La Luna e L'onda

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La Luna e L'onda CENTRO MATERNITA' E ASILO NIDO LA LUNA E L'ONDA

Il progetto "La luna e l'onda" nasce dal desiderio di alcune mamme dell'Associazione Nascere in casa Umbria Onlus, che da anni si prendono cura di altre mamme nella delicata esperienza della gravidanza e della nascita, di accogliere e occuparsi anche dei loro bambini. Dopo dieci anni di attività a stretto contatto con madri e padri, e con i loro e i nostri bambini, in cui ci siamo concentrate sulle tematiche della gravidanza, del parto, dell'allattamento al seno e del puerperio, abbiamo sentito l'esigenza di dare vita ad una nuova realtà che ci consenta di seguire, con la stessa sensibilità, attenzione e consapevolezza che hanno caratterizzato il nostro approccio alla nascita e all'accoglienza di ogni nuova vita, la crescita dei bambini, e la nostra crescita personale come madri e padri. Nasce da qui un progetto sperimentale, una CASA DELLE MAMME E DEI BAMBINI, che per la prima volta vuole associare l'assistenza, il sostegno, l'informazione alla mamma durante l'esperienza della nascita di un figlio, all'educazione dei bambini che poi progressivamente si staccheranno dalle madri e avranno bisogno di un luogo familiare dove proseguire il loro percorso di crescita, attraverso un approccio pedagogico attento alle delicate esperienze della prima infanzia. Una "scuola naturale" che è, al tempo stesso, spazio pomeridiano di incontro, confronto e formazione per tutti coloro che si occupano di infanzia e di educazione. Un luogo di aggregazione e socializzazione per grandi e piccini dove portare avanti la nostra attività a servizio delle madri ed attivare nuovi percorsi educativi.

08/10/2026

I bambini dormono sempre meno. Ascolto genitori che mi raccontano che a 4 anni dormono solo 8, massimo 9 ore per notte, a fronte delle 11 consigliate per garantire una buona efficienza delle funzioni neurocerebrali.

Altri in prima elementare fanno fatica ad andare a scuola al mattino perché hanno riposato meno delle canoniche 10 ore.

Alcuni già a 3 anni perdono l’abitudine del pisolino pomeridiano. Altri, con scuse varie come il voler aspettare il papà, che magari arriva alle 10 di sera, o la voglia di giocare prima di andare a letto, procrastinano oltremisura l’ora del sonno.

Nei primi mesi di vita è abbastanza normale e naturale che i piccoli facciano fatica ad addormentarsi e che non si regolino tra il giorno e la notte. Il ritmo circadiano si struttura in maniera definitiva solo intorno al primo anno di età. È una regolazione complessa. Anche quello degli adulti è sottoposto a incessanti pressioni, come si può quindi pretendere che un soggetto in continua evoluzione, come è il neonato, abbia già un ritmo regolare e definito?

Qualcuno pensa che il bambino “sempre sveglio” dimostri una natura attiva, intelligente e svelta. È proprio il contrario: il sonno protegge e sviluppa le funzioni cognitive.

Dormire meno comporta rischi notevoli: aumenta l’irritabilità, diminuisce le facoltà di apprendimento e interferisce con alcuni equilibri ormonali favorendo quella che è ormai da considerarsi una piaga occidentale contemporanea, il sovrappeso.

06/10/2026

Sta per chiudersi l'anno della "Costellazione di Grazia"" dedicato al ricordo di una pedagogista infaticabile, formatrice, allieva diretta di Maria Montessori, autrice di diversi testi sulla prima infanzia e soprattutto presenza attiva nella nostra cooperativa fin dalla sua fondazione.

Oggi ricorre l'anniversario della scomparsa di Grazia Honegger Fresco, che ancora oggi rappresenta per tutta Percorsi Per Crescere una "Stella Polare", con il suo insostituibile contributo e lascito.

02/10/2026
27/09/2026

Il gioco dell'educazione è creare le condizioni perché i bambini, come direbbe Maria Montessori, «facciano da soli».

Anzi, diceva qualcosa in più: se un bambino sa fare qualcosa e l'adulto si sostituisce, non solo viene fatto un errore, ma si crea proprio un danno. Ossia, si spengono le competenze che si stanno acquisendo e che devono essere praticate ed esercitate.

Per consentire che i nostri bambini e bambine crescano nel coraggio di tutte le loro potenzialità, il primo step è quello di una sufficiente conoscenza delle tappe di crescita.

Sono conoscenze scientifiche e tecniche che dovrebbero essere messe regolarmente a disposizione dei genitori, proprio perché alcune nozioni di base, nella confusione dell'invadenza digitale, fanno fatica a imporsi. Lo facciamo per l'Italia con le nostre Scuole Genitori, dove condividiamo le informazioni necessarie a crescere i figli in corrispondenza della loro età.

Sia per evitare di pensare che un bambino di cinque anni possa stare ancora sul passeggino, sia che un bambino di due possa vestirsi da solo. Né la riluttanza né la continua anticipazione sono di buon auspicio. Il successo educativo è creare una corrispondenza fra il potenziale e l'abitudine che si va a creare.

La prima frase che potremmo ricordarci è questa: organizzare le giuste abitudini corrispondenti alle capacità evolutive dei bambini e delle bambine.

27/09/2026

Bisogna consentire ai bambini di sbagliare. Se vogliamo che una bambina impari a usare le posate sulla tavola, dobbiamo consentire che il cibo cada a terra, che la tovaglia si sporchi e che, ovviamente, la faccia non sia proprio pulita come re Carlo d'Inghilterra.

La tolleranza all'errore nella crescita è molto importante, si impara solo attraverso continue prove e sbagli. Piaget diceva “attraverso un processo di assimilazione e accomodamento”, cioè quando il bambino è pronto per imparare.

Inoltre vorrei chiarire una cosa: il progetto sulle autonomie dei figli non può che essere condiviso.

Non so quante volte mi capita di dover ripetere che, per gli scopi educativi di crescita, è molto più importante che i genitori si confrontino, parlino tra di loro, eventualmente anche in caso di separazione, piuttosto che lanciarsi in sproloqui coi figli. Lunghi discorsi che sono molto utili quando si tratta di raccontare una storia, ma meno produttivi quando il papà o la mamma vogliono spiegare l'importanza di qualcosa come la scuola, le amicizie, i nonni, il tifo per la squadra...

Si parla poco fra genitori e troppo con i figli, specialmente per creare confidenza e quelle buone relazioni che i figli si divertono con molta regolarità a mettere in discussione sia da piccoli, con capricci, bugie, urla, pianti e quant'altro, che da adolescenti nel mare magnum delle oppositività, lontananze, trasgressioni, mugugni e quant'altro.

26/09/2026

Il caso delle due bambine scomparse per un'intera notte a causa si una sfida online ripropone con forza il tema delle regole che gli Stati devono saper imporre alle imprese tecnologiche

22/09/2026

✨ EMOZIONI DEL RITROVARSI

“Ma fino a un minuto fa stava benissimo!”
“È stato sereno tutto il tempo. Appena ti/vi ha visto ha iniziato a piangere.”
“Guarda, con me non ha mai fatto così.”
“Appena arrivi tu/arrivate voi, diventa capriccioso/a.”

🌿 Sono frasi che accompagnano spesso i momenti di ricongiungimento tra genitori e bambini e bambine, non solo dopo il Nido e la Scuola dell’Infanzia, ma anche dopo aver trascorso tempo con i nonni o con altre figure di riferimento.

Troppo facilmente quelle lacrime, quella crisi, quel cambiamento improvviso vengono interpretati come qualcosa di “fuori luogo”, spostando sottilmente la “colpa” sui genitori.

Quel bambino e quella bambina potrebbe realmente essere stato sereno fino a pochi minuti prima. Può accadere.
Ma è anche vero che, incontrando nuovamente una delle proprie figure affettive di riferimento, qualcosa dentro di lui/lei si muove. Quel filo rosso, rimasto presente anche nella distanza, ora può tornare a ricongiungersi.

Perché ritrovarsi è una transizione.

Durante il tempo trascorso lontano dalle proprie figure di riferimento, il bambino/a ha attraversato un ambiente, incontrato persone, rumori, richieste, relazioni, frustrazioni, attese, eccitazione, piacere, novità.
Ha giocato.
Ha esplorato.
Ha ricercato nuove ipotesi.
Ha utilizzato le proprie risorse per stare dentro quella esperienza.

Anche quando tutto è andato bene, tutto questo ha richiesto energia adattiva.

Poi una porta si apre.
Compare un volto conosciuto.
Una voce.
Un odore.
Un corpo familiare.

🌱 “Sei tornato.”

Ed è proprio lì che può arrivare il pianto. Non necessariamente perché prima il bambino/a stesse male.
Non perché abbia “fatto il bravo” con qualcun altro e ora decida di “fare i capricci”.
Non perché il genitore lo abbia educato male o viziato.

Può accadere perché il sistema nervoso cambia stato.

La presenza di una figura con cui esiste una storia profonda di sicurezza, affettività e attaccamento può permettere al bambino e alla bambina di diminuire lo sforzo necessario per stare nella situazione precedente e attraversare il passaggio verso una nuova condizione relazionale.

È qualcosa che conosciamo anche noi adulti. Possiamo attraversare un’intera giornata impegnativa continuando a lavorare, parlare, decidere, occuparci degli altri. Poi incontriamo qualcuno con cui ci sentiamo profondamente al sicuro. Ci chiede: “Come stai?”. E improvvisamente ci emozioniamo.
Ci sentiamo visti, riconosciuti, pensati.

🌿 Anche la bambina e il bambino possiedono un sistema nervoso che continuamente legge l’ambiente e le relazioni. E nel momento del ricongiungimento compare una risposta emozionale potentissima: “Eccoti!”.
Per questo alcuni bambini e bambine corrono incontro al genitore.
Altri sorridono.
Altri sembrano ignorarlo per qualche minuto.
Altri diventano improvvisamente agitati ed eccitati.
Altri chiedono immediatamente di essere presi in braccio.
Altri ancora piangono disperatamente.
Altri scappano per il piacere di essere trovati.
Altri iniziano a spingere, mordere…

Sono modi differenti attraverso cui il corpo attraversa il passaggio dalla separazione al ritrovarsi.

Facciamo attenzione anche a quando pronunciamo la frase “Con me è stato bravissimo!”. Soprattutto quando viene detta davanti ai bambini e alle bambine stesse.
Queste parole rischiano involontariamente di trasformare la regolazione emotiva in una misura della loro “bravura”.
Un bambino sereno non è necessariamente un bambino che sta meglio.
Un bambino che piange non è necessariamente un bambino che sta peggio.

Dobbiamo osservare molto di più.
La possibilità di cercare l’adulto.
La qualità della consolazione.
La capacità di tornare progressivamente all’esplorazione.
La possibilità di manifestare bisogni differenti.
La relazione costruita con le altre figure educative.
I tempi necessari per attraversare separazione e ricongiungimento.

💡 E soprattutto dobbiamo liberarci da interpretazioni adulte quali: “Con te fa sempre così.”
“Ti fa pagare il fatto che sei andata via.”
“Lo hai viziato troppo.”
“Devi dargli più regole.”
“Con me queste scene non le fa.”

Perché dietro un comportamento che osserviamo nell’infanzia c’è una persona in sviluppo che cerca continuamente di regolare ciò che vive attraverso le risorse di cui dispone e attraverso le relazioni che incontra.

Forse possiamo iniziare a guardare proprio così quelle piccole persone che, appena ci vedono, sembrano improvvisamente “crollare”.
Non come bambini e bambine che con noi “si comportano peggio”. Ma come bambini che stanno attraversando, con tutto il corpo, l’emozione del ritrovarsi.

Atelier della Pedagogista

21/09/2026

Stiamo percorrendo una strada sbagliata. Dobbiamo smetterla di implementare le neurocertificazioni e iniziare a migliorare i processi educativi dei genitori, aiutandoli e fornendo loro informazioni corrette.

Uno degli esempi più tragici è quello del sonno. Genitori totalmente disinformati sulla quantità di sonno necessaria a un bambino. Ricordo una signora con una bambina di 19 mesi che dormiva soltanto 9 ore al giorno e riteneva che fossero sufficienti.

Oppure il fenomeno della sospensione del pisolino nelle scuole dell’infanzia a tre anni, che toglie ai bambini piccolissimi un’ora e mezza, se non due, di sonno: un fattore decisivo per la stabilità neurocerebrale durante un periodo importantissimo come il quarto anno di vita.

Se un bambino o una bambina non dorme la possibilità che i suoi comportamenti risultino dissipativi rispetto alla realtà diventa molto, molto alta.

Dobbiamo finalmente accorgersi che siamo dentro una drammatica emergenza educativa, che riguarda i genitori e in parte anche gli insegnanti. Assistiamo infatti a un calo spaventoso delle conoscenze in area psicoevolutiva e psicopedagogica, soprattutto sul piano applicativo.

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