15/08/2026
Buona riflessione di Ferragosto a tutti!
Fateci sapere cosa ne pensate.
Negli ultimi anni è passata sempre più l’idea che un rifugio di montagna debba essere un albergo in quota, con tutti i comfort a cui siamo abituati a valle.
𝗠𝗮 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴𝗼.
Per portarvi l’acqua, ad esempio, ci sono il gasolio del fuoristrada che scende a prenderla, la benzina della teleferica, il gasolio del generatore che produce l’elettricità, il carburante necessario per pompare l’acqua e far funzionare la lavastoviglie.
E poi ci sono le ore dei ragazzi che scendono con il fuoristrada, caricano la teleferica, la scaricano una volta arrivata a monte ed infine trasportano il tutto fino al rifugio.
A inizio stagione, inoltre, servono giornate intere solo per rimo***re l’impianto idraulico che durante l’inverno viene smontato, proprio per evitare che il gelo lo distrugga.
Sono tutti costi e ore di lavoro che normalmente non si vedono.
Il rifugio lo dice da sé: è una casa per tutti. E proprio per questo cerchiamo ogni giorno di accogliervi e farvi stare bene. 𝗠𝗮 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲, 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀.
Se manca l’acqua, dovete capirlo.
Se manca Internet, dovete capirlo.
Se dopo un temporale il satellitare per qualche ora non funziona, può succedere. Anche il telefono fisso non è collegato a una normale linea telefonica come quella che avete a casa: funziona attraverso un ponte radio e, quando qualcosa si guasta, anche ripristinarlo può essere un lavoro tutt’altro che semplice.
Il problema è che il turismo di montagna è cambiato molto velocemente. È diventato, in alcuni luoghi, un turismo di massa che pretende di trovare in quota gli stessi servizi che trova a valle. Ma noi non vogliamo trasformare la montagna in questo.
Ci sono luoghi che non possono, e forse non devono, adeguarsi a un turismo veloce e sempre più esigente.
𝗟𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗵𝗮 𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶. 𝗛𝗮 𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀, 𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶, 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮. 𝗘 𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮.
Nel nostro piccolo cerchiamo comunque di coccolarvi quando arrivate. Cerchiamo di farvi trovare le lenzuola pulite, perché sappiamo cosa significa arrivare in rifugio dopo una giornata in montagna e trovare un letto vero, con le lenzuola, invece del classico sacco lenzuolo. Può sembrare una cosa scontata, ma non lo è: le lenzuola non si lavano da sole e, soprattutto, in quota ogni lavaggio ha un costo e richiede tempo, acqua, energia e lavoro. Non vogliamo dire che non si guadagna. È il nostro lavoro, è il nostro reddito e abbiamo scelto consapevolmente di vivere e lavorare così.
Ma quando vedete il prezzo di un pernottamento o di un servizio in rifugio, provate a pensare anche a tutto quello che c’è dietro.
Ci sono persone
Ci sono ore di lavoro
Ci sono carburanti
Ci sono trasporti
Ci sono mezzi speciali
Ci sono manutenzioni
Ci sono impianti da mo***re e smo***re
𝗖𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗮𝘁𝗮, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮, 𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀.
E ci sono tantissimi costi che non vedete.
Spesso non ve li facciamo vedere, perché quando arrivate cerchiamo semplicemente di accogliervi con un sorriso.
Perché abbiamo scelto questa vita.
Abbiamo scelto di gestire un rifugio.
𝗘 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀, 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗲.
È un pezzo di montagna che qualcuno, ogni giorno, cerca di far funzionare. Sono 18 anni che faccio questo lavoro. Ho iniziato giovane e, in questi anni, ho imparato che gestire un rifugio non significa semplicemente offrire un letto, un piatto caldo e una bella vista. Significa soprattutto imparare a convivere con la montagna, con i suoi tempi, i suoi limiti e le sue difficoltà.
Quello che ho scritto non vuole essere una lamentela e nemmeno una giustificazione per i prezzi. È solo un modo per far capire che dietro a un rifugio c’è molto più di quello che vede chi arriva come ospite. C’è lavoro, ci sono costi, ci sono persone che ogni giorno fanno funzionare qualcosa che, in quota, non può essere dato per scontato. Ma soprattutto c’è un concetto che secondo me stiamo perdendo: il rispetto.
Rispetto per chi lavora in montagna, ma prima ancora rispetto per la montagna stessa.
𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗮 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶, 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝘃𝗲𝗹𝗼𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗼𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗹𝗲.
𝗨𝗻 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗼.
𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲.
Se manca l’acqua, non significa necessariamente che qualcuno non abbia fatto il proprio lavoro. Se non funziona internet, non significa che qualcuno non abbia voglia di darvi la password. Se dopo un temporale il telefono o il collegamento satellitare non funzionano per qualche ora, non è detto che ci sia qualcuno da poter chiamare per risolvere il problema immediatamente.
A volte bisogna semplicemente aspettare.
Ed è proprio questo che la montagna dovrebbe ancora insegnarci.
La pazienza.�L'adattamento.�Il rispetto.�La capacità di fare senza avere sempre tutto a disposizione. Noi cerchiamo comunque di fare il possibile per farvi stare bene. Cerchiamo di accogliervi, di farvi trovare le cose pulite, di offrirvi un buon servizio e, quando possiamo, anche qualche comodità in più.
Ma non vorremmo che tutto questo facesse dimenticare dove siamo.
Siamo in montagna.
E la montagna non è un luogo che deve necessariamente adattarsi a noi.
Siamo noi che, quando decidiamo di entrarci, dovremmo imparare ad adattarci un po' a lei.
Dopo 18 anni 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗼 𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗳𝗼𝗿𝘁 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗲𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀.
Perché alla fine credo che tutto parta da qui: non dal prezzo di una camera o dalla password del Wi-Fi, ma dall'educazione e dal rispetto per il luogo in cui abbiamo scelto di vivere.
Associazione Rifugi del Trentino Val di Fassa Rifugi d'Italia Visit Trentino