresce.
Non perché qualcuno gli insegni a giocare, ma perché può giocare se stesso nel mondo.
Per questo, nei primi anni di vita, il compito dell’adulto non è riempire l’ambiente di giocattoli.
Il compito dell’adulto è pensare l’ambiente e farlo abitare da possibilità di esperienza:
🌿 spazi per muoversi nel corpo
🌿 oggetti semplici che si lasciano trasformare
🌿 materiali naturali e di scarto aziendale/riciclo
🌿 tempo non strutturato
🌿 ozio
🌿 libertà di azione e rischio
🌿 luce naturale (e ombre)
Il gioco non è un passatempo.
È un processo di costruzione di sé.
Il gioco non è nel giocattolo.
🌿
Il gioco è nel bambino.
Atelier della Pedagogista