Cristian Deflorian Addestratore Cinofilo

Cristian Deflorian Addestratore Cinofilo Addestratore Cinofilo Enci, unità cinofila detection HRD.

Educazione di base
Risoluzione di problemi comportamentali
Socializzazione
Approccio personalizzato
Consulenza acquisto/adozione

Uva e cani: un alimento che può essere molto pericolosoQuando condividiamo il cibo con il nostro cane lo facciamo quasi ...
15/08/2026

Uva e cani: un alimento che può essere molto pericoloso

Quando condividiamo il cibo con il nostro cane lo facciamo quasi sempre con le migliori intenzioni. Un piccolo boccone, un premio, qualcosa che stiamo mangiando noi e che pensiamo possa essere innocuo anche per lui.

Ma ci sono alimenti che, per il cane, possono trasformarsi in un vero pericolo. Tra questi c’è l’uva, sia fresca sia sotto forma di uvetta.

Perché l’uva è pericolosa per il cane?

L’uva può provocare nel cane una grave intossicazione, che in alcuni casi può portare a un’insufficienza renale acuta.

La cosa particolarmente insidiosa è che non esiste una quantità sicuramente innocua valida per tutti i cani. La sensibilità può variare da un animale all’altro e non è possibile stabilire semplicemente che “un acino non fa nulla”.

Per questo motivo, la regola più sicura è molto semplice:

uva e uvetta non devono essere date al cane.

Cosa può succedere?

I primi sintomi possono comparire nelle ore successive all’ingestione e comprendere:

* vomito;
* diarrea;
* perdita di appetito;
* abbattimento e debolezza;
* dolore addominale;
* aumento della sete;
* alterazioni della quantità di urina.

Nei casi più gravi, l’intossicazione può compromettere seriamente la funzionalità dei reni, fino a provocare insufficienza renale acuta, una condizione che può diventare potenzialmente letale.

Ed è proprio questo l’aspetto più importante: un cane può sembrare inizialmente stare bene, mentre il danno può svilupparsi successivamente.

Cosa fare se il cane mangia dell’uva?

Se il cane ha ingerito uva o uvetta, non bisogna aspettare che compaiano i sintomi.

È importante contattare rapidamente il proprio veterinario o un servizio veterinario di emergenza, comunicando:

* che cosa ha mangiato;
* approssimativamente quanto;
* quando è successo;
* il peso del cane;
* eventuali sintomi già presenti.

Non bisogna provocare il vomito autonomamente e non bisogna somministrare rimedi casalinghi senza indicazione veterinaria.

La tempestività può essere fondamentale: intervenire nelle prime ore permette al veterinario di valutare le procedure più appropriate per ridurre il rischio di complicazioni.

Un consiglio semplice per chi vive con un cane

La prevenzione, in questo caso, è molto più semplice della gestione dell’emergenza.

Evitiamo quindi di lasciare uva o uvetta a portata del cane, soprattutto durante aperitivi, picnic, merende o pranzi all’aperto. Attenzione anche agli alimenti che possono contenerle, come alcuni dolci, prodotti da forno e cereali.

E soprattutto ricordiamoci di una cosa:

il cane non ha bisogno di mangiare quello che mangiamo noi per sentirsi parte della famiglia.

Un premio specifico per lui sarà sempre una scelta più sicura.

Conoscere ciò che può essere pericoloso per il nostro cane significa prendersi cura di lui. Non dobbiamo diventare veterinari, ma imparare a riconoscere i principali rischi e, soprattutto, sapere quando non perdere tempo e chiedere aiuto a un professionista. Dietro a quel piccolo gesto apparentemente innocuo — “gli do solo un acino” — può nascondersi un rischio che non vale assolutamente la pena correre.

Uva e uvetta: meglio tenerle sempre lontane dalla ciotola del nostro cane.

La porta dell’ufficio si chiude alle spalle, portando con sé il carico di scadenze, telefonate e tensioni accumulate in ...
16/07/2026

La porta dell’ufficio si chiude alle spalle, portando con sé il carico di scadenze, telefonate e tensioni accumulate in ore di lavoro. Per molti la decompressione si consuma nel traffico o davanti a uno schermo; per chi ha la fortuna di condividere la vita con un compagno a quattro zampe speciale, la vera libertà inizia dove finisce l’asfalto.
Non c’è stanchezza mentale che regga di fronte all’entusiasmo di Bottone, pronto a trasformare la fine della giornata in un momento di pura sinergia. Lavorare con lui nella ricerca HRD (Human Remains Detection) non è solo un impegno o una disciplina rigorosa: è un potentissimo antidoto allo stress quotidiano, un rituale di decompressione dove le preoccupazioni svaniscono per lasciare spazio alla concentrazione assoluta e alla fiducia reciproca.

Nel lavoro di ricerca, la routine è uno dei nemici principali; per garantire che Bottone mantenga i suoi sensi e la sua reattività ai massimi livelli, la parola d'ordine è variabilità.
Aree e terreni sempre diversi: passare dai boschi fitti ai detriti, dai prati aperti ai contesti urbani o industriali abbandonati. Ogni suolo ha la sua risposta termica e trattiene le molecole odorose in modo differente. Cambiare l'ora del giorno, confrontarsi con il vento della sera, l'umidità del sottobosco o il calore accumulato dalle rocce.
Questa costante rotazione di scenari costringe Bottone a ragionare, ad adattare la sua eccezionale capacità olfattiva a contesti mai uguali, mantenendo la sua mente elastica, agile e costantemente stimolata.

Mentre Bottone analizza il vento, muovendosi sul terreno con precisione e intensità, chi sta all'altro capo del guinzaglio è costretto a fare la stessa cosa: vivere il momento presente. Non c'è spazio per i pensieri del lavoro quando si impara a leggere ogni minimo cambiamento posturale del proprio cane, ogni sussulto della coda che preannuncia un "cono d'odore".
Nel silenzio del campo di addestramento o della natura, la tensione accumulata in otto ore di impegni si scioglie, sostituita dall'orgoglio di vedere il proprio cane lavorare con dedizione e felicità. Si torna a casa stanchi, certo, ma con la mente incredibilmente leggera e la consapevolezza di aver costruito, ancora una volta, qualcosa di unico insieme.

Detection Dogs Ticino

Chi vive con uno Spinone Italiano, un Cocker Spaniel, un Basset Hound, un Setter, un Springer Spaniel o altre razze dall...
15/07/2026

Chi vive con uno Spinone Italiano, un Cocker Spaniel, un Basset Hound, un Setter, un Springer Spaniel o altre razze dalle orecchie pendenti conosce bene il problema: durante i pasti e, soprattutto, mentre bevono, le orecchie finiscono inevitabilmente nella ciotola, bagnandosi o sporcandosi di cibo.

Quello che potrebbe sembrare un semplice inconveniente estetico è in realtà un aspetto da non sottovalutare, perché può avere conseguenze sull’igiene, sul benessere e sulla salute del cane.

Perché le orecchie bagnate sono un problema

Le orecchie lunghe hanno una funzione importante: proteggono il condotto uditivo da polvere e corpi estranei. Tuttavia, proprio per la loro conformazione, riducono la circolazione dell’aria e trattengono più facilmente umidità.

Quando le orecchie entrano frequentemente nell’acqua o nel cibo si possono verificare diversi problemi:

* formazione di umidità persistente sul padiglione auricolare;
* proliferazione di batteri e lieviti;
* cattivi odori;
* irritazioni della pelle;
* maggiore predisposizione alle otiti, soprattutto nei soggetti più sensibili.

Anche il cibo rimasto sul pelo rappresenta un ambiente ideale per lo sviluppo di microrganismi, oltre ad attirare sporco e polvere.

La soluzione: le ciotole per cani con orecchie lunghe

Negli ultimi anni sono state sviluppate ciotole specifiche per le razze a orecchie pendenti.

La loro caratteristica principale è una forma studiata per limitare l’ingresso delle orecchie durante il pasto:

* base ampia per garantire stabilità;
* apertura superiore più stretta rispetto a una ciotola tradizionale;
* pareti alte e leggermente coniche che accompagnano il muso del cane mantenendo le orecchie all’esterno.

Questo semplice accorgimento riduce in modo significativo il contatto delle orecchie con acqua e alimento.

I benefici pratici

L’utilizzo quotidiano di una ciotola dedicata offre numerosi vantaggi:

* orecchie più asciutte e pulite;
* minore necessità di lavaggi dopo ogni pasto;
* riduzione del rischio di dermatiti e otiti favorite dall’umidità;
* casa più pulita, evitando gocce d’acqua e residui di cibo sparsi sul pavimento;
* maggiore comfort anche per il cane durante il pasto.

Per chi possiede cani da lavoro, da caccia o soggetti particolarmente attivi, mantenere le orecchie asciutte significa anche ridurre il rischio che sporco e materiale vegetale aderiscano al pelo dopo aver mangiato o bevuto.

Quale materiale scegliere

Oltre alla forma, è importante valutare il materiale della ciotola.

L’acciaio inox rimane la scelta migliore perché:

* è igienico;
* non assorbe odori;
* è facile da pulire;
* resiste ai graffi;
* può essere lavato frequentemente senza deteriorarsi.

Anche alcune ciotole in ceramica di buona qualità rappresentano una valida alternativa, purché siano robuste e dotate di base antiscivolo.

Un piccolo investimento per la salute

Spesso si tende a concentrarsi sull’alimentazione, sulla qualità delle crocchette o degli alimenti freschi, trascurando gli accessori utilizzati ogni giorno.

In realtà, una ciotola progettata per cani con orecchie lunghe rappresenta un semplice accorgimento che migliora l’igiene quotidiana e contribuisce a prevenire problemi che, nel tempo, possono richiedere visite veterinarie e trattamenti specifici.

Le razze canine italiane: un patrimonio nazionale a quattro zampe.Quando pensiamo alle eccellenze italiane, vengono subi...
02/06/2026

Le razze canine italiane: un patrimonio nazionale a quattro zampe.

Quando pensiamo alle eccellenze italiane, vengono subito in mente arte, cultura, gastronomia, paesaggi e tradizioni. Esiste però un patrimonio meno conosciuto ma altrettanto prezioso che accompagna la storia del nostro Paese da secoli: le razze canine italiane.

In occasione della Festa della Repubblica voglio rendere omaggio a questi straordinari compagni di vita e di lavoro, veri custodi delle tradizioni locali e ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Dalle Alpi alla Sicilia, ogni razza racconta una storia fatta di uomini, territori e attività che hanno contribuito a costruire l’identità italiana.

Bracco Italiano:

Considerato una delle più antiche razze da caccia europee, il Bracco Italiano era già raffigurato in dipinti rinascimentali e apprezzato dalle famiglie nobiliari. Elegante, resistente e dotato di un olfatto straordinario, rappresenta ancora oggi uno dei migliori cani da ferma al mondo.

Cane Corso:

Possente, equilibrato e profondamente legato alla famiglia, il Cane Corso affonda le proprie radici nell’antica Roma. Utilizzato per la guardia delle masserie e del bestiame, è oggi una delle razze italiane più conosciute a livello internazionale.

San Bernardo:

Gigante buono delle Alpi, il San Bernardo è universalmente noto come cane da soccorso in montagna. La sua storia è legata all’Ospizio del Gran San Bernardo, sul confine alpino tra Italia e Svizzera, dove per secoli ha aiutato viaggiatori e pellegrini in difficoltà.

Piccolo Levriero Italiano:

Il più piccolo tra i levrieri è anche uno dei più eleganti. Presente già nelle corti dell’antica Roma e del Rinascimento, unisce velocità, grazia e sensibilità. Ancora oggi rappresenta una delle immagini più raffinate della cinofilia italiana.

Bolognese:

Piccolo, bianco e dall’aspetto inconfondibile, il Bolognese era il cane preferito di nobili e aristocratici durante il Rinascimento. Affettuoso e intelligente, continua a essere un eccellente cane da compagnia.

Cirneco dell’Etna:

Originario della Sicilia, è una delle razze più antiche del Mediterraneo. Agile, resistente e capace di lavorare sulle impervie pendici dell’Etna, rappresenta una delle più autentiche espressioni della tradizione venatoria italiana.

Pastore Bergamasco:

Nato tra le montagne lombarde, il Pastore Bergamasco è famoso per il caratteristico mantello che forma lunghi feltri naturali. Per secoli ha accompagnato i pastori nella conduzione delle greggi, distinguendosi per autonomia, intelligenza e capacità decisionale.

Pastore Maremmano-Abruzzese:

Simbolo della pastorizia italiana, protegge da secoli greggi e allevamenti dai predatori. Ancora oggi svolge un ruolo fondamentale nella convivenza tra attività umane e grandi carnivori come lupo e orso.

Lagotto Romagnolo;

Da antico cane da riporto nelle paludi romagnole è diventato il più celebre cane da tartufo al mondo. Il suo olfatto eccezionale e la straordinaria predisposizione alla ricerca lo rendono una delle eccellenze cinofile italiane più apprezzate all’estero.

Mastino Napoletano:

Imponente e maestoso, il Mastino Napoletano discende dagli antichi molossi romani. Le sue caratteristiche rughe e la sua presenza scenica lo rendono unico. Dietro l’aspetto severo si nasconde però un cane profondamente legato alla famiglia.

Spinone Italiano:

Robusto, resistente e collaborativo, lo Spinone Italiano è uno dei più apprezzati cani da caccia europei. La sua versatilità e il suo carattere equilibrato lo rendono un compagno ideale sia sul lavoro sia nella vita quotidiana.

Segugio dell’Appennino:

Selezionato per lavorare nelle zone montane e collinari dell’Italia centrale, è un cane instancabile, dotato di grande resistenza e di un olfatto estremamente sviluppato.

Segugio Maremmano:

Originario della Toscana e delle zone limitrofe, è un cane rustico e determinato, capace di affrontare la macchia mediterranea e seguire piste complesse anche in condizioni difficili.

Segugio Italiano a Pelo Raso:

Tra le razze da seguita più antiche d’Europa, è apprezzato per la precisione nella ricerca e per la sua straordinaria passione venatoria. Elegante e resistente, continua a essere un punto di riferimento per molti cacciatori.

Segugio Italiano a Pelo Forte:

Versione dal mantello più rustico e protettivo, mantiene tutte le eccezionali qualità olfattive del Segugio Italiano. È particolarmente adatto ai terreni più impegnativi e alle condizioni climatiche avverse.

Maltese:

Nonostante il nome, il Maltese è riconosciuto come razza italiana dalla Federazione Cinologica Internazionale. Da oltre duemila anni accompagna l’uomo come cane da compagnia, distinguendosi per eleganza, vivacità e straordinario attaccamento alla famiglia.

Cane da Pastore delle Alpi Apuane:

Antica razza autoctona dell’Alta Toscana e della Liguria, il Cane da Pastore delle Alpi Apuane discende dall’antico Pastore delle Alpi ed è legato agli antichi Liguri Apuani. Da oltre 2.000 anni affianca i pastori nella conduzione e nella difesa del bestiame, sviluppando rusticità, resistenza e una straordinaria fedeltà al conduttore. Pur vantando origini millenarie, il suo percorso di valorizzazione è recente: nel 2020 l’ENCI ha aperto il Registro Supplementare Aperto (RSA), inserendolo nel Gruppo 1 dei cani da pastore e bovari. Oggi rappresenta una preziosa testimonianza della tradizione pastorale italiana.

Cane da Pastore della Lessinia e del Lagorai:

Tra le razze e popolazioni canine emergenti del panorama italiano trova spazio anche il Pastore del Lagorai, originario della catena montuosa del Lagorai in Trentino. Per generazioni ha affiancato allevatori e malgari nella gestione delle mandrie e nella custodia degli alpeggi, sviluppando notevoli capacità di conduzione del bestiame e una straordinaria adattabilità all’ambiente alpino. Si tratta di una popolazione canina di recupero relativamente recente, oggetto negli ultimi anni di studi e programmi di conservazione volti a preservarne le caratteristiche genetiche e comportamentali. Il Pastore del Lagorai rappresenta un importante tassello della biodiversità cinofila italiana e testimonia il legame storico tra il cane e la cultura pastorale delle montagne trentine.

Un patrimonio da proteggere e valorizzare:

Le razze canine italiane rappresentano molto più di semplici cani. Sono il risultato di secoli di selezione, lavoro e collaborazione tra uomo e animale. Ogni razza racconta un pezzo della storia italiana, delle sue montagne, delle campagne, delle città e delle tradizioni che hanno contribuito a costruire il nostro Paese.

In questa Festa della Repubblica celebriamo quindi anche loro: custodi di un patrimonio genetico, culturale e storico unico al mondo. Dalle Alpi alla Sicilia, dalle greggi dell’Appennino ai tartufi della Romagna, dai palazzi rinascimentali alle masserie del Sud, le razze canine italiane continuano ancora oggi a raccontare una storia fatta di passione, lavoro e identità nazionale.

ENCI - Ente Nazionale Cinofilia Italiana Gruppo Cinofilo Trentino Delegazione Enci Trento

“Posso accarezzarlo?” È una domanda di sole due parole che può evitare tanti problemi.Non tutti i cani amano essere tocc...
31/05/2026

“Posso accarezzarlo?”

È una domanda di sole due parole che può evitare tanti problemi.

Non tutti i cani amano essere toccati da sconosciuti. Alcuni sono timidi, altri stanno lavorando, altri ancora sono semplicemente impegnati a fare i cani!

C’è poi una regola d’oro: il cane non è un distributore automatico di coccole.

Prima di allungare la mano, chiedi sempre al proprietario. È un gesto di rispetto verso la persona e soprattutto verso il cane.

Il tuo entusiasmo può aspettare 5 secondi. La fiducia di un cane vale molto di più.

Perché alcuni cani amano portare rami e bastoni?Chi vive con un cane lo ha sicuramente osservato almeno una volta: duran...
30/05/2026

Perché alcuni cani amano portare rami e bastoni?

Chi vive con un cane lo ha sicuramente osservato almeno una volta: durante una passeggiata individua un ramo, lo afferra con entusiasmo e lo trasporta con orgoglio per decine o addirittura centinaia di metri. In alcuni soggetti questo comportamento è occasionale, mentre in altri diventa una vera e propria passione.
Ma perché alcuni cani amano così tanto portare rami, bastoni e altri oggetti?
Come si chiama questo comportamento?
In cinofilia ed etologia, l’azione di raccogliere e trasportare oggetti viene definita comportamento di trasporto o istinto di trasporto. Si tratta di una predisposizione naturale presente in molti cani, che consiste nel prendere un oggetto con la bocca e portarlo con sé durante gli spostamenti.
Questo comportamento deriva da antiche sequenze comportamentali legate alla caccia e alla collaborazione con l’uomo. In alcune razze, selezionate nel corso dei secoli per il recupero della selvaggina abbattuta, l’istinto di trasporto è particolarmente marcato. Quando un cane raccoglie un ramo, una pigna o un altro oggetto trovato durante una passeggiata, sta quindi esprimendo una componente naturale del proprio patrimonio comportamentale.
Sebbene venga spesso associato al riporto, il trasporto non implica necessariamente la consegna dell’oggetto a una persona. Molti cani trovano gratificante semplicemente portare con sé ciò che hanno scelto, mostrando spesso un atteggiamento fiero e soddisfatto.

La motivazione sillegica: il piacere di raccogliere e conservare

Per comprendere fino in fondo questo comportamento è utile introdurre il concetto di motivazione sillegica, un termine utilizzato in cinofilia per descrivere la predisposizione del cane a raccogliere, trasportare e conservare oggetti considerati interessanti o di valore. La parola deriva dal greco syllegein, che significa “raccogliere” o “collezionare”.
Un cane con una forte motivazione sillegica non si limita a prendere un oggetto: spesso desidera portarlo con sé, custodirlo o trasferirlo in un luogo percepito come sicuro. È il comportamento tipico del cane che raccoglie rami durante la passeggiata, porta giochi nella propria cuccia o accumula oggetti in punti specifici della casa o del giardino.
Questa motivazione affonda le sue radici in comportamenti ancestrali legati alla raccolta e alla gestione delle risorse. In natura, conservare un oggetto utile o una fonte di cibo poteva rappresentare un vantaggio per la sopravvivenza. Nel cane domestico tale predisposizione si manifesta oggi attraverso il trasporto e la custodia di oggetti che assumono un valore individuale.
La motivazione sillegica è spesso associata all’istinto di trasporto, ma comprende anche una componente di possesso e conservazione. Per questo motivo alcuni cani non riportano spontaneamente l’oggetto al proprietario, preferendo invece tenerlo con sé o depositarlo in un luogo scelto autonomamente.
Molti comportamenti del cane domestico affondano le proprie radici nelle attività di caccia e collaborazione con l’uomo. Riportare o trasportare un oggetto rappresenta una manifestazione di schemi comportamentali antichi che, nel corso dell’evoluzione e della selezione operata dall’uomo, sono stati mantenuti e valorizzati.
Razze come Labrador Retriever, Golden Retriever, Flat Coated Retriever e altre razze da riporto sono state selezionate proprio per la loro predisposizione a recuperare e trasportare oggetti. Tuttavia, la motivazione sillegica può essere osservata in cani di qualsiasi razza o meticci.

Questa è sicuramente un’attività appagante, portare un oggetto soddisfa diverse esigenze del cane:

* stimolazione mentale;
* utilizzo della bocca in modo appropriato;
* esplorazione dell’ambiente;
* espressione di comportamenti naturali;
* senso di controllo e possesso;
* incremento della fiducia in sé stesso.

Per alcuni soggetti il ramo diventa una sorta di “trofeo”, qualcosa che hanno trovato autonomamente e che desiderano conservare almeno per il tempo della passeggiata.
Molti cani scoprono che portare un ramo attira l’attenzione delle persone. Il proprietario ride, commenta, fotografa o interagisce maggiormente con il cane. Questo rinforzo sociale può contribuire a mantenere e rafforzare il comportamento. In alcuni casi il cane sembra quasi esibire il proprio ritrovamento, camminando con atteggiamento fiero e cercando lo sguardo dei presenti.

Sebbene il trasporto di rami sia generalmente innocuo, è importante evitare bastoni appuntiti o scheggiati che potrebbero causare lesioni alla bocca, alla lingua o alla gola.
È inoltre consigliabile controllare che il cane non ingerisca parti del legno, soprattutto se tende a masticare intensamente gli oggetti raccolti.

Per educatori cinofili, istruttori e proprietari, l’interesse del cane per il trasporto e la raccolta di oggetti rappresenta una preziosa risorsa, questa motivazione può essere utilizzata per attività ludiche, esercizi di riporto e giochi di ricerca.
Comprendere la motivazione sillegica permette di leggere con maggiore profondità il comportamento del cane e di trasformare una semplice abitudine in un’opportunità di apprendimento, collaborazione e benessere.

D’ora in poi, quando vedrete un cane passeggiare orgogliosamente con un grosso ramo in bocca, non state osservando una stranezza, ma l’espressione di comportamenti naturali che raccontano qualcosa della sua storia evolutiva, delle sue predisposizioni e del suo modo di interagire con il mondo.

Can che abbaia non morde”: mito popolare o verità cinofila?Tra i proverbi più radicati nella cultura popolare ce n’è uno...
26/05/2026

Can che abbaia non morde”: mito popolare o verità cinofila?

Tra i proverbi più radicati nella cultura popolare ce n’è uno che ogni educatore, veterinario o proprietario di cani ha sentito almeno una volta: “can che abbaia non morde”.
Una frase apparentemente rassicurante, spesso utilizzata per tranquillizzare chi teme un cane rumoroso o agitato. Ma quanto c’è di vero, dal punto di vista etologico e comportamentale?

La risposta breve è: dipende.
E proprio quel “dipende” merita un approfondimento serio, soprattutto oggi, in una società in cui la convivenza tra uomo e cane è sempre più stretta e la conoscenza del linguaggio canino diventa fondamentale.

L’abbaio è comunicazione, non aggressività.

Il primo errore è interpretare l’abbaio come sinonimo automatico di aggressione; per il cane, abbaiare è prima di tutto una forma di comunicazione e può servire a:

* segnalare un pericolo;
* allontanare un intruso;
* esprimere eccitazione;
* richiedere attenzione;
* manifestare frustrazione;
* scaricare tensione;
* avvertire disagio o paura.

Un cane che abbaia sta quindi “dicendo qualcosa” e il problema nasce quando l’essere umano ascolta il suono ma non interpreta il contesto.

Esistono cani che abbaiano moltissimo senza avere alcuna intenzione offensiva, così come esistono soggetti che mordono senza quasi emettere segnali vocali.

Il cane sicuro spesso comunica di più.

Dal punto di vista etologico, l’abbaio può rappresentare una strategia di evitamento del conflitto infatti molti cani preferiscono mantenere la distanza attraverso segnali vocali piuttosto che arrivare al contatto fisico.
In pratica, il cane sta dicendo:
“Non avvicinarti. Non mi sento a mio agio.”
In questo senso, un cane che abbaia può effettivamente avere meno intenzione di mordere rispetto a un cane che resta completamente silenzioso mentre accumula tensione.
È un concetto importante:
la comunicazione riduce il rischio di aggressione improvvisa.
Un soggetto equilibrato e socialmente competente tende spesso a utilizzare una scala progressiva di segnali:

1. irrigidimento corporeo;
2. sguardo fisso;
3. posture di minaccia;
4. ringhio;
5. abbaio;
6. eventuale morso.

Quando questa scala viene rispettata e compresa, il conflitto può interrompersi molto prima del morso.
Il problema nasce quando i segnali vengono ignorati; molti cani imparano purtroppo che ringhiare o abbaiare “non serve” e questo accade quando il proprietario punisce la comunicazione invece di comprenderla.

Frasi come:

* “Stai zitto!”
* “Non fare il cattivo!”
* “Smettila di abbaiare!”

possono inibire il segnale, ma non eliminare l’emozione sottostante.

Il risultato?
Il cane smette di avvisare ed è qui che il proverbio diventa pericoloso.

Un cane che non abbaia non è automaticamente tranquillo, spesso è semplicemente un cane che ha imparato a non comunicare più prima di reagire.

I cani più pericolosi sono spesso quelli “silenziosi”.

Nella pratica professionale soprattutto nei contesti di recupero comportamentale o gestione dell’aggressività molti incidenti avvengono con cani apparentemente calmi.

Il cane che morde davvero spesso:

* rimane immobile;
* irrigidisce il corpo;
* chiude la bocca;
* fissa intensamente;
* smette improvvisamente di muoversi.

Sono segnali sottili, poco spettacolari rispetto all’abbaio, ma molto più significativi.
Per questo motivo, chi lavora con i cani sa bene che il silenzio può essere molto più preoccupante del rumore.

Anche la selezione genetica può giocare un ruolo importante. Alcune razze sono state selezionate per avere una forte vocalizzazione:

* cani da guardia territoriale;
* cani nordici;
* cani da conduzione;
* segugi.

Altre, invece, tendono a essere più silenziose ma estremamente rapide nella reazione.
Pensiamo ad esempio ad alcuni molossoidi o cani da difesa selezionati per interventi rapidi e decisi: spesso non sprecano energia in lunghi avvertimenti vocali. Questo significa che il proverbio non può essere applicato universalmente a tutti i cani.
Valutare il rischio di morso osservando soltanto l’abbaio è un errore.

Occorre leggere:

* postura;
* tensione muscolare;
* posizione della coda;
* orientamento delle orecchie;
* gestione dello spazio;
* espressione facciale;
* contesto ambientale;
* motivazione emotiva.

Un cane che abbaia arretrando ha un significato completamente diverso da un cane che abbaia avanzando in modo rigido e diretto. La differenza tra paura, difesa territoriale, frustrazione o aggressione offensiva cambia radicalmente l’interpretazione del comportamento.

Quindi: il proverbio è vero o falso?

La verità è che il detto contiene un fondo di osservazione empirica, ma è troppo semplicistico per essere considerato affidabile.

È vero che:

* molti cani usano l’abbaio per evitare il conflitto;
* la comunicazione vocale spesso precede e previene il morso;
* i soggetti più equilibrati tendono ad avvertire prima di reagire.

Ma è altrettanto vero che:

* alcuni cani mordono eccome, pur abbaiando;
* altri mordono senza alcun preavviso evidente;
* ignorare il linguaggio del cane può portare a incidenti seri.

Più che affidarci ai proverbi, dovremmo imparare a conoscere il linguaggio canino. Un cane equilibrato comunica continuamente e sta a noi capire cosa ci sta dicendo.
L’obiettivo non dovrebbe essere “far smettere di abbaiare” a ogni costo, ma comprendere:

* perché il cane abbaia;
* cosa sta cercando di ottenere;
* quale emozione sta vivendo;
* se si sente minacciato, frustrato o insicuro.

Questo ci aiuta a costruire una relazione basata sulla fiducia e sulla prevenzione reale dei comportamenti aggressivi.

Il problema non è il cane che abbaia, il vero rischio nasce quando nessuno ascolta più ciò che il cane sta cercando di comunicare.

Tenere il cane al guinzaglio non è un’opzione: è responsabilità, rispetto e sicurezzaLa morte di Fibi, la cagnolina sbra...
22/05/2026

Tenere il cane al guinzaglio non è un’opzione: è responsabilità, rispetto e sicurezza

La morte di Fibi, la cagnolina sbranata in un parco di Nichelino (To) da un cane lasciato libero dal proprietario, non è solo una triste notizia di cronaca. È l’ennesimo episodio che riporta al centro un tema spesso sottovalutato: l’importanza di gestire correttamente il proprio cane negli spazi pubblici.
Dietro a ogni aggressione ci sono conseguenze reali. Famiglie distrutte, animali traumatizzati o uccisi, persone ferite, proprietari sotto shock. E troppo spesso, dopo l’accaduto, arrivano le stesse frasi:
“Non aveva mai fatto così.”
“È sempre stato buono.”
“Voleva solo giocare.”
Ma chi vive il dolore di perdere il proprio cane non trova conforto in queste giustificazioni.
Il guinzaglio non limita il cane: protegge tutti.
Esiste una pericolosa convinzione secondo cui lasciare un cane libero equivalga automaticamente a garantirgli libertà e felicità. In realtà, un cane libero in un contesto non controllato può diventare un rischio per se stesso, per altri animali e per le persone.
Anche il cane più equilibrato può reagire in modo imprevedibile:
* uno stimolo improvviso,
* un rumore,
* una competizione territoriale,
* paura,
* eccitazione,
* predazione,
* dolore,
* stress.
I cani comunicano continuamente tra loro, ma gli esseri umani spesso non colgono i segnali di tensione che precedono un’aggressione. E quando ci si accorge che qualcosa sta degenerando, spesso è troppo tardi.
Il guinzaglio è uno strumento di prevenzione. Non è una punizione. È ciò che permette al proprietario di mantenere controllo, distanza e sicurezza.
“Il mio cane è bravo”: il problema non è solo il tuo cane. Molti incidenti avvengono proprio perché il proprietario si fida ciecamente del proprio animale. Ma il punto fondamentale è un altro: non tutti gli altri cani sono pronti a un’interazione.
Un cane anziano, malato, pauroso o traumatizzato può vivere l’arrivo improvviso di un cane libero come una minaccia. Lo stesso vale per i cani in riabilitazione comportamentale, per i cuccioli o per i cani da lavoro.
Chi lavora quotidianamente nel mondo cinofilo lo sa bene: il vero cane equilibrato non è quello che corre da tutti, ma quello che sa ignorare gli stimoli e restare sotto controllo del proprietario.
Educazione cinofila significa responsabilità, possedere uno o più cani significa assumersi una responsabilità sociale. Non basta amare gli animali: bisogna saperli gestire. Alcune razze, per caratteristiche genetiche, selezione e potenza fisica, richiedono competenze maggiori. Questo non significa demonizzare i cani grandi o da lavoro, ma riconoscere che forza, predazione e motivazioni etologiche esistono.
Un cane lasciato libero senza richiamo affidabile non è “educato”, è semplicemente fuori controllo.
Ed è qui che entra in gioco la cultura cinofila. Serve più formazione, più consapevolezza e meno superficialità.
Libertà non significa anarchia, esistono aree dedicate dove i cani possono correre in sicurezza; esistono lunghine, attività olfattive, passeggiate strutturate e tantissimi modi per garantire benessere psicofisico senza mettere a rischio gli altri. La libertà di un proprietario finisce nel momento in cui crea pericolo o paura agli altri. Ogni cane libero senza controllo rappresenta una variabile imprevedibile. E quando accade una tragedia, non si può parlare di fatalità, é necessario un cambiamento culturale.
La vicenda di Nichelino deve far riflettere:
* proprietari,
* educatori,
* amministrazioni,
* veterinari,
* istituzioni.
Le regole esistono già: in Italia il guinzaglio nei luoghi pubblici è obbligatorio salvo aree specifiche. Il problema è il rispetto delle norme e la mancanza di cultura cinofila diffusa. Tenere il cane al guinzaglio non significa amare meno il proprio animale, significa proteggerlo, significa rispettare gli altri ed infine significa evitare che una passeggiata normale si trasformi in una tragedia che qualcuno porterà dentro per tutta la vita.

Indirizzo

Tesero

Telefono

+393515646604

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cristian Deflorian Addestratore Cinofilo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi