27/01/2022
Il 27 gennaio si celebra La Giornata della Memoria in cui si ricordano le vittime dell'Olocausto, del nazismo e del fascismo.
Nella settimana scorsa ci siamo preparati a questa giornata proponendovi le principali letture offerte dalla biblioteca ma abbiamo scelto di lasciare ad oggi due fra i testi più conosciuti rispetto agli orrori perpetrati in quel periodo storico.
📌L'autore è Primo Levi, i testi, editi da Einaudi, sono "Se questo è un uomo" e "La Tregua".
Prima di lasciare la parola allo scrittore torinese, un'ultima riflessione sul perché a distanza di anni resta fondamentale ricordare questa giornata.
Per farlo ci affidiamo ai dati del Rapporto Italia 2020 stilato dall’Istituto di ricerca Eurispes, secondo cui la maggioranza degli italiani, il 61,7%, considera i recenti episodi di antisemitismo come casi isolati, non indicativi di un reale problema. Allo tempo stesso, precisa il report, «il 60,6% ritiene che questi episodi siano la conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo. Per meno della metà del campione (47,5%) gli atti di antisemitismo avvenuti anche in Italia sono il segnale di una pericolosa recrudescenza del fenomeno. Per il 37,2%, invece, sono bravate messe in atto per provocazione o per scherzo».
https://www.osservatoriodiritti.it/2021/01/27/giornata-della-memoria-2021-27-gennaio/
Dati alla mano, ecco perché è importante.
«Sono un uomo normale di buona memoria che è incappato in un vortice, che ne è uscito più per fortuna che per virtù, e che da allora conserva una certa curiosità per i vortici, grandi e piccoli, metaforici e materiali.»
Primo Levi, 1986.
Opera di esordio per Primo Levi, Se questo è un uomo esce per la prima volta nell’autunno 1947 presso l’editore torinese De Silva.
«Se questo è un uomo è un libro scritto subito».
Primo Levi pronuncia questa frase a Cuneo nel settembre 1975, durante un incontro con i suoi lettori, ed è un’affermazione che va interpretata. Come s’è detto, la versione originaria della sua opera prima esce nell’autunno 1947: quasi tre anni dopo la liberazione di Auschwitz, e quando in Italia sono già apparse decine di testimonianze sui Lager nazisti; la maggioranza di esse, tuttavia, riguarda prigionieri politici, mentre le opere di ex deportati ebrei sono appena sette. Tra esse, Se questo è un uomo è l’ultima a essere pubblicata, prima che sopravvengano – non solo in Italia – anni di prevalente silenzio sullo sterminio degli ebrei.
Levi provò a scrivere già in Auschwitz; ma, per quanto se ne sappia, non lo fece nei mesi immediatamente successivi alla sua liberazione. La «tregua» che dà il titolo al suo secondo libro è un avventuroso periodo mediano: durante quella peregrinazione attraverso l’Europa, che si protrae per oltre otto mesi, i suoi compagni di viaggio sono combattenti, reduci oppure vittime come lui; fanno parte della stessa storia, della stessa geografia nella quale il Lager è inscritto. Sono persone con cui ci si scambiano racconti lungo il cammino, e farlo è consolante; ma non sono un pubblico. La testimonianza – anzi, «la mala novella di quanto, ad Auschwitz, è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo»5: così, con sacrale solennità suona il finale del capitolo «Ka-Be» – è necessario portarla a tutti gli altri: ai lontani, a chi non è stato lì e a chi ancora non sa, a chi preferirebbe non sapere mai, agli indifferenti, ai renitenti, agli increduli, agli stessi aguzzini e ai loro sostenitori diretti e indiretti. Questo è il pubblico che Levi cercava allora e che cercherà poi sempre.
Forse non sapevate che 🧐
Levi ha raccontato, senza offrire molti dettagli, che al termine della scrittura di "Se questo è un uomo", nel 1947, lo aveva presentato a due o forse tre editori, vedendoselo respingere. Il solo di cui si abbia notizia sicura è il torinese Einaudi. Leggono il manoscritto due editor che sono anche scrittori in proprio, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg. Quest’ultima, nata Levi ma solo omonima di Primo, è di origine ebraica; tre anni prima ha perso suo marito Leone Ginzburg, che nel 1933 aveva fondato con Giulio Einaudi la casa editrice omonima. Leone Ginzburg era un celebre slavista, scrittore di storia e cospiratore antifascista; era fra i massimi dirigenti di Giustizia e Libertà, il movimento in cui Levi aveva militato durante la sua breve esperienza partigiana. Ginzburg muore il 5 febbraio 1944 nelle carceri di Roma, in seguito alle torture dei carcerieri nazisti. Il rifiuto di Se questo è un uomo da parte di Einaudi – un editore che in linea di principio avrebbe dovuto trovarsi in solidale sintonia con Levi, e che aveva i numeri per intuire con prontezza il valore estetico dell’opera – ha suscitato scandalo, non solo in Italia. Dopo la morte di Levi la Ginzburg ammetterà di aver commesso, quarant’anni prima, una sciocchezza. Il libro verrà ripreso e pubblicato dalla casa editrice nel 1958.
"La tregua", uscito nel 1963 da Einaudi, è la seconda opera di Primo Levi che vi presentiamo nelle parole scritte della prima edizione Einaudi 1963, collana «I coralli», anonimo ma scritto da Italo Calvino.
«La tregua, libro del ritorno, odissea dell’Europa tra guerra e pace, è il seguito di Se questo è uomo, […] qui, nella Tregua, in questa storia movimentata e variopinta d'una non più sperata primavera di libertà, la nota più struggente è quella d'una stretta angoscia, d'una non più medicabile tristezza.
Seguiamo, ne La tregua, come l'avventura medio-europea di Levi non si conchiuse con la liberazione di Auschwitz per mano russa. Per ragioni mai chiarite appieno, o forse in virtù di pura negligenza o disordine burocratico, il rimpatrio di Levi, e di molti altri italiani con lui, ebbe luogo molto tardi, alla fine del 1945, dopo un lungo viaggio attraverso la Polonia, la Russia Bianca, l'Ucraina, la Romania e l'Ungheria. Questo volume è il diario del viaggio, che ha inizio nelle nebbie di Auschwitz, appena liberata e ancor piena di morte, e si dipana attraverso scenari inediti dell'Europa in tregua, uscita dall'incubo della guerra e dell'occupazione nazista, non ancora paralizzata dalle nuove angosce della guerra fredda: i mercati clandestini di Cracovia e di Katowice; gli acquartieramenti e le tradotte bibliche e zingaresche dell'Armata Rossa in smobilitazione; la terra russa sterminata, pervasa di gloria, di miseria, di oblio e di vigore vitale; paludi e foreste intatte; le baldorie corali dei russi ubriachi di vittoria; le camerate piene di sogni degli italiani sulla incerta via del ritorno.»
Per approfondimenti circa Primo Levi vi invitiamo a consultare il sito https://www.primolevi.it/it , da cui sono tratte le parole sovra-scritte.
Una buona lettura a tutti e tutte!